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Varazze giù le mani!? Bene la mega “rigenerazione urbana” dell’ex convento-complesso dei Cappuccini. Primi passi del progetto ma si coinvolga la città


A Varazze sono in discussione molti progetti di “rigenerazione urbana”: recuperare un edificio abbandonato e, con specifica delibera del consiglio comunale, procedere alla sua riqualificazione totale o parziale affinché lo stesso torni ad essere usufruibile e dotato di tutti gli elementi di legge.

di Tiziano Franzi

L’antico convento dei Cappuccini. Un complesso suddiviso in diverse proprietà, frati inclusi. Affisso all’albo pretorio ma finora nessuna osservazione ufficiale è stata presentata. Un aspetto che dovrebbe preoccupare l’istituzione Comune e le stesse rappresentanze economiche e turistiche della città

Fra tali progetti uno riguarda una porzione considerevole di terreno in via S. Francesco su cui dal XVII secolo insiste l’edificio religioso dei Padri Cappuccini.

Nel 1603 infatti un gruppo di varazzesi avvia una pubblica sottoscrizione per la costruzione di un convento per i Cappuccini; nel Capitolo Provinciale del 1609, l’Ordine delibera la sua costruzione. Il beneplacito delle autorità arriva il 17 giugno 1610; i lavori per la costruzione hanno inizio verso la fine del 1613. La soppressione napoleonica allontana i Cappuccini da Varazze per quasi otto anni. Il 21 agosto 1818 vi rientrano con la condizione di occuparsi dell’istruzione pubblica, aprendo scuole. Espulsi di nuovo nel 1866, il convento passa al Municipio che, nel 1872, smembra l’orto per erigervi un grande edificio per le scuole civiche, affidando la direzione ai Salesiani. Nel 1894 Mons. Luigi Ceruti, fratello del Vescovo di Savona, acquista il convento per restituirlo ai Cappuccini. Nel  1974 esso è affidato “ad tempus” alla cura dei Cappuccini di Alessandria; fino a poco tempo addietro era curato degli Araldi della Buona Novella, che oggi però lo hanno completamente abbandonato.

L’operazione interessa un’area di circa 3.095 metri quadrati e nasce da una proposta presentata il 7 luglio 2023 dalla Provincia di Genova dei Frati Minori Cappuccini, proprietaria di parte del complesso, con l’assenso della società Riviera Costruzioni S.r.l., con sede a Milano, proprietaria di un’altra porzione immobiliare.

La chiesa di San Francesco rimane esclusa dall’ambito di trasformazione e conserva la propria destinazione religiosa.

Il progetto prevede il recupero degli edifici esistenti, senza aumenti volumetrici dichiarati, il potenziamento dei parcheggi e la rimozione di elementi di degrado, comprese eventuali coperture in amianto-cemento.

Non si tratta, quindi, soltanto di restaurare un vecchio convento. Si tratta anche di cambiare le regole urbanistiche che ne disciplinano l’utilizzo.

E qui nasce la prima domanda: quale sarà esattamente la destinazione finale degli immobili? Quante unità saranno ricavate? Quale funzione avranno? E quale sarà il vantaggio concreto per la collettività rispetto alla valorizzazione immobiliare del complesso?

I documenti non forniscono un quadro sufficientemente dettagliato per rispondere a tutti questi interrogativi.

La legge regionale sulla rigenerazione urbana nasce per recuperare aree degradate e migliorare la qualità delle città. Uno strumento certamente utile, soprattutto in Liguria, dove gli spazi disponibili sono limitati e il patrimonio edilizio inutilizzato è consistente.

Ma proprio per questo occorre distinguere tra l’interesse pubblico e quello economico dei proprietari.

La trasformazione di un edificio inutilizzato può produrre un significativo incremento del suo valore commerciale, soprattutto quando viene accompagnata da una modifica delle destinazioni urbanistiche consentite.

Gli atti sono stati pubblicati dall’11 marzo al 10 aprile 2026, con possibilità di presentare osservazioni.

Non ne è arrivata nessuna.

Un dato che l’Amministrazione registra correttamente, ma che non può essere automaticamente interpretato come consenso popolare.

Quanti cittadini di Varazze conoscevano effettivamente il progetto? Quanti sapevano che il recupero dell’ex convento comportava anche una variante al PUC? Quanti erano informati sulle future destinazioni degli immobili e sulle opere previste nella convenzione?

Pubblicare un documento all’Albo Pretorio significa rispettare un obbligo amministrativo. Informare e coinvolgere davvero la cittadinanza è qualcosa di più.

Soprattutto quando si interviene su un complesso storico che, per la sua origine e collocazione, appartiene anche alla memoria collettiva della città.

Non abbiamo dubbi. Non bisogna demonizzare gli investimenti privati.

Anzi, recuperare edifici abbandonati è spesso preferibile a costruirne di nuovi, e il riutilizzo dell’ex convento potrebbe rappresentare un risultato positivo, una risorsa in più per Varazze.

Ma esiste una differenza sostanziale tra recuperare un immobile e realizzare un progetto di interesse pubblico.

Il primo obiettivo può essere perseguito legittimamente dai proprietari. Il secondo deve essere dimostrato dall’Amministrazione.

Nel caso dell’ex convento dei Cappuccini, la questione centrale è il bilancio complessivo dell’operazione immobiliare, valutando il rapporto tra vantaggi privati e benefici collettivi.

Quanti parcheggi saranno effettivamente pubblici? Quali servizi saranno disponibili per i cittadini? Quale sarà l’impatto sulla viabilità? E soprattutto, quale sarà il risultato urbanistico finale di un’operazione che modifica la destinazione di una porzione di area precedentemente riservata ai servizi religiosi?

Perché il fatto che non aumentino i volumi edilizi non significa necessariamente che non possano cambiare le funzioni, il numero degli utilizzatori e le esigenze di mobilità.

La relazione istruttoria ritiene che non vi sia un incremento sostanziale dei carichi urbanistici, ma sarebbe utile rendere accessibili anche i dati progettuali che permettono di verificarlo concretamente.

La determinazione del 6 ottobre 2026 non rappresenta ancora l’approvazione definitiva di tutti gli interventi edilizi. Lo stesso provvedimento dispone la trasmissione alla Giunta comunale per gli adempimenti relativi all’approvazione formale dell’ambito di rigenerazione.

C’è quindi ancora spazio per spiegare pubblicamente le caratteristiche dell’operazione.

Sarebbe auspicabile che l’Amministrazione presentasse ai cittadini un quadro completo: destinazioni d’uso, numero delle eventuali unità immobiliari, parcheggi, opere pubbliche, contenuti della convenzione e risultati delle verifiche ambientali ancora richieste, aprendo un confronto pubblico con la cittadinanza con la contestuale presentazione e illustrazione del progetto esecutivo.

Perché il vero interrogativo non è se l’ex convento dei Cappuccini debba essere recuperato. È come verrà recuperato, per farne cosa e con quali vantaggi per Varazze.

Tiziano Franzi

 



 

 


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T.Franzi

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