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“Selettiva, blindata, scandalosa”. Acque Pubbliche Savonesi, 3 società e 4 sindaci. “Futuro Nazionale” denuncia il metodo di fusione. 27 Comuni esclusi. E i media?


Il 12 aprile 2026, SavonaNews ha titolato: Acqua pubblica, Futuro Nazionale contro Ripamonti: “Perché si fa paladino del centrosinistra? Perché consulenze da 150 mila euro?”. Nessuna replica, chi è chiamato in causa non risponde. Solo polemiche pretestuose? Eppure dietro le quinte la pentola bolle. Il coperchio resiste. E’ a tenuta trasversale Lega e Pd? A chi giova?

Vannacci e Marabello: “In Italia esiste una sola Destra, vera e autentica. Tutto il resto è fuffa!”

Critiche sul metodo e sulla rappresentanza nella fusione delle società idriche: “Non siamo contrari, ma così non va”.

Il Movimento Indipendenza di Gianni Alemanno (entrato a far parte della costituente di Futuro Nazionale, il nuovo soggetto politico voluto dal generale ed europarlamentare Roberto Vannacci) mette nel mirino la convocazione del prossimo 16 aprile, definendo la fusione APS “un progetto squilibrato a favore di Savona” e menzionando “ricche consulenze affidate a un ex consigliere comunale leghista privo di qualsiasi esperienza nel settore idrico”.

Giovedì 16 aprile, alle 19:30, il presidente della Provincia di Savona Pierangelo Olivieri ha convocato, su richiesta dell’assessore regionale con delega al ciclo delle acque Paolo Ripamonti (Lega), una riunione per accelerare il processo di fusione delle società pubbliche dell’acqua del savonese in Acque Pubbliche Savonesi (APS). Una convocazione che il Movimento definisce “selettiva, blindata, scandalosa“: sono stati invitati solo i legali rappresentanti delle tre società e quattro sindaci scelti – Savona, Loano, Borghetto Santo Spirito e Alassio – mentre i sindaci degli altri 27 Comuni soci risultano deliberatamente esclusi.Non una dimenticanza“, contestano nel comunicato, “ma una scelta politica precisa.

Ai Comuni esclusi si vorrebbe imporre di rinunciare a una garanzia espressamente prevista dal Codice Civile: la nomina di un esperto indipendente da parte del Tribunale per verificare la corretta attribuzione delle quote nella fusione. “Rinunciare a questo controllo non è un atto tecnico: è un atto politico gravissimo“, si legge nel testo, che fa ricadere “sui singoli consiglieri comunali la piena responsabilità erariale delle decisioni assunte.”

Il progetto di fusione, secondo il Movimento guidato da Vannacci, è strutturato in modo da consegnare al Comune di Savona – amministrato dal Partito Democratico – la maggioranza nel consiglio di amministrazione di APS e il potere di nomina del direttore generale, nonostante Savona detenga il 30% del capitale sociale. I Comuni del Ponente savonese, soci di Servizi Ambientali e Servizi Comunali Associati (SCA), si troverebbero così “completamente subordinati al volere del sindaco di Savona di turno.” Un’operazione che il Movimento giudica “squilibrata e inaccettabile”, che “sacrifica decine di comunità locali sull’altare di un accordo confezionato a tavolino.”

Resta aperta una domanda politica di fondo, sottolinea il Movimento di destra: “Cosa spinge Ripamonti, esponente della Lega, a farsi paladino di un progetto che, a giudizio del Movimento, premia così platealmente il sindaco di centrosinistra Marco Russo? Cosa si cela dietro questo inciucio tra centrodestra e sinistra? – si chiede il comunicato – Sul piano della coerenza politica, questa posizione è semplicemente incomprensibile. A meno che non si cerchi la spiegazione altrove.

Molto dura la presa di posizione del Movimento: “APS, tramite il proprio presidente (figura di nomina politica riconducibile al Comune di Savona) fin dal 2022 ha affidato ricchi incarichi di consulenza ad Alberto Marabotto: ex consigliere comunale savonese della Lega, amico personale dell’assessore Ripamonti e soggetto del tutto privo di qualsiasi esperienza nel settore idrico. Il totale degli incarichi supera oggi i 150.000 euro, denaro pubblico, soldi dei cittadini. Tiriamo le somme: da un lato, un progetto di fusione che il centrodestra regala la gestione dell’acqua pubblica in tutta la Provincia di Savona alla sinistra ossia al PD. Dall’altro, consulenze da 150.000 euro affidate a un leghista, amico personale dell’assessore che quel progetto lo sostiene”. 

Il Movimento Indipendenza in Futuro Nazionale chiede “risposte chiare e immediate” a Ripamonti, al presidente della Provincia Olivieri e a tutti i sindaci coinvolti. “I cittadini del savonese hanno il diritto di sapere chi decide, in nome di chi e a vantaggio di chi.” E chiude: “La gestione dell’acqua pubblica non è merce di scambio. Questo noi non lo permetteremo.

2/RIFLESSIONE DI UN PROFESSIONISTA CHE HA FATTO DIVERSE ESPERIENZE….

Savona ‘cerimonia della legalità’. Il sindaco Marco Russo e l’assessore regionale Paolo Ripamonti
I media locali, ad eccezione di SavonaNews e Uomini Liberi, hanno fino ad oggi ritenuto di non dover approfondire un argomento dai risvolti tutt’altro che tranquillizzanti. Non penso abbiano snobbato l’argomento per partito preso, semmai per scarsa considerazione di chi è a capo nei rispettivi ruoli. Lasci oltremodo perplessi che il giornale on line più diffuso della provincia che può contare su un direttore editoriale con una quarantennale esperienza e conoscenza del territorio si distingua, fino ad oggi, nella scelta redazione di ‘Ponzio Pilato’. Eppure il decano giornalista di IVG.it è considerato da un certo potere trasversale un’autorità del giornalismo savonese.
L’acqua pubblica non è oggetto di censura in provincia di Savona ma di una miscela di menefreghismo, di allineamento al potere di turno e a chi lo rappresenta, l’abdicazione al ‘cane da guardia’. Sta di fatto che hanno grazie al ruolo della ‘stampa libera’ (?) ai cittadini e lettori è stato veicolato ciò che ha fatto comodo a chi sta sulla plancia del ‘comando trasversale’.
Ad Alassio, ad esempio, il punto nodale è stato rinviato poiche’ all’interno della maggioranza sono sorti molti dubbi sulla responsabilità patrimoniale personale degli stessi per la votazione favorevole del progetto di fusione savonese che prevede svariate rinunce a tutela previste dal codice civile.
In sostanza: Savona vuole la fusione APS semplificata con rinuncia agli esperti del tribunale, alla situazione patrimoniale aggiornata delle tre società, alla pubblicazione del progetto di fusione: Art. 2501-ter: Riguarda il progetto di fusione, (richiamato poi in tema di scissione per il piano economico-finanziario e le risorse). Esso definisce la struttura dell’operazione, le quote o il rapporto di cambio e le date di efficacia.
La contabilità semplificata è prevista dal codice a condizioni che tutti i comuni diano il consenso. Ciò significa che anzichè  avere i sigilli e le garanzie del perito del tribunale, eventuali errori economici ricadranno sulle tasche dei consiglieri comunali che hanno votato favorevolmente. Tale progetto è sponsorizzato, senza se e senza ma, dall’assessore regionale Ripamonti, in buoni rapporti con Iren che nel 2025 aveva in corso appalti edili con circa 500 lavoratori nelle province liguri. Iren è una delle più grandi “multiutility” italiane, ovvero una società poliservizi che si occupa di gestire e distribuire servizi essenziali per la vita quotidiana e per le aziende. Nata nel 2010 dalla fusione di diverse aziende storiche municipalizzate del Nord-Ovest (tra cui quelle di Torino, Genova e Reggio Emilia), l’azienda rappresenta un colosso in più settori. Tra questi il Ciclo Idrico: gestisce l’approvvigionamento e la depurazione dell’acqua. E proprio Iren potrebbe essere il socio privato di cui tanto si parla nella futura gestione dell’Acqua Pubblica savonese?
Ripamonti che pare abbia come spalla, nel caso specifico, il Pd (vedi il sindaco di Savona Russo).
Il risotto prediletto da Paolo Ripamonti -Follower: 4570 – Assessore Regione Liguria, con tanti ex: Senatore – Lega, Vice Segretario Lega Liguria
Già Assessore del Comune di Savona, Già Segretario Lega – Provincia SV, Già Assessore Caccia Prov SV, Cacciatore (non ex). Nel curriculum del Ministero dell’Interno è stato titolare  del Bar Pasticceria Gelateria Tavola fredda a Laigueglia. Mediatore Immobiliare Agenzia Albatros ad Alassio, consigliere comunale a Laigueglia,  fondatore del Consorzio ‘Gruppo Immobiliare Alassio’, vice presidente e presidente di società polisportiva di Laigueglia e Alassio. Esperienze  da segretario giovanile Lega Nord, membro direttivo giovani sezione provinciale,  segretario cittadino Lega Nord Laigueglia, membro del direttivo provinciale, due mandati da segretario provinciale. Nativo di Loano unica città della riviera ligure a non aver mai tradito la destra. Concittadino del vescovo mons. Antonio Suetta, dell’intramontabile big amico-nemico-amico Angelo Vaccarezza. E ancora, concittadino del primo parlamentare nella storia di Loano, avv. Stefano Carrara Sutour e dell’ex presidente della Provincia avv. Alessandro Garassini (vedi Trucioli.it). Infine mons.Giuseppe Valerga (1813–1872) il primo Patriarca Latino di Gerusalemme a insediarsi nella sede dopo l’era delle crociate

I critici parlano di un “accordo unico in italia: Pd e Lega”. Sul punto bisogna aggiungere che Aps ha speso più di un milione di euro, in pochi anni, per consulenze ed incarichi esterni a soggetti vicino a Ripamonti e graditi dal Pd.  Eppure non sembra corretto insinuare trasversalità di interessi e non invece focalizzare, se sussistono, obiettivi di bene comune. E a questo proposito un intervento chiarificatore sarebbe benvenuto sia da Ripamonti, sia dal primo cittadino di Savona che fino a prova contraria non ha fama di intrallazzi.

Resta il fatto che, ad Alassio, consiglieri della stessa maggioranza di centro destra (la Lega non è rappresentata, lontani i tempi del sindaco Avogadro leghista nell’era di Bossi) hanno dubbi e non si fidano (comprensibilmente) della parola di Ripamonti (citato da Melgrati).
Resta il fatto che si dovrebbe procedere seguendo la normativa ordinaria prevista dal Codice civile e non già quella semplificata che prevede uno squilibrio di potere per Savona. Si aggiunga il rischio commissariamento della Provincia (l’Ato) e non già le tre società.
La fusione ordinaria tramite consulente tecnico nominato dal tribunale con dati aggiornati si chiuderebbe in massimo 12 mesi.
Ripamonti, per voce di Melgrati, ha utilizzato lo spauracchio del Commissario a sproposito: infatti il commissariamento dovrebbe essere motivato e giustificato. Per quale motivo commissariare per avere scelto la soluzione più trasparente equa e garantista per tutti ? Alassio ha ‘ritirato’ la delibera (capestro?) pronta per l’approvazione. Ha fatto male? E gli Stefano Cltri consigli comunali interessati all’APS e che l’hanno invece approvata hanno fatto bene?

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