8 Luglio: quella del 2026 è una data destinata, di nuovo, a restare scritta nella Storia di Pietra Ligure.
di Mario Carrara
Accade un incidente che è visto come una vera “catastrofe” e che suscita sgomento e angoscia: nel giorno dedicato alla ricorrenza del Miracolo operato da San Nicolò nel 1525, subito dopo la Processione, la statua del Santo Patrono si sfracella a terra cadendo dall’alto del suo piedistallo.


Com’è stata possibile una simile ‘sciagura’? Abbiamo raccolto diverse testimonianze in merito. Il fatto è avvenuto in piazza San Nicolò, quando, ormai, la cerimonia religiosa conclusiva era terminata ed il clero si era ritirato, così come, pure, le confraternite coi Crocifissi presenti. A questo punto, non rimaneva che togliere la statua del Patrono dal carrello su cui era appoggiata, per riportarla “a spalla” in Basilica. Ed è in questo momento che avviene il fatto.
Forse per uno “scossone” o per uno “sballottamento” più forte (cosa possibile, nel caso di trasporti, da parte di più persone, di grossi pesi a spalla…) durante questa “manovra“, la statua si è “sbilanciata” inclinandosi ed è precipitata a terra…



I portatori ne hanno raccolto i “pezzi“, tra i quali la testa del Santo che era rotolata fino ai piedi del palco della musica e li hanno portati tutti, anche i più piccoli, in Basilica.
Questo è un fatto che, ovviamente, come scrivevamo all’inizio, ha destato sgomento e dolore nella comunità pietrese, molto devota al suo Santo protettore. Tant’è vero che a Lui sono dedicate non una sola, ma due feste annuali: una, appunto, l’8 Luglio, festa del miracolo operato, tramite la Sua intercessione, di liberazione dalla peste che affliggeva la città nel 1525 e l’altra il 6 Dicembre, giorno della festa Patronale vera e propria. Per queste due ricorrenze la comunità pietrese, nel corso dei secoli, volle dotarsi di due grandi statue processionali: una, scolpita da Antonio Brilla nel 1877, del peso di oltre 8 quintali, portata nella processione del 6 Dicembre, quindi, chiamata comunemente: S.Nicolò d’Inverno; l’altra, risalente al sec.XVII, inizi del XVIII, di legno scolpito, del peso intorno ai 5 quintali, fu acquistata da benefattori Pietresi nel 1769 (atti del Parlamento di La Pietra), a Genova nella bottega artigiana di Monticello, e attribuibile alla mano di Giovanni Battista Maragliano, è portata nella processione dell’8 Luglio; essa è chiamata, comunemente: S.Nicolò d’Estate.
È quest’ultima ad essere andata in frantumi.- Dicevamo dello sconcerto suscitato in città… E come, umanamente, potrebbe essere diversamente? Quando, improvvisamente, viene a mancare un simbolo visivo in cui la maggior parte da sempre si riconosce e si identifica? Siamo discendenti di una cultura che proviene dal mondo romano e latino, che cercava di cogliere, dagli eventi che succedevano, dei segni, fausti o infausti, per pronosticare l’avvenire. Come non vedere un segno inquietante nella caduta e rottura della statua del Patrono, da tutti riconosciuto Protettore della città? Proprio il giorno della commemorazione del primo dei suoi miracoli di “protezione“? Proprio l’anno successivo al compimento dei cinquecento anni da quel 1525? È spontanea la domanda che abbiamo sentito da molti: forse che si sia chiuso un ciclo?
Minimizzare o banalizzare quanto è accaduto per sminuire l’emozione che sta suscitando significa fuorviarne la portata e confondere le menti. Con la statua del Santo, sono precipitati a terra anche gli angioli che ne adornavano la cassa processionale, alcuni dei quali risultano pure seriamente danneggiati e la figura del Podestà di La Pietra, nell’atto di porgere le chiavi della città al Patrono, quando, come “extrema ratio“, decise l’abbandono della città, devastata dalla pestilenza.
Ma altri due “miracoli” sono ascritti nei secoli successivi all’intervento favorevole e protettivo del Santo Patrono su Pietra.
Il primo, nel 1625, quando la città, pur sciolta dal giuramento di fedeltà alla Repubblica di Genova perché assediata dall’esercito sabaudo, decise ugualmente di resistere da sola all’attacco nemico; quest’ultimo, tuttavia, venne fermato nel suo slancio da una potentissima tempesta contraria di vento e grandine che, accecando gli assalitori, li costrinse alla ritirata ed alla successiva fuga, trasformata in “rotta” dall’inseguimento dei Pietresi, usciti in massa dalle mura della città perché sicuri di godere della protezione divina. Il Parlamento di La Pietra ne attribuì, unanime, il merito all’intercessione del Santo, supplicato dal popolo delle donne, dei vecchi e dei fanciulli, radunato in chiesa in preghiera durante le fasi dell’assedio.
L’altro “miracolo” attribuito ancora a S.Nicolò avvenne durante i bombardamenti aerei del 1944, quando le bombe devastarono tutto il quartiere dell’Ajetta, ma non “toccarono” lasciandoli illesi, i monumenti “simbolo” della città: il castello e la Basilica. Proprio durante la fase culminante del bombardamento, in quest’ultima era radunato un cospicuo numero di persone che, per l’improvviso precipitare degli eventi, non ebbero neanche il tempo di fuggire e si rassegnarono alla loro sorte, restando nella chiesa a pregare. Nel momento in cui una bomba esplose a fianco alla chiesa con una deflagrazione terribile, tutte le vetrate della chiesa stessa, con un orrendo frastuono, crollarono, facendo pensare che fosse giunto il momento estremo. Tuttavia, passato quell’attimo spaventoso, i presenti si resero conto di essere ancora vivi e che tutta la struttura della chiesa aveva retto, incolume, l’urto. Solo tutte le vetrate erano crollate e distrutte. Tutte, meno una: quella che ritraeva la figura del Santo Patrono Nicolò.
L’unica “sopravvissuta” tra quelle antiche originarie, che, ancor oggi si può ammirare nell’abside, insieme a tutte le altre, però, rifatte. Non fu, forse, questa “una firma” o un messaggio esplicito dell’autore di questo nuovo “miracolo“, che consentì a quei fedeli di salvarsi ed ai monumenti architettonici di giungere fino ai nostri giorni?
Ora la statua, andata in frantumi, potrà essere validamente restaurata?
Essa, nel 1864, fu già sottoposta ad un intervento di restauro, sia della sua struttura, come dei colori delle pitture, dallo scultore savonese Antonio Brilla, che, come ci riferisce Alessandro Marinelli in un suo libro, costò £.62 dell’epoca. Dopo il restauro di Brilla ne fu compiuto un successivo solo venticinque anni fa, nel 2000/2001, in maniera profonda e completa, dal restauratore Boi di Finale Ligure.
Di certo non risulta che siano mai stati oggetto di interventi di “adeguamento” oppure di manutenzione costante i perni o le viti che tengono ancorata e fissa al suo basamento in legno la statua medesima. Sembra proprio, infatti, che sia stata l’usura di questi stessi antichi perni, che per la loro vetustà o consumazione più non riuscivano a tenere stabile la statua medesima, la causa del distacco della stessa dalla sua sede ed il suo precipitare al suolo.
Alcuni testimoni oculari ci hanno riferito che, durante la processione sul lungomare, nei pressi dell’archivolto della Basilica e nella circostanza di uno dei cambi dei portatori, hanno notato uno scossone della statua del Santo, come se si fosse mossa; segno, probabilmente, che essa era già in condizioni di precaria stabilità.
Si pone qui, seriamente, il tema della conservazione di queste sculture che, oltre al loro preponderante e pregnante significato di simbolo religioso ne hanno, pure, uno relativo al patrimonio artistico culturale che rappresentano.
Domanda e domande: visto quello che è successo, ha un senso ancora portare statue di un tale prezioso valore nelle lunghe processioni, esponendole ai pericoli rappresentati dalle cadute e da incidenti di tal genere? Non sarebbe meglio fare dei calchi e riprodurre le statue stesse in materiali di resine, estremamente più leggeri (e facili da portare), ma lasciando le pesanti statue antiche protette nelle loro nicchie delle chiese per la devozione dei fedeli? Anche considerando il fatto, non di poco conto, che, per il peso estremo, 4, 5, 8 quintali ed oltre, necessitano di forze sempre numerose ma sempre più difficili da trovare, che siano in grado di sorreggerle? Infatti, nella nostra società intellettuale contemporanea non ci sono più i minatori, gli scaricatori, i contadini, i taglialegna, i manovali che nei tempi antichi costituivano il popolo devoto dei portatori… E il numero e l’impegno, pur lodevole dei portatori disponibili, sempre più rari, può essere non bastante per affrontare certi impegni così onerosi?
D’altronde, non diciamo certo delle eresie formulando queste ipotesi. Basti pensare che già da anni, ad esempio, il problema della preservazione delle opere d’arte esposte all’aperto si è già posto ed è stato risolto nello stesso modo. Basti pensare, ad esempio, che il David esposto in piazza della Signoria a Firenze, non è più quello di Michelangelo, ma è una sua copia. E la statua equestre dell’imperatore Marco Aurelio in piazza del Campidoglio a Roma, è anch’essa una copia, mentre entrambi gli originali si possono ammirare al sicuro, all’interno dei musei.
Tutto questo per dire che quello che è successo nella notte dell’8 Luglio 2026 rappresenta un punto nodale, di quelli che, nella storia, hanno un “prima” ed un “dopo“.
Questo lo è senz’altro per la Storia di Pietra Ligure. La Statua del Patrono protettore della città che, dopo cinquecento anni, cade e si rompe gravemente non è un bel segno. La comunità pietrese è scossa, angosciata, attonita. Tuttavia, sembra che quanto accaduto non rappresenti, in sé, il primo episodio isolato.
Infatti, come non considerare anche che le due riproduzioni fotografiche dei dipinti della scena della peste del 1525 e della battaglia di Loano del 1625, eventi dei miracoli di San Nicolò, collocati l’anno scorso, 2025, nell’archivolto della Basilica, continuino a cadere al suolo ed a rompersi? Se non ci sbagliamo questa è ben la terza volta, nell’arco di un anno, che vengono di nuovo riprodotti e ricollocati. Certo che tre volte in un anno è una cosa che dà da pensare perché non sono dipinti “qualsiasi“, ma sono proprio direttamente collegabili col Santo Patrono. Cadono per terra solo per l’incapacità di chi li ha sistemati o per l’inadeguatezza dei sistemi di fissaggio alla parete? Al proposito, ci sembra di ricordare una leggenda, che avevamo letto da qualche parte, secondo la quale, mettiamola così…, sembra che non porti “…un gran bene” mostrare al “pubblico ludibrio” immagini sacre ove siano ritratti dei morti, ma che esse debbano essere esposte solo all’interno di luoghi adeguati, come chiese, cappelle; sacrestie, musei, cosa che ne garantirebbe il rispetto, il giusto raccoglimento ed il decoro. Mah…
Ancora un “miracolo” certo, l’ultimo in ordine di tempo, compiuto da San Nicolò, potrebbe essere proprio che, cadendo e sfracellandosi al suolo, la sua mole non abbia colpito nessuno: i suoi 5 quintali, cadendo, avrebbero potuto avere conseguenze gravi e drammatiche, ma nessuno si è fatto male.
Sembra proprio che sia ora di cercare di rimediare e “riparare“. In tutti i sensi.
Mario Carrara, consigliere comunale della lista Indipendente per Pietra

PS. Nota informativa: i fuochi d’artificio conclusivi della festa sono costati €.16.470, come, pure, costeranno €.16.470 quelli dell’Assunta, entrambi commissionati dal Comune alla ditta “Gianvittorio sas” di Perugia
