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Liguria e Basso Piemonte

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Liguria, chi protesta in piazza. E le città ricche “escluse” dall’allarme sociale?


La protesta di chi scende in piazza e partecipa ai cortei e chi sceglie il silenzio (colletti bianchi e maggioranza silenziosa?).

Carovita e disuguaglianze in crescendo. Affitti che divorano i redditi, salari da fame e fermi da decenni mentre i profitti crescono per una minoranza. Eppure lungo la nostra riviera, se si esclude Savona e Imperia, tutto tace. C’è una motivazione? Non sono i senza voce?

Aumenta la precarietà e sfruttamento. A tutto questo disagio sociale si risponde con politiche pubbliche in aiuto a chi ha difficoltà a trovare casa in. Poi c’è il diritto allo studio. Quanti sono le famiglie che hanno difficoltà a sostenere le spese per i figli/e all’Università? Non parliamo della salute, ormai si cura chi può mettere mano al portafogli. A tutte queste realtà non si risponde con i blindati e la militarizzazione. Semmai con il dialogo e politiche di concreto sostegno. 

Il governo ha stanziato un voucher sanitario da 300 euro da utilizzare per visite mediche, farmaci e spese sanitarie non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. Quanto costa andare una sola volta dal dentista? Il provvedimento della Finaziaria 2027 è riservato alle persone con più di 75 anni con un reddito da pensione fino a 28.000 euro annui (platea stimata di circa 5,5 milioni di persone).

La Manovra 2027 prevede un salvadanaio previdenziale per ogni nuovo nato, aperto presso l’Inps, con un contributo pubblico di 100 euro all’anno fino al 18esimo anno di età. L’obiettivo della misura dovrebbe essere quello di incentivare i giovani a costruirsi una pensione di scorta fin dai primi anni di vita, considerando che quella pubblica è destinata inesorabilmente a ridursi con il metodo contributivo a pieno regime dal 2035.

C’è stata l’approvazione dell’ottavo decreto sicurezza  (record nella storia della Repubblica) che forze politiche e culturali ritengono repressivo da parte del  Governo Meloni, specificamente dedicato ai giovani, ai minorenni e a coloro che intendono stigmatizzare come “maranza”, il fallimento delle scelte governative messe in atto in questi quattro anni e mezzo.

Un’intera generazione è scesa in piazza nonostante la paura e la stigmatizzazione, rivendicando politiche contro il carovita e contro la guerra (su questo fronte  il primo posto in assoluto va assegnato al Papa statunitense che in ogni suo intervento invoca la pace). C’è un paese disunito e un tentativo delle destre di atomizzare le lotte? Non giustifichiamo i danneggiamenti né l’assalto a un autobus di linea, ai negozi ed attività commerciali in genere e non si può sottovalutare la paura che hanno generato.

Ma ridurre tutto solo alle vetrine rotte, e alla necessità dell’ennesima stretta repressiva, significa voler evitare scientificamente di affrontare davvero il carovita e la crisi sociale che attraversa il Paese. Significa non dare risposte a nessuno: non a chi era in piazza per rivendicare un futuro, a chi si è frapposto a mani alzate tra polizia e manifestanti durante le cariche, a chi dalle finestre incoraggiava ragazzi e ragazze a farsi sentire.

Perché la pressione sociale che è esplosa qualcuno l’ha costruita. Da anni la risposta della destra al governo al disagio sociale non è una casa in più, è un reato in più: decreti sicurezza, nuove fattispecie penali, fino alla proposta aberrante ampliare le carceri per adulti come soluzione per i minorenni che compiono reato. Si lasciano correre gli affitti, si tagliano i servizi e il welfare, si stringe il cappio sulla scuola pubblica, si continuano a negare i diritti di cittadinanza a migliaia di giovani, si alimenta il razzismo e l’odio attraverso i discorsi pubblici e gli atti istituzionali e poi ci si indigna quando la corda si spezza, magari soffiando pure su un conflitto tra generazioni anziché lavorare per la coesione sociale.

Allora le domande le facciamo noi, a chi governa a Roma: quale misura avete messo in campo per abbassare un affitto? Quanti alloggi pubblici avete finanziato? Quanto avete investito in scuola e servizi di quartiere? Finché l’unica risposta a una generazione senza casa e senza tutele sarà una cella in più, quella pressione continuerà a salire.

Veniamo al punto centrale: l’uso della forza. A chi chiede la militarizzazione per rispondere al conflitto sociale non solo che è completamente inefficace, come si può vedere nella settimana degli ennesimi decreti sicurezza

La degenerazione in piazza, le denunce di giornalisti colpiti mentre svolgevano il loro lavoro o i video che mostrano ragazzi colpiti a braccia alzate, l’uso indiscriminato di lacrimogeni in città in cui una donna ha perso l’occhio proprio a causa di un lacrimogeno lanciato ad altezza uomo, idranti contro l’ambulanza, infine le immagini di un ragazzo tenuto a terra fino a stare male impongono una domanda semplice: cosa è successo, questo è “uso proporzionato della forza”?

La verità non è un favore che si fa a una parte: è la misura dello Stato di diritto, e vale sempre e per tutti.

2/PCI: OGGI IN PIAZZA, IN LIGURIA COME IN TUTTO IL PAESE, PER UN PAESE CHE INVESTA SULLA VITA DELLE PERSONE
Oggi a Genova, alla Spezia, nelle piazze liguri come in tutto il Paese per sostenere lo sciopero generale, per portare nelle piazze la voce di chi lavora, di chi cerca un lavoro, di chi ha una pensione insufficiente per vivere dignitosamente, dei giovani ai quali viene negato un futuro.
Non possiamo più accettare un Paese nel quale i salari perdono potere d’acquisto, il costo della vita aumenta, le pensioni non bastano, la sanità pubblica viene impoverita e l’istruzione viene sacrificata. Un Paese nel quale lavoratrici e lavoratori sono chiamati continuamente a fare sacrifici, mentre le grandi ricchezze continuano a concentrarsi nelle mani di pochi.
Il problema non è che mancano le risorse. Il problema è come vengono utilizzate e quali interessi vengono messi al primo posto.
Mentre milioni di persone faticano ad arrivare alla fine del mese, si trovano risorse per aumentare le spese militari, acquistare nuovi armamenti e alimentare una corsa al riarmo che ci allontana dalla pace e sottrae risorse ai bisogni reali della popolazione.
Noi diciamo con chiarezza: quelle risorse devono essere destinate al lavoro, ai salari, alle pensioni, alla sanità, alla scuola, ai trasporti pubblici e alla casa.
Non accettiamo che si dica che non ci sono soldi per assumere medici e infermieri, per garantire servizi efficienti, per sostenere le famiglie e combattere la povertà, mentre la spesa militare viene considerata una priorità.
Non vogliamo un Paese che investe nella guerra e risparmia sui diritti. Vogliamo un Paese che investe nella vita delle persone.
Come PCI siamo in campo per costruire, assieme alla parte migliore del Paese che era oggi con noi nelle tante manifestazioni, una reale, fondamentale, necessaria alternativa a centrodestra e centrosinistra, due facce di una stessa medaglia.
Matteo Bellegoni- PARTITO COMUNISTA ITALIANO- Segreteria nazionale- Segretario regionale Liguria
2/LA PROTESTA A IMPERIA –
3/IN PIAZZA A SAVONA 

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