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Lettera aperta / “Perché si continua con i protocolli terapeutici dettati dalle grandi case farmaceutiche?”. “La sorte di mia moglie ha insegnato che…”


Caro Trucioli.it da quando mi sono dovuto confrontarmi con la crudeltà di un adenocarcinoma pancreatico che ha ucciso mia moglie continuo a custodire nella mente dei rovelli che non mi danno pace.

                                               di  Gianfranco Barcella

Andrew Barcella

Io sono persuaso che le grandi case farmaceutiche siano troppo influenti nella compilazione dei protocolli terapetici. I sociologi più avveduti direbbero che sono vittima <della teoria del complotto> come le persone più vulnerabili ed in difficoltà. Resta il fatto che il cancro sia frutto di un insieme di patologie molto complesse dal punto di vista biologico e clinico. Circa il 50% dei casi è oggi curabili ed a volte anche guaribile, grazie agli importanti  risultati della ricerca compiuta negli ultimi trent’anni circa. Ne prendiamo atto. Però dall’informazione indipendente apprendo che sono stati fatti anche studi clinci <falsificati>, e ci sono stati governi compiacenti nei confronti delle multinazionali del farmaco. Nello specifico è vero che i protoccoli terapeutici non vengono stilati direttamente dalle aziende farmaceutiche.

Li scrivono società scientifiche e agenzie sulla base di evidenze pubblicate. L’influenza  quindi è indiretta ma è innegabile che esista a seconda di quali studi vengono fatti e chi li finanzia, da quali articoli pubblicati, su riviste più o meno compiacenti e da chi siede nei panel. Ora dobbiamo ammettere che un trattamento oncologico  è considerato efficace quando è in grado di uccidere le cellule tumorali o di bloccarne la crescita.

E’ molto raro che un farmaco od un trattamento sia del tutto efficace, dal momento che per esempio può non raggiungere tutte le cellule di un tumore che sono spesso eterogenee, e soprattutto quelle staminali, e quindi non tutte sono egualmente sensibili ad un farmaco. In ogni caso, può capitare che una cura inizialmente efficace smetta di funzionare dopo un primo periodo e causa di evoluzioni delle cellule tumorali. In questo caso si parla di resistenza ai farmaci.

Forse è quello che è capitato a mia moglie, se non le sono stati somministrati farmaci sbagliati o in iper dosaggio. Forse la terapia doveva essere mutata anzitempo per impegnare il carcinoma su altri fronti. Sono dubbi che ritengo legittimi visto la degenerazione rapidissima del suo stato di salite dopo una ripresa quasi miracolosa.

A volte anche la natura particolarmente perniciosa del tumore permette di agire così. Chissà….  Però una certezza mi resta: <sui tumori abbiamo almeno in parte fallito e siamo ancora nelle mani delle multinazionali dei farmaci>. Sono confortato dalla dichiarazione del Prof Ermanno Leo, oncologo di fama mondiale che ha ribadito questo concetto senza la locuzione avverbiale, in parte.  Il prof.Ermanno Leo è un oncologo e chirurgo italiano, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia dell’Apparato Digerente Colon Retto dell’Istituto Tumori di Milano. E’ una delle eccellenze italiane, elogiato in tutto il mondo per aver sviluppato 25 anni fa una innovativa tecnica chirurgica nel trattamento del cancro al colon-retto.

Infatti per la sua assenza i pazienti sono costretti a portare i segni di una simulazione, irreversibile, il famigerato sacchettino  sull’addome. Grazie alla collabrazione con colleghi francesi, l’equipe del Dr. Ermanno Leo ha realizzato un programma innovativo che trova ad oggi consenso scientifico ad ogni livello grazie alla tecnica operatoria di tipo coservativo che mantiene l’integrità dell’organo. Insomma è una personalità che per 40 anni ha avuto a che fare con il cancro e conosce quello di cui sta parlando.

In una conferenza del 2017 ha parlato chiaro; le multinazionali del farmaco di fatto bloccano la ricerca e ci costringono a combattere con i vecchi strumenti tra i quali, appunto la chemioterapia.

Ecco alcuni estratti della sua conferenza: “Io sono qui quasi per fare un mea culpa come oncologo  ma se dovessimo paragonare e confrontare ciò che ho sentito oggi che di encomiabile dal punto di vista tecnologico  è avvenuto nell’oncologia sono profondamente deluso e rendo omaggio a chi  non ce l’ha fatta e a chi in questo momento non ce la sta facendo. A me interessa un dato anche se sappiamo  che i giochi statistici si possono  manipolare. In Italia ci sono ogni anno quasi 180000 morti di cancro  e se questo  è il segno di un successo io vado ai giardini pubblici. Il timore mio, e me assumo  totalmente la responsabilità è che il cancro in questi decenni sia diventato un affare insieme alle guerre. Il tumore del colon retto, di cui mi occupo e di cui si conoscono tutti precursori, è l’unico che potrebbe scomparire dalla faccia della terra, anche se si ammalano ogni anno 50.000 persone con 25000 morti. Se si facesse  una colonscopia a tutti gli Italiani sopra i 40-50 anni non ci sarebbero più gravi patologie perché si andrebbero ad asportare le forme ancora benigne ed evitare la trasformazione in maligna  così da non ricorrere al potere delle multinazionali. Io lo dico senza vergogna, ma queste persone ormai gestiscono il problema farmaco fregandosene che i morti non sono  assolutamente diminuiti  e  che la soluzione del problema cancro non sia più legata alla chemioterapia e che bisogna canbiare completamente registro”. Se vogliamo dare alcuni  dati sulle multinazionali del farmaco(Bigfarma), 600 miliardi di dollari sono in vendite  delle prime cinquanta aziende fatmaceutiche nel 2013 che equivale al PIL aggregato di 82 Paesi, praticamente la metà del mondo.

“E poi sapete quante società medico-scientifiche esistono in Italia? Ottocento! Ma sono tutti scienziati? E’ una cosa folle solo pensarlo! Per il cancro non conosciamo ancora tutti i meccanismi che  sono alla base fi questa terribile patologia. Ed alla gente non si dice la verità. Siamo dei sudditi  che non si preoccupano della fuga  dei cervelli all’estero (640000, in dieci anni) ma degli imbecilli che restano nel nostro Paese. Io per sfida e per disperazione, nel contempo, scrissi ai miei collaboratori all’amministrazione dicendo che da ora in avanti i  non dovrebbero andare  a più di due congressi l’anno scegliendo i migliori. Successe il finimondo. Voi dovete sapere  che le multinazionali assoldano, soprattutto la parte medica partiolare che utilizza  i loro farmaci, per cui li devono mandare in giro a fare da sponsor con risultati spesso manipolati!

Una società seria serve alla politica, all’economia,, ma soprattutto alla salute  e si pone degli  obiettivi positivi, approva dei progetti ma dopo un po’ di tempo richiama  il progettista e gli chiede quali obiettivi abbia raggiunto. Se il progetto ha una prospettiva io lo finanzio mille volte ma se non porta da nessuna parte e permette solo a te di acquisire un ruolo nella socetà scientifica, non lo accetto. A tutt’oggi manca un sistema di controllo per dire: la ricerca è fondamentale ma mi dovete dire dove state andando! Oggi in Italia si ammalano 400.000 persone di cancro e continuano a scambiarlo per una malattia ma sono almeno mille malattie che si comportano in maniera una, diversa dall’altra anche se sembrano uguali dal punto di vista biologico.  In italia vi è una professione,quella degli scienziati, ma non esiste una laurea in scienziologia come non esiste un ordine degli scienziati”.

Dopo queste considerazioni devo confessare che sono andato a cercare altre possibili soluzioni alla patologia dell’adenocarcinoma pancreatico che quasi sempre quando presenta sintomi ormai percepibili in modo inconfutabile ha già decretato la condanna a morte del paziente. E fin qui niente di nuovo. Già Machiavelli aveva intuito che una malattia colta nel suo insorgere era più facilmente sanabile. Piuttosto mi sono reso conto che molte persone di buona volontà stanno cercando di debellare questo cancro<incurabile>

Leggo:” Il nuovo vaccino mRNA  contro il cancro al Pancreas ha risultati straordinari.<Siamo vicini a battere i tumori, garantendo una sopravvivenza senza precedenti”. Non so se questo proclama colto dal web sia degno di nota, ma qualcosa mi dice che sia la strada giusta. Leggo ancora: …”la termo ablazione è una procedura che permette di eliminare il tumore al fegato senza ricorrere alla chirurgia tradizionale”.

Dall’ospedale Regina Elena capto ancora questo messaggio: “Nel nostro lavoro studiare l’immunologia dei tumori significa intraprendere un vero e proprio viaggio all’interno di questo sistema complesso per confrontatci con la malattia. Grazie a tecnologie avanzate, possiamo <navigare> nel tessuto tumorale e svelare il dialogo tra cellule tumorali e cellule immunitarie”.

Leggo ancora da la Repubblica”Una paziente di 72anni, affetta da un tumore al pancreas non operabile, è stata trattata con l’elettroporazione irreversibile, una moderna tecnica mininvasiva eseguita sotto guida T. A.C. Per la precisione è stata trattata con successo all’Ospedale: “F; MIULLI” di Acquaviva delle Fonti (BA).

E continuo la mia esplorazioni nelle terapie alternative soffrendo della sindrome dell’impotenza “Il cancro al pancreas è stato per decenni, il nemico imbattibile a causa della sua capacità  di diventare resistente a qualsiasi farmaco nel giro di pochi mesi. Ma all’inizio del 2026, il team di Mariano Barbacid  al CNIO ha spezzato questa maledizione. Ha progettato una “Tripla Alleanza farmacologica che non solo blocca il tumore, ma lo costringe a scomparire completamente ed in modo duraturo. La chiave è stata colpire il sistema di comunicazione del tumore (La via KRASS) da tre angolazioni diverse contemporaneamente: inibendo i nodi SRAF 1S, SEGFRS e SSTAT3S. Chiudendo simultaneamente queste tre vie di fuga, il cancro non ha modi di evolversi e collassa.

Nei modelli sperimentali più recenti, i tumori sono scomparsi completamente senza mostrare segni di tossicità né recidive dopo centinaia di giorni. E’ il primo vero scacco matto alla struttura di resistenza dell’adenocarcinoma pancreatico. Il futuro della terapia  contro questo terribile tumore non sta in un <farmaco miracoloso> ma nella combinazione intelligente di inibitori specifici. Sebbene sia ancora in fase di ottimizzazione per l’uso sull’uomo è la prima volta che si ottiene una regressione così robusta nel tumore più letale. Per adesso ha dato risultato sulle cellule in laboratorio e poi sui topi. Questo ricercatore spagnolo a caccia di finanziamenti è già stato sospettato di conflitto di interessi. Spero che non debba patire il calvario di Luigi Di Bella, fatta salva la sua onestà intellettuale, che trattava i suoi pazienti con un protocollo  terapeutico di cui l’Istituto superiore di sanità ha sancito l’inefficacia. La sua terapia si basava essenzialmente su la somatostatina, melatonina, bromocriptina e vitamine.

Il Ministero dopo lunghe diatribe si risolve a stanziare fondi e risorse per una sperimentazione su più ampia scala possibile. Termina il 13 Novembre del 1998 e vengono acclarati risultati non significatici nell’ambito dell’efficacia. Non viene apprrezzato come tale dalla medicina ufficiale il suo rigore metodologico. C’è da precisare però che i malati sottoposti alla cura Di Bella erano tutti in fase termiale i quali non avevano avuto alcun beneficio dalle cure tradizionali.

Il pretore Guariniello di Torino ha acclarato ex-post che i farmaci usati erano scaduti e somministrati a dosi sballate. A chi ha giovato tutto questo? Io ho un’idea ma la tengo per me per motivi precauzionali; riporto ciò che ha affermato Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Farmacologico<Mario Negri>di Milano: “Per diversi dei farmaci oncologici, anche quelli più nuovi, sarebbe meglio porsi domande approfondite  sul reale rapporto costo-beneficio e sulla reale portata della loro innovazione “. Aggiungo però che già nel 2012 su <Natura Medicine> i ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Center dimostrarono che la chemioterapia poteva  danneggiare le cellule sane vicino al tumore, inducendole a produrre una proteina chiamata WNT16B che stimola la crescita del cancro e lo rende più resistente ai trattamenti successivi; un meccanismo definito dagli stessi autori<comletamente inaspettato>.

Io credo che tutto questo sia particolarmente vero per i tumori al pancreas ma è solo una mia opinione. Oltrettutto occorre ricordare che in caso di parassitosi, rimosso il parassita si rimuove la noxa patogena. Ma questa ipotesi terapeutica non è sempre valutata opportunamente. Guardo per contro con fiduciosa speranza a Pavia dove esiste il sincrotone che combatte i tumori più difficili da curare. A Pavia esiste una tecnologia straordinaria che sembra uscita da un laboratorio di fisica avanzata, ma che in realtà lavora ogni giorno dentro un ospedale per aiutare pazienti con tumori complessi e spesso considerati non operabili. Si chiama CNAO- Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica ed è una realtà unica in Italia. Al suo interno si trova un grande sincrotone, un acceleratore di particelle ed  capace di generare fasci di protoni e ioni di carbonio da indirizzare con etrema precisione  contro le cellule tumorali. Non si tratta di chemioterapia e nemmeno di radioterapia tradizionale.

L’adroterapia permette di colpire il tumore in modo mirato, rilasciando l’energia nel punto esatto da trattare e limitando il più possibile i danni ai tessuti sani circostanti. Io penso comunque che la via maestra sia quella percorsa dalla professoressa Chiara Cremolini e quella seguita dal Memorial Sloan Kettering Cancer di New York.

Il centro, all’avanguardia mondiale per l’applicazione della tecnologia a m RNA nel trattamento del tumore al pancreas, sta portando avanti uno studio con un team guidato dal dott. Vinod Balachandran che sebbene ancora in fase1, ha visto quasi il 90% dei pazienti che hanno mostrato una risposta immunitaria al vaccino, ancora in vita a sei anni di distanza dal trattamento. Un dato eccezionale se paragonato al tasso di sopravvivenza medio di questa patologia che a cinque anni dall’esordio è del 13%. Lo studio è partito dall’analisi fatta proprio su quei pazienti che sopravvivevano più a lungo degli altri scoprendo che il loro sistema immunitario, grazie a particolari proteine, le neoantigeni, riconosceva i tumori. Il vaccino non fa nient’altro che imitare questo processo naturale, istruendo i linfociti T killer a fare lo stesso.

Il protocollo avviato nel centro dell’MSC di New York oltre al vaccino utilizza chirurgia, chemioterapia e farmaci immunoterapici per massimizzare la probabilità di successo. L’intera ricerca è stata pubblicata questo mese su Cel e offre numerosi spunti anche se altre pratiche e tecnologie per combattere questo terribile tumore.

A me bastava avere una certezza in più dalla biopsia liquida e ds una immunoterapia che ha dato risultati soddisfacenti anche nel caso di melanoma con metastasi cerebrali, una delle forme più ostile da trattare  come quella praticata dalla profssa  Anna Maria Di Giacomo e dal Prof . Michele Maio dell’Università di Siena.

Forse mi bastava portare mia moglie al policlino Gemelli di Roma dove è partita la sperimentazione con YntraDose per tumori pancreatici non operabili con l’iniezione di uno speciale radiofarmaco ingabbiato in una speciale gabbia radioattiva. Avrei dovuto accompagnare mia moglie almeno a Roma. Spero mi perdoni dall’aldilà. Lei voleva vivere anche se aveva il pudore di non reclamare il suo diritto per non mettermi in imbarazzo. Invece si è dovuta accontentare di una TAC  all’addome per permettere di vedere le dimensioni del tumore e se c’erano macchie sul fegato e di una risonanza magnetica per vedere meglio i condotti del pancreas. La biopsia della parte incriminata, mi pare che non sia stata eseguita. E’ stato prescritto un chemio terapico. In questi casi si usa di solito la Gemcitabina e Paclitaxel. Non ha mai avuto dolori e non sono risultati necessari antidolorifici, né anti nausea.

Nei primi cinque mesi aveva combattuto come una leonessa e pare potesse vincere la prima battaglia però aveva voluto prenotarsi visite a Genova, a Padova ed a Verona perché voleva avere nuove opportunità di guarigione. Mangiava e beveva regolarmente ed aveva preso due chili forse anche con l’aiuto di integratori alimentari  e frullati proteici. Avrebbe potuto affrontare benissimo il viaggio e soggiornare nella sua amatissima Montegrotto Terme. Poi dopo aver iniziato il secondo ciclo di chemio perché il cancro non aveva avuto remissioni significative (ho chiesto una, pet senza risposta) per evidenziare se avesse lasciato cicatrici ed ipotizzare un intervento salva vita, tutto è precipitato in pochi giorni. “Subito ho sentito qualcosa che non andava”, mi ha detto lapidariamente e dopo sei giorni è morta.

Le avevano comunicato che aveva tre metastasi al fegato rilevate con un ecografia perché la TAC era stata programmata dieci giorni dopo. E’ vissuta sempre con me accanto, serena, con lievi dolori appena sveglia. Anche keterapie palliative non hanno avuto effetto.

Comincio ad avere le gambe di pinocchio” mi ha sussurrato, si è asciugata le mani che sudavano freddo, mi ha fatto una carezza sul viso, con un velo sugli occhi, ha lasciato cadere il suo telino, ha chinato il capo ed è morta. La diagnosi degli operatori del 112 è stata: “in arresto cardiaco” Poi sento dal corridoio un’altra voce: “ma tanto era già mal presa!”

Gianfranco Barcella


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G.F. Barcella

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