Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’eremita di Nava, dopo 21 anni, lascia. Si rifugia a Lavina stanco di sgarbi e soprusi?
Sono intervenuti i carabinieri, tutto inutile

Una voce dal silenzio. Un eremita sui monti liguri che non è una star della tv, né dei media ed ha sempre rifiutato interviste. Dopo 21 anni, padre Massimo Isacco Sturla, natali a Voghera, 57 autunni il 22 settembre, lascerà l’Eremo Nostra Signora del Cielo a Case di Nava (Pornassio – Imperia) per trasferirsi a Lavina di Rezzo nella cappella oratorio di San Colombano (sorta nel 1500) dedicata al famoso monaco irlandese che fondò l’Abbazia di Bobbio. Nella nuova dimora don Isacco avrebbe voluto accontentarsi di una capanna esterna, poi ha scelto di far sistemare il pronao (con coibentazione)e dare spazio alla sua inseparabile libreria. Sulla decisione (irrevocabile) di trasferirsi, rimanendo in Valle Arroscia, c’è il beneplacito del Vescovo, la fattiva collaborazione del Vicariato di Pieve di Teco, la prima buona accoglienza dei lavinesi ancora ‘feriti’ dalla disastrosa e spettacolare frana alluvionale del novembre 2016.

Padre Isacco in una foto di due anni fa dal suo eremo sui monti di Case di Nava, Comune di Pornassio

L’eremo di Colle di Nava che si raggiunge lungo una ripida strada sterrata di 2 km, dopo aver deviato dal Forte Bellarasco situato sulla costiera che collega  Nava con la valle di Armo. Tra il verde dei prati, boschi e pascoli, si affaccia sulle Alpi Marittime e all’orizzonte la fascia costiera. Qui, nei primi anni ’80, era stato donato alla Diocesi di Albenga e Imperia un casolare montano ristrutturato, con la creazione di un piccolo vano che ospita la chiesetta dove don Isacco inizialmente celebrava la messa all’alba, qualche ora dopo invece nei giorni festivi anche per pellegrini, fedeli. Negli ultimi anni, alla liturgia, nessuno era più ammesso. Non sono mai mancati comunque i visitatori, e neppure i curiosi.

Don Isacco ha continuato a mantenere il suo ferreo ‘distacco’ terreno. Non era facile, anche raggiungendo l’eremo, farlo parlare, al massimo risposte brevi, educate, concise. Nessun contatto si direbbe con quel mondo che è fatto di televisioni, radio, giornali, consumismo, edonismo, effimero dove importa più l’apparire che l’essere. Una volta in settimana, lunedì mattina, il servitore di Cristo raggiunge a Case di Nava l’ufficio postale. La Provvidenza del vescovo e dei fedeli assicura all’eremita il sostentamento. Per quanto ci è stato possibile verificare nel corso degli anni e dei

L’esterno dell’eremo dove da 21 anni vive, prega, studio padre Isacco, nella stagione invernale, non mancano nevicate anche abbondanti, siamo a mille metri slm

saltuari incontri, don Isacco non accettava offerte di denaro. Un ‘servo del Signore‘  che sopravvive anche grazie  agli aiuti dei benefattori.

Un eremo con arredamento sobrio. Una stufa a legna per riscaldarsi, le candele per illuminazione, l’acqua di sorgente, un tavolo per pranzare, un letto, un piccolo vano per servizi igienici, il lavandino, una panca di legno all’esterno ombreggiata da un pergolato, spazio per i libri di uno studioso, l’inginocchiatoio per pregare. Padre Isacco che segue con scrupolo antico le cadenze del breviario. Nessuna ritualità esteriore se non la tonica monacale, un’esistenza senza orologio e che rispetta le sorti del Sole. Ci

Un’immagine del 9 novembre 2008 dall’archivio di trucioli riprende l’eremita intento a leggere il Breviario sul terrazzino del casolare in pietra

siamo spesso chiesti come potesse chiamare soccorsi in caso di bisogno; ha vissuto un periodo con qualche problema serio di salute, fortunatamente superato.

Cosa è successo per spingere padre Isacco a lasciare Nava, andarsene nella non lontana Lavina, in linea d’aria qualche chilometro, via strada bisogna scendere a Pieve di Teco, quindi lungo la provinciale deviazione per Rezzo, a metà strada si trova la frazione. Lavina terra natia di due parroci viventi, entrambi De Canis, don Angelo, parroco di Sant’Ambrogio di Alassio, prossimo alla pensione, si scrive staccato; per don Sandro, parroco di Pieve di Teco, il cognome è una sola parola (Decanis).  A Lavina nacquero tre valenti architetti attivi in Liguria e in Piemonte, a cavallo tra Seicento e Settecento: Giovanni Antonio Ricca il Vecchio, Giovanni Antonio Ricca il Giovane (1688-1748), Antonio Maria Ricca (1660-1725). Un patrimonio di nove chiese e cappelle monumenti storici, i ruderi della chiesa di Santa Maria Maddalena. Non è questo aspetto  storico e artistico ad deve aver convinto don Isacco a cambiare ‘casa’.

La croce in legno nell’area dell’eremo
Un gatto nero per compagnia

Le voci, le indiscrezioni raccolte  a Nava e in valle raccontano di frequenti dissapori, incomprensioni o se volete sgarbi, dispetti (?) di cui l’inerme apostolo si sentiva ormai vittima. Persino un litigio, forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso, con una coppia di pastori che frequenta quella collina dove si trova l’eremo. C’è chi si spinge a sussurrare

che in un caso si sarebbe passati alle mani, piccole lesioni, da richiedere l’intervento dei carabinieri di Nava. Nel ruolo di paciere e ‘ambasciatore’ della pace, il maresciallo comandante che conosce i protagonisti dei dissapori, conseguenti, si dice, alla presenza di cani da pastore, capre, forse mucche che invadono e danneggiano. Fa parte dell’eremo, infatti, anche una piccola porzione di terreno dove don Isacco è solito zappare, seminare, innaffiare, far crescere ortaggi per la sua provvista. Il sindaco, Emilio Fossati ha escluso qualsiasi suo interessamento al caso, mentre la Benemerita avrebbe nutrito fiducia in una possibile ricomposizione. Quanto meno senza strascichi giudiziari, ovvero querele di parte.

L’altare che adorna la cappella di pochi metri quadrati dove don Isacco celebra ogni mattina la Santa Messa ora in perfetta solitudine. Una candela resta sempre accesa segno della vita

Trucioli.it, umile blog che da sempre ha a cuore le sorti dell’alta Valle Arroscia e Alto Tanaro, scritto unicamente da volontari e senza l’incentivo pubblicitario richiesto ora alle Pro Loco, Comuni, clienti privati, aveva ricevuto la prima segnalazione sul ‘caso eremita’ già a maggio. Per una volta avevamo scelto di non pubblicare, in attesa degli eventi. Accogliendo peraltro una richiesta di cortesia, un consiglio diciamo di fonte istituzionale, in attesa che le acque si calmassero, tornasse la pace e soprattutto la scelta di non lasciare l’eremo di case di Nava dove ogni tanto si recava l’unica sorella di don Isacco al quale due estati fa aveva ha fatto visita il vescovo Guglielmo Borghetti, ma anche un cardinale della Curia romana solito trascorrere un periodo di vacanza all’hotel Lorenzina, scelto in concomitanza anche dal vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta, loanese.

Le uniche foto che padre Isacco accetta sono quelle in compagnia di bimbi’visitatori’ con i quali è solito pregare e con l’augurio di vita cristiana e benedizione in occasion e della visita di Sara e Luca Corrado

Purtroppo si è creata una situazione grottesca – commenta un osservatore pornassino -, padre Isacco è ben visto ed apprezzato, il suo eremo meta di fedeli locali e anche da fuori. Non mancano coloro che in caso di bisogno hanno trovato conforto nelle sue parole e nelle sue preghiere. Si racconta sia pluri- laureto e gran studioso, la sua assenza finirà per aggravare lo stato di abbandono che sta colpendo ormai da un decennio i paesi dell’alta valle. Insomma, al di là della religione e del credo di ognuno di noi, don Isacco era stimato e considerato anche per la sua umiltà,  umanità, quell’essere diverso e rispettoso, di animo buono”.

Era stato ordinato sacerdote il 13 maggio 1989, dopo un breve periodo da ‘eremita’ a Borgomaro aveva scelto Nava e ora Lavina tra qualche mese. La  cappella di San Colombano si affaccia in una valle soleggiata, circondata da oliveti coltivati, in una realtà, quella di Rezzo, caratterizzata da  Santi, ponti e castelli. Dove arte ed architettura sono intimamente legate alla vita secolare della valle e ne fotografano il lento svolgersi tra gli infiniti conflitti d’arma e la lotta per arrivare all’alba del giorno dopo.  Ai Santi è dedicata la cinta di cappellette che doveva proteggere i Rezzaschi ed il loro duro lavoro per strappare alla terra ed al bosco il fabbisogno quotidiano. L’arte del vivere sfuma nei colori della devozione affrescata da Guido da Ranzo nell’oratorio di San Bernardo o nella cappella dell’ospedale. O ancora, più magistralmente, il ciclo  di dipinti murali del Santuario di Nostra Signora del Santo Sepolcro.

I ponti sono invece l’eredità dell’occupazione francese quando nel 1794 l’Armée d’Italie invade la valle  usando la mano pesante contro la popolazione, ma restituendo un’organizzazione  civile e realizzando infrastrutture varie che rompono l’isolamento. Archi di pietra sospesi sulle acque  della Giara o sui grandi fossati costituiscono il cosiddetto’ tessuto ‘di ponti napoleonici che ancor oggi vale la pena di scoprire, visitare, ammirare.

All’eremo non mancano visite in cui lasciano a don Isacco viveri ed  beni di primi necessità

Se a Nava don Isacco aveva scelto la solitudine e la terra dei forti militari, a Lavina tutto riporta ad un passato dove la memoria ci illustra la ricchezza della devozione, le sublimi testimonianze di fede, meditazione. E, assicurano le persone che lo frequentano, non è stata per lui una scelta facile. Si è cercato un po’ dappertutto nella diocesi, inizialmente sulle colline di Cosio d’Arroscia. Qualcuno deve avergli proposto la antica chiesetta di Lavina di San Colombano, una delle cinque (le altre più significative sono San Sebastiano, San Giuseppe), è isolata ma non troppo, si raggiunge con due strade, tra cui una vecchia mulattiera e una percorribile con l’automezzo. Poi un centinaio di metri a piedi. Un’area dove si dovrà provvedere, con l’intervento dell’ufficio tecnico comunale, a ripristinare un piccolo tubo che giunge da una sorgente di Cenova interessata dai movimenti franosi del novembre 2016. Si tratta di acqua potabile. Le candele,  invece, continueranno a tener compagnia. Dalla nuova ‘sede’ che dovrà essere sistemata nella semplicità cara all’eremita, don Isacco potrà raggiungere, a piedi, Pieve di Teco, o se vorrà, prendere la corriera al bivio Lavina -Rezzo.  Ciò di cui ha bisogno è soprattutto il silenzio, la pace, la possibilità di leggere, studiare e pregare, contemplare, anche nel cuore della notte quando si alza per recitare i salmi mattutini.

C’è da dire che la chiesetta di San Colombano  era già stata interessata da lavori di restauro nel 1998, probabile che debbano essere sostituite porta principale e finestre, lui potrà sistemarsi, per dormire, nell’atrio dove è possibile ricavare anche una zona da destinare ai libri. E’ già stato chiesto un preventivo all’impresa Ausonio di Borghetto d’Arroscia, mentre giovani volenterosi amici di Padre Isacco hanno iniziato l’opera di pulizia e sfalcio dell’area tutto intorno e attigua agli oliveti a fasce, conduzione famigliare e ben tenuti per la raccolta delle olive. Don Isacco ha fatto diversi sopralluoghi, accompagnato dal parroco di Pieve don Sandro Decanis.

E’ apparso sereno, felice, fiducioso nel superare le immancabili difficoltà per sistemare al meglio forse l’ultimo suo eremo. Nel 2014 con altri 13 sacerdoti della diocesi aveva festeggiato con il vescovo, Mario Oliveri, i 25 anni di ordinazione sacerdotale: don Ruggero Badiale, don Juan Pablo Esquivel, don Daniele Fiorito, don Gilles Jeanguenin,  don Lordu Mallavarapu,  don Marek Michalaski.

In quella stessa circostanza si festeggiarono i 60 anni sacerdotali di  don Fiorenzo Gerini, don Alessandro Beorchia, don Leandro Caviglia, don Alessandro Sappa; 50 anni  di sacerdozio per don  Angelo De Canis, don Mario Ruffino. Intanto per Pornassio è in arrivo, dal 9 settembre,  il nuovo parroco don Ruggero Gorletti, milanese, 52 anni, ordinazione il 2 aprile 2016, attualmente vicario parrocchiale a San Bartolomeo al Mare, San Bartolomeo Apostolo (San Bartolomeo Al Mare). A lui andrà pure la parrocchia di Acquetico.

C’è chi come Alessandro Seidata e Joshua Wahlen ha scritto il resoconto di un viaggio, tra gli eremiti d’Italia, con un documentario ‘Voci dal Silenzio‘. “Non si mette facilmente nel sacco un eremita” – esordi padre Isacco – non appena ci vide spuntare carichi di attrezzature e con i pantaloni infangati fino alle ginocchia. E così fu. Ripercorremmo il sentiero scosceso in direzione opposta senza nessuna intervista tra le mani. Un’esperienza che lascia pur sempre un’emozione dell’essersi avvicinati a forme rare di prossimità.  Eppure avevamo insistito. “Padre Isacco e se domani passassimo altro tempo  insieme, sarebbe un problema per lei ?”  Con aria divertita cominciò a tamburellare l’indice  sull’iscrizione appesa all’entrata dell’eremo, come a dirci leggete: “Habitantibus hic oppidum carcer est et solitudo paradisus”. Traduzione: ” Per chi abita qui, la città è il carcere, la solitudine il paradiso”.  E l’eremita si accomiatò “potete farmi visita tutte le volte che lo desiderate o sentite il bisogno”.

Ogni eremita vive l’esperienza, la scelta di solitudine in una maniera tutta diversa – concludono gli autori del viaggio -, padre Isacco custodisce una rubrica in cui segna i giorni di effettivo isolamento, romitaggio. Riesce a conservare all’incirca 180 giorni in cui non incontra nessun altro volto umano e concluse “sono sempre troppo pochi”. A Loano, nella grande baraonda del consumismo e del divertimetificio estivo, la parrocchia di San Giovanni Battista ha realizzato il programma dal titolo: “Gli incontri dell’Eremo. Gaudete et exultate. Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”.

Luciano Corrado

L.Corrado

L.Corrado

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