Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

Settimanale d’informazione senza pubblicità, indipendente e non a scopo di lucro Tel. 350.1018572 blog@trucioli.it

Don Ciotti a Savona. “Profeta moderno del bene”. Ai giovani: “Siate eretici nel suo significato ontologico”. Con il Gruppo Abele e Associazione Libera: coraggio, altruismo, solidarietà


Don Luigi Ciotti a Savona. Un sacerdote che ha talento per la vita ben vissuta. La vita vera. Ha aperto il Festival  culturale: “Il Borgo delle Idee” in dialogo con la città sul tema “La salvezza: relazione tra generazioni”.

di Gianfranco Barcella

Don Ciotti nella cattedrale di Savona

Ai giovani ha detto: Siate eretici nel suo significato ontologico (studio fondamentale dell’essere e della realtà, concentrandosi su ciò che esiste, sulle caratteristiche universali delle cose e sulla loro essenza più profonda). Don Ciotti: “considero la corruzione una vera e propria <peste culturale> ed il presupposto fondamentale su cui si innesta l’azione delle mafie. La crimnalità mafiosa, politica ed economica sono infatti profondamente intrecciate e si alimentano a vicenda”. 

Di recente, la presenza di Don Luigi Ciotti ha affollato il duomo di Savona di fedeli e di semplici uditori, in ascolto delle sue parole <di vita>, in occasione del Festival Culturale:”Il borgo delle Idee”. Ha introdotto l’incontro Renata Barberis, direttrice artistica del festival letterario: “Parole Ubikate in Mare” e molto attiva in campo culturale.

Don Luigi Ciotti è un ottantenne, definito anche prete di strada, che ha ben vissuto ed ancor meglio è invecchiato, corroborato dall’elisir della fede, dallo spirito di carità e soprattutto dalla volontà di far trionfare il bene sul male. La sua generosità non è stata solo di parola! Nato il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore  è stato il fondatore dapprima del Gruppo Abele come aiuto ai tossicodipendenti e schiavi di altre dipendenze, poi dell’Associazione Libera per lottare contro i soprusi delle mafie in ogni parte d’Italia.

Don Luigi Ciotti ha fatto del coraggio, dell’altruismo e della solidarietà, il fulcro della sua esistenza. Ha iniziato il suo percorso di <profeta moderno del bene> a diciassette anni quando frequentava a Torno, l’Istituto Tecnico. Già aveva in capo questa convinzione: “Per costruire la speranza dobbiamo partire da lì, dai margini, da chi dalla speranza è stato escluso, perché la speranza o è di tutti o non è speranza”. Tutte le mattine per recarsi a scuola, prendeva il tram e scorgeva  sempre allo stesso angolo di strada un vecchio ricurvo su stesso che viveva da emarginato, da barbone, insomma. Un bel giorno, scende anzitempo per avvicinarsi a lui: “Posso offrirle un caffè? Ha bisogno di qualcosa?” Non riceve risposta.

Il giorno successivo si ripropone nella veste del buon samaritano. Questa volta prova a rompere il ghiaccio con il dono di un thé ma di nuovo si ripropone il gran rifiuto. Il giovane Ciotti non demorde finché un bel mattino si ode poco distante il clangore di un incidente automobilistico. Il vecchio si scuote dal suo torpore e dimostra al soccorritore almeno di non essere sordo. Alla fine si scopre che era un ex medico che non aveva resistito al dolore per la perdita di una moglie e del figlio proprio in un sinistro stradale, e aveva scelto di lasciarsi morire ai margini del mondo.

In nuovo incontro mostra al <suo ospite> la vetrina di un bar nel quale si erano raccolti dei ragazzi che cercavano lo sballo, miscelando vari liquori. E così con quel gesto della mano ha indicato al giovane Luigi la via del Vangelo, vissuto per strada. E fino ad oggi il suo Il suo messaggio, oserei dire, il suo <Verbo> è stato decisamente ammaliante. Anche nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di Savona è riuscito a colmare l’animo di speranza degli astanti.

Invito tutti a nutrirsi ed abbeverarsi di vita senza mai saziarsi, senza mai colmare il cuore. Affidarsi a <lei> e rspondere sempre positivamente alla sua <chiamata vocazionale>, vuol dire sempre esistere da protagonisti, sempre in prima linea, sempre attivamente, compiendo scelte, consapevoli e  precise.

Mi è venuto da  pensare che molti giovani oggi mancano di sete e di fame, di vita che poi si traduce in una presunta assenza di stimoli. Tutto questo spinge soprattutto i ragazzi su chine molto  pericolose, individualmente e collettivamente. Occorre vivere ogni giorno con passione, con quella sana inquietudine che porta a sognare, a ricercare, ad essere curiosi e desiderosi di conoscere,  di scoprire, di approfondire. Quella fiammella, quella scintilla, quel <sacro fuoco> che arde dentro ognuno di noi non bisogna lasciarlo spegnere mai. Dovete tenere costantemente gli occhi aperti, proiettati oltre, verso il futuro, pur con i piedi ben  piantati per terra, ancorati al presente, cogliendo l’attimo, vivendolo e godendone appieno, sempre all’insegna della giustizia, della verità, della libertà, dell’amore. Costante deve essere l’ attenzione nei confronti dei più fragili, di tutte le ingiustizie a cui assistiamo, che sperimentiamo sulla nostra pelle”. Non poteva mancare il tema della pace.

“Dobbiamo essere < malati di pace e non dobbiamo mai guarire>. La pace si comincia a costruire nelle nostre relazioni, nei nostri territori. Così si deve costruire la nostra quotidianità.Il vangelo è molto esigente su questo punto. E ancora siamo sommersi dall’inganno delle parole. Tutti parliamo di giustizia e di pace ma tra il dire ed il fare, occorre che i nostri sogni di pace diventino realtà per non perdere il senso della vita. Io sono grato per la vita, provo gioia ed inquietudini, consapevolezza e speranza; io sono felice per il dono  della vita. La pace però non ci può esserci senza giustizia sociale. senza giustizia. Per questo dobbiamo metterci in gioco tutti, per sconfiggere l’illegalità, la corruzione, le mafie che sono nemiche della pace. Ci si riempie la bocca della parola legalità in un Paese dove la legalità viene calpestata tutti i giorni. Pensando alle guerre, come diceva don Tonino Bello, la pace va costruita, non bastano le parole ed i proclami”. (E ricordiamoci anche come affermava Sartre che <quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri che muiono>.n.d.r)

Il relatore ha così proseguito:“La pace va costruita su tre fronti. Nel pensiero dobbiamo pensarla come possibile, non come sospensione temporanea del conflitto, ma situazione di giustizia duratura. Nel linguaggio: disarmare le parole per disarmare i comportamenti, come ha detto Papa Francesco. Senza scordare che la pace ha bisogno anche di silenzio, preghiera, digiuno. Infine nelle pratiche: pacifista non è chi vuoi “uscire pulito”, senza compromettersi col male, ma chi si sporca le mani tutti i giorni per il bene. Come chi soccorre i migranti in mare, cura le persone malate senza mezzi, educa i giovani a relazioni sane, rifiuta di caricare i conteiner di armi nei porti, coltiva le terre sottratte alle mafie, respinge l’ordine di combattere persone innocenti.

La pace si costruisce con gli strumenti della pace: la diplomazia, il dialogo, gli aiuti umanitari, le giuste garanzie di sicurezza per le persone, i popoli, le minoranze. Siamo tutti molto preoccupati ma anche incapaci di uscire da scgeni e parole tradizionali. La pacificazione delle coscienze è la peggiore nemica della pace fra le persone ed i popoli! Quel sentirsi sempre dalla parte giusta, intoccabili <a posto>. Invece le coscienze inquiete, sempre piene di dubbi e domande, sono quelle capaci di suscitare cambiamenti”.

Resta per me difficile accettare il <dovere del perdono> ma il conferenziere sottolinea: Per noi cristiani il perdono è o dovrebbe essere una meta, qualcosa verso cui tendere sull’esempio di Gesù in croce. Se parliamo della dimensione civile del perdono verso chi  ha commesso un crimine, mi sembrano illuminanti le parole della <Misericordiae Vultus> di Papa Francesco: giustizia e misericordia “non sono due aspetti in contrasto tra loro, ma due dimensioni di un’unica realtà”. Chi sbaglia dovrà scontare la pena, solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono”. La misericordia non giudica, non respinge. Accompagna le persone ad affrontare la propria fragilità, aiutandole a cambiare”.

Io penso che si sia confusa la democrazia con la possibilità per tutti di appropriarsi indebitamente delle risorse pubbliche: troppe sono le opere pubbliche incompiute, le cosiddete cattedrali nel deserto che sottraggono risorse pubbliche alla sanità ed alla scuola ed in questo campo don Ciotti non transige…

“La legalità non è il fine ultimo, ma solo uno strumento per raggiungere la giustizia ed il bene comune. Senza etica e responsabilità, rischia di diventare una parola vuota o un alibi. Io non amo essere considerato come il simbolo mediatico della legalità e della lotta alla criminalità organizzata. La mia vita è stata, almeno mi auguro, una testimonianza concreta di impegno umano. Di certo considero la corruzione una vera e propria <peste culturale> ed il presupposto fondamentale su cui si innesta l’azione delle mafie. La crimnalità mafiosa, politica ed economica sono infatti profondamente intrecciate e si alimentano a vicenda. La corruzione si basa sull’idolatria del denaro, un male che spinge le persone a vendersi ed a comprare gli altri. Per combatterla serve un profondo cambiamento interiore ed etico, anteponendo sempre il bene comune all’interesse individuale. Attraverso progetti come la Scuola Con il Gruppo Abele, io promuovo la formazione dei <cittadini monitorati>. Persone informate, consapevoli ed attive sono il miglior antidoto per difendere la legalità e la trasparenza nelle istituzioni. Più volte l’associazione ha evidenziato come la corruzione non sia solo un reao economico ma il mezzo con cui le mafie penetrano nell’economia legale, cercando legittimazione e alleanze con i poteri forti. Periodicamente, come in occasione della Giornata Internazionale contro la Corruzione, <Libera> diffonde rapporti dettagliati , chiamati

spesso<Italia sotto mazzetta>, che fotografano il numero di indagini e l’estensione del malaffare nel Paese per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il lavoro va avanti sia nel campo preventivo che repressivo. (In questi giorni  stato  sequestrato il tesoro del boss Matteo Messina Denaro ammontante a 200 milioni di dollari, grazie ad un prezioso lavoro investigativo della Guardia di Finanza e le Polizie Internazionali. E pare che sia solo una minima parte n.d.r.)

Ad una studentessa intervenuta per chiedere le ragioni del vivere, andando incontro ad un futuro così incerto, il relatore ha risposto di essere <eretica>. Poi spiega. “Eresia viene dal greco: eretico è la persona che sceglie, e in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità. Ed allora io aguro di cuore ai giovani il coraggio dell’eresia. Auguro loro l’eresia  dei fatti prima che delle parole, l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno”.

I giovani devono essere prima di tutto il presente e poi il futuro. E quando trovano punti di riferimento veri, coerenti e credibili ci sono, si entusiasmano e si impegnano. La rsponsabilità è di noi adulti che non dobbiamo illuderli. I genitori, quando va bene  pensano di cavarsela con queste frasi tipo: “Hai fatto i compiti”,”Mangia le verdure”; Non ti drogare!”. Il punto non è cosa dicono, ma cosa fanno. Essere punto di riferimento non vuol dire diventare genitore – amico, ma presenza autentica, un adulto che sa dire  di no, ma anche che sa spiegare il perché, che ascolta senza giudicare, che non ha tutte le risposte, ma c’è ci prova, non scappa.

“I ragazzi non mancano di valori ma di adulti all’altezza di quei valori. Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna  alle ingustizie. Chi non pensa che la povertà sia una fatalità. Eretico è chi non cede alla tentazione, del cinismo e dell’indifferenza. Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio. La disumanità non può diventare legge anche per loro” .

Nella prima enciclica di Papa Leone XIV si afferma proprio che la nostra meravigliosa umanità è un dono di Cristo. Il cristiano non è un semplice filantropo ma colui che cerca il bene altrui. Che ama disinteressatamente e cerca attivamente il benessere integrale del prossimo. E bisogna sempre tenere ben presente l’invito a tenere lo sguardo fisso su Cristo, perché solo così è possibile riconoscere la sua presenza nei fratelli e nelle sorelle più piccoli e bisognosi.

Infine un ricordo dell’amico Carlin Petrini, recentemente scomparso: “Carlo è stato un visionario ed un costruttore di relazioni, di progetti, di riflessioni. Ma per me è stato soprattutto un grande amico. Ha desiso di spegnersi tra le mura di casa, affettuosamente accudito dalla sorella che è un’infermiera progessionale. Due cose di lui mi hanno aempre colpito. La capacità di andare controvento: ad esempio elaborando una filosofia della lentezza e della prossimità delle scelte, proprio mentre esplodevano i consumi globalizzati, dentro la società della fretta. E poi la sua fiducia nelle buone idee. Carlo non era un credente, ma credeva profondamente in ciò che faceva, e nella possibilità di convincere e coinvolgere tutti. La sua passione per il cibo come nutrimento non solo del corpo, ma anche dello spirito e dei rapporti tra le persone, aveva qualcosa di intristicamente spirituale. Oggi salutiamo una persona che ha lasciato un segno profondo nel modo di pensare, costruendo relazioni sempre nuove e immaginando un mondo sempre migliore”.

Don Ciotti continua a lasciare <una porta aperta verso il cielo e verso la terra: “Il mio compenso per la mia opera? Provo gioia nella consapevolezza dei miei limiti e nel poter spendere ancora la mia vita nel costruire dignità e speranza, tenendo sempre aperta “la porta del cielo e della terra.  Non so dirle se oggi sono pienamente felice. Ho tante preoccupazioni addosso, legate sia al clima cupo che aleggia sul mondo, fra guerre, crisi ecologiche, discriminazioni e diseguaglianze crescenti, sia alle fatiche quotidiane di tante persone e famiglie che incontriamo c

Di recente è stato pubblicato un nuovo libro (Cento Passi verso un’altra Italia ed PIEMME n,d.r.) per celebrare i trent’anni della Fondazione di Libera. In questi anni molte cose sono cambiate, soprattutto in una realtà come quella di Libera. Molti giovani si sono uniti in memoria della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Ho incontrato Giovanni- precisa l’amico don Luigi – poco tempo prima che fosse ucciso così tragicamente: ”Lo ricordo come una persona estremamente gioviale. Avremmo dovuto rivederci ma… Libera  continuerà a promuovere i diritti di cittadinanza, la cultura della legalità democratica e la giustizia sociale oltre a valorizzare la memoria delle vittime di mafie ed a contrastare il dominio mafioso”. Queste sono parole da <ruminare> ogni giorno  ha concluso Renata Barberis. Ruminare lentamente per riflettere bene e poi fare il bene.

Gianfranco Barcella

 


Avatar

G.F. Barcella

Torna in alto