La triste fine dell’acqua di Pietra… “L’ēgua da Pria”. Aveva la fama, nei secoli passati, di essere la più buona acqua della nostra Riviera.
di Mario Carrara*

Mia nonna, classe 1894, raccontava che uno dei motivi per cui i primi “bagnanti” sceglievano Pietra Ligure era proprio la eccellente qualità dell’acqua. E, uno dei motivi che incoraggiò i “Pii Istituti ospedalieri Santa Corona-Milano” a comprare le casette, che erano state costruite per i dipendenti del cantiere, al fine di trasformarle in un suo “avamposto” sanitario in Liguria, fu proprio l’acqua potabile: tanta e buonissima.
E Pietra Ligure, negli anni, ha consolidato questa “fama” meritata. Nel corso del tempo, la qualità e l’abbondanza dell’acqua, hanno rappresentato un punto fermo e garantito per l’offerta turistica della città. Mentre altrove tante località “arrancavano” e dovevano fare i conti con penuria d’acqua soprattutto all’apice della stagione estiva e crescenti dosi della salinità, a Pietra Ligure l’acqua non è mai mancata. Negli anni ‘80, i pozzi artesiani più antichi, posti nella zona di via Bixio, al Soccorso, che “pescavano” a 33 metri di profondità, in seguito a estesi periodi di siccità, cominciarono a dare segni di probabile infiltrazione della salinità. Continuare a pompare a lungo andare ed intensivamente in quegli stessi siti sarebbe equivalso a garantire l’entrata dell’acqua salata nella falda. Così si decise di ricercare l’acqua potabile scavando pozzi “più a monte”.
Ne furono scavati diversi, che confermarono quella che era la convinzione dei vecchi di Pietra Ligure, secondo la quale nel sottosuolo della pianura di Pietra- quella che verrebbe sacrificata con la stazione ferroviaria a monte– ci sarebbe stato un vero lago d’acqua. I pozzi furono scavati ad una profondità quasi doppia rispetto ai precedenti: 64 metri. E l’acqua fu trovata in abbondanza.
Nel corso degli anni ecco, grosso modo, i pozzi artesiani che furono scavati e che risultano pienamente attivi a Pietra Ligure: 1) Uno nei pressi di piazza Nenni, sotto via Morelli. 2) Due, distaccati l’uno dall’altro, nei pressi del campetto di calcio in via Nazario Sauro. 3) Uno dalla parte del Rio Scalincio, verso Giustenice (nei pressi di una rivendita di materiali edili. 4) Un altro, sempre nel Rio Scalincio, davanti alla rivendita di materiale idraulico. Come si vede: tre pozzi che gravitano nell’ambito del Torrente Maremola e due sul Torrente Scalincio.
Ora che è successo? Che, ottemperando ed applicando nuove direttive dell’Europa per una maggior tutela della salute umana, in seguito ai continui aggiornamenti degli studi scientifici, col decreto legisl.18/2023, in Italia sono stati abbassati i limiti di tolleranza di particelle di composizione plastico/chimica, chiamati PFAS. Quindi, se “prima” la tollerabilità era considerata accettabile entro determinati livelli di presenza di queste particelle nell’acqua, questi livelli di tollerabilità sono stati abbassati e molte acque si sono rivelate contaminate.
Ora, il problema per Pietra Ligure e Borgio è questo: siccome queste particelle PFAS sono di origine industriale, prodotte in seguito a particolari lavorazioni, come è possibile che vi sia stata la “contaminazione” delle acque se MAI ci sono state in passato attività industriali “a monte” dei pozzi? E qui, la risposta che dà la stragrande parte dell’opinione pubblica è nell’additare le discariche nelle colline sovrastanti come le responsabili dell’inquinamento in corso. Esse, in passato, furono oggetto di furiose polemiche e perfino più che sospetti di interramenti non regolari di rifiuti nel loro sottosuolo. Gli archivi stampa (allora solo cartacei) testimoniano.
Anziani cacciatori, proprio stamattina, 15 Ottobre 2026, ci confermavano l’esistenza di “percolati” nerastri e maleodoranti che fuoriuscivano dal terreno sotto alla discarica di Magliolo per finire nel torrente sottostante. Stessa cosa sul monte Grosso dal lato di Borgio Verezzi, sotto al piazzale dove alla fine degli anni ‘70 esisteva un attività di “trattamento” di certi prodotti. Se fosse così, non sarebbe il caso che si facessero dei controlli approfonditi e rigorosi? Cosa c’è effettivamente sotto quelle discariche?
Anche perché se qualche verità sussistesse, ci troveremmo con una sorta di “Terra dei fuochi” in Liguria!
Ora, l’impellenza e la gravità di quello che sta succedendo impongono, ovviamente, di trovare una soluzione affinché sia ripristinata la potabilità dell’acqua. Sembra che la possano ridare dei sistemi di filtraggio. Di certo essi non saranno disponibili dall’oggi al domani, e, comunque, in breve tempo. Qualche autorità, con tono rassicurante, parla di due mesi. Staremo a vedere. Perché il disagio arrecato alla popolazione è tanto. Va forse ancora peggio per le attività commerciali ed artigianali. Ma non riteniamo che ci si possa limitare, in una situazione come la presente, ad installare dei filtri ed a finirla lì. No, si deve andare ad indagare e ricercare le cause vere che hanno provocato questa catastrofe. Non si può pensare che esse persistano tali e quali e, se ancora attive, come potrebbero essere i percolati eventualmente prodotti dalle discariche, continuare ad inquinare l’acqua all’infinito.
Questa sì sarebbe una catastrofe ancora maggiore.
Ora dobbiamo fare i conti con i disagi infiniti che i cittadini debbono subire, non potendo più bere l’acqua, non potendola più usare per preparare gli alimenti, nelle macchine del caffè e, addirittura, usarla con cautela anche per il lavaggio delle stoviglie nelle lavapiatti in quanto, dopo, esse dovrebbero essere ancora risciacquate nell’acqua potabile (presa dalle autobotti o dalle bottiglie di acqua minerale)! E che dire, ad esempio, del pane, della focaccia, dei prodotti alimentari preparati? O di quanto dovrà essere cucinato nei ristoranti? Tutti si dovranno assoggettare a questa nuova situazione.
Ma se il cittadino accetta di subire questa situazione assurda, ha, però, anche dei diritti. Il più eclatante è quello di non dover più pagare per il periodo in cui non gli sarà più erogata l’acqua potabile dal rubinetto di casa, la bolletta dei consumi. Ognuno ha stipulato un contratto con l’azienda erogatrice affinché quest’ultima gli fornisca acqua potabile. Se essa, ufficialmente, non è in grado di erogarla, perché il cittadino dovrebbe pagare pienamente per un servizio che non gli viene reso? Per un prodotto essenziale che non gli viene più fornito? Non solo, ma il cittadino è costretto a sobbarcarsi maggiori costi per comprarsi dell’acqua confezionata o per far la fila alle autobotti per procurarsi l’acqua con delle pesanti taniche, come fossimo in guerra? E, per di più, ancora non basta! Perché l’acqua presa dalle autobotti dovrà essere ancora bollita, per essere certi di un suo consumo in sicurezza! Una situazione pazzesca!
Non pensiamo proprio che l’azienda gerente i servizi idrici se la possa cavare solo installando delle autobotti o delle cisterne di acqua potabile. A Pietra Ligure 3 soli punti in cui le autobotti erogano l’acqua. Ci sembrano senz’altro pochi per una città che, anche se ha 8200 residenti, vede gravitare su di sé non meno di 10/12 persone, presenti anche nei periodi di bassa stagione.
In Consiglio comunale chiederemo che sia proprio il Comune, non i singoli cittadini o associazioni, a farsi promotore dell’iniziativa per cui per tutto il periodo di non potabilità dell’acqua, le bollette non vengano emesse o siano drasticamente ridotte.
C’è, a margine di tutta questa situazione di inquinamento della falda freatica, da tenere presente che essa potrebbe non riguardare tutto il territorio comunale. Oggi stesso, ci hanno e ci siamo posti la domanda: abbiamo visto che i risultati delle analisi riguardano per la maggior parte prelievi fatti a fontanelle, da cui si dovrebbe risalire ai pozzi che le riforniscono; ebbene, è stata fatta un’analisi specifica ed approfondita dell’acqua dei due pozzi a margine del Torrente Scalincio? Essi, a differenza degli altri, posti nell’ambito del bacino del Maremola, non dovrebbero, in teoria, subire le conseguenze di eventuali infiltrazioni derivanti dalla discarica, che è nella parte alta della vallata. E, sempre in teoria, dovrebbero contenere acqua non contaminata.
Inoltre, Pietra non ha le sole falde freatiche come fonte dell’acqua potabile. Ve n’è un’altra: quella proveniente dalla sorgente dell’Isorella. Quest’ultima è una vera “risorgiva”, scaturendo con una polla d’acqua dal terreno. Chi scrive l’ha vista coi propri occhi tanti anni fa, nella foresta nel Comune di Magliolo. È al di sopra della discarica ed è dotata di proprie tubazioni.
Nel Comune di Pietra Ligure, essa riforniva le abitazioni della parte alta di via San Francesco sul monte Grosso. E, soprattutto, tutta la frazione di Ranzi. Non solo, ma consultando i nostri atti conservati (non buttiamo mai via niente), esiste un partitore che, in caso di sovrabbondanza di acqua, per, magari, prolungati periodi di pioggia, l’acqua dal partitore non andrebbe dispersa, ma verrebbe deviata alla vasca del monte Grosso. E sarebbe acqua potabile!
Quindi, a meno che in quest’ultimo periodo di gestione degli impianti delle acque da parte delle società sovracomunali non siano stati fatti stravolgimenti alla rete, il monte Grosso “superiore” e tutta la frazione Ranzi godrebbero ancora dell’acqua pienamente potabile proveniente dalla fonte dell’Isorella..!
Che senso avrebbe, quindi, l’ordinanza di divieto per questi due luoghi della città?
Non solo. Ci risulta che la sorgente dell’Isorella dia acqua agli acquedotti solo per il 40/50% della sua potenzialità!
Se questa percentuale fosse considerevolmente aumentata, unita a quella dei due pozzi nell’ambito dello Scalincio, esse non potrebbero alleviare se non, addirittura, contribuire a risolvere i problemi dell’acqua che hanno causato la tragedia odierna che affligge i cittadini?
Infine: il pozzo del Consorzio Irriguo di Ranzi che “pesca” l’acqua a 50 metri dal nostro pozzo citato, esistente sul Rio Scalincio, se non fosse contaminato, potrebbe essere allacciato alla rete Comunale in caso di necessità. Come lo è, in effetti, oggi. La situazione è, comunque, in evoluzione continua, ma le possibili soluzioni, con forza e buona volontà si possono, forse, trovare.
*Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per Pietra.
