La mia arte è come un cane che abbaia alla luna, e magari ho imparo dai cani.
di Bruno Chiarlone Debenedetti
Dis
egnare e scrivere sono fratelli ma occorrono abilità diverse per praticarle. Mi è richiesto talvolta di scrivere cosa significano i miei disegni colorati e questo fatto mi indispone perchè vorrebbe dire che i miei disegni da soli non comunicano.
Chi guarda un’opera grafica o pittorica non è soddisfatto di quello che vede, teme di non capirlo. Ognuno ha in sè la capacità di esprimersi con l’arte e di capire l’arte degli altri.
Poi se dovessi ricordare tutto quello che penso quando inizio una mia opera e quello che sopraggiunge durante lo svolgersi del lavoro avrei una testa quadra proprio come un baletto in cui si depositano carte, libri, lettere.
Bella la tua arte, ma dovrei chiederti cosa vuoi rappresentare..… l’autore dovrebbe metterci il suo pensiero..
Confesso che ogni volta tento di metterci il mio pensiero nell’arte che produco ma non ci sta. O è troppo grande e non entra nell’opera oppure è troppo piccolo e sparisce completamente quando l’opera è terminata.
Ho provato a lasciare l’opera a metà però il mio pensiero, che è troppo piccolo non si vede ugualmente. Forse rimane coperto dalle pennellate o dai pezzi di carta che incollo sul mio lavoro…
Mi trovo proprio in difficoltà con questa faccenda del “mio pensiero” anche perchè sono molti i pensieri che mi girano in testa quando lavoro a un dipinto oppure ad un disegno/collage. E non sono tutti univoci: sono disparati e contradittori. Si scontrano e qualcuno viene cancellato. Un caos che non ti dico.
Se si potesse registrare il rumore che fanno e fotografare le scintille che sprizzano verrebbe fuori un’opera astratta, ma così astratta che una miscela di foglie e di fiori diversi in una corba da vivaista non l’ha mai vista nessuno.
Poi non posso dimenticare di dire che sono uno smemorato e un disordinato nel mio lavoro. Parto con un pensiero ben evidente in testa e mentre uso il colore mi distraggo, faccio linee con pennarelli rossi, con quelli blu e verdi…
Incollo qualche figura che mi attira, strappo una striscetta di carta stampata di colore rosa, la incollo, con due pennellate di acquerello strisciate per traverso creo un effetto di movimento e distanza dal fondo…
Ecco il pensiero che avevo all’inizio è svanito: avrei dovuto scriverlo su di un angolo del foglio. Qualche volta lo faccio, ma poi non lo guardo e magari il mio lavoro finito è andato in un’altra direzione.
Forse dovrei, una volta finita la mia opera visiva, scrivere per bene cosa volevo dire per ogni zona in cui ho lavorato, come quando si semina in un campo o in un orto: due strisce di patate, un solco lungo di semi di barbabietola, una piccola zona spargendo prezzemolo, venti piantine di cipolle rosse di Albenga, quelle ovali che sono più dolci, cinque o sei semi di zucche regina, piantine di sedano a piacere, poi quelle di pomodoro…
Un progetto scritto per bene e lavorato di pennello, spatola, colla e matita. Ma son sicuro che perderebbe tutto il suo fascino, tutto il suo valore espressivo. Sarebbe come uno spartito senza la musica. Potrei sbagliarmi ma non so fare diversamente da come sto facendo ogni giorno: tentando di catturare sprazzi di pensieri in fuga, sbatterli sul foglio e incollarli prima che saltino via.
Bruno Chiarlone Debenedetti


