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Perché affonda l’Unione dei Comuni Valle Arroscia. Un sindaco affetto dal ‘mal di mare’

Storia di un naufragio, ma qui non c’entra il mare in burrasca. Il patto tra sindaci ribadito nel luglio 2017 per ridare vita alle aree depresse mostra tante crepe prima ancora che arrivino i 9 milioni necessari per ridare vita alla valle in crisi nera di occupazione, con gravissime carenze che penalizzano l’intero tessuto sociale. Basti pensare che il Piano Casa va a gonfie vele sulla costa già inzuppata di cemento e non muove foglia o quasi nell’entroterra, penalizzato pure da una rete stradale da Medioevo. Si aggiunga il dissesto idrogeologico, le ferite, lo stato di abbandono molto ben descritto dall’ex sindaco (e studioso) di Ormea, Gianfranco Benzo, nello scorso numero di trucioli (vedi…). Un’analisi lucida e rigorosa sul futuro dei nostri paesi. Si aggiunga l’incapacità o se volete la mediocrità dimostrata, almeno secondo l’opposizione, dal sindaco della ‘capitale’ della valle, Pieve di Teco.COMUNICATO STAMPA –

Nello scorso anno  diversi servizi, quali scuole, mense scolastiche, asilo nido, servizi sociali,  sono   stati trasferiti, per la loro gestione, al nuovo soggetto giuridico “Unione dei Comuni della Valle Arroscia”,  come prescrive la legge e  soprattutto  per accedere ai finanziamenti regionali.

Ma l’assurdo dell’assurdo è che, nonostante  le competenze siano state tutte trasferite all’Unione, il Comune di Pieve ha ugualmente fatto diversi bandi di gara per individuare il gestore della Mensa scolastica e quello dell’Asilo Nido. La prima volta i due bandi sono stati annullati con la generica giustificazione “per errori”. La seconda volta i bandi sono stati annullati con le seguenti motivazioni: i servizi sono stati conferiti all’Unione”

Ma non è finita. Alla confusione non c’è limite. Nel mese di luglio, con una lettera del Presidente dell’Unione  Alessandri, accompagnata dalla delibera,  inviata a tutti i Sindaci,  la gestione di tali servizi è stata nuovamente restituita, per tutto il 2017,   ai Comuni sul cui territorio ci sono le scuole ossia Pieve, Ranzo e Pornassio con questa incredibile  motivazione: “ per la mancata approvazione del bilancio 2017 e per la mancanza di risorse umane,  l’Unione non è in grado di gestire i servizi”.

E siamo dunque arrivati al giorno d’oggi dove, per la terza volta,  il Comune di Pieve sta predisponendo, su indirizzo ondivago della Giunta Comunale, nuovi bandi.

Solo a pensare che tutte queste carte,  contraddittorie e senza senso,  siano state riversate sui responsabili dei servizi,  i quali devono dare corso alle disposizioni ricevute,  viene il mal di mare. Ma oltre ad avere  sottoposto i dipendenti a lavoro inutile ci sono anche i soldi buttati al vento per delle inutili consulenze esterne.

Comè è possibile tanta superficialità e pressapochismo?

L’ Unione,  nata ben quattro  anni fa, nel 2014, per gestire insieme i servizi e contenere le spese, non ha fatto nulla. E i finanziamenti?  In questa situazione  a pagare saranno i cittadini con gli inevitabili maggiori costi e maggiori tasse.

E’ anche  bene  che i cittadini sappiano che  i singoli Consigli Comunali non dovrebbero più delibera sulle tasse, sui servizi e sulla loro gestione ma a farlo dovrebbe essere  l’Unione.  Come fare per uscire da questa situazione?    I Comuni hanno più che mai bisogno di essere uniti e devono essere adeguatamente rappresentati nell’Unione, da tutti. Noi abbiamo sempre avuto una visione molto diversa dal come è, invece,  stata costruita questa Unione.  Ci vuole una svolta radicale.

9 novembre 2017       I consiglieri “Uniti per Pieve di Teco” (Leggi dell’Unione dei Comuni Del G.U. n. 3 del 26_6_2017_)

Renzo Brunengo    –   Alberto Molinari

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