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Albenga. Reportage dall’area ZSC del Centa-Arroscia. L’illegalità diffusa è zona franca. Se le Istituzioni ignorano le ‘denunce’. Aree protette solo sulla carta. Impotenza e delusione. La Provincia…


Albenga – La Zona Speciale di Conservazione “Torrenti Arroscia e Centa” (IT1324909) è un’area naturale di importanza comunitaria. Riconosciuta dalla Direttiva Habitat europea e tutelata come Area Protetta Provinciale, dovrebbe rappresentare un baluardo della biodiversità del Ponente ligure.

di Sandro Grimaldi, fotografo naturalista

Albenga, siamo nell’area protetta del Centa. I resti di un focolaio che quando era ancora acceso è stato segnalato invano alla Forze dell’Ordine

Eppure, a quasi due decenni dalla sua istituzione, questa zona protetta continua a soffrire di violazioni sistematiche mentre chi dovrebbe tutelarla e proteggerla non adempie ai propri doveri.

Negli ultimi mesi, il territorio della ZSC è stato teatro di una serie preoccupante di trasgressioni, in particolare nel tratto del fiume Centa compreso tra il Ponte ferroviario e la foce. Tra questi un fatto recente. Il 17 aprile 2026 l’accensione di un fuoco nelle immediate vicinanze di un canneto da parte di due minori. Una giornata caratterizzata da venti provenienti da sud sud-est e improvvise raffiche di vento, circostanza che poteva causarne la rapida propagazione alla vegetazione a monte della Foce. Tuttavia, a causa dell’omesso intervento delle forze di polizia nonostante la segnalazione al 112, i due responsabili non sono stati identificati e rimangono tuttora ignoti. A seguito dell’accaduto, è stato presentato un esposto-denuncia alla Compagnia Carabinieri di Albenga che documentava sia l’accensione del fuoco che l’omesso intervento e la conseguente impossibilità di risalire ai responsabili.

La foce del Centra, area protetta ( ZSC), il degrado non è un’eccezione, favorito dall’impunità

L’evento non è isolato: accensioni di fuochi ricorrenti  interessano continuamente le aree a canneto e la vegetazione ripariale, rappresentando una minaccia diretta per specie nidificanti che dipendono da questi habitat. L’evidenza dei fuochi ripetuti emerge dal ritrovamento di bombolette di gas propano per campeggio abbandonate all’interno della ZSC e di focolari con resti carbonizzati ai piedi degli alberi presenti nel parco, tracce tangibili di un uso sistematico e non autorizzato dell’area. L’incapacità o il ritardo delle forze dell’ordine nel rispondere alle chiamate d’emergenza aggrava ulteriormente una situazione già critica, segnalando una mancanza di priorità nella tutela della ZSC.

  • Abbandono di rifiuti. I bivacchi abusivi all’interno della ZSC generano l’abbandono sistematico di rifiuti di diversa natura, tra cui contenitori per alimenti che attraverso la foce contribuiscono direttamente all’inquinamento da macro e microplastiche del mar Ligure. Nonostante i sopralluoghi e le segnalazioni, gli interventi risolutivi tardano.
  • Attività ricreative non autorizzate. Il kite surf è praticato sistematicamente sia di fronte alla foce del Centa in mare che nella parte finale del fiume stesso, in violazione dei decreti della Capitaneria di Porto e delle misure di conservazione della ZSC. Questa attività disturba sistematicamente l’avifauna protetta e degrada habitat critici. Gli ordini di divieto rimangono lettera morta.
  • Pressione antropica sull’estuario. La zona adiacente l’estuario del Centa è soggetta a una pressione antropica crescente non adeguatamente regolamentata. Balneazione e attività di pesca ricreativa continuano senza una chiara cornice normativa che tuteli gli habitat sensibili e l’avifauna migratoria. Particolarmente grave è il fenomeno del bycatch aviario¹ diretta conseguenza dell’abbandono di ami, lenze in monofilo e attrezzi da pesca attivi che rappresentano una minaccia diretta sia per le persone, sia per gli uccelli acquatici, che possono ingoiarli, impigliarsi o subire ferite letali. Il Martin pescatore, i cormorani, gli aironi e altre specie ittiofaghe sono particolarmente esposti a questo rischio. Un ulteriore fattore di disturbo è costituito dalla condotta irresponsabile di cani lasciati liberi, che disturbano sistematicamente l’avifauna protetta, creando un’ulteriore minaccia a specie già vulnerabili per il deterioramento dell’habitat.

Crucialmente, la mancanza di segnaletica adeguata contribuisce in modo determinante a questa situazione: i frequentatori dell’area spesso ignorano i vincoli di protezione non perché consapevolmente disobbedienti, ma perché i divieti non sono segnalati in modo visibile e comprensibile in loco. Pannelli informativi mancano o sono insufficienti; i decreti della Capitaneria di Porto rimangono un’astrazione lontana dalle sponde della foce.

L’assenza di segnalazione dei divieti, di controlli e di sanzioni fa sì che questa area critica della ZSC rimanga esposta a disturbo continuativo. La foce del Centa, anziché essere un rifugio inviolabile per la fauna, è diventata una zona di conflitto fra la conservazione e l’uso ricreativo non disciplinato.

La responsabilità degli enti di gestione- La mancanza di controllo territoriale efficace pone interrogativi seri sulla capacità operativa degli enti preposti alla tutela:

  • Comuni interessati: Albenga, con competenza diretta sul territorio, non dispone apparentemente di risorse umane dedicate al monitoraggio continuativo della ZSC. In particolare, la Polizia Locale, pur avendo il vantaggio strategico di conoscere capillarmente il territorio in cui opera, lamenta continuamente la mancanza di organico per rispondere nell’immediato alle segnalazioni dei cittadini ed eventuale sanzionamento dei trasgressori. Questa carenza di risorse compromette l’efficacia dei controlli e consente alle violazioni di persistere senza conseguenze.
  • Polizia Provinciale: Nel suo ambito di competenza, la Polizia Provinciale della Provincia di Savona dovrebbe contribuire alla sorveglianza e al controllo dell’area protetta, ma la sua azione risulta assente o inefficace.
  • Carabinieri Forestali e Capitaneria di Porto: Sebbene segnalazioni siano state inoltrate, non risulta che siano avvenuti sopralluoghi e le sanzioni amministrative e penali per le violazioni non risultano applicate con la dovuta tempestività.
  • Provincia di Savona: Unica eccezione in questo contesto di degrado generale è l’ufficio Ambiente e Zone Protette della Provincia di Savona che ha instaurato un canale di comunicazione efficiente con chi scrive, dimostrando disponibilità e prontezza operativa. A conferma di questo impegno ha realizzato, all’inizio di quest’anno, i primi interventi concreti di bonifica del sito, con sfalcio della vegetazione e raccolta dei rifiuti abbandonati nell’area della ZSC. Questo intervento, sebbene modesto, rappresenta il primo passo tangibile verso la sensibilizzazione pubblica, la comunicazione dei vincoli di protezione e il ripristino della qualità ecologica. Inoltre ha avviato un progetto che prevede la realizzazione di due bacheche da installare all’ingresso del parco, al fine di sensibilizzare il pubblico sull’importanza di un sito comunitario di enorme pregio naturalistico. Tuttavia, rimane insufficiente senza accompagnamento di monitoraggio continuativo e sanzionamento effettivo.

L’esposto e la risposta insufficiente- L’esposto-denuncia dettagliato presentato alla Compagnia dei Carabinieri di Albenga, non rappresenta un episodio isolato sul piano istituzionale. Chi scrive ha inviato numerosi esposti alle autorità competenti nel corso degli ultimi mesi, senza ottenere nei fatti nessun riscontro concreto. Le denunce rimangono lettere morte: nessun feedback ufficiale, nessun aggiornamento sugli esiti delle indagini, nessuna comunicazione pubblica su provvedimenti adottati.

Questa catena causale è emblematica della negligenza istituzionale: un cittadino segnala un reato ambientale in tempo reale, ma la mancanza di intervento permette ai responsabili di farla franca. Il risultato è che oggi non sappiamo chi ha acceso quel fuoco, non possiamo responsabilizzarli legalmente, e il messaggio che arriva è inequivocabile: in questa ZSC, puoi commettere violazioni senza conseguenze.

Quando un cittadino segnala un pericolo ambientale in un’area protetta, ha diritto a un intervento tempestivo. (Art.55 c.p.p.) Il fatto che questo non sia avvenuto suggerisce che la tutela della ZSC non è nei protocolli di risposta delle forze di polizia, oppure che le risorse dedicate sono insufficienti. La risposta istituzionale, pur non ignorando formalmente le segnalazioni, non ha tradotto le denunce in azioni concrete: nessuna identificazione, nessuna sanzione, nessuna conseguenza visibile. L’assenza di controlli continuativi e di sanzioni evidenti alimenta l’idea, probabilmente corretta, che violare le norme della ZSC comporti rischi minimi, anche per gli autori di violazioni gravi.

Il costo ecologico dell’inerzia- Mentre le istituzioni procedono con lentezza burocratica, l’area protetta soffre danni concreti:

  • La vegetazione ripariale già compromessa dalle canalizzazioni storiche, continua a essere degradata dall’accensione di fuochi non autorizzati e dall’abbandono di rifiuti. L’avifauna migratoria e nidificante, che dipende dai canneti come habitat cruciale, trova un rifugio sempre meno affidabile in un’area che dovrebbe tutelarla. Tra le specie più vulnerabili che richiedono priorità di protezione spicca il Martin pescatore (Alcedo atthis), specie tutelata dalla Direttiva Uccelli (Allegato I), il cui habitat ideale è proprio costituito da corsi d’acqua dolce con sponde naturali e vegetazione ripariale ben conservata.
  • La qualità dell’acqua si deteriora per l’abbandono di rifiuti che nessuno sembra in grado di fermare riducendo lentamente il valore naturalistico della ZSC.

Cosa serve? Segnaletica adeguata. La ZSC deve essere contrassegnata in modo visibile e chiaro sul territorio, con pannelli che illustrino i vincoli di protezione e soprattutto i divieti specifici (zone e periodi consentiti alla balneazione, limiti per la pesca, aree protette per l’avifauna) e le conseguenze delle violazioni. La segnaletica deve essere rivolta ai fruitori occasionali, non ai soli esperti. Senza questa base informativa, è ingiusto e inefficace sanzionare chi non sapeva.

Monitoraggio costante. Non controlli episodici, ma una sorveglianza continuativa con personale dedicato, dotato di autorità sanzionatoria.

Coordinamento fra enti. Il Comune, la Provincia, la Regione, la Polizia Provinciale, i Carabinieri Forestali e la Capitaneria di Porto devono operare secondo un piano coordinato con obiettivi chiari e responsabilità definite.

Trasparenza nei procedimenti. I risultati delle denunce, i verbali di sequestro, le sanzioni applicate dovrebbero essere pubblici, pur nel rispetto della privacy. La trasparenza è deterrente più efficace di qualsiasi retorica sulla tutela.

Investimenti. La ZSC non può essere tutelata a costo zero. Risorse umane e finanziarie dedicate sono essenziali.  Coinvolgimento civico. Le associazioni ambientali locali e i privati cittadini consapevoli devono disporre di un canale ufficiale per segnalare violazioni e ricevere risposte documentate immediate. La ZSC Centa-Arroscia esiste solo formalmente sulla carta ma è scarsamente applicata nei fatti. Questo non è accettabile in un’epoca in cui la perdita di biodiversità rappresenta una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Le istituzioni avevano il compito di trasformare una designazione sulla carta in una realtà di tutela effettiva. Finora, hanno fallito. La domanda non è più se la ZSC sia stata istituita correttamente – lo è stata. La domanda è: quando inizieranno a proteggerla davvero?

Sandro Grimaldi, fotografo naturalista

PS: Questo articolo si basa su segnalazioni, documenti pubblici e denunce formali presentate agli enti competenti. Le informazioni relative a specifici episodi (incendi del 17 aprile 2026, kite surf non autorizzato) sono state direttamente riferite e documentate alle Autorità competenti. Per eventuali chiarimenti o verifiche, ben vengano dichiarazioni e chiarimenti degli enti citati.

Note:

¹ Procedura di infrazione UE contro l’Italia (aprile 2026). La Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per il bycatch e l’inadempienza rispetto alle Direttive Habitat e Uccelli — segnalata da LIPU ed eHabitat.it (8 aprile 2026).

² Progetto PlasticBusters MPAs (Interreg-Med). ISPRA capofila, Università di Siena responsabile scientifico. Censimento macro/microplastiche in aree marine protette del Mediterraneo. Causa principale: cattiva gestione dei rifiuti solidi urbani sulla terraferma (fonte: Agenzia Europea per l’Ambiente).

VEDI- Sono tornati.

Su quelle zampe rosa e sottili come fili di seta, i Cavalieri d’Italia hanno fatto ritorno alla foce del Centa. Ogni anno, puntuali, scelgono questo luogo. Perché qui trovano ancora silenzio, acqua, vita. È per loro — e per tutte le specie che abitano la ZSC “Torrenti Arroscia e Centa” — che vale la pena alzare la voce, denunciare, resistere. Benvenuti a casa.

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Sandro Grimaldi, sorpreso dal cronista nello scorso inverno alla foce del Centa, con la sua inseparabile arma fotografica e il ‘cavalletto’. Ignorava di essere a sua volta ripreso  da un giornalista

NOTA DI TRUCIOLI.ITQuando un cronista d’altri tempi, ormai molti anni sulle spalle, continua il suo volontariato giornalistico consumando soprattutto la suola delle scarpe. E’ in questa occasione che abbiamo sorpreso Sandro Grimaldi, attratti dal suo potente teleobiettivo che puntava fisso sull’estuario del Centa. La sua ‘caccia’ rivolta  a scoprire nuovi ospiti di passaggio nell’area protetta del Centa-Arroscia. Una passione, un hobby, anzi scoprire cosa si celasse dietro tanta dedizione: la vocazione per la tutela di quella natura che a parole tutti apprezzano, nei fatti resta troppo spesso in balia dell’incuria anche da parte di chi ha il dovere di tutelarla e salvaguardarla.

2/Visita guidata del WWF “alla scoperta delle orchidee selvatiche dell’Oasi Valloni”

il giorno 10 Maggio 2026. Invito.

Orchidea selvatica

COMUNICATO STAMPA – In occasione dell’evento nazionale WWF Primavera delle Oasi 2026, il WWF Savona con la collaborazione di WWF Young il giorno 10 Maggio 2026 organizza presso l’Oasi WWF Savona “I Valloni”, una visita guidata “alla scoperta delle orchidee selvatiche dell’Oasi” scrigno di biodiversità di questa magnifica area protetta, accompagnati dagli esperti botanici Dino Pavone e Mauro Ottonello.

Un antico deposito marino ed una cava abbandonata sono gli ingredienti che hanno dato origine ad un ambiente unico in Liguria: I Valloni, con presenza di Aree umide (stagni permanenti/temporanei), praterie, formazioni arbustive e calanchi fossiliferi.

Oasi di conservazione del WWF Savona. Il ritrovo avverrà presso l’ingresso dell’Oasi alle ore 10. Si consigliano calzature da escursionismo. La partecipazione è completamente gratuita. Prenotazione obbligatoria.

Dove:

a Villanova d’Albenga
Oasi WWF I Valloni, via Roma,  Villanova D’albenga


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