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Noli perché il botta e (coraggiosa) risposta sul Castello di Monte Ursino merita un elogio

A conferma di quanto scrivevo la settimana scorsa sulle prerogative dei singoli Soprintendenti, ecco un’interessante “botta e … coraggiosa risposta” tra due interessati. Il commento lo lascio a ciascuno di voi che legge, riconoscendo, nel contempo, la correttezza e la cortesia nel rispondere da parte del diretto interessato Soprintendente Capo Arch. Luca Rinaldi.

Ulteriore informazione: sul Secolo XIX di mercoledì 12, il giornalista Tommaso Dotta ritorna sull’annosa diatriba savonese che riguarda Soprintendenza e condomini: “Torre Salineri in “gabbia” da tre anni per lavori di restauro”  già spesi dai residenti 17 mila euro di occupazione del suolo pubblico – oltre multe NON DOVUTE!!!. A detta del  redattore pare che la situazione si sia sbloccata con il cambio dei referenti savonesi della Soprintendenza….

L’articolo di Trucioli.it ha comunque suscitato interesse a Noli, dove, mi è stato riferito, un caso analogo si è verificato per “Casa Pagliano“, un palazzo fronte mare lasciato dalla proprietà in eredità alla Parrocchia di Noli. La richiesta per autorizzazione rifacimento tetto formulata dal gennaio 2014, ha avuto risposta nell’aprile 2015 con l’approvazione comunale, ma soggetta alla prescrizione da parte della Soprintendenza (Arch. Andrea Canziani) di cambiare la copertura da “marsigliese” in “coppi” (una novità per Noli, dove tutti i tetti sono costruiti con tegole “marsigliesi”, in qualche raro caso con ardesia).

Ancora oggi il proprietario, la Curia Savona -Noli, non ha iniziato i lavori perchè i costi di q uesta prescrizione, per svariate ragioni, sono insostenibili. Sarà così per tutti ?

IL 12 OTTOBRE 2016

Egregio Architetto,

il 21 marzo c.a. avevo segnalato a Lei, così come al Comune di Noli, una spaccatura nelle mura di cinta del Castello di Monte Ursino, allegando la foto che Le ripropongo oggi. Mentre dal Comune non era giunta alcuna reazione, Lei si era allarmato, invitandomi ad inoltrare la segnalazione all’Arch. Lorenza Comino.

Nella seconda foto che Le allego, scattata il 30 settembre, appare la stessa spaccatura, però alleggerita dell’edera. E’ stato l’unico intervento compiuto? E se sì: in quale misura può essere considerato sufficiente ad evitare pericoli più o meno gravi di crolli? Ciò che ci preoccupa – con me, i Nolesi che amano il loro Castello – è la manifesta, colpevole indifferenza del Comune nei riguardi del più rappresentativo monumento della cittadina. Forse non è solo indifferenza, ma passiva accettazione di interessi che non sono certo quelli della popolazione.

Alla fine dello scorso mese di marzo, era stato apposto sul sentiero storico che percorre tutta la collina, un cancello o – piuttosto – un’ invalicabile, orrenda barriera di cor-ten, che impedisce non solo il passo, ma anche la vista sul proseguo a monte della passeggiata. Nessun cartello esplicativo della chiusura.

Questo “cancello” era stato aperto – in seguito – per un solo giorno, il 24 aprile, unicamente per i partecipanti della Passeggiata Dantesca. Ma il 29 luglio, per una gita serale, era stato privilegiato un altro percorso: quello che sale al Cimitero, lo contorna e arriva non dentro, ma dietro il Castello. Tutt’altra musica!

Lo storico sentiero – di cui avevano preso cura dal 2001 al 2012 i volontari di Legambiente – appare ancora in condizioni più che discrete in un filmato girato nel febbraio 2014.

E’ dunque chiaro che la strada non è stata chiusa perché inagibile! Diventerà inagibile perché è stata chiusa! E totalmente abbandonata a se stessa!

Mai, in mille anni di storia, era accaduto che si precludesse alla popolazione il passaggio in quella che si chiama: “Strada Comunale del Castello”.

Ci pare inaccettabile che un percorso di valore paesaggistico inestimabile – che si snoda fra le fasce in un mare di ulivi aprendosi con scorci improvvisi sul mare e che rende unico il Castello di Monte Ursino – sia per sempre precluso ai Nolesi, ai villeggianti, ai turisti.

Purtroppo viene compiuto quanto previsto nel “Progetto Esecutivo dei Lavori” a firma degli architetti Gabriele Lanza e Romeo Vernazza, là dove è scritto:” in corrispondenza dell’inizio del percorso [noto come sentiero del Vescovado], a valle dello stesso verrà posizionato un cancello in ferro”.

(Le allego, al riguardo, una parziale analisi di tale progetto, inviata al gruppo “Noli nel cuore” il 18/02/2015).

Pare dunque confermato coi fatti il sospetto che si intenda privatizzare il Castello e tutta la sua meravigliosa collina, ciò di cui già Le avevo scritto.

Lei sa molto meglio di me, Architetto, che sono sempre più numerosi nel nostro Paese i casi di ville, palazzi e castelli che cessano – nel silenzio e nell’indifferenza generale – di essere beni pubblici per diventare monopolio di pochi. Un esempio: la Reggia di Federico II a Siracusa.

Durante l’estate, il Castello è stato aperto per alcune serate con conversazioni dal carattere decisamente elitario, visti i temi trattati; aperto al pubblico – a pagamento -nei fine settimana, per due ore al mattino e due al pomeriggio. Ma nella struttura mancano i servizi igienici.

L’ascensore, che era stato fortemente voluto e imposto per i disabili – e in nome dei quali era stato aperto il deprecabile squarcio nel torrione – ha funzionato perfettamente fin dal giorno dell’apertura del Castello, a inizio aprile. Per tutti, ma non per i disabili, il cui accesso è tuttora impedito da una rete, solidamente assicurata con un lucchetto (lo attestano le foto allegate n. P 1060578 / 579 / 580).

Prima del “restauro” ogni tipo di carrozzella (bimbi o invalidi) poteva accedere all’interno delle mura, poiché non esistevano gradini, e sia il sentiero esterno alla cinta muraria che quello all’interno erano di lieve pendenza. Ora, l’accesso è impossibile per qualunque tipo di ruota, fosse pure motorizzata o anche soltanto per una carriola. (foto del sentiero esterno P 1060497); dentro le mura, ci si imbatte in una lunga, sinuosa scalinata costruita sull’abbattimento di almeno tre fasce.

Ci sono circa sessanta gradini – alti 22 centimetri! – per arrivare all’ascensore.

Se mi rivolgo a Lei, Architetto, è perché credo di poter contare sulla Sua benevola attenzione; non solo per la presentazione che di Lei mi aveva fatto il Presidente Giovanni Losavio, ma anche per come Lei si esprimeva nella Sua mail del 26/10/2015: “ Vedendo le realizzazioni degli ultimi anni in questa Regione (anche da parte purtroppo del nostro Ufficio – si veda Forte S.Tecla a Sanremo e Castello di Madrignano) si rimane sbalorditi. Il “recupero” dei castelli si riduce generalmente ad un recupero archeologico dei ruderi e alla sovrapposizione violenta di ascensori, scale, strutture in vetro e acciaio ecc. che danno sfogo alla presunzione di architetti frustrati e irrispettosi”.

La parola “recupero” virgolettata è quella che spesso abbiamo usato noi cittadini per definire lo scempio attuato a Noli, aggravato dalla volontà, ormai manifesta, di una sua progressiva privatizzazione.

Abbiamo cercato l’appoggio dei giornali sollecitando un articolo nelle pagine regionali; ma le tre testate più importanti (che esprimono ormai un pensiero unico) non ci hanno degnato di risposta. Evidentemente hanno deciso di stare dalla parte dei “potenti” che si gestiscono il territorio.

Credo che Lei già sappia che, col patrocinio dell’Avvocato Pietro F. Beltrametti, il 1° luglio 2015 avevamo presentato – in qualità di Nolesi o di villeggianti storici – un esposto alla Procura di Savona contro questo massacro. Però a fine agosto, come previsto, il procuratore capo, Dott. Francantonio Granero, andava in pensione e solo il 3 marzo 2016, si insediava in Procura il Dott. Sandro Ausiello, che – come Lei – proveniva da Torino. Una lunga parentesi che non ha certo giovato al regolare disbrigo delle pratiche.

Recentemente l’Avv. Beltrametti mi ha promesso di sollecitare presso il nuovo procuratore quell’incontro che non ha ancora ottenuto. Si può fare qualcosa nell’attesa che la Procura si muova?

Penso che, da “persona seria e coraggiosa” quale Lei è, la Sua battaglia quotidiana in difesa dell’Ambiente comporti un impegno durissimo, improbo, probabilmente più osteggiato che coadiuvato in una Regione che è fra le più devastate in Italia dalla corruzione e dalla cementificazione. Mi permetta, da semplice cittadina, di esprimerLe tutta la mia stima e la mia solidarietà.

Può credermi, Architetto, sono in tanti a condividere i miei sentimenti. La prego di gradire il mio cordiale saluto.

Claudia Rotta

LA RISPOSTA DELL’ARCHITETTO LUCA RINALDI

Da luglio, senza averlo chiesto…, sono stato trasferito in una delle due Soprintendenze di Milano. A Genova adesso dirigente unico è il dott. Tinè, archeologo protostorico che non so quanto sia in grado di affrontare la tutela di un territorio come la Liguria che ha poco di archeologico ma moltissime questioni aperte sul paesaggio e sul patrimonio architettonico. Ma così va il Ministero… Tinè si avvale per la parte di tutela architettonica di Roberto Leone, autore del non felicissimo “restauro” del forte Santa Tecla a Sanremo, che presenta molte analogie con il caso di Noli (lo vada a visitare)… Speriamo bene.

Ne approfitto per salutare l’amico Losavio, di cui continuo ad apprezzare l’impegno, e di cui sottoscrivo l’allarme per l’assurda norma della revisione della Conferenza di Servizi, che ci darà un sacco di grattacapi. Ma ormai le Soprintendenze sono su un binario morto, cordiali saluti,

arch.Luca Rinaldi

Soprintendente Archeologia Belle Arti Paesaggio delle Province di Como, Lecco, Monza Brianza, Pavia, Sondrio, Varese.

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