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Ceriale da record: 7 dirigenti e il comandante dei vigili perde causa di lavoro in tribunale

Comune di Ceriale: 7 dirigenti TPO, con una maggiorazione di stipendio di qualche migliaia di euro l’anno. In provincia di Savona è tra i primi in classifica nel rapporto ‘capi’ – dipendenti. In compenso il comandante dei vigili, Ivan Suardi, ha fatto causa al Comune davanti al giudice del lavoro per ottenere il riconoscimento di un livello superiore (D 3). Il sindaco, forse per non creare un precedente, si è costituito in giudizio ed ha vinto la causa. Ceriale di recente salito alla ribalta della cronaca: di 11 vigili in organico, 8 quelli in servizio sulle strade e di questi 5 possono esibire un certificato medico che li ‘osonera’ dalla mansione di ‘dirigere il traffico’. Non proprio come si è letto erroneamente su alcuni media locali. Il Comune ha in corso un altra causa di lavoro, citato a giudizio nel 2015 dai dipendenti Nicolangelo Marone e Silvia Gatti per un contenzioso sulla ripartizione dei premi di produttività. Leggi anche, a fondo testo, l’omaggio del buon umore del fotoreporter Silvio Fasano.

LE MANI LEGATE DEL SINDACO - La situazione, cioè, è molto più grave e paradossale di quanto si è scritto finora e letto. Con il sindaco che rilascia una dichiarazione da incorniciare alla corrispondente Valeria Pretari: “ Siamo consapevoli della situazione, ma al momento abbiamo le mani legate“.  Del resto non è neppure trapelata la vertenza che uno dei dirigenti simboli del Municipio si è rivolto al giudice del lavoro del tribunale di Savona per vedersi riconosciuta una qualifica (D 3 appunto) che la giunta comunale, forse a malincuore, non ha voluto riconoscere, rigettando una circostanziata RIVENDICAZIONE. Il comandante Suardi, 43 anni, TPO ‘area di vigilianza, laurea magistrale in giurisprudenza presso l’Università del Piemonte Orientale, già agente di Polizia Municipale del Comune di Calolziocorte, di Alessandria, di Serravalle, con conoscenza scolastica di inglese e arabo (a Ceriale la comunità araba è in maggioranza sui 587 stranieri residenti nel 2015 e secondo Comune, dopo Borghetto S. Spirito, per tasso di natalità provinciale). Suardi, un pilastro della macchina comunale: vice segretario, responsabile dell’area ambiente e commercio, responsabile dei vigili urbani.

Col grado TPO i colleghi laureati Dorella Tomatis (Area personale),  Diego Rubagotti (Lavori pubblici),  Gabriella Quarone (area segreteria),  Antonella Frascheri (Turismo, cultura, sport, biblioteca e museo, diretta superiore del collega, vice sindaco di Loano, Luca Lettieri), Enrico Paliotto (ex assessore provinciale, chiamato si dice al capezzale dell’Urbanistica, edilizia privata e Demanio dopo le curiose dimissioni dell’architetto Silvia Lavagno che aveva lasciato il Comune di Alassio e Albenga e voleva restare soldato semplice, non è stata esaudita ed ha preferito andarsene), Ivano Cambiano (area finanziaria amministrativa). Come accade in molti enti e azienda c’è il più produttivo e capace, che non rema contro e chi ha qualche problemino di efficienza e capacità organizzativa, operativa.

Il caso, diciamo pure clamoroso, fuori dalla norma, dei vigili urbani ‘autocostretti’ alla scrivania, anzichè rendersi utili alla primaria missione del Corpo, si presta a qualche interessante interpretazione e considerazione. C’è chi sostiene che si raccolgano i frutti seminati dall’indiscusso capo supremo, Ennio Fazio, una vita da Coltivatore diretto, due mandati da primo cittadino non professionista della politica. Onorato da cariche di primo piano nell’associazione di categoria, in seno alla Camera di Commercio, in organismi comunitari, provinciali e regionali. Nella sua città decano e timoniere del consiglio comunale dove viene eletto dai primi anni ’80 quando era candidato, eletto ed assessore per un breve periodo l’arch. Andrea Nucera, artefice della T1 (6 palazzi sul mare sotto sequestro e amministrazione giudiziale del fallimento) e prossimo a nuove clamorose vittorie con la giustizia. E’ stato Fazio a prendere sotto la sua ala protettrice il comandante Suardi. L’humus alla fin fine ha prodotto i frutti che qualcuno merita e qualcun altro no. Il ruolo della polizia municipale non è quello di stare in ufficio, di creare conflitti con l’amministrazione, semmai risolverli. Il corpo di Polizia municipale dovrebbe essere tra i primi biglietti da visita di una cittadina. In primo luogo con una tangibile presenza sul territorio, un utile riscontro nell’attività preventiva, prima che repressiva. Condurre per mano la comunità nella pratica della legalità, del rispetto delle regole verso se stessi e gli altri. Creare, seppure su linee diverse, ma non divergenti, sinergia con i pochi militari in servizio nella caserma dei carabinieri. Le multe per divieto di sosta in una realtà dove ognuno fa il suo dovere di cittadino dovrebbero rappresentare l’estrema ratio contro gli incalliti trasgressori. E non solo fonte di introiti e di interventi saltuari.

Il comandante Suardi aveva ricevuto il timone da Salvatore Montalbano, ex sottufficiale dell’Arma, che a Ceriale non ha avuto vita facile (lettere anonime) e a Borghetto si è trovato inquisito e a fare i conti anche con la Corte dei Conti. L’evidenza di un comando piuttosto discusso, avvolto nell’ombra, si traduce in stato di malessere che non dovrebbe lasciare indifferenti gli amministratori pubblici che dai cittadini hanno ricevuto delega e mandato per un’amministrazione capace di non fare collezione di falli e pallonate. Non solo sul fronte della legalità, della produttività e della coesione, della motivazione. Il personale costa fior di quattrini di tasse. E’ troppo pretendere che ognuno si guadagni il suo sacrosanto stipendio ? E’ troppo pretendere che i consiglieri comunali, nessuno escluso, siano parte diligente e meritino la fiducia riposta dai cerialesi elettori ? Certo che sono importanti gli investimenti in infrastrutture che quando sono necessari diventano anche ‘produttivi’, ma i 74 dipendenti comunali (prima azienda cittadina, la seconda è l’ex Famila) dovrebbero essere tra i fiori all’occhiello della funzionalità e non della rincorsa alla mobilità.  (l.cor.) 

 

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