Ho letto, su Trucioli.it, l’ottimo articolo di Emidia Lantrua sulla Pasqua a Vasia dove cita, tra le altre cose interessanti, che “L’ultima edizione degli anni ‘90 ha visto la regia di un noto regista tedesco con casa a Vasia.”
di Enrico Pelos
Penso che possa essere di interesse, per i lettori, una mia testimonianza, sul tema delle rappresentazioni pasquali a Vasia, pubblicato nel 2007.
Ebbi l’occasione di organizzare un incontro e conoscere il famoso regista tedesco Richard Blank il quale mi consegnò anche il cd con la registrazione della rappresentazione. Scrissi poi l’articolo “Vasia la tragedia e il miracolo”, corredato da molte mie foto ed altre anche antiche che estrapolai dal video, con autorizzazione del regista. L’articolo fu pubblicato sul N.ro 48 del Luglio-Dicembre 2007 sulla rivista R Ni d’Aigura, Il Nido d’Aquila (Rivista etnoantropologica e linguistica delle culture delle Alpi Liguri-Marittime diretta dal Prof. Pierleone Massajoli), e per il quale il regista mi chiamò poi per saluti, complimenti e ringraziamenti.
Con il regista ci fu poi uno scambio di mail, per un certo periodo, sull’eventuale ripresa della manifestazione per il 2010. Nel 2005 era arrivata anche la televisione tedesca facendo conoscere “La tragedia e il miracolo” a livello internazionale con il titolo “Das Wunder von Vasia“. Il regista fu disponibile per fare delle fotografie nell’antica chiesetta di S. Anna e mi organizzò un incontro a casa sua con l’Arch. Roberto Saluzzo del quale si legge nell’articolo stesso.
Incontrai inoltre alcune delle persone che avevano preso parte alle rappresentazioni e che mi raccontarono aneddoti e curiosità. Il tutto era stato riportato sul sito di Rni d’Aigura che curavo insieme al portale (Appennini e Monti di Liguria) che avevo progettato e seguivo per conto dell’URPL, Unione Regionale delle Province Liguri, e che al tempo fu il primo in Italia nel suo genere.
2/VASIA LA “TRAGEDIA” E IL “MIRACOLO”
di Enrico Pelos
Vasia è un paese della Val Prino, appena sopra Imperia a 400 m slm. Appena lasciata alle spalle la città, con il suo mare esteso di blu, si risale la Val Caramagna da Porto Maurizio. Un nastro d’asfalto si snoda attraverso molteplici curve e ci si trova presto immersi in un’altra grande distesa colorata di verde costeggiata da terrazzamenti ininterrotti. E’ il colore degli gli alberi tipici di questi posti: gli ulivi. Questi alberi furono portati qui dai monaci benedettini di Lérins, (isola provenzale di fronte a Cannes), espressamente chiamati dalla popolazione nel 1119 e che qui rimasero fino al 1560 presso la chiesa di San Martino. Questi sono i monaci che tanta parte ebbero nella coltivazione e nello sviluppo dell’ulivo in molte delle valli del Ponente Ligure.
Il paesaggio si intravede a squarci attraverso le chiome degli alberi: una casa colonica, un’antica chiesa, una villetta, un’antica pietra di macina da frantoio. Dopo alcuni chilometri, dietro una curva, un cartello di benvenuto ci segnala che stiamo entrando nell’antica contea di Pietralata.
La parte alta della Valle ebbe, nel XIII sec., vicende storiche diverse dalle località della zona più a mare. In queste terre, oggetto di contese territoriali, scambi e vendite avvenne l’espansione dei signori provenzali di Aix, dei Conti di Tenda e di Briga, dei Conti di Ventimiglia. Molte famiglie importanti di queste terre stringevano alleanze più o meno forzate onde poter conservare i propri possedimenti e prevalsero i nobili della discendenza che divenne in seguito dei Ventimiglia-Lascaris. Tra Carpasio in Valle Argentina e tutta la Valle del Maro venne a formarsi così un piccolo stato regionale senza sbocco al mare. A quell’epoca non esisteva la strada litoranea ed i centri della costa erano fortemente dipendenti dai paesi dell’entroterra e Vasia era un importante tappa lungo la Via Marenca delle Alpi Marittime che da Oneglia portava a Limone.
La residenza dei signori venne fissata nella località di Prelà dove fu costruito, sopra un’imponente formazione rocciosa, il castello. La grande roccia di pietra era molto larga e venne da questa dato il il nome alla contea di “Pietralata” appunto che divenne così la sede difensiva e governativa, fulcro politico e militare della valle. Il titolo di “Contea di Petralata” rimarrà fino al passaggio del territorio in mano sabauda, a seguito dell’espansionismo piemontese del 1575-1576, arrivando fino allo scalo marittimo di Oneglia e della valle Impero e costituendo così un territorio di disturbo per Genova. I Conti si concentrarono sui commerci e sullo sviluppo della produzione olivicola, in mezzo a qualche bosco di castagni e di roverelle. Nel fondovalle erano sorti molti mulini costruiti all’epoca dei feudatari Doria ed alcuni trasformati o rifatti sono tutt’ora esistenti.
Ancora qualche curva e si intravede in lontananza, adagiato su un arco naturale di alberi e colline, alle falde del Monte Acquarone in posizione soleggiata, il borgo di Vasia che della Contea faceva parte insieme alle altre sue frazioni di Pantasina, Prelà Castello, Pianavia, e Torretta.
Vasia è oggi il capoluogo comunale e appena arrivati in paese la strada ci porta verso la piazza che ci accoglie con la chiesa e l’oratorio dove occorre posteggiare. Il paese è da percorrere a piedi (piccoli veicoli possono percorrerlo solo se autorizzati), scendendo l’ampia scalinata, e se ne intuisce immediatamente lo sviluppo ad arco, lungo la strada principale che passa davanti al comune che è ripartito poi in piccole borgate.
La chiesa parrocchiale è intitolata a Sant’Antonio Abate ed è un edificio della metà del XVII secolo. Si hanno però documentazioni di una prima costruzione già all’inizio del 1457. Il suo campanile è un antico prodigio architettonico alto 49 m, opera della perizia costruttiva del ticinese Ignazio Monti fra il 1804 e 1806. ed è motivo di vanto in quanto è il più grande campanile della Val del Prino. La chiesa parrocchiale è stata costruita ancora a 3 navate anche se altrove già si cominciava a preferire la navata unica. Contiene importanti polittici provenienti dalle chiese di San Martino e di Sant’Anna. Di fronte c’è la bella facciata dell’oratorio dell’Immacolata Concezione. Se ne hanno delle prime notizie già dal 1587. Venne ricostruito nel 1637 e restaurato ancora, da un progetto di Antonio Firpo Marvaldi di Candeasco, che lo realizzò tra il 1757 e 1766. Anche l’oratorio è il più grande della valle e queste costruzioni narrano anche di antiche vicende di rivalità familiari locali chè, volendo ognuna primeggiare sull’altra, si sono tradotte negli anni in una crescita edilizia con alcuni palazzi importanti anche dentro l’abitato.
L’oratorio Custodisce al suo interno la statua del Cristo Risorto, una particolare effige, diversa dalle tipiche “casse” processionali di tipo “genovese”. Di provenienza fossanese viene portata in processione per la benedizione “dei 4 venti” nel giorno di Pasqua, giorno che diventa così doppiamente festivo per Vasia.
Antichi echi di Medioevo si ritrovano percorrendo questo territorio e in mezzo alla pace degli ulivi si incontrano: San Martino, presso il cimitero, l’insediamento di monaci Benedettini lerinesi, la Chiesa di S. Anna importante santuario, all’incrocio di strade un tempo importanti, con un bel portico di accesso e riparo per gli antichi pellegrini. Subito si intuisce, dalle rimanenze architettoniche esterne, che l’originario edificio doveva essere a tre navate anche se ora è ridotto ad un solo ambiente. All’origine della riduzione forse una frana, un crollo, e poi l’abbandono. I sopraporta scolpiti sembrerebbero datati: uno al 1493, l’altro al 1513, firmato da un lapicida di nome Giovanni Leone. Sono opere di artigiani locali che erano forse coadiuvati da maestranze provenienti da altre località, forse lombarde, abili nel taglio della pietra.
Questo edificio sacro è stato a lungo oggetto di disputa fra le comunità di Vasia e Moltedo, che furono riunite in unica parrocchia fino alla prima metà del Seicento. Oggetto del contendere fu un famoso dipinto: “La Sacra Famiglia”. Il quadro venne attribuito un tempo al grande pittore fiammingo Antonio Van Dyck, che da queste parti ebbe a passare, che intrecciò una storia romantica con una ragazza appartente al patriziato genovese che tante opere gli aveva commisssionato. Sembra ormai accertato storicamente che l’autore è invece un altro pittore, anch’egli nordico, Jan Roos. Il quadro è ora custodito a Moltedo, e gli abitanti di Vasia, che lo volevano fortemente nella loro chiesa, già alla fine del XVII Secolo, non rassegnati alla perdita, ne volelro prontamente riprodurre una copia che rimase nel santuario fino al recente trasferimento in parrocchiale.
Visitata Vasia si ritornando in piazza o proseguire attraverso alcuni dei suoi sentieri. Si può arrivare così ad altre frazioni al piccolo borgo di Torrettta, alla frazione di Pianavia o, scendendo verso valle, a Prelà Castello e la Pieve dei Santi Giacomo e Nicola. Il Castello è oggi poco più di un rudere, memore di antiche battaglie e frutto di una probabile ricostruzione tardo medievale. Furono i genovesi, assieme ai loro alleati spagnoli, a renderlo definitivamente inservibile durante la guerra contro i Savoia ed i loro alleati Francesi, nel lontano 1625.
Lungo la strada si arriva poi a Pantasina dove ha sede uno dei palazzi dell’antica casata dei Lascaris di Tenda.
Più in alto un’altro Santuario dal quale si può avere un ampia vita sul paesaggio, le case i campi delle valli fiorite dove all’olivo si abbraccia la vite”. Molti sono i posti lungo queste strade e le sue salite ai monti dal quale si può avere un ampia vista sul paesaggio circostante. In una belle giornata limpida di sole l’occhio può spaziare dai monti al mare, sui paesi, sulle case dove l’olivo si abbraccia la vite”.
LA “TRAGEDIA”- Vasia è diventata però famosa perchè vanta un’antichissima e unica tradizione: la celebrazione a ricordo della Passione di Gesù Cristo. In un modo tutto particolare ne viene fatta una rappresentazione teatrale denominata “Tragedia”.
La “Tragedia” seppure rappresentata nei secoli, e quindi con una fortissima tradizione, sarebbe forse caduta nel dimenticatoio travolta dalle mille meraviglie multimediali e visive della nostra epoca. Queste mal si conciliano con le rappresentazioni storiche e lo scandire antico della sacralità delle cose religiose che hanno bisogno di loro ritmi lenti e liturgici, se non avesse preso casa a Vasia un appassionato, tra le molte altre cose, di avvenimenti religiosi di un certo spessore.
La mia visita a Vasia comincia con il percorrere la strada principale del paese dove, già in mezzo alle reti degli ulivi, ho avuto la fortuna di incontrare quella che sarebbe diventata la mia guida d’eccezione: il regista tedesco Richard Blank.
Richard non è, come verrebbe da pensare, il “solito” turista in vacanza che apprezza il bel Ponente Ligure con il suo mare ed i suoi ulivi, ma un “foresto” che quì ha preso casa con sua moglie e la sua famiglia trascorrendo lunghi periodi di soggiorno al punto che sono “quasi” italiani e sopratutto Liguri. Lui vive ormai qui da tanti anni ed è lui il regista, inteso anche come artefice, della rinata rappresentazione della “Tragedia” e del “miracolo” della sua messa in scena.
La Tragedia è stata rappresentata per circa 350 anni e più precisamente “dal 1660” come specificato dal sindaco Nello Giannini in un’intervista al regista. “Prima si rappresentava ogni 10 anni poi ogni 5”. Questa rappresentazione si svolgeva nei giorni pasquali ma dalla fine della II guerra mondiale non era più stata rappresentata fino al 2000. Nell’anno del Giubileo si è ripresa la tradizione interrotta ma è con la rappresentazione del 2005 che, grazie a Richard Balnk la tradizione viene ripresa con una sapiente regia e messa in opera la cui conoscenza varcherà non solo i confini regionali ma anche quelli nazionali
La storia narrata ci fa apprendere che il regista, interpellato sull’eventuale sua disponibilità ad impegnarsi nella rappresentazione di fosse un poco scettico e titubante in quanto non gli si poteva presentare nessuna documentazione scritta o perlomeno una traccia da seguire. Molte persone in paese ricordavano i monologhi a memoria ma ognuno per la sua parte e mancava il filo conduttore che legasse gli avvenimenti. La storia, si sa è conosciuta da tutti ma quello
IL “MIRACOLO”- Ed ecco allora che avviene un fatto impensabile. Accade grazie anche ad un ritrovamento tanto fortuito quanto significativo, che ben si inserisce in questa storia e che fa proprio pensare, per chi ci crede, che spesso certe cose non avvengono “per caso” ma forse per un preciso disegno del destino. Il regista non avrebbe potuto svolgere la sua opera senza un canovaccio, un testo di base per poter seguire in modo fedele la tradizione ma ecco che appare sulla scena Roberto, un architetto nativo di Vasia. Alla ricerca di documenti che riguardavano la sua famiglia e la storia dei suoi antenati. Siamo nel 1991. Egli cerca nei documenti della chiesa prima e in uno degli armadi dell’oratorio poi. Si imbatte così in un libro impolverito e sgualcito dal tempo. È un documento antico, a stampa, in alcune parti un pò sbiadito ma il titolo, quello si era ben leggibile e riportava: “La dolorosa Passione e Morte di N.S.G.C“. Erano i testi della tragedia con testi raccolti da un antico abitante: Vincenzo Moraglia. Alcune parti erano riportate anche scritte a mano. Dopo alcuni attimi di meraviglia mista a stupore e incredulità la ragione fece subito capire l’importanza di tale ritrovamento Era questao un segno tangibile, una documentazione storica inoppugnabile: quello che occorreva per convincere il regista. E così avvenne e con questo ritrovamento è cominciato tutto.
Il regista si appassionò subito all’idea della rappresentazione. Il testo era però molto lungo, anticamente arrivava a durare anche 4 ore e doveva essere ridotto. All’epoca la recita della Passione durava 4 ore. A noi sembrò troppo lungo. Ma siccome gli anziani avevano i testi nella loro testa era difficile accorciarle.
Fu tradotto per una completa comprensione degli avvenimenti da parte del regista e cominciarono quindi i primi contatti e preparativi che coinvolsero non solo gli abitanti ma anche persone ed esperti dello spettacolo anche da fuori. Nel 1993 avvenne una prima rappresentazione che durava circa la metà del tempo usato negli anni passati. nel 1995 un’altra rappresentazione venne fatta durare poco di più della metà del tempo originale. Nel 2000, l’anno del Giubileo la rapprentazione avviene nella forma definitiva. la stessa che sarà poi ripetuta nel 2005.
Ed ecco che avvenne il “miracolo”. L’avvenimento della “tragedia” trasformato delle persone comuni, con le attività lavorative e personali di tutti i giorni, come molti di noi, in attori e star del palcoscenico e delle riprese filmate. Senza nessuna preparazione o studio precedente. Molti degli abitanti del paese si sono impegnati a fondo nelle prove con sacrificio e dedizione. In un crescendo di convinzione del ruolo ed immedesimazione del personaggio che ognuno aveva in affidamento con una dedizione non comune consci di una responsabilità gravosa ma anche importante per la memoria degli abitanti e dei luoghi.
Tutta la rappresentazione è stata quindi ripresa e corredata di un documentario che ne illustra in dettaglio lo svolgersi delle varie fasi con interviste. Alcune persone di Vasia rammentano bene di quando erano bambini o giovani e recitavano a memoria le antiche partiture. Altri ricordano di quando i loro padri o nonni raccontavano loro delle recite. Molti erano contadini, esperti in cose della terra ma non molto avvezzi alle lettere e qualcuno recita ancora il testo completo. Ad esempio battista che ha ricordato a memoria quasi tutte le parti e che interpretato un angelo. Ricorda bene tra l’altro come anticamente l’intera lunga rappresentazione si recitasse su un palco solo e come fosse lunga. “A quei tempi recitavano in 40 e cominciavano da Adamo“. Si ricorda di molti particolari: del consiglio dei sacerdoti di Caifa, del Centurione, di Giuseppe di Darimatea, di Nicodemo. E cita un passo ormai diventato famoso: “Sono di Cirene, Alessandro Ruffo è il mio nome, sono contadino”. Eh si perchè la figura biblica di Simone ha qui un nome italiano ed è un contadino del pubblico paesano che recita e dice il suo testo in dialetto ligure.
Oggi l’opera viene rappresentata su diversi palchi rendendo così tutto lo spettacolo molto più variegato e interessante. Un avvenimento ormai parte del tessuto culturale, religioso, della memoria e della tradizione di questi abitanti e dei suoi avi. E “Queste immagini della vita quotidiana non fanno da scenario. La rappresentazione della Passione è parte del quotidiano” ci dice il regista.
È poi molto significativo quanto affermato da alcuni di loro durante le interviste e le riprese effettuate dal regista. Dice, ad esempio, Alessia che già i suoi antenati interpretavano la Madonna è lei ha sentito quasi un impegno morale il continuare la tradizione, “ho dovuto in un certo modo”. Non se la sentiva di mancare all’appuntamento con la storia, e “doveva continuare”.
Gesù è stato interpretato da Sergio che afferma “Il mio interesse si è risvegliato quando ho visto il testo. Era una cosa che riguardava i miei antenati di Vasia, per istinto volevo fare qualcosa che era stato fatto prima per lungo tempo”
Roberto, interpreta un ruolo impegnativo e da sempre “poco simpatico”: Giuda. Ma lo fa con una tale bravura che lo renderà più “accettabile” e sottolinea “Tutta l’impresa è stata una grossa sfida ma anche divertente e per il paese è la manifestazione più importante.
Giovanni interpreta il centurione che tira i fili fra Pilato ed i sommi scerdoti e per lui la tragedia è stata “Una esperienza indimenticabile, un lavoro che con la nostra vita normale non ha niente a che vedere. Era incredibile vedere tutto il paese è coinvolto, non solo gli attori. Alle prove ho visto persone che normalmente non mettono piede fuori della porta. Enzo sin dall’inizio ha voluto interpretare Erode e afferma il perchè: “Ogni attore parla a suo modo, alla sua maniera così ognuno può cavarsela nel suo ruolo con la sua persona”
Non sono mancati fatti particolari se non addirittura esilaranti. Uno in particolare ebbe per protagonista una bambina che è oggi la proprietaria del frantoio del paese. Molti anni fa la Sig. Silvana ricorda bene chi aveva il ruolo di Giuda. Era suo padre ed il testo prevedeva che maledicesse l’angelo e lei, spaventata, cominciò a piangere. Finita la scena qualcuno cercò di consolarla dicendole: “Non devi piangere per quello stupido Giuda” e la piccola Silvana rispose candidamente. “Ma Giuda è il mio papà“. La scena doveva essere di silenziosa commozione dat la rapprentazione appena avvenuta ma tutto il pubblico non potè fare a meno di trattenersi dalle risate.
La tragedia ricorda Alessia veniva rappresentata anche fuori dal paese. Ci sono state richieste per farlo anche con l’offerta di pagare i biglietti. Ma, afferma “Noi così mi dice lo facciamo per il nostro paese gli altri sono invitati ad intervenire”. E Sergio, altro interprete, aggiunge “La tragedia è una cosa nostra, non dovremmo con essa andare in giro per fare i soldi” Soldi denari dominano la scena oggigiorno. La tragedia è un’altra cosa, riguarda la nostra tradizione il nostro profondo dell’animo”.
E per concludere con Richard: “Questo è il miracolo di Vasia. La recita della Passione fa parte della vita normale del paese è parte della preparazione della Pasqua. Una sera pima della festa il paese viene invitato ad una cena collettiva, il Padrone, organizzatore della festa della Pasqua è il Priore. La domenica c’è la processione Pasquale e la vecchia preziosa statua di Cristo viene innalzata e girata nei quattro punti cardinali per il rito propiziatorio della fertilità dell terra.
La passione appartiene quindi al paese da quasi 350 anni ormai. Tutti quelli che recitano sono del paese, quasi ogni famiglia è coinvolta. E cosi il paese ha fatto sempre più sua questa recita che sembra fosse probabilmente rappresentata da un testo portato da Torino.
La tragedia è diventata così internazionale ed il documentario del “miracolo” è stata presentata anche dalla televisione tedesca con il titolo “Das Wunder von Vasia”. Certo è che dopo la rappresentazione Richard si è certamente guadagnato la stima imperitura dei Vasiesi, anche per la notevole pubblicità ai suoi luoghi che non guasta, e meriterebbe la “Cittadinanza Onoraria di Liguria”.
Qualcosa si sta già pensando per la prossima rappresentazione e il miglior augurio è di poterla vedere, insieme a tutti i vasiesi ed ai loro ospiti, nel 2010.
Terra particolarmente religiosa e gente dedicata al prossimo la Val Prino se era proprio di queste parti quello uno degli ultimi eremiti erranti della Liguria. Era soprannominato “Pre Presin” ma il suo vero nome era Cosimo di Pantasina. Era un laico che girava vestito come un prete ed era ormai considerato quasi un santo per la vita di povertà che conduceva. Era un uomo mite che girava per i paesi e si accontaentava di un giaciglio di paglia. Aiutava nei piccoli lavori chi ne aveva bisogni in casa come nei campi ed il tempo si fermava quando ai ragazzini raccontava una delle sue storie che ascoltavano incantati. A volte spariva nella nebbia dell’alba e per giorni nessuno sapeva più nulla di lui fino a che lo si vedeva ricomparire lontano sula linea dell’orizzonte. La sua vita era avvolta nel mistero ed era famoso per quel suo pellegrinaggio a piedi fino a Roma per chiedere che portassero nella sua terra le salme dei Santi Cosimo e Damiano. Dicono che, in un’alba più grigia delle altre fu trovato da un carrettiere, seduto sulla strada e appoggiato al parapetto quasi dormisse. Era invece morto nella notte, dormendo all’aperto come altre volte tra i paesaggi del Faudo e dell’Acquarone. In realtà sembra ce ne sia ancora qualcuno in giro, ad esempio nelle terre di Nava. Ma questo è un altro posto. Un’altra storia.
Enrico Pelos
Ringrazio molto il regista Richard Blank, sua moglie e l’Arch. Roberto Saluzzo per la disponibilità, cortesia, le utili informazioni e la documentazione messa a mia disposizione. Un grazie anche al Comune di Vasia per la documentazione ed alle persone incontrate cortesi e disponibili per una miglior conoscenza del paese e delle sue frazioni.Bibliografia
– AA.VV. “LIGURIA” Guida d’Italia, Touring Club Italiano Mondadori Panorama, 2007
– AA.VV. “LIGURIA”, Attraverso l’Italia, Touring Club Italiano, 1949, Milano
– AA.VV. “TERRE E PAESI DEI VENTIMIGLIA LASCARIS”, a cura di Giampiero Laiolo, edita dall’”Ass. Comuni dei V.L.”, 2005
– AA.VV. “I TESORI DI VASIA” edito dal Comune di Vasia, realizzazione Grafiche Amadeo, Imperia
– Ippolito Edmondo Ferrario “Anime All’imbrunire”, De Ferrari ed. Genova, 2003www.liguri.net/portappennini/vasia.htm
www.liguri.net/portappennini/val_prino.htm
www.liguri.net/portappennini/pf_richard_blank.htm
www.liguri.net/portappennini/rnidaigura.htm
www.enricopelos.it/rnidaigura.htm













