Dopo oltre un secolo si interrompe infatti il legame storico tra il quotidiano torinese e la famiglia Agnelli, da ultimo Elkann. In Liguria, dopo Il Secolo XIX di Genova, è quotidiano più diffuso-letto soprattutto nel ponente ligure. A Sanremo ha sempre avuto una sua roccaforte. Tra gli interrogativi non può mancare che ne sarà delle redazioni di Savona e Imperia-Sanremo. C’è chi prevede un rafforzamento con le pagine liguri e chi uno status quo. Al vertice della nuova proprietà Alberto Leonardis, imprenditore deal maker, che ha sempre mantenuto rapporti trasversali con esponenti sia di centrodestra sia di centrosinistra.

Il suo principale obiettivo: costruire il primo grande polo indipendente di comunicazione integrata e radicata nel territorio, facendo volare la realtà azionaria e imprenditoriale presente, messa in piedi da un lato comprando quotidiani in anni di crisi nera nelle vendite in edicola.
Il glorioso e storico Il Secolo XIX è – dal 29 settembre 2024- di proprietà del gruppo MSC (Mediterranean Shipping Company) della famiglia Aponte (italo-svizzera). Il capostipie, capitano Gianluigi Aponte, nato Sant’Agnello, penisola Sorrentina, 86 anni il prossimo 27 giugno, possiede un impero mondiale di mille navi porta container.
Scrive Serena Bellandi su LA VOCE – La Stampa cambia proprietà. Dopo oltre un secolo si interrompe infatti il legame storico tra il quotidiano torinese e la famiglia Agnelli. Una frattura simbolica prima ancora che industriale, perché La Stampa non è stata soltanto un giornale: è stata per decenni uno degli strumenti culturali, economici e identitari attraverso cui Torino ha raccontato sé stessa, il proprio potere e le proprie trasformazioni.
Ora passa al gruppo Sae, guidato da Alberto Leonardis, che si affaccia sulla scena dell’informazione italiana con il coraggio e la volontà di andare controcorrente. Non è un caso che l’acronimo SAE stia per Sapere Aude Editori, che tradotto vuol dire: Osa conoscere, scoprire, tentare!
Leonardis, abruzzese, classe 1966. imprenditore e manager con più di 25 anni di esperienza durante i quali è stato Advisor direzionale di società quali Telecom Italia, Microsoft Italia, Oracle Italia, Siemens Medical Solutions, Poste Italiane e della società editrice Editoriale Novanta S.r.l. con deleghe di sviluppo. E da ultimo fondatore del Gruppo editoriale Sae – Sapere Aude Editori. Ha iniziato a costruire una presenza nel settore dei media diventando azionista di realtà editoriali come Corriere delle Comunicazioni, dell’agenzia di stampa Dire e del quotidiano abruzzese Il Centro. Nel 2020 Leonardis guida una cordata di investitori che rileva da Gedi quattro quotidiani locali: Il Tirreno, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. Il Gruppo Sae amplia poi il proprio portafoglio con La Nuova Sardegna nel 2022 e con La Provincia Pavese nel 2025.
Alberto Leonardis, uomo che nella sua regione e anche fuori dalla sua regione conosce bene parlamentari ed ex ministri di centrosinistra e di centrodestra, ma li guarda con occhio da entomologo della comunicazione istituzionale e non, oggi continua a fare il suo mestiere di “deal maker”: colui che mette insieme capitali attorno a un’idea (di solito, la sua).
Ancora Serena Bellandi. Per Torino, però, il significato è ancora più profondo. Perché la cessione della Stampa segna simbolicamente la fine di un altro pezzo dell’universo Agnelli sotto la Mole. Dopo Fiat, dopo la progressiva trasformazione industriale della città, anche il quotidiano simbolo della borghesia torinese cambia definitivamente pelle. E il mercato se n’è accorto subito. Dietro l’operazione c’è una struttura finanziaria e industriale articolata, costruita per garantire solidità e radicamento territoriale. Per favorire l’acquisizione, Sae ha costituito una subholding denominata Sae Piemonte, partecipata al 51% dal gruppo Sae e al 49% da Toto Holding, destinata a controllare la nuova società proprietaria della testata: La Stampa Sae.
Il nuovo amministratore delegato sarà Massimo Briolini, mentre la presidenza verrà affidata a Paolo Ceretti.
Ma l’operazione non coinvolge soltanto imprenditori e gruppi editoriali. Dentro la nuova architettura proprietaria entrano infatti anche fondazioni bancarie, realtà economiche piemontesi e soggetti storicamente legati al territorio.
Tra gli azionisti figurano infatti la Fondazione di Sardegna, Carimonte Holding, Sportcast, Reale Mutua e Toto Holding. Accanto al gruppo Sae si muove poi un altro blocco strategico: quello dei soci espressione del territorio piemontese, che complessivamente deterranno il 42,33%.
Tra loro c’è la Fondazione 9 febbraio 1867, creata da Exor proprio per accompagnare l’operazione, che controllerà il 22%; la Fondazione La Stampa – Specchio dei Tempi, storicamente legata al quotidiano; la nuova società Paip, che riunisce le associazioni industriali di Torino, Cuneo, Novara, Vercelli, Valsesia e Asti; oltre a Reale Mutua Assicurazioni e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.
A questo si aggiunge anche la presenza della Fondazione di Modena.
Un mosaico societario che racconta bene la natura dell’operazione: industriale, certo, ma anche profondamente politica nel senso più ampio del termine. Perché controllare un grande quotidiano significa ancora oggi controllare una parte importante del dibattito pubblico, dell’identità territoriale e del sistema delle relazioni economiche.
Ed è proprio su questo punto che insiste Alberto Leonardis. “L’acquisizione della Stampa costituisce un passo significativo nella strategia di crescita intrapresa dal gruppo Sae”, spiega il presidente e amministratore delegato del gruppo. “Riteniamo che il settore dell’editoria possa crescere attraverso investimenti su asset innovativi e di qualità e con progetti di comunicazione integrata”.
Parole che raccontano la volontà di trasformare La Stampa non soltanto in un quotidiano tradizionale, ma in un hub editoriale sempre più integrato tra carta, digitale e nuovi linguaggi mediatici. Secondo i dati diffusi oggi, con questa acquisizione il gruppo Sae punta infatti a raggiungere entro il 2026 un fatturato complessivo di circa 250 milioni di euro.
Numeri importanti in un settore che da anni attraversa una crisi profonda fatta di calo delle copie cartacee, trasformazione digitale e riduzione degli introiti pubblicitari tradizionali. Ed è proprio qui che si gioca la vera sfida. Perché acquisire La Stampa significa certamente entrare in possesso di uno dei marchi giornalistici più prestigiosi del Paese. Ma significa anche prendersi sulle spalle il peso di una trasformazione industriale enorme.
Leonardis lo sa bene. “Porteremo La Stampa ancora più al centro del panorama mediatico”, promette. “Innovando e valorizzando i suoi talenti, la sua tradizione e la sua identità”.
Parole che cercano di rassicurare una redazione inevitabilmente attraversata da interrogativi, aspettative e timori. Perché ogni cambio di proprietà, nel mondo dell’editoria, porta con sé domande inevitabili: cosa cambierà? Quale sarà la linea editoriale? Quali investimenti arriveranno davvero? E soprattutto: quale sarà il futuro del giornale simbolo di Torino?
Domande ancora aperte. Nel frattempo, però, un dato è già chiaro. Con la vendita della Stampa si chiude definitivamente un pezzo della storia industriale e culturale italiana. Per oltre cento anni il quotidiano è stato molto più di una testata giornalistica. È stato il riflesso di un sistema di potere. Il giornale della grande industria torinese, della Fiat, della famiglia Agnelli, del capitalismo italiano del Novecento. Oggi quella storia cambia proprietario.
