Bergeggi. Uno sputo di isoletta preservatasi integralmente da sempre, e invece sempre più minacciata da quando è stata dichiarata “area protetta”.
di Franco Zunino*
Una delle tante assurdità dell’ambientalismo tipicamente italiano, dove la natura piuttosto che di essere protetta, per i politici ha bisogno di essere sfruttata. O, meglio, con la scusa della sua “protezione” la si vuole solo “valorizzare”; ovvero deve rendere soldi a chi la gestisce. In pratica un vero e proprio meritricio.
Succede da anni in Liguria, per Bergeggi come per l’Adelasia e la Gallinara. L’ultima idea è di ampliare la sua area marina protetta; una proposta che suona come cosa buona, ma che al solito nasconde solo il desiderio di intraprendervi altre iniziative di sfruttamento: infatti con l’ampliamento proposto che, ripetiamo, sarebbe cosa buona e giusta, «resterebbe interamente all’interno dei confini comunali di Bergeggi e porterebbe l’Amp dagli attuali 2,15 chilometri quadrati a circa 7 chilometri quadrati complessivi, triplicandone di fatto l’estensione”.
Dal punto di vista tecnico, la proposta prevede il mantenimento invariato della zona A di riserva integrale e della zona B, che però diventerebbe “riserva generale speciale dove saranno consentite tutte le attività tranne la pesca”.
La zona C, verrebbe ampliata consentendo attività a basso impatto come snorkeling, canoa e una fruizione regolamentata per il diporto e la pesa. L’iter gode anche di un sostegno economico fondamentale da parte della Fondazione Friends of Genoa per coprire costi procedurali, rafforzare il personale e coinvolgere enti di ricerca».
Ecco non ci pare che questo siano propriamente cose da “area protetta”, caso mai da area ricreativa e di studio, dove vi si potrà fare di tutto. Allora, forse non era meglio prima quando l’Isola di Bergeggi non era ne riserva integrale né i suoi fondali area marina protetta? Non era protetta, ma non era neppure minacciata da interventi umani. Se queste devono essere le aree protette, tanto varrebbe lasciarle prive di protezione. Protezione dovrebbe in primo luogo far sì che queste aree restino quali esse sono sempre state affinché non solo i contemporanei, ma anche i posteri possano goderne.
Peccato che con la loro prostituzione al dio turismo, sono certamente i contemporanei ad arricchirsi, per lasciare ai posteri delle lande sovrautilizzate, sfruttate, mercificate in tuti i modi possibili. E si sa che ogni utilizzo comporta uno sfruttamento ed una erosione di antichi stati. Quegli antichi stati ambientali che ogni area protetta che si rispetti dovrebbe invece garantire. Siamo quindi favorevoli a che l’area marina protetta venga ampliata, ma anche decisamente contrari a che lo si faccia solo per por godere di soldi più o meno pubblici che se utilizzati per la sua gestione, si riveleranno un incentivo alla sua continua manomissione. Operare non è sempre un bene quando si parla di aree protette, perché “conservare” significa esattamente l’opposto. Non può esservi conservazione con la valorizzazione. Ecco perché la prima cosa da farsi dovrebbe proprio essere quella che invece è stata subito negata: l’ampliamento della zona di riserva integrale, perché sarebbe l’unica vera “area protetta” nell’ambito della Amp.
*Franco Zunino
(SEGRETARIO GENERALE AIW)
