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Noli: poveri padri lontani! Perché vedere sempre tutto con paura, in negativo?


Un giovane amico mi telefona, è molto preoccupato dal clima che cambia, dalla temperatura della terra che aumenta, dai ghiacciai che si ritirano, dal livello del mare che s’innalza.

di Massimo Germano

E’ un mio fedele lettore, parliamo del più e del meno, e scherzando mi chiede se a Noli era veramente così felice la vita quand’ero bambino, se erano realmente così limpidi e sereni i miei rapporti famigliari, in particolare quello con mio padre, le sue preoccupazioni e i suoi divieti.

In un mio articolo su Trucioli.it, dedicato alle mie vacanze estive a Noli di un tempo, ho usato la frase ”ci sentivamo protetti e amati”. Mi riferivo alla mia famiglia, agli amici, in generale all’ambiente che c’era allora intorno a me e nel quale gravitavano le mie vacanze marine. Cosa rispondere? Caro amico, non sono un esperto di clima, mi occupo d’altro, e che il tempo stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. So però che gran parte delle considerazioni che se ne fanno, soprattutto per quello che riguarda il ”futuro”, sono basate sulla probabilità e sulla statistica, e io confesso che diffido molto della statistica, non parliamo della probabilità.

Utilizzo entrambe nel mio lavoro di ricerca, mi occupo di meccanica dei fluidi, le ho anche insegnate a scuola, ma conservo di esse un certo timore, una certa riluttanza ad usarle.
In passato probabilità e statistica erano scienze vaghe, dai confini incerti, si prestavano a servizi di ogni genere. Oggi non è più così, oggi probabilità e statistica sono scienze esatte, si fondano su assiomi rigorosi, fanno parte della teoria degli ”insiemi”, ma si prestano sempre ad equivoci, soprattutto quando gli ”insiemi” su cui si lavora non sono ben definiti. Prudenza, quindi quando si parla di cose ”inusuali”, di ”eventi estremi”, e soprattutto di ”futuro”.
Permettimi però, caro amico, di risponderti suonando un altro strumento. La matematica, la scienza sono belle cose, ma non sono tutto. Permetti ad un vecchio di fare la morale, lasciati per un momento annoiare dai discorsi di un pedante che parla per luoghi comuni, ancorato a pregiudizi del passato.
Perché sempre vedere tutto con paura, in negativo? Oggi sembra che a parlar bene del passato e a sperare nell’avvenire si bestemmi. E’ vero, le mie vacanze erano felici. ma non per tutti era così, la vita allora non era facile per nessuno, n`e per mio padre n`e per i Nolesi che ci ospitavano. Allora come oggi il turismo estivo era fonte di lavoro, dagli affitti si ricavava un certo guadagno.
C’era la pesca, allora redditizia, ma che costava fatiche enormi, notti passate sulla barca. No, non tutto andava liscio neppure allora. Quante fatiche, e quanti dolori, per tutti, a raccontarli non basterebbe una enciclopedia ….., altro che giocare spensierati sulla spiaggia!
Tuttavia io penso che oggi il ricordo dei nostri padri lontani e il futuro del clima non sempre sono vissuti con quella serenità e quel distacco che sarebbe desiderabile. In particolare a dar contro i padri nel Novecento si sono messi in molti, spesso con grande efficacia. Famosa la ”Lettera al Padre” di Kafka, il suo incredibile incipit: ”Carissimo papà, recentemente mi hai domandato perch`e affermo di aver paura di te….”. Ci si è messo anche il grande Moravia, con ”La Disubbidienza”, dove il conflitto psicanalitico padre-figlio viene dipinto con grande abilità, anche se Moravia, come sempre, va letto fino in fondo.
Caro amico, siamo nel duemila inoltrato, non sarebbe ora di cambiare di passo, di rimeditare più in profondità tanti problemi, di ritornare ad avere un po’ più di indulgenza per il passato e di fiducia nel futuro? Per il clima non so, ma per il rapporto tra padri e figli, e madri e figlie, forse nel duemila si potrebbe ripartire da un altro incipit, per esempio dalla poesia del grande Estroso Fanciullo, il Poeta del Golfo dell’Isola. Questo è il suo ricordo del padre, il suo bellissimo incipit:Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, per te stesso egualmente t’amerei….”.

Massimo Germano


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M. Germano

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