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Il bambino che camminava ora non cammina più e in attesa della verità. 12 indagati. Alla preside contestati 5 reati e promossa dirigente


A un anno dalla caduta dal terrazzo della scuola primaria di Voltri la verità non è arrivata. È arrivata l’intenzione di fermarsi a un venticinque per cento.

di Alessandro Dighero 

Io lo so quanto pesa un anno. Pesa trecentosessantacinque giorni, e per un bambino di otto anni che non cammina più pesa più di tutta la vita che aveva prima. Un anno fa Andrea (nome di fantasia, come lo chiama il padre) è entrato a scuola sulle sue gambe. Oggi ha una carrozzina, un occhio che non vede, un tubicino per mangiare. Il suo fratellino, che ha pochi anni, chiede ancora perché non cammina, quando tornerà come prima. Da un anno i genitori non escono più tutti e quattro insieme. Un anno, e ancora non sappiamo che cosa sia successo quella mattina. Un anno, e nelle carte si legge che dal momento in cui uscì da quella stanza nessuno degli interpellati sa riferirlo.

Eppure una porta c’era, e qualcuno l’ha misurata.

Secondo il sopralluogo dei consulenti della famiglia, una portafinestra al secondo piano, con la maniglia a 147 centimetri, non era chiusa a chiave né allarmata. Fuori, un pianerottolo senza ringhiera, una scala senza cancelletto, e subito il terrazzo. Un parapetto alto 83 centimetri, mentre la regola ne prevede cento. Le misure non hanno opinioni politiche.

C’è poi un documento, quello di valutazione dei rischi, aggiornato il 9 settembre, nove giorni prima. Della Villa dice che il rischio è alto, che gli infissi sono molto deteriorati, che alla scala mancano le strisce antiscivolo. Sul cancelletto della scala interna annota che non è praticabile, perché la usano altre classi. Del terrazzo non parla. Per i consulenti della famiglia avrebbe dovuto: è una valutazione loro, e spetterà ai giudici dire se è fondata. Io mi limito a una domanda semplice: che cosa vale un documento sulla sicurezza che non nomina il punto da cui un bambino è caduto?

Poi le persone, che meritano rispetto. In quel Polo lavorano adulti che sanno quanto sia faticoso seguire tredici bambini con bisogni speciali, e quel giorno l’insegnante di Andrea era assente. Ma la Procura di Genova, secondo quanto emerso, ha iscritto dodici persone nel registro degli indagati, tra dirigenza, docenti e personale della vecchia scuola. Alla preside sono contestati cinque reati. Al personale della vecchia scuola, tra le altre ipotesi, l’omissione di atti d’ufficio per informazioni sulla sorveglianza che non sarebbero arrivate in tempo. Il bambino sarebbe rimasto solo per almeno venti minuti. Un’altra parte dell’inchiesta riguarda la sicurezza dell’edificio, tra Comune e Opera Pia proprietaria. Sono tutti presunti innocenti, e lo scrivo con convinzione. Ma a un anno di distanza non ci risulta una risposta.

Intanto la preside della primaria è stata promossa a dirigente del Liceo Classico e Linguistico Mazzini. Non c’è nessuna condanna, e non lo dico per insinuare altro: lo dico perché è un fatto, e i fatti vanno scritti. La famiglia, racconta il padre, ha poi scoperto che il figlio era stato bocciato mentre era in ospedale, senza essere stata avvisata prima.

Una cosa, per giustizia, va detta. Preside e docenti si sono fatti avanti per un risarcimento verso il bambino e i genitori. Non è poco, e va riconosciuto.

Poi c’è l’aritmetica. Il consulente nominato dalla Procura, professore ordinario di medicina legale, stima il danno permanente intorno al novantacinque per cento. Poi, come la prassi giuridica consente, sottrae quello che l’autismo di Andrea valeva già, almeno il settanta, e arriva a venticinque. Aggiunge, onestamente, che prima della caduta quel bambino aveva un futuro aperto e che l’incidente glielo ha tolto: nell’ipotesi migliore la cifra sale al trentacinque, quarantacinque per cento. La consulente della famiglia sostiene che le due condizioni siano diverse e non si sommino, e che un bambino che camminava, mangiava e vedeva da due occhi non sia il bambino di oggi. Alla visita era presente anche il perito di Nobis, la compagnia che assicura la scuola, oggi parte del gruppo Axa. Secondo la famiglia, la compagnia intende affidarsi a quel venticinque per cento e pagare soltanto quello. Una scuola si assicura per il giorno in cui accade ciò che non deve accadere. Quel giorno è arrivato.

Il metodo è legittimo e i giuristi lo conoscono. Ma io non riesco a smettere di guardare il bambino dietro quella sottrazione.

Allora ve lo chiedo, a chi deve accertare, a chi deve rispondere, a chi deve risarcire. Quanto vale un bambino che camminava? Non rispondete con una percentuale. Rispondete con un nome.

Un anno è passato. Un anno di carte, un anno di silenzio, un anno di calcoli. Il bambino non ha chiesto niente. Il bambino non ha scelto niente. Il bambino non ha colpa. Non è vendetta, è verità. Non è pietà, è giustizia. Non è denaro, è dignità.

Alessandro Dighero 

Nota. Fonti: relazione dei consulenti tecnici della famiglia sul sopralluogo del 27 novembre 2025, relazioni cliniche del Gaslini, consulenza medico-legale disposta dalla Procura, lettera del padre a Primocanale del 18 settembre 2026, comunicati del gruppo Axa, testimonianza della famiglia. Misure e critiche al documento di valutazione dei rischi sono dei consulenti di parte. Le persone indagate sono da ritenersi non colpevoli fino a sentenza passata in giudicato.


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Alessandro Dighero

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