Non c’è settimana che i mass media non diano notizia della chiusura di attività commerciali. E i più penalizzati sono i negozi del vicinato. Si salvano alcuni centri storici. Ma quale futuro?
di Luciano Corrado

Abbiamo dato la parola a chi ha fatto per suo lavoro un vero e proprio motivo di devozione. Paolo Fiori può vantare, senza timore di smentite, un guinness nazionale. Si proprio nazionale che meriterebbe di essere raccontato non solo a livello locale. Ha fatto del suo mestiere, ereditato dai nonni, una ragione di vita. Al punto che non se ne fa neppure un vanto rimanere dietro il banco di vendita 365 giorni l’anno, 18 ore al giorno. Ha superato un traguardo persino rispetto ad attività ‘straniere’, gli asiatici abituati a restare sempre aperti, ma tutti con qualche giorno di chiusura.
Paolo Fiori parla da loanese con l’orgoglio di essere un cittadino, un commerciante alla ‘vecchia maniera’. Il rapporto con il cliente è sacro. L’onestà prima di tutto. Il sacrificio è una sua costante e non serve lamentarsi. Semmai saper vincere la concorrenza. Per Paolo chi ha il dovere deve governare il territorio con il pugno di ferro. C’è il nodo dell’invasione dei supermercati, dell’e commerce e soprattutto l’espandersi a macchia d’olio, ovvero non è più un fenomeno isolato, di negozi ad opera di cittadini extra europei. Molti si chiedono, senza poter dare una risposta plausibile, come riescono a far fronte al caro affitti, alle spese, alla tassazione, mentre i nostri connazionale si sono arresi. Per Paolo Fiori “si percepisce un doppio binario che penalizza i commercianti onesti e concede troppa tolleranza ad altre realtà”.
Tra i tanti argomenti affrontati, il commerciate made in Loano, rivela che gli è stato chiesto più volte di entrare in una lista, persino porsi alla guida come candidato sindaco. Non è in ballo o meno la modestia. Semmai “devo concentrare ogni energia sulla mia attività commerciale che non significa però disimpegno o indifferenza. Continuerò a far sentire la mia voce“.
INTERVISTA A PAOLO FIORI DI LUCIANO CORRADO
Paolo Fiori, si presenti.
Ho 51 anni, nato a Loano, la mia città natale che amo profondamente, e credo nel valore del lavoro e del fare. Mi definisco un commerciante “di una volta”, di quelli che mettono ancora la faccia in quello che fanno e per cui la parola data e una stretta di mano valgono più di mille scartoffie, anche se ho saputo far evolvere l’attività per stare al passo con i tempi. Mi considero una persona onesta, precisa e un grande semplificatore: detesto i lacci e lacciuoli della burocrazia che bloccano chi vuole darsi da fare e preferisco sempre la concretezza delle azioni alle parole. Per me il commercio è prima di tutto rispetto e una presenza quotidiana al servizio della mia clientela, con la quale mi piace instaurare e coltivare un vero rapporto di amicizia.
Qual è la tradizione del suo ramo familiare?
Siamo una famiglia di storici commercianti cresciuti con il valore dell’onestà, il senso del dovere e la cultura del vero commercio di una volta. Per noi l’attività è una tradizione che si tramanda con orgoglio, fondata sul rispetto delle nostre radici, sul sacrificio quotidiano e sulla fiducia guadagnata ogni giorno sul campo.
Ci racconta come nasce e come si sviluppa oggi la vostra attività commerciale?
La nostra attività è nata sulla via Aurelia a Loano nel 1955 grazie ai miei nonni, che hanno gettato le basi di un vero pezzo di storia della città. Nel 1994 ho preso in mano il testimone di questo storico negozio: chi mi conosce sa che per me è una missione quotidiana, tant’è che alzo la serranda 365 giorni all’anno, lavorando per ben 18 ore al giorno nel settore dell’agricoltura, del giardinaggio e delle piantine da orto, a cui affianco la vendita di vasi di piante fiorite prodotte principalmente da agricoltori albenganesi. Siamo storici lavoratori e la nostra presenza si è estesa nel tempo: siamo infatti presenti come attività commerciale con un negozio anche a Savona fin dagli anni ’70, una realtà avviata prima da mio padre e portata avanti ultimamente da mio fratello.
Cosa significa essere innamorati del proprio lavoro? Qual è la prima soddisfazione? E invece una possibile amarezza?
Essere innamorati del proprio lavoro significa non guardare l’orologio, accettare i sacrifici con il sorriso e considerare la propria attività come una seconda casa. La mia prima, vera soddisfazione è il legame con le persone: vedere un cliente che torna dopo anni, stringergli la mano e sapere che tra noi c’è un rapporto di stima e amicizia che va oltre la semplice vendita. L’amarezza più grande, invece, arriva quando vedi che la passione, l’onestà e i ritmi spossanti di chi alza la serranda ogni giorno devono scontrarsi con i muri della burocrazia o con la mancanza di tutele per il piccolo commercio tradizionale, che è il vero motore del nostro territorio.
5) Si è fatto un’idea del motivo per cui stanno scomparendo, uno dopo l’altro, i negozi di vicinato, ma soprattutto sono in estinzione le attività commerciali gestite dai ‘veri’ loanesi, di ceppo loanese? Conosce qualche nome?
I motivi sono sotto gli occhi di tutti: i negozi di vicinato stanno scomparendo schiacciati da una parte dalla grande distribuzione e dall’e-commerce, e dall’altra da una burocrazia asfissiante e da costi fissi che non premiano chi rischia in proprio. Ma per noi loanesi di ceppo c’è un’amarezza in più: l’estinzione delle nostre attività storiche è dovuta anche a un cambio generazionale difficile e alla perdita di quella cultura del sacrificio che una volta si tramandava di padre in figlio. Gestire un negozio così richiede una devozione totale, non tutti oggi sono disposti a fare certe rinunce. Certo che ricordo i nomi, sono i pilastri su cui è cresciuta la Loano commerciale. Penso a realtà storiche come l’Ortofrutta “Fegin”, il Pastificio Bussone, la Gelateria Gelmo, la Ferramenta Montaldo, il Bar Nelson o la Gastronomia Canale. Quando abbassa la serranda una di queste attività, non chiude solo un negozio: si spegne un pezzo dell’anima, dell’identità e della tradizione della nostra città.
6) Che idea si è fatto della continua invasione di attività gestite soprattutto da extracomunitari? L’inizio con le bancarelle dei mercati settimanali, poi i bazar, i negozi di ortofrutta e ora bar e pizzerie. Quali possono essere le soluzioni?
La mia idea è molto chiara: assistiamo allo snaturamento del nostro tessuto commerciale e identitario per mancanza di programmazione e controlli. Chi fa impresa qui deve rispettare le stesse regole, la stessa burocrazia e le stesse tasse a cui siamo sottoposti noi italiani. Troppo spesso si percepisce un doppio binario che penalizza i commercianti onesti e concede troppa tolleranza ad altre realtà. L’amministrazione comunale in questi anni è stata decisamente troppo morbida e poco incisiva: serve il coraggio politico di governare il territorio con il pugno di ferro, non di subirlo passivamente.
Per invertire la rotta, il Comune deve attuare soluzioni immediate e senza sconti:
- Obbligo di certificazione della lingua italiana: Introdurre nei regolamenti comunali il superamento tassativo di un esame di lingua italiana per i titolari e per tutto il personale a contatto con il pubblico, come requisito essenziale per l’apertura e il mantenimento della licenza commerciale.
- Controlli di filiera e provenienza dei capitali: Attivare verifiche sistematiche e incrociate, in sinergia con la Guardia di Finanza, per monitorare l’origine dei capitali dietro le repentine aperture di bazar e attività di ristorazione, contrastando i fenomeni di “apri e chiudi” nati solo per eludere il fisco.
- Quote di salvaguardia e sanzioni di decoro: Stabilire un tetto massimo (quote di salvaguardia) per le attività merceologiche non legate alla nostra tradizione italiana e imporre severi vincoli estetici su insegne, vetrine e merci esposte, sanzionando duramente chi degrada l’immagine del nostro paese.
- Incentivi a chi valorizza la loanesità: Premiare fiscalmente, attraverso riduzioni concrete sulla Tari e sul suolo pubblico, chi sceglie di investire sul commercio di vicinato tradizionale e sulla filiera corta dei produttori del nostro territorio.
Sull’aspetto commerciale, cosa distingue, eventualmente, Loano da altre città della nostra Riviera?
Loano ha una marcia in più grazie a una combinazione unica di struttura urbana e microclima. Dal punto di vista commerciale, la nostra vera forza è la continuità e la linearità del centro storico: i tipici “carugi de Loano” formano un vero e proprio centro commerciale all’aperto, comodo, accogliente e che si sviluppa in modo fluido, integrandosi perfettamente con l’attrattiva del nostro porto turistico. A valorizzare tutto questo c’è la nostra posizione geografica unica: siamo protetti dal Monte Carmo, che con i suoi 1389 metri blocca i venti freddi di tramontana regalandoci un clima straordinario. Non a caso Loano è storicamente soprannominata l’“Isola del Ponente”. Dobbiamo fare in modo, sfruttando questa risorsa e mettendo in campo idee nuove, di attirare un vero turismo destagionalizzato, offrendo al commercio di vicinato un potenziale enorme che va difeso ed espresso al massimo.
8) Lei è un personaggio popolare non solo a Loano, dove può contare su centinaia di persone che l’ammirano e l’apprezzano per l’esempio di sacrificio sul lavoro. Ha mai pensato che con la sua rettitudine, l’esperienza, la conoscenza di molte realtà locali, dovrebbe far parte del consiglio comunale?
Ringrazio per gli apprezzamenti, per me è il riconoscimento più grande. È vero, in questi anni ho ricevuto molte proposte da diverse formazioni politiche e mi è stato chiesto pure di guidare una lista come candidato sindaco. Tuttavia, la mia coscienza e il mio senso del dovere mi impongono una priorità assoluta: oggi devo concentrare ogni energia sulla mia attività commerciale e sul rispetto quotidiano verso i miei clienti, che per me vengono prima di tutto. Fare politica è una cosa seria, una missione che richiede una dedizione totale che al momento non potrei garantire con i ritmi della mia azienda. Questo però non significa disimpegno o indifferenza: non perdo mai d’occhio le sorti e i problemi della mia amata città natale. Da libero cittadino e da commerciante, continuerò a far sentire la mia voce, stimolando e incalzando con fermezza le amministrazioni comunali affinché affrontino con concretezza e pragmatismo i bisogni reali di Loano. L’amore per la propria patria, d’altronde, si dimostra sul campo: il bene comune si difende anche facendo bene il proprio dovere quotidiano dietro al proprio bancone.
9) Cosa prevede, quasi da indovino, per le future generazioni di Loano? Un ambiente socio-economico migliore rispetto ai nostri giorni? I giovani eviteranno di emigrare?
Io non faccio l’indovino, ma credo fermamente nelle ‘leggi’ della storia e della nostra terra: dopo ogni periodo di appiattimento, c’è sempre un risveglio delle coscienze. Ho enormi aspettative per i giovani loanesi. Prevedo che le future generazioni rifiuteranno l’idea di essere costrette a emigrare per realizzarsi, perché riscopriranno l’orgoglio delle proprie radici, ritrovando la bussola in quei valori cristiani che sono il fondamento della nostra civiltà occidentale: la centralità della persona, la cultura della responsabilità individuale e la dignità del lavoro libero e indipendente. Le scorciatoie e i modelli di finto assistenzialismo mostreranno la corda, e si tornerà a premiare il merito, il talento e lo spirito d’impresa che ha sempre contraddistinto la nostra gente. Se sapremo proteggere il nostro mercato dalle invasioni commerciali sleali e liberare le energie migliori dai lacci e lacciuoli dell’oppressione burocratica e fiscale, costruiremo per i nostri giovani un ambiente socioeconomico nettamente migliore di quello attuale. I giovani non dovranno più scappare: saranno loro, con il lavoro, la libera iniziativa e la fierezza del nostro ceppo, a riprendersi Loano e a farne un faro di prosperità e tradizione in tutta la Riviera.
10) Qual è il punto di forza, se esiste, di Loano rispetto ad altre località turistiche?
La nostra unicità sta nell’essere un’isola climatica baciata dalla natura, con un porto moderno e un centro storico lineare che formano un centro commerciale all’aperto perfetto. Tuttavia, questa fortuna geografica e strutturale non basta a se stessa: è l’amministrazione comunale che dovrebbe finalmente approfittare di una situazione così favorevole, agendo con molta più incisività e coraggio per far decollare una vera destagionalizzazione del turismo che porti ricchezza tutto l’anno.
11) Cosa è rimasto, sulla base delle sue conoscenze sul campo, dell’attività agricola di Loano? Ovvero quali produzioni? Per quante famiglie è unica fonte di reddito?
La realtà che osservo ogni giorno sul campo è preoccupante: assistiamo a una diminuzione costante dell’attività agricola tradizionale. La coltivazione dei nostri storici prodotti tipici — come il pomodoro cuore di bue d’Albenga, l’asparago violetto e il carciofo spinoso — sta progressivamente cedendo il passo. Il problema principale è un ricambio generazionale drammatico, fermo a un rapporto di circa 1 a 3: per ogni tre anziani che smettono, solo un giovane subentra. Questa carenza di braccia e il peso dei costi hanno costretto molte aziende a cambiare strategia per sopravvivere. Alcune realtà storiche che producevano ortaggi hanno convertito i terreni al verde ornamentale da reciso, che richiede meno manodopera. Altre, seguendo una tendenza che da decenni caratterizza in particolare la piana ingauna, si sono riconvertite sulla produzione di aromatiche in vaso. Di conseguenza, le famiglie per cui la terra rappresenta l’unica e vera fonte di reddito si sono ridotte al lumicino. Stiamo perdendo un patrimonio di biodiversità e saperi che andrebbe invece difeso con le unghie e con i denti, perché la terra è la nostra prima, vera ricchezza originale.
12) Per Loano perdere la stazione in centro ha più aspetti negativi o positivi? C’è chi propone il raddoppio sotterraneo. A suo avviso ci sono più vantaggi o danni?
Del raddoppio ferroviario a monte e dello spostamento sotterraneo ne sento parlare da quando avevo 10 anni: a forza di rincorrere sogni faraonici, abbiamo perso quarant’anni senza fare nulla. La mia posizione è netta: levare la stazione dal centro sarebbe un danno enorme per l’economia cittadina, per i loanesi e soprattutto per il turismo di prossimità. Una stazione centrale permette alle persone di scendere dal treno e trovarsi subito nei nostri negozi e sul lungomare, senza dipendere da navette o mezzi pubblici. Sradicarla significa isolare Loano. Anziché spendere cifre astronomiche per cantieri infiniti che rischiano di sventrare l’entroterra, la vera soluzione è la concretezza. Sarebbero infinitamente più utili tre nuovi sottopassi carrabili e pedonali nei punti nevralgici della città, per eliminare finalmente le code ai passaggi a livello e ricucire la viabilità tra la zona a monte e la marina. Accanto a questo, serve investire subito sul decoro, sulla sicurezza della stazione attuale e sull’insonorizzazione della linea con barriere moderne e integrate nel paesaggio. La politica deve smetterla di inseguire progetti irrealizzabili e iniziare a fare le opere utili che i cittadini aspettano da decenni.
Luciano Corrado
