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Enrico Mentana: “La7 ha un’identità precisa, è una nuova Rai3. Se vincesse il centrosinistra potrebbe apparire una tv di governo”. Il rischio: giornalismo in una forma di tifoseria. Reazioni. È bufera


ANSA di Amalia Angotti- La rete La7 ha costruito negli anni un profilo editoriale molto definito, caratterizzato da programmi e commentatori critici nei confronti dell’attuale governo. Una scelta che ha contribuito al successo dell’emittente e alla crescita degli ascolti. Vedi anche articolo de IL FATTO QUOTIDIANO.

Lo ha sottolineato Enrico Mentana, direttore del Tg La7, durante un incontro al Festival della Tv di Dogliani, nel giorno di chiusura della quindicesima edizione. “Il rischio è che se dovesse vincere il centrosinistra La7 diventi una tv di governo” ha aggiunto Mentana.
“Chi guida La7 – ha osservato il direttore del Tg La7 – è stato bravissimo. Bravissimo Cairo, bravo il direttore Salerno, bravi i conduttori che hanno portato la rete a livelli di ascolto molto alti. Tutti i programmi serali di La7 hanno però la stessa impostazione, lo stesso orientamento, gli stessi ospiti. Nell’ultimo anno solare hanno ospitato almeno un centinaio di volte Schlein e Conte, due volte Crosetto, 40 Bocchino. Mi verrebbe da dire ‘Vieni avanti Bocchino‘. Questo asseconda quello che il telespettatore di La7 vuole vedere e sentire. Ma un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa: non vedo più programmi in cui tutti gli ospiti si sentono a casa, qui uno si sente a casa e l’altro in trasferta, uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti. Da nessuna altra parte è tutto così netto e marcato. E’ evidente che si è voluto fare di La7 una nuova Rai3 senza però che esistano una nuova Rai2 e una nuova Rai1″.
Una “La7 anti-Meloni“, quindi, ma proprio a Dogliani Urbano Cairo ha parlato di una rete “più addolcita rispetto al passato” quando c’erano Michele Santoro e Gad Lerner, mentre ora ci sono Corrado Augias e Aldo Cazzullo. “E’ vero, quando Cairo è arrivato c’erano Lerner e Santoro, ma c’erano anche altre voci” ha replicato Mentana che ha poi rivendicato l’autonomia del suo Tg rispetto al resto della programmazione della rete. “Io non do pagelle, se Meloni ha ragione ce l’ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile”.
Per il direttore del Tg La7, rispetto al passato si è ridotto lo spazio per un confronto più equilibrato tra posizioni politiche diverse perché “si asseconda lo spirito dei social network, una logica binaria terrificante: o è bianco o è nero, o hai torto o hai ragione, o sei un nemico o hai sempre ragione”.
Una dinamica che rischia di trasformare il giornalismo “in una forma di tifoseria“.
Un editore, Cairo, che potrebbe scendere in politica? “Mi è già successo” ricorda Mentana alludendo a Silvio Berlusconi.
Dal punto di vista della politica, però, Cairo è più smaliziato di Berlusconi. Oggi non sappiamo per chi voterebbe, è un uomo accorto, cauto”
2/DA IL FATTO QUOTIDIANO-Bufera per le parole di Mentana: “La7 è una tv anti-Meloni, è evidente a tutti”. E punge Urbano Cairo
Mentana al Festival della tv di Dogliani analizza La7. E critica: “Tutti i programmi hanno lo stesso orientamento”

La7 è diventata la tv anti-Meloni, è evidente a tutti. È la nuova RaiTre, ha un’identità forte”. A dirlo è stato il direttore del TgLa7Enrico Mentana, intervistato da Mia Ceran sul palco del Festival della tv di Dogliani. “Urbano Cairo, proprio qui – ha detto la giornalista – ha dichiarato di aver ‘addolcito’ La7, di averci trovato Santoro e Lerner e di averci messo Augias e Cazzullo. Tu sei d’accordo, La7 è più addolcita?”. Mentana ha analizzato la Rete per la quale lavora – nel video in alto, il suo ragionamento – sottolineando come “Cairo mi ha sempre dato massima libertà. Non mi ha mai detto cosa dovessi fare o non fare. In 16 anni l’ho visto una volta sola nei miei studi, cioè quando è morto Silvio Berlusconi, per portare la sua testimonianza”.

Tuttavia, secondo Mentana, “non c’è dubbio che la situazione di adesso sia la più marcata, parlo sapendo che questo ha portato vantaggi agli ascolti. Chi guida La7 è stato bravissimo. È stato bravissimo Cairo, ed è stato bravissimo Andrea Salerno. Ciò che si vede, però, è che tutti i programmi serali hanno la stessa impostazione, gli stessi ospiti, lo stesso orientamento. È evidente a tutti, con questo intendo tv anti-Meloni”. E per spiegare meglio il concetto: “Nell’ultimo anno solare Schlein sarà stata invitata cento volte, Crosetto due. Per farvi capire”. Il problema, secondo Mentana, è che una tv così crea il bisogno di creare un’altra rete, da un’altra parte, “con uno schieramento opposto”. Poi la critica – più o meno velata – a Cairo: “È vero che quando è arrivato lui c’erano Lerner e Santoro, ma io ricordo che c’erano anche Facci, Porro. E lui stesso portò Paragone e Sottile. Però la selezione della specie del conduttore de La7, per ragioni editoriali per precise, ha portato la Rete ad essere la nuova RaiTre”.

Per i giornali di destra Mentana avrebbe “svelato” ciò che muove La7. Per il Tempo “l’affondo clamoroso di Mentana”, per il Secolo d’Italia “persino Mentana dice che La7 è diventata la tv anti-Meloni”. Sui social è scoppiata la bufera.


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