Convincente prestazione del giovane soprano nella “Traviata”, bene anche il tenore Infantino. Regia che accentua la dimensione borghese del dramma, ambientandolo a metà Novecento.
di Angelo Magnano


Nel suo settantesimo compleanno l’Opera Giocosa si è regalata un’altra “Traviata”, non solo per onorare la memoria della grande Renata Scotto, che iniziò diciannovenne la sua folgorante carriera al “Chiabrera” nel ruolo di Violetta, ma anche per proseguire nella lodevole tradizione di lanciare giovani talenti sul palcoscenico del teatro savonese, sull’onda di soprani ormai affermati come Saioa Hernandez e Rosa Feola, ultima Traviata avventurosamente in scena in tempo di pandemia. E quindi, questa volta, occhi ed orecchie del pubblico erano concentrate sulle due giovani primedonne Chiara Polese e Sara Erminia Tosoni.
Premettendo che chi scrive questa recensione si limita a valutare la Polese, ascoltata nella recita con il primo cast, si può senza incertezze affermare che il temibile esame è stato da lei superato alla grande. Voce dal luminoso timbro ed ottimamente proiettata, fraseggio elegante, ricca tavolozza d’accenti e capacità di muoversi con credibilità sulla scena ne fanno una interprete già dotata d’autorevolezza del ruolo di Violetta. Eccellente nel registro centrale, la Polese, allieva della grande Mariella Devia, ha padroneggiato con sicurezza le escursioni nel registro acuto, sia nella cabaletta del primo atto sia nell’aria “Addio del passato” (opportunamente col daccapo), e soprattutto ha mostrato di aver ben assimilato la lezione verdiana sulla parola scenica piegando sempre il canto alle ragioni drammaturgiche del libretto. Una maggiore chiarezza di dizione potrà giovarle in futuro nel delineare ancora meglio il suo ritratto di Violetta, ma è già sulla buona strada.
Lieta conferma anche per il tenore Giuseppe Infantino – già ascoltato a Savona nel Rigoletto – il quale ha compensato il lieve impaccio nei movimenti sul palcoscenico con una prova vocale di prim’ordine, grazie al timbro brunito, all’emissione sempre ben appoggiata sul fiato, al fraseggio di squisita musicalità e all’eccellente dizione. Vertici della sua esecuzione sono stati i duetti con la Polese, magistrali soprattutto nel terzo atto, e la scena solistica in apertura del secondo atto, con la disponibilità non consueta di proporre per intero la cabaletta. Completava degnamente il trittico dei protagonisti il baritono Diego Savini, un poco ingessato quanto a movenze ma adeguato sul piano vocale al ruolo di Giorgio Germont: lo si è constatato nel complesso duetto con Violetta, uno dei vertici dell’opera, nella romanza “Di Provenza il mare, il suol”, delibata con gusto raffinato, e nella successiva cabaletta, leggermente tagliata ma risolta con appropriatezza.
Completavano il cast Angela Schisano, empatica e disinvolta Flora, Arianna Richeldi, deboluccia Annina, Alessio Nucci Ruberti nel ruolo di Gastone, Tiziano Rosati, imponente Douphol, Zhao Tianci, (marchese d’Obigny), Luciano Leoni, credibile dottor Grenvil, ed i comprimari Alessio Trevisan e Riccardo Montemezzi. Molto giovane anche il direttore, Cesare Della Sciucca, che ha guidato complessivamente bene l’Orchestra sinfonica di Savona (non sempre impeccabile), staccando agogiche pertinenti, facendo risaltare lo strumentale con un’accurata concertazione e mantenendo il giusto equilibrio con le voci. Dignitosa la prova del coro del Teatro dell’Opera Giocosa, preparato da GianLuca Aschieri, e molto riuscita la prova del CeDansa Ballet Theater nelle suggestive coreografie ideate da Alessandra Schirripa per il coro delle zingarelle e dei toreador.
Resta da dire della regia, di Renato Bonajuto che si è avvalso delle scene di Danilo Coppola e dei costumi di Artemio Cabassi. L’aver spostato l’azione dalla Parigi di metà Ottocento a quella di metà Novecento – contrariamente alla prassi delle prime esecuzioni che, per dribblare la censura, la anticipava di un secolo – non ha detto un granché di nuovo salvo, così ci pare di capire, il voler dare una connotazione più borghese che aristocratica alla vicenda.
Quella borghesia arricchita della rinascita economica del dopoguerra che pensava di risolvere tutto, affetti compresi, col potere dei soldi. Si spiegherebbe così lo spiazzante tentativo di Germont padre (sempre vestito in scena con abiti borghesi) di convincere Violetta a rinunciare ad Alfredo offrendole vil pecunia ed anticipando così l’analogo gesto, previsto dal libretto, che il figlio iroso compie con spregio in casa di Flora. Pecunia che Violetta restituisce al mittente in entrambi i casi, come a ribadire la sua sovrana libertà di non cedere alle lusinghe degli arricchiti, si chiamino Giorgio o Alfredo. La retrocessione dei quali a blasone più borghese che aristocratico si poteva leggere anche nel volgare pugno, minacciato dal padre al posto del più signorile schiaffo di tradizione al protervo figlio. Per il resto, nulla da segnalare in una regia che non è rimasta memorabile per intuizioni particolari e lasciava spesso i cantanti posizionati al centro con le classiche braccia allargate.
Positivo, infine, il fatto che l’Opera Giocosa continui a promuovere le politiche di educazione all’ascolto della musica dal vivo, declinate per fasce d’età e delle quali fanno parte anche i progetti educativi sull’opera lirica e la musica in generale. Le due anteprime per le scuole, accompagnate con la consueta brillantezza da Emanuela Ersilia Abbadessa, ed il libretto di sala, impreziosito dei contributi di due giovani penne, Azzurra Camoirano di Carcare e Matteo Grillone di Savona, ne hanno dato conferma.
In novembre l’Opera Giocosa si lancerà in un titolo contemporaneo, che ha debuttato il 17 dicembre 2023 al Teatro Comunale di Modena, “I salvatori della mezzanotte” di Daniele Furlati. Il soggetto, tratto da “Salvataggio di mezzanotte” di Bruno Tognolini, che ne ha curato la trasposizione in libretto, racconta poeticamente la nascita del primo presepe allestito a Greccio da san Francesco d’Assisi e risulta particolarmente consono all’anno francescano in corso.
L’opera, dal linguaggio musicale adatto ad un pubblico anche di giovanissimi, sarà proposta alle scuole in anteprima venerdì 6 novembre alle ore 10 e alle ore 12, e a tutti sabato 7 novembre alle ore 18. Il gran finale di stagione si avrà in occasione della festività di santa Lucia, quando l’Opera Giocosa presenterà il concerto di Natale con l’esecuzione del “Te Deum” in re maggiore di Marc-Antoine Charpentier, che deve la sua notorietà alle prime battute, diventate la sigla dell’Eurovisione. L’esecuzione sarà domenica 13 dicembre, alle ore 21 nel teatro Chiabrera, conclusione “trionfale” dell’amatissima festa di santa Lucia.
Angelo Magnano
