Due leader politici, uno assai più dell’altro, che “scendono in ring” sfidanti a “colpi bassi”. Claudio Scajola e Ivan Bracco. Il primo già Dc convertitosi al capezzale di Berlusconi e arrecando un ‘grande dispiacere” (‘non me lo sarei mai aspettato questo tradimento’ dichiarò il testimone di nozze Paolo Emilio Taviani).
Il secondo da funzionario di Polizia di Stato ad esponente imperiese del Pd, sconfitto dalle urne a candidato sindaco, ma non dalla resilienza anti-dominio scajolano.

LA REPLICA DI BRACCO – Sindaco pro tempore, ho letto la Sua missiva e, sebbene Lei parli di «profonda amarezza», ritengo che la vera amarezza appartenga ai cittadini di Imperia, costretti ancora una volta a vedere le Istituzioni Repubblicane trattate come un palcoscenico privato a uso e consumo della Sua persona. Lei pretende di dare patenti di «amore per la città» e di dettare i tempi della politica e dell’unità nazionale. Tuttavia, la Sua storia parla per Lei. La memoria storica non si cancella con una nota di condanna.
È la Sua intera parabola pubblica a essere contraddistinta da una profonda e sistematica mancanza di rispetto per le istituzioni democratiche e per le regole dello Stato:
Per quanto riguarda i fatti del G8 di Genova (2001), la Sua concezione della gestione dell’ordine pubblico e delle grandi assise istituzionali ha radici lontane e drammatiche. Lei era il Ministro dell’Interno durante il G8 di Genova del 2001, una delle pagine più buie della storia della nostra Repubblica, segnata da una gestione fallimentare, dalle violenze brutali della scuola Diaz e dalle torture della caserma di Bolzaneto. Già allora il Suo nome rimase indissolubilmente legato a una gestione verticistica e opaca delle istituzioni dello Stato.
In merito al cinismo del caso Biagi, nel 2002 fu costretto a dimettersi da Ministro dell’Interno dopo aver revocato la scorta al giuslavorista Marco Biagi — poi tragicamente assassinato dalle Nuove Brigate Rosse — liquidando successivamente la memoria di un servitore dello Stato con espressioni di inaudito e inaccettabile cinismo: «Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza».
Sul fronte dello sdegno di Civitavecchia (2008), un simile cinismo è stato replicato alla centrale di Civitavecchia quando, parlando dei cantieri per il nucleare, liquidò le morti bianche avvenute durante i lavori con la raggelante frase: «I pochi che ancora non hanno capito, capiranno. Eccola, dopo qualche vita umana…», scatenando una durissima ondata di indignazione nazionale per la totale mancanza di rispetto verso la memoria dei lavoratori.
Non si dimentica nemmeno la propaganda post-11 settembre e la Sua propensione al protagonismo mediatico all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, quando cercò di attribuire alla Sua gestione la cattura di presunti terroristi pakistani; un annuncio clamoroso che si rivelò privo di riscontri investigativi e finalizzato solo a raccogliere facile consenso politico sulla scia dell’emotività generale.
Infine, pesano le ombre giudiziarie e le condanne: i cittadini non dimenticano lo scandalo dell’appartamento con vista Colosseo, vicenda conclusasi solo per prescrizione del reato di finanziamento illecito. Né tantomeno si può ignorare la Sua condanna definitiva a due anni di reclusione per procurata inosservanza della pena, emessa per aver favorito la latitanza a Dubai dell’ex parlamentare Amedeo Matacena, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Fino ad arrivare alle indagini più recenti che La vedono coinvolta per falso e indebita percezione di erogazioni pubbliche in merito ai fondi PNRR per il biodigestore di Taggia.
Con questo bagaglio storico ed etico, Lei ha preteso di gestire la visita del Capo dello Stato a Imperia come se fosse il padrone assoluto del territorio.
Veniamo ai fatti oggettivi che smentiscono la Sua ricostruzione:
La verità sugli inviti e la Sua firma dimostra che è inutile nascondersi dietro il paravento del cerimoniale UPI nel tentativo di scaricare la colpa su altri. La realtà è smentita clamorosamente dal testo stesso del cartoncino d’invito, che porta in calce, in modo inequivocabile, la Sua sola e unica firma come Presidente.
Nel testo ufficiale inviato alle autorità non compare alcuna menzione, sigla o riferimento all’UPI come mittente o co-organizzatore. L’intestazione recita unicamente «Provincia di Imperia» ed è Lei, Claudio Scajola, ad avere «il piacere di invitare» gli ospiti sotto la Sua esclusiva e diretta responsabilità.
A questo si aggiunge l’epurazione scientifica delle opposizioni: ha invitato l’intero corpo dei dirigenti comunali, buona parte di quelli provinciali e i suoi parenti stretti. Di contro, ha deliberatamente escluso i rappresentanti politici delle minoranze consiliari, tanto di centro-sinistra quanto di destra.
Sostenerne il coinvolgimento citando l’invito alle consigliere Bellotti e Amoretti è solo uno specchietto per le allodole e una farsa istituzionale. La consigliera Amoretti è stata eletta alla vicepresidenza del Consiglio con i voti determinanti della Sua stessa maggioranza, e pertanto non rappresenta in quella veste le opposizioni.
A conferma di questa preoccupante deriva e del disprezzo per il pluralismo democratico, si aggiunge il fatto grave delle Sue recenti dichiarazioni rese direttamente in Consiglio comunale. Esprimere apertamente la volontà di ridurre i tempi di discussione riservati alle opposizioni costituisce un attacco diretto alle prerogative dei consiglieri di minoranza e al diritto dei cittadini di essere rappresentati. Un tentativo inaccettabile di imbavagliare il dibattito e di trasformare l’aula consiliare in un luogo di pura ratifica delle Sue decisioni, calpestando la dialettica democratica.
Si è assistito inoltre al disprezzo del cerimoniale a teatro: l’organizzazione dei posti al Teatro Cavour ha calpestato ogni regola di rispetto istituzionale. Le prime file sono state blindate per i membri della Sua Giunta e per i Suoi parenti stretti, relegando i Sindaci della provincia nelle file retrostanti. Perfino numerosi consiglieri della Sua, sia pur medesima maggioranza, sono stati esclusi per fare spazio alla Sua corte personale.
Infine, eviti di lanciare falsi appelli all’unità e alla collaborazione istituzionale. La Sua è una pura ipocrisia di facciata, la verità è che il sottoscritto ha promosso per ben tre volte tentativi concreti e ufficiali per avviare un dialogo politico serio, costruttivo e nell’interesse della nostra città. Tentativi che Lei, puntualmente e con arroganza, ha sempre rifiutato, preferendo lo scontro e la chiusura totale.
Pertanto, eviti di dire falsità e di accampare scuse per coprire il Suo isolamento e la Sua gestione padronale.
La verità è che Lei ha strumentalizzato la figura del Presidente della Repubblica, trasformando un momento che doveva essere di alta unità nazionale in uno spot propagandistico per la Sua immagine.
La contestazione di queste storture non è «astio», ma un dovere democratico a cui non intendo sottrarmi. Chi ha una storia politica segnata da simili precedenti e rifiuta sistematicamente il confronto non è minimamente nella posizione di dare lezioni di stile istituzionale o di moralità a nessuno.
Ciò premesso, per l’ennesima volta e pubblicamente, rinnovo la mia totale e incondizionata disponibilità a un confronto politico pubblico, aperto e trasparente sui problemi reali di Imperia.
I cittadini hanno il diritto di assistere a un dialogo democratico e non alla solita gestione unilaterale del potere.
La proposta è sul tavolo, come lo è sempre stata: spetta a Lei dimostrare se possiede il coraggio istituzionale di accettarla o se preferirà, ancora una volta, trincerarsi dietro il Suo ostinato rifiuto”.
2/Il sindaco di Imperia Claudio Scajola replica al consigliere del PD Ivan Bracco, che nei giorni scorsi aveva denunciato l’esclusione dei capigruppo e dei consiglieri di minoranza dall’inaugurazione dell’Assemblea nazionale dell’Unione delle Province d’Italia, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nel merito, il sindaco chiarisce che l’Assemblea nazionale dell’UPI e non del Comune. Scajola spiega di aver invitato tre membri della maggioranza e due della minoranza.

Per la maggioranza sono stati scelti i tre capigruppo Luca Volpe, Andrea Landolfi e Giuseppe Lazzarini. Per l’opposizione, invece, due esponenti di ruoli istituzionali: la vicepresidente del Consiglio comunale Laura Amoretti e la presidente della Commissione Affari istituzionali Deborah Bellotti.
“Ho letto con profonda amarezza la polemica che Lei ha sollevato – scrive il sindaco Claudio Scajola – in occasione della recente visita del Capo dello Stato e con sconcerto il fatto che Lei abbia fatto questa polemica prima ancora che il Presidente della Repubblica prendesse la parola al Teatro Cavour.
Evidentemente, Lei ha ritenuto le Sue parole più importanti di quelle del Capo dello Stato e la Sua voglia di polemizzare più preziosa di una giornata bella e storica per l’intera città.
Se da un lato questa vicenda mi ha molto amareggiato, dall’altro mi rallegra aver ricevuto in queste ore moltissimi messaggi di gioia per l’evento e altrettanti di biasimo per un comportamento, il Suo, tanto pieno di astio e tanto povero di amore per la città. Alcuni di questi mi sono giunti anche da personalità storiche della sinistra, che hanno trovato in questa Sua uscita qualcosa di estremamente lontano dalla loro tradizione e dalla loro cultura.
Veniamo ai fatti. L’Assemblea nazionale dell’UPI è, come si evince in maniera elementare dal nome stesso, un evento dell’UPI e non del Comune, con un cerimoniale proprio, che evidentemente Lei non conosce.
Oltre alla rappresentanza comunale da questo prevista, cioè il presidente del Consiglio Comunale e i membri della Giunta, ho invitato, in proporzione democratica alla rappresentanza consiliare, tre membri della maggioranza e due della minoranza, individuati i primi nei tre capigruppo e i secondi negli esponenti di ruoli istituzionali appartenenti all’opposizione: la vicepresidente del Consiglio Comunale, Laura Amoretti, e la presidente della Commissione Affari istituzionali, Deborah Bellotti.
Come si vede, nei limiti delle possibilità organizzative del Comune, vi è stata la volontà di coinvolgere quanto più possibile.
D’altronde, non è mio costume agire come Lei sostiene. Come ben ricorderà, per la visita del Presidente della Repubblica programmata a Imperia due anni fa, poi annullata per le gravi ragioni che conosciamo, furono invitati tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, trattandosi di un evento organizzato in quel caso direttamente dal Comune, a differenza di quest’ultimo appuntamento.
E Lei stesso potrà testimoniare di essere sempre stato invitato alle iniziative dell’Amministrazione, fossero di natura istituzionale, culturale o sociale, sebbene raramente Lei abbia deciso di prendervi parte.
Quanto al cerimoniale, basta riascoltare gli interventi pubblici dei partecipanti all’Assemblea, provenienti da ogni parte d’Italia e di ogni estrazione politica, che hanno lodato spontaneamente, senza che ciò fosse dovuto, l’ospitalità e l’organizzazione della città.
Questo fa piacere a me, ma dovrebbe far piacere all’intera comunità, perché è stata tutta Imperia a fare bella figura.
Non mi dilungo oltre, poiché i fatti mi sembrano chiarissimi e solo un’interpretazione malevola potrebbe attribuire loro un significato diverso.
Credo che esista un tempo per la polemica politica, giusta e legittima, e un tempo per l’unità. La visita del Capo dello Stato, per sua stessa definizione, dovrebbe appartenere al secondo”.
