DAL BLOG ‘STORIA DEL CALCIO SAVONESE- Da oltre 10 anni il nostro blog si occupa di storia del calcio, eravamo partiti da quella savonese poi ci siamo allargati alle vicende del calcio italiano e a quelle del calcio mondiale.
Ogni giorno riceviamo centinaia di visite, molte dall’estero e anche da paesi esotici dalle altre parti del mondo: abbiamo contato perfino passaggi dalla Città del Vaticano.
La nostra storia personale, dei due curatori Luciano Angelini e Franco Astengo, data da molto tempo a stretto cointatto con lo sport non soltanto il foot-ball: difatti spesso le nostre rievocazioni sconfinano nel ciclismo, nell’atletica, nella pallavolo (di cui è stata campionessa la nostra webmaster Francesca), nell’hockey su prato (altra antica passione).
Spesso abbiamo criticato anche aspramente le degenerazioni che l’iperprofessionismo, i tentativi maldestri di imitazione che si verificano nei settori del calcio minore, l’esasperazione del businnes, il doping hanno provocato una vera e propria deriva tecnica e morale, di smarrimento della coscienza di determinati valori che formavano non retoricamente lo spirito sportivo.
Adesso però non sappiamo davvero come si possa reagire al fatto che l’uomo più potente della Terra, quello che sta mutando equilibri storici tra la democrazia, il potere, il rapporto tra la pace e la guerra si sia permesso di telefonare ad un altro potente, il capo del calcio mondiale sempre prono ai voleri di dittatori e sceicchi vari, per far sì che venisse tolta una squalifica (tra l’altro automatica, derivante da una espulsione) a un giocatore della squadra statunitense in lizza in questo mastodontico torneo che si sta svolgendo in Nordamerica.
Questo è avvenuto proprio nel giorno in cui gli USA celebravano i 250 anni dell’indipendenza dando vita ad uno dei più grandi tentativi di applicazione della democrazia nella storia: 250 di democrazia celebrati con una sopercheria piccina che sinceramente se fosse avvenuta in un qualunque torneo estivo a scopo favorire la squadra di casa gli altri se ne sarebbero andati a casa.
Il comportamento di Trump è sembrato il comportamento del bambino che porta il pallone e che se perde lo raccatta e lascia gli altri a bocca asciutta: insomma un comportamento da asilo infantile.
Purtroppo si tratta di un comportamento in linea con le forme e i modi usuali di questa Presidenza che si muova in questo modo anche attorno a temi che ci permettiamo di definire leggermente più importanti del calcio anche se nel caso ci troviamo a livello mondiale.
Nessuno reagisce, nessuno minaccia di andarsene viste le regole palesemente violate: il Belgio che dovrà affrontare gli USA negli ottavi di finale avanza una protesta senza effetto alcuno.
Il business (non lo spettacolo, definire così questo stato di cose sarebbe già nobilitare) deve continuare. Impallidiscono i ricordi dei mondiali del ’34 a Roma in pieno fascismo, delle faraoniche Olimpiadi di Berlino del ’36 made in nazismo ,( Hitler non chiese di squalificare Owens, si limitò ad andarsene stizzito) degli altri mondiali ad uso colonnelli nell’Argentina ’78 quella dei desaparecidos o della Coppa Davis nel Cile di Pinochet.
Si assiste non tanto all’ingiustizia ma a qualcosa di più profondo: alla cancellazione di un minimo di senso comune, di assenza del sentimento minimo ed umano dell’indignazione. Appunto si assiste: che brutta cosa la passività quando sconfina con la complicità.
