Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Ospedale Galliera / ‘Le avventure di Dragut, il gattino pirata’. Autore: un fotografo biomedico. Illustrazioni: un primario. Metamorfosi crudele


E’ la recensione di un gustoso e divertente libretto scritto da un fotografo biomedico e illustrato bizzaramente da un primario otorinolaringoiatra, entrambi dell’Ospedale Galliera di Genova. Faccio cenno “allo sviscerato amore (?) – si fa per dire – per Savona da parte dell’accigliato ammiraglio Andrea D’Oria

di Benito Poggio

Mi si conceda di segnalare che la denominazione “Dragut” fa bella vista di sé ed è da anni la testata del giornalino scolastico, già premiato a livello nazionale, stampato in autonomia e diffuso tra gli studenti del Liceo “D’Oria”, fin dai tempi dell’indimenticato preside Salvatore Di Meglio, scomparso 10 anni or sono, predecessore dell’odierna stimatissima guida prof.ssa Mariaurelia Viotti.

Domenico Carratta. ‘Le avventure di Dragut, il gattino pirata’. Illustrato da Davide Reverberi, De Ferrari Editore

Ed è a tutti noto, come si legge nella pregevole, intrigante e colta Prefazione di Rosa Elisa Giangoia, che il riguardoso “grande gatto rosso tigrato”, dipinto dal fiammingo William (Willem) Key, solennemente immobile, “in gattesco vis à vis” con l’accigliato Andrea D’Oria al Palazzo del Principe a Genova e qui riproposto con tocco ironico-artistico vivace e accattivante da Davide Reverberi (pag. 29), portasse il nome del terribile pirata “Dragut”, che infestava e rapinava paesi e villaggi sulle coste del Mediterraneo e che non solo fu debellato e costretto alla resa, ma altresì indotto a subire la sprezzante “metamorfosi in gatto” dal novantaquattrenne ammiraglio genovese.

Al vecchio inflessibile ammiraglio Andrea D’Oria – nominato “Pater Patriae” esentato perennemente dal pagamento delle tasse e “Priore perpetuo dei Sindacatori” che detenevano il potere assoluto sulla città – è da addebitare nel 1528 l’interramento, la distruzione e l’ostruzione con carcasse di navi ripiene di grossi massi del porto della pericolosa rivale Savona, città a lui invisa per aver stretto alleanza con Carlo V.

L’irascibile ammiraglio genovese mal sopportava e non poteva in alcun modo tollerare l’ascesa di Savona in quanto la vedeva acquistare sempre maggior potere e farsi temibile concorrente, divenendo più abile e possente della stessa sua Genova.

Un altro “grande gatto rosso tigrato”, privo di coda però, s’aggirava a San Pier d’Arena nei dintorni dell’abitazione di Stefano D’Oria, che ne ricavò un vivace, delizioso ed empatico racconto-bozzetto tradotto in varie lingue: dal latino al genovese, dal cinese all’inglese (dal sottoscritto), et al.

Ma lasciate ora che sprechi parole e aggettivi per presentare un prodotto vivo e frizzante, ameno e spassoso. Per dirla con Catullo: “lepidum novum libellum” (“nuovo, simpatico libretto” nella versione del latinista egregio Franco Caviglia, rimpianto accademico dell’Università Cattolica milanese), da consigliarsi a tutti perché adatto a tutte le età. L’autore è Domenico Carratta, fotografo biomedico in forza all’Ospedale Galliera, e il libro è impreziosito e arricchito da ventitré (copertina compresa) finissime e burlesche illustrazioni, volutamente disarmoniche nelle dimensioni, che si devono alla tanto felice quanto geniale mano di Davide Reverberi, primario otorinolaringoiatra nel medesimo Ospedale.

Si tratta di un’opera che, grazie alla sua originale ed estrosa tecnica narrativa e grazie ad uno stile sovversivo e innovativo (l’avrebbero senz’altro apprezzato autori quali, per fare solo alcuni nomi che contano, Gianni Rodari, Italo Calvino o Stefano Benni), nella quale il Carratta, pescando dal pozzo della sua sfrenata fantasia e divertendosi prima lui come un matto e divertendo ovviamente i suoi lettori, mescola, combina e amalgama avventurose e spiritose peripezie, coinvolgenti e irresistibili vicende nonché improbabili e inverosimili imprese creando e dando vita ad uno sconfinato mix di Storia (in cui l’esperto autore s’è laureato), immaginazione, norme culinarie (ch’empiono la bocca di acquolina) e conoscenze scientifiche (a lui notissime) frammiste alla nostra attualità (vi si citano financo… la sindaca Marta Vincenzi e il cantante Gianni Morandi!).

In posizione centrale stagliano, “non in fila longobarda, ma in fila indiana” (precisa l’autore), due vivaci e irrequieti gattini: Dragut, “feroce gattino pirata”, che autobiograficamente narra le sue ingarbugliate e münchauseniane memorie disseminate di esilaranti avventure e buffe disavventure, e che è costantemente alle prese con Muscia, “sorellina rompipalle” e “sempre ammirata dalla sapienza del fratellino”. Entrambi dipendono e hanno a che fare quotidianamente con Mengo Jerry, il grande e grosso “capo-boss-padrone burbero e perennemente imbronciato” (indovinata trasfigurazione di Andrea D’Oria?), “una specie di Cincinnato post litteram” (altra precisazione dell’autore), che a suo modo li adora, a suo modo li coccola e soprattutto a suo modo non manca mai di assicurare loro sostentamento e cibo. Vi si riscontra una certa estrosa e simpatica atmosfera da Aristogatti, in quanto, tra l’altro, nell’anti-uggioso e insolitamente divertente libro di Carratta si richiama anche “il periodico raduno notturno dei gatti di Premanico” e vi circola, oltre alla indistruttibile e solida coppia protagonista “Dragut-Muscia”, una bella squadra di altri felini, ciascuno dai nomi altisonanti e – ça va sans dire – con le proprie peculiarità.

Ed eccoli fare la loro comparsa in ordine di apparizione con nomi pomposi e altisonanti: Hannibal, grande e grosso, insignito del prestigioso titolo di “il teppista del quartiere”; l’anziano Deuteronomio, “carico di anni e di ciccia” tanto da sembrare un orso e che, grazie alle sue nove vite (?), aveva “sepolto nove mogli e generato centinaia di figli“. Sceriffo, “il gatto più bello e intelligente… completamente nero lucido con una macchia bianca sul muso” (una sorta, al femminile però, di “Romeo er mejo der Colosseo”!), che, a dispetto del suo nome, si rivelò per l’appunto essere una gatta… quando mise al mondo ben quattro gattini “Mario, Paolino, Bianca e Tigre”, che ci misero poco e niente a comunicarle il loro rifiuto a seguirla per cui mamma-Sceriffo, ritenutasi libera, andòssene via per sempre, abbandonandoli nella Casa di Zucchero, la residenza in cui soggiornavano piacevolmente e senza problemi; Grizabella, “grande micia bianca provvista di una sterminata erudizione” da bibliomane e bibliofila quale era.

Come avrete capito quest’opera altro non è che un pirotecnico susseguirsi narrativo disseminato di argute trovate in grado di ravvivare e tirar su il morale all’essere più depresso che esista, al quale poi, per sollevargli lo spirito, basterebbe la lettura dell’esilarante e umoristico capitoletto “La scomparsa di Dragut”… altro che le indagini di “Chi l’ha visto?”. Scorrendo l’Indice, che riporta a fronte, a tutta pagina, l’enigmatico-solenne-disarmante ritratto di “Dragut, il gattino pirata”, anch’essa felice e accattivante illustrazione opera di Davide Reverberi, il lettore sarà convinto di leggere i titoli di diciotto racconti.

No, davvero, si tratta di diciotto percorsi arzigogolati e fantasiosi (qui non citati tutti), traboccanti e sparsi di storici personaggi importanti, consigli e insegnamenti da seguire o meno come si confà alla magìa che emanano le fiabe e le parabole. Basta leggere anche con quanta circospezione e preoccupazione per le loro pappe i due gattini Dragut e Muscia fanno la scoperta del cane “il Gran Roldano”, dei “Batraci” (oh, il caro Leopardi!) e di… “Borboletta, un fagotto strepitante, da cui spuntavano due braccini e due gambette”: e la raggiante illustrazione a pag. 53 rende proprio bene e a modo l’idea.

State tranquilli, cari lettori, volutamente non ho detto tutto per lasciare anche a voi qualche più che curiosa e bizzarra scoperta, ma la conclusione è d’obbligo con il dovuto richiamo alla “Duchessa di Galliera” soggetto di altra pubblicazione del nostro autore. La chiusura non può che essere il principio dichiarato dal competente e saggio pentamiciofilo (!) Gianni Dall’Aglio, che è di aiuto ai lettori per entrare in sintonia con le accattivanti e divertenti affabulazioni di Domenico Carratta: “Solo i gatti riescono a viaggiare nei tunnel dello spaziotempo con tanta disinvoltura”.

Benito Poggio


Avatar

B. Poggio

Torna in alto