Albenga: è morta Eugenia Galizia, presidente per un ventennio dell’associazione “Tra le Torri”. Il post riflessivo dello scrittore Gino Rapa.

Una morte improvvisa. Eugenia Galizia è mancata all’età di 85 anni. Per oltre un ventennio ha ricoperto il ruolo di presidente della benemerita Associazione “Tra Le Torri”. Era stata omaggiata anche con il celebre fazzoletto giallo dai “Fieui di Caruggi”. Nel 2015 lasciando l’incarico era stata omaggiata dall’allora sindaco Giorgio Cangiano di una targa ad hoc. Ha donatoalla città importanti appuntamenti ormai divenuti tradizione (come il mercatino dell’antiquariato) e al centro storico rilevanti interventi di interesse culturale come i restauri de “La dama del mistero” di Palazzo Peloso Cepolla e dei due affreschi sulle facciate del condominio San Domenico raffiguranti Santa Margherita, San Guido e San Daniele. E ancora, la rivalutazione della fontanella di piazza San Francesco con il posizionamento del gelsomino e la posa della statua di San Domenico.
IL POST DI GINO RAPA – Non la vedevo da qualche tempo. L’ho incontrata pochi giorni fa in un vicolo del centro storico, vicino alla casa di Piazza San Domenico dove aveva vissuto per tanto tempo. Due chiacchiere, i saluti. Sempre vivace, attenta, innamorata di Albenga cui ha dedicato tempo ed energie. Il suo è sempre stato amore vero per la nostra città, mai mosso da interessi non leciti. Ho condiviso orgogliosamente con lei alcune battaglie, non sempre vinte, ma senza mai arrenderci. Ha cercato di difendere soprattutto la città vecchia dal degrado, dalle brutture, dall’inciviltà, soffrendo ogni volta che si sentiva inascoltata. Un esempio che in tanti dovremmo seguire. Ciao Gege. (Eugenia Galizia). Grazie per tutto.

DALLA VALLE ARROSCIA L’AUGURIO DI NELLO SCARATO….
“Con l’augurio a tutti i lettori di Trucioli e, manifestando un po’ di rincrescimento per questa Valle minacciata dall’abbandono , dalla statale 28, da una galleria che è una favola come Cenerentola , dall’acqua che quasi costa come il vino e qui mi fermo per non offendere nessuno, allego questa poesia che vuol essere comunque un omaggio alla gente tenace che resiste e a coloro che, nelle grandi difficoltà riescono ancora a fare qualcosa”.
POESIA
La mia Valle mette la veste
delle feste
di Natale e Capodanno
che si fonde d’un colpo
con i ricordi di una vita
privati d’ogni affanno.
Dalla finestra, i monti
col cappuccio bianco
nel grigio malinconico,
stanco
da una pioggia recente,
ammiccano ,
quasi un sorriso appena,
al caldo delle fiamme
del caminetto dietro la schiena.
Arroscia mia che mi hai amato,
deluso e abbandonato,
ed hai aspettato il mio ritorno
per accompagnare col tuo
il mio declino,
ricordi gli anni verdi
spesso annegati nel buon vino
per sfidare con arroganza
l’ignoto del Destino?
Ora profumi di bucce d’arancia
arrostite sulla stufa,
aromi di abete
guarnito a caramelle,
e ungarettiane capriole di fumo
dei ceppi di ginepro
nel camino,
in attesa di una Messa a mezzanotte
senza stelle!
Ah quanto ti sento a me vicino
Valle Arroscia mia,
che vieni dalla bucolica pace
dei quadri di Fattori
e ti ritrovi
a vagare quasi in bilico
tra sogno e realtà
in una piazza surreale di De Chirico!
Questo mondo sembra
mi sia sfuggito dalle mani,
oppur non c’è mai stato,
di questo mi convinco
or che diventano pochi
i miei domani.
Ma è Natale in Valle Arroscia
dove si salva ancora
Il rito dei pastori
e un poco d’amicizia fra la gente!
Allora Buon Natale Valle mia,
e buon anno a te e ai miei Amori,
e così sia!
(Nello Scarato)
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