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Riserva regionale dell’Adelasia. Franco Zunino (AIW): “Primo atto di giustizia”. La “Strada del Ferranietta” potrebbe costare molto cara a chi…


Dopo anni di segnalazioni di comportamenti a dir poco non limpidi, finalmente un primo atto di giustizia per la Riserva Naturale Regionale dell’Adelasia nel Comune di Cairo Montenotte.

di Franco Zunino*

Dove ha inizio la strada migliorata, chiusa al traffico dopo i lavori e così tenuta a lungo pur trattanodis di strada pubblica, al cui termine, circa 3 Km a monte, è il tratto conteso
La valle del Rio Ferranietta con un tratto intermedio della strada migliorata (con pallino rosso la posizione del tratto conteso e l’ubicazione della casa privata a cui conduce).

Non è che tutti i fatti che negli ultimi decenni hanno coinvolto quella che originariamente era la “Riserva Naturalistica dell’Adelasia“, della cui esistenza e tutela, durata in forma integrale (ancorché lasciata aperta alla caccia), su circa 700 ettari per circa trent’anni grazie alla benemerita Società 3M Italia allora proprietaria dei suoli e dei boschi, ora è arrivata una prima sentenza di condanna.

Il merito di questa Riserva va dato a quanti fin dall’inizio si batterono per la sua esistenza e poi per la sua difesa, ed in primis ai fondatori del “Comitato per la salvaguardia dell’ambie naturale delle Valli Bormida“, Franco Zunino, Mario Norziglia e il defunto e compianto Ezio Montano, e poi all’Associazione Italiana per la Wilderness che prese il testimone di quel Comitato; Riserva che, trasformata in Regionale e resa pubblica, fu subito ampliata a 1.200 ettari, ma anche chiusa alla caccia e… aperta ai tagli forestali e alle strade per supportarli, ma anche ai biker più che ai naturalisti (fu addirittura chiuso un suo “Centro Ecologico” per trasformarlo in Ristorante!).

Oggi un primo atto di giustizia è stato fatto, conseguenza proprio dell’arroganza con cui è stata gestita dalla “mano pubblica”. Fin da subito trasformata in motivazione per godere di soldi pubblici attraverso i soliti “Progetti”, quegli stessi progetti e soldi pubblici hanno finito per trasformarsi nella trappola che ha portato il Sindaco di Cario Montenotte, alcuni tecnici comunali e finanche uno stretto parente del primo, nel migliorare una strada rurale esistente; approfittando del fatto, la strada fu allungata fino ad una casa privata (nel frattempo, sembrerebbe, trasformata in B&B) di proprietà del suddetto parente (prestatosi anche in qualità di tecnico per giustificare l’opera!).

Nulla di particolarmente grave dal punto di vista della gestione della Riserva Naturale e dei danni ambientali, la quale Riserva ben altri interventi e danni ha dovuto subire in tagli boschivi e ampliamento di strade e piste di esbosco, apparentemente tutti regolari sulla base interpretativa della legge regionale che costituì la Riserva, ma molto discutibili sul piano della preservazione di quegli stati forestali che non erano più stati utilizzata da oltre 50 e anche forse 100 anni (dei quali circa 30 sotto rigida tutela concordata con il locale Comitato ambientalista succitato, a suo tempo proprio per questo anche formalmente e pubblicamente premiato!).

Ma le leggi sono strane, e se prevedono di poter fare quello che non si dovrebbe fare giocando con le terminologie quando si tratta di tagliare alberi e aprire strade di servizio anche nelle Riserve Naturali, fortunatamente non permettono di utilizzare i soldi che si ottengono a sostegno di queste iniziative per realizzare opere forse di mero interesse personale. Ed è proprio quello che, nel 2019, è stato invece fatto nel caso della “Strada del Ferranietta”.

L’escamotage sembra sia stato (sarà la giustizia penale a stabilirlo o meno) quello di contribuire ad elaborare il progetto per poi “donarlo” all’apparato pubblico che doveva realizzarlo: quando si dice, le studiano tutte (a Napoli furono capaci di inventare le maglietta con la striscia nera trasversale dipinta a figura di cinghia, per evitare le multe quando quella regola fu resa obbligatoria!).

Ragion per cui, la cosa, nel 2021 portata avanti alle corti di giustizia penale da parte di alcuni Consiglieri minoranza, ha stabilito il rinvio a giudizio delle succitate persone interessate al progetto (giudizio ancora in corso e la cui sentenza dovrebbe vedere luce in primavera presso il Tribunale di Savona); ma per intanto, interessata in merito la Corte dei Conti di Genova, questa ha stabilito che: « il danno patito dalla Regione Liguria è senz’altro da ascrivere alle condotte antigiuridiche commissive o omissive degli imputati » i cui comportamenti costituirebbero « una sequenza complessa sfociata nello sviamento delle specifiche finalità pubbliche del beneficio ottenuto (…) rendendo possibile l’indebita erogazione del contributo pubblico, la quale non si sarebbe verificata qualora fosse mancato anche uno solo dei segmenti della sequenza ».

Cosa che ha quindi portato alla condanna e richiesta di risarcimento per danno erariale stabilito in 122mila euro, ovvero la metà del contributo pubblico europeo goduto per il progetto.

Quello su descritto dalle parole dei giudici, è un classico modo di procedere col quale in tutta Italia si cerca di godere di contributi pubblici, cosa di cui i nostri politici, dai piccoli Sindaci e Assessori comunali ai Governatori, Senatori e finanche Ministri, sono campioni, come insegnano le mai terminate pratiche di inchieste giudiziarie e sentenze di condanna di cui si continua a leggere sui media. Cosa che spiega anche il continuo perdurante scontro tra politica e giustizia. La prima ad interpretare leggi e regolamenti per poter fare i propri interessi, la seconda a fare il contrario per poterlo impedire. Eppure dobbiamo ancora leggere, come si è giustificato il Sindaco di Cairo Montenotte, che «Ho agito in totale buona fede e per il bene del territorio e dei cittadini. Un concetto che vale per il processo penale, ma anche per il profilo prettamente economico ». Un gioco di parole e terminologie con le quali si cerca di giustificare una verità scomoda. Un classico della nostra politica partitica!

Purtroppo, quando queste battaglie tra amministratori pubblici e giudici riguardano il bene Natura, il più delle volte, per tanta giustizia che poi si faccia, chi ci rimette, è sempre il mondo della Natura! Che spesso non è più riparabile, nonostante la legge per il Rewilding (la quale, anzi, possiamo già prevederlo, presto vedremo prestarsi ad altri giochi di parole e terminologie per giustificare tutto l’ingiustificabile!).

Un gioco di parole, termini e intenti che nella Riserva dell’Adelasia ha permesso, e permette ancora, di abbattere e asportare migliaia di metri cubi di legname (leggasi alberi, anche centenari!) superando i limiti che nell’immaginario collettivo in ogni parte del mondo vengono posti in una Riserva Naturale, giustificandolo col fatto di migliorarla e fare il bene del patrimonio naturale che si ha mandato di proteggere!

Se qualcuno, compresi non pochi funzionari pubblici della Regione Liguria e della Provincia di Savona, ma anche tra non pochi ambientalisti liguri, ha dei dubbi in merito alla discutibile gestione della Riserva da parte della Provincia di Savona che la ha delegata al Comune di Cairo Montenotte, almeno dovrebbero riflettere su quanto uno degli imputati ha sostenuto a difesa del proprio e altrui operato, quando ha dichiarato ai media che: « Da sempre lavoro e mi impegno per lo sviluppo del nostro territorio e del parco dell’Adelasia con passione e con profonda convinzione. Lavoro per rendere migliore il nostro territorio. A parte le inesattezze progettuali, posso assicurare che non c’è mai stato nel nostro operato un fine fraudolento. Non avevamo e non abbiamo nulla da nascondere. La strada, oggi, ha garantito un maggiore acceso ai visitatori e ai turisti garantendo un rilancio della filiera forestale. Auspico che venga fatta chiarezza su tutti questi aspetti ».

Ecco, forse è il caso che almeno i giudici del Tribunale di Savona, che già hanno avuto modo di valutare se ci sia stato o meno qualcosa di “fraudolento”, precisando che, come hanno riportato anche i media « i Consiglieri comunali di minoranza che presentarono un esposto in merito scoprirono che un tratto della strada non è pubblica ma privata », approfondiscano proprio questo aspetto. Perché nessuno ha mai trovato nulla da dire sul miglioramento della strada pubblica. Giudici che nonostante la suddetta valutazione, hanno già ritenuto di provvedere ad un rinvio a giudizio; e tali rinvii, per quanto noto, non si fanno sul nulla!

È inoltre il caso di precisare che quando si parla di “parco Adelasia” si sta parlando di una Riserva Naturale, entità conservazionista su suoli di pubblica proprietà, che di solito, almeno nei Paesi dove questa entità l’hanno ideata, esse non si istituiscono per “garantire un rilancio della filiera forestale”, ma al contrario, proprio per impedire gli sfruttamenti forestali! Cosa che ha avuto modo di scrivere e sottolineare anche la stessa Unione Europea in un suo intervento proprio in merito ai tagli forestali giustificati come “migliorativi” e/o “mantenimento di biodiversità” (due ossimori nel caso di una Riserva Naturale!) che si continuano ad operare nell’Adelasia!

Murialdo, 29 Ottobre 2026                                                Franco Zunino

                                                                                   Segretario Generale AIW

Ciò che resta di uno dei tanti tagli forestali operati, con miglioramento delle strade di servizio, nella Riserva Naturale, per le pubbliche autorità ritenuti del tutto “regolari”!

ARTICOLO DEL SECOLO XIX-SAVONA DEL 28 OTTOBRE 2026

 

 

 


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