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Sono 80 le Confraternite della diocesi di Albenga-Imperia, con 2400 confratelli e secoli di storia. A Mendatica ritiro spirituale

L’allerta meteo pioggia ha in parte ‘rovinato’ il pomeriggio di ritiro spirituale quaresimale delle Confraternite della Diocesi di Albenga – Imperia. Presenti pochi rappresentanti, ma non sono mancati i riti solenni, con la presenza del delegato diocesano don Giancarlo Aprosio, parroco di Villanova d’Albenga, che era stato designato, negli anni ’80, dall’allora vescovo Alessandro Piazza. Le Confraternite sono tornate a fiorire, oggi un’ottantina, con almeno 2400 confratelli che hanno ricevuto la ‘vestizione’: la cerimonia sacra in cui ci si impegna a dare testimonianza di vita cristiana. Possono aderire solo i battezzati, i cristiani non colpiti da ‘censura’, i divorziati non devono essere conviventi. Il Priorato diocesano ha scelto Mendatica dove con il parroco, don Enrico Giovannini, i confratelli hanno assistito e partecipato ai Vespri, al canto dei salmi,  preghiere, esposizione e adorazione dell’Eucarestia. Alla fine ritrovo nell’ex sede delle scuole: le massaie del paese hanno offerto alcune ‘prelibatezze’ della cucina tradizionale, ricca di sapori antichi, genuinità. Dolci casalinghi inclusi.

La confraternita di Santa Caterina di Mendatica, una storia secolare, dal gruppo manca la decana, Emma Floccia, che ha superato le 80 primavere

Le Confraternite sono le più antiche  associazioni di laici nella chiesa cattolica, con regole precise e che risalgono al primo Concilio di Trento e a San Carlo Borromeo, poi hanno seguito l’evoluzione dei tempi, dei vescovi. Ogni Confraternita deve osservare lo Statuto diocesano  e ognuna si è data delle norme.

Dopo le funzioni religiose per il raduno delle Confraternite a Mendatica ricco spuntino e col parroco don Giovannini alla chitarra e Roberto alla fisarmonica cantano anche il sindaco Pelassa, il vice sindaco Emilia Lantrua e tutti i commensali

Don Giancarlo, nella sua esposizione, ha ricordato che “ci sono confratelli che si vantano di aver partecipato, durante l’anno, a 50 – 60 processioni, da ponente a levante della Diocesi, ma quando chiedo  loro quante voi sei andato a Messa…la risposta  è mai o poche volte. E’ vergognoso ! così non si è Confratelli “.  Il delegato diocesano ha rimarcato l’importanza che i Confratelli siano animati da “un grande amore per l’Eucarestia,  opere di misericordia e  carità; lo spirito della Confraternita è la testimonianza di vita cristiana”.

Ha preso la parola il Priore della Confraternita Santa Caterina di Mendatica, Roberto Grasso, con laurea al Conservatorio e maestro organista. Ha citato il Priore diocesano, Francesco Marcucci, imperiese, assente causa maltempo. Ha detto che la confraternita del paese era inattiva da una decina d’anni. E ora si prodiga anche in opere di bene. ” Da un anno aiutiamo una famiglia di Sanremo e una bimba di due anni sottoposta già a quattro interventi chirurgici, ci prodighiamo con la preghiera e un contributo economico in un mondo in cui si pensa soprattutto al dio denaro e al carrierismo….”.

E’ toccato alla consorella Emidia Lantrua, insegnante in pensione, già sindaco e ora vice sindaco, tra le più attive nella vita parrocchiale, l’escursus storico. “La vita di montagna  non solo è difficile, serve un’eroica tenacia”. Ha percorso la storia delle Confraternite, dal Concilio di Trento che prevedeva una vigilanza assoluta sulle Confraternite stesse. “Nella nostra diocesi il canonico Panero citava l’esistenza di Confraternite dal 1600. Erano regolate da disciplina severa: no alle riunioni notturne, separazione di genere, bandite le agapi,  né candele…. e polvere da sparo per mortaretti….”

Il tavolo dei dolci rigorosamente casalinghi

Di Confraternite diocesane ha scritto e fatto ricerche approfondite Livio Calzamiglia per il Centro Studi di Storia della Chiesa. Pare che le prime risalgano al 1100 – 1200, dei Penitenti, abito bianco e cappuccio: quella della Misericordia di Albenga sarebbe tra le più datate. La loro origine è la Provenza. Il loro ritrovo era l’oratorio: a Villanova d’Albenga risale al 1270. La devozione alla Madonna del Rosario qualche secolo dopo.  Il vademecum: la fede, il culto, la preghiera, i sacramenti e opere di misericordia, ovvero di carità.

Emilia Landrua ha ripercorso gli anni delle Confraternite a Mendatica.  La più ricca  era quella di  Santo Spirito. C’era quella dell’Annunziata. In tempi remoti le Confraternite corrispondevano alla presenza degli altari della chiesa parrocchiale. La popolazione devota lasciava  in eredità alle Confraternite denaro, proprietà di terre, boschi, immobili. Nel ‘700 furono tutte impegnate nella ricostruzione della chiesa di San Nazario e Celso. Mendatica testimoniano i testi delle Confraternite contava 180 famiglie  e 800 abitanti (ora sono un’ottantina nella stagione invernale) e in chiesa alla domenica può capitare che alla Messa assistano una decina di fedeli.  Confraternite che praticavano l’associazionismo, il cultur, la coltivazione. Dal 700 si perde la storia della sorte delle Confraternite stesse. Quando tra gli iscritti figurano pure i ragazzi di 16 anni, con l’avvento del 900 e sino ad allora nei lasciti erano pure inserite le offerte per le Messe perpetue ed ognuna si doveva celebrare nell’altare destinato alla Confraternita. Quella di Santa Caterina si è sviluppata tra l’800 e ‘900. Erano i tempi della Civiltà delle Malghe Una vita dura, di sacrifici, spesso di solitudine sulle Alpi fino a 2000 metri di altitudine dove c’era l’alpeggio. Era importante la vita di comunità, il reciproco aiuto e la Confraternita un punto di congiunzione tra fede e solidarietà. Al punto che esisteva pure un gregge (di San Rocco) destinato al pastore che per una disgrazia restava senza animali. Tra le consorelle storiche, mancata lo scorso anno, Emidia ha citato Pierina Pelassa, ‘memoria’ delle tradizioni della pastorizia ed autrice della Preghiera del Pastore in dialetto mendaighino.

E’ quindi intervenuto il Confratello Paolo Ramella, insegnante in pensione, amministratore comunale, tra gli studiosi di storia locale. Ha ricordato il Dna della gente di montagna, un cenno all’abbandono della terra, allo spopolamento senza fine, al venir meno di quel senso di comunità, di quei valori che cementavano la vita di ognuno; si è determinato la ‘periferizzazione’, come accade nelle periferie degradate delle città. ” E la nostra Confraternita – ha concluso Paolo – collabora per ristabilire la vita di comunità, un concreto antidoto ai vecchi mali sociali”.

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