Movida e alcol, giovani a rischio nella notte. Tra eccessi e responsabilità condivise, un fenomeno nazionale destinato a crescere con l’estate.
di Vincenzo Bolia
Nella notte dell’1 maggio, il 118 è stato impegnato in un super lavoro nel Savonese, con numerosi interventi per intossicazioni da alcol tra giovani e giovanissimi, tra Spotorno, Albenga e Alassio. Un copione ormai ricorrente nei fine settimana e destinato ad accentuarsi con l’avvio della stagione estiva. Non si tratta più di episodi isolati, ma di un fenomeno strutturale che impone una riflessione più ampia.
Il caso savonese, tuttavia, non è un’eccezione ligure. È piuttosto il riflesso locale di un fenomeno nazionale, che riguarda molte città italiane e le località turistiche dove la movida concentra migliaia di giovani nelle stesse ore. La Riviera ligure, per vocazione turistica e stagionale, ne mostra gli effetti con particolare evidenza, ma il problema attraversa l’intero Paese.
Un primo dato emerge con evidenza: il consumo non è occasionale. Non si arriva al Pronto Soccorso con una sola consumazione. Dietro i codici gialli della notte ci sono eccessi ripetuti, spesso in tempi ravvicinati, tra aperitivi, superalcolici e drink a basso costo o promozionali. Il cosiddetto “bere per sballo” ha ormai sostituito il bere sociale.
C’è poi un aspetto economico. Una serata tra ingresso in discoteca, consumazioni e spostamenti può arrivare a costi decisamente non irrilevanti. Non è più un fenomeno riservato ai figli di famiglie benestanti: anche molti giovani di contesti normali riescono ad accedervi, segno di una diversa gestione del denaro, ma anche di priorità mutate. Il divertimento notturno diventa centrale, talvolta senza un adeguato controllo adulto.
Accanto all’alcol, resta la presenza di altre sostanze, ma è proprio l’abuso etilico a costituire il terreno più diffuso e sottovalutato. Non solo per i rischi sanitari immediati, ma anche per le conseguenze comportamentali. Molte risse, sempre più frequenti nelle zone della movida, hanno origine proprio nell’alterazione da alcol, che abbassa le difese e amplifica reazioni impulsive.
La voglia di divertimento a tutti i costi, quando perde il senso del limite, può trasformare una serata in un rischio collettivo. La tragedia di Crans-Montana, nella notte di Capodanno 2026, lo ha ricordato in modo drammatico: una festa affollata, molti giovani, un locale chiuso, la sicurezza insufficiente e il divertimento diventato improvvisamente tragedia. Non si tratta di paragonare situazioni diverse, ma di cogliere lo stesso campanello d’allarme: quando il divertimento diventa sballo, il confine tra festa e pericolo può farsi sottilissimo. Anche le famiglie, senza colpevolizzazioni, possono però avere un ruolo decisivo: sapere dove vanno i ragazzi, con chi trascorrono la serata, quanto denaro hanno a disposizione e come rientrano a casa non è controllo eccessivo, ma attenzione educativa.
In questo contesto, anche la poesia può offrire una chiave di lettura diversa. La poesia di soglia, sviluppata dal critico e autore ligure Zeno V. Bolciani, non racconta l’evento ma ne coglie il residuo, ciò che resta quando il rumore si spegne. Non la cronaca delle serate, ma il vuoto che talvolta le accompagna. In poche immagini essenziali, questa forma espressiva restituisce la fragilità che si nasconde dietro l’eccesso, senza giudizio e senza cronaca, fermandosi là dove il divertimento perde leggerezza e può diventare smarrimento.
Il tema educativo torna centrale. Le famiglie non possono limitarsi a confidare nel “buon senso”: servono presenza, dialogo, ma anche regole chiare. Non si tratta di proibire, ma di accompagnare.
Sul fronte istituzionale, oltre al presidio sanitario già messo a dura prova, servono controlli più efficaci su vendita e somministrazione di alcol ai minori, campagne di sensibilizzazione mirate e una collaborazione più stretta con i gestori dei locali. La prevenzione non può essere affidata solo all’emergenza.
Sta alla comunità decidere se ascoltarlo, prima che un’altra notte di divertimento finisca in una rissa, in un pronto soccorso — là dove c’è — o, peggio ancora, in tragedia.
Nel bianco
Luce
si alza
tra voci
si perde
un passo
vacilla
nel bianco
resta
il vuoto
Nota di lettura
“Nel bianco” si apre con un segno minimo, Luce / si alza, che non illumina ma introduce un movimento appena percepibile. Non si sa da dove venga la luce, ma si avverte il suo emergere nel vuoto. Subito dopo, tra voci / si perde, e ciò che sembrava salire si disperde senza trovare direzione. Le voci non costruiscono presenza, ma dissolvono il gesto iniziale. Nei versi un passo / vacilla compare una figura implicita, mai dichiarata, che si muove in modo incerto. Il movimento non si sviluppa, resta sospeso. La chiusa nel bianco / resta / il vuoto trattiene un residuo che non si definisce. Il bianco non cancella, ma accoglie. Tutto il testo si muove tra apparizione e perdita. La poesia si ferma lì, dove ciò che resta non si lascia compiere e continua a restare.
La poesia non sostituisce la cronaca, ma la accompagna con un altro linguaggio. Dove i numeri parlano di interventi, codici gialli e ambulanze, resta infatti una domanda più profonda sul senso del limite. Le notti della movida non sono tutte uguali e non vanno demonizzate, ma quando il divertimento diventa perdita di controllo il problema riguarda tutti. Servono adulti presenti, istituzioni attente e giovani aiutati a riconoscere il rischio prima che sia troppo tardi. È da qui che occorre ripartire, prima dell’estate.
di Vincenzo Bolia
