Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Alpi Liguri e Cuneesi: il ghiaccio sotterraneo (si scioglie) e l’esperimento di fama mondiale

Le Alpi Liguri, Marittime, cosa conosce la gente comune?  C’è un ghiacciaio (in costante scioglimento), sotterraneo, nella Conca delle Corsene, il cosiddetto Abisso Scarason e poi la storia di un esperimento di fama mondiale. In ambiente speleo hanno sempre affermato che il ghiacciaio sotterraneo, ora ridotto ad una “granita”, era un residuo delle glaceazioni quaternarie …L’esperimento, dell’estate 1962 ha fatto conoscere a livello mondiale la sua esistenza ed importanza, oggi un punto forte, da sfruttare per ottenere il riconoscimento di far parte
del patrimonio mondiale da salvaguardare…. La Candidatura a Patrimonio dell’Umanità. La descrizione di Giorgio Bernardi, giornalista, dipendente dell’Ente parco Alpi Marittime.

Le Alpi Liguri si contraddistinguono da sempre per la particolare fisionomia delle proprie rocce (spesso carbonatiche) e per le sfumature carsiche che assumono i relativi paesaggi, soventemente scevri di reticoli idrografici superficiali. Questa prima sottosezione alpina cuneese, in effetti, rappresenta l’acme degli ambienti carsici delle Alpi Occidentali. Una caratteristica, quella del carsismo, particolarmente evidente nella montagna friulana e nel Carso Triestino soprattutto, da cui l’intero fenomeno prende non a caso il nome.

Un carsismo epigeo e ipogeo nelle Alpi Liguri, ma anche toponomastico, come testimoniano la Cima Cars in Valle Ellero e la Conca delle Carsene tra Valle Pesio e Valle Tanaro. Un paesaggio lunare, quest’ultimo, ricco di doline, grotte e inghiottitoi intervallati ad arbusti più o meno vigorosi. Un santuario per gli speleologi e i naturalisti di tutta Europa, custode tra le altre cose di un ghiacciaio sotterraneo nel cosiddetto Abisso Scarason.

Scoperta nel 1960 da speleologi francesi del Club Martel di Nizza, la cavità ha un andamento verticale e presenta una forra discendente che si apre su un pozzo di circa quaranta metri, alla cui base si trova il ghiacciaio sotterraneo. Verosimilmente di origine nivale (la neve infatti si inoltra facilmente nella grotta  e permane in virtù del sistema di correnti d’aria esistenti), lo stesso potrebbe risalire all’ultima glaciazione o risultare addirittura più recente.

Un tempo esteso per la totale interezza del pozzo, il ghiacciaio è oggi in fase regressiva, come testimonierebbero studi recenti. Nel 1962 l’intera cavità è divenuta comunque famosa a livello internazionale per l’esperimento tentato dal francese Michel Siffre e dalla sua equipe. Lo studioso nizzardo rimase infatti isolato proprio nell’Abisso Scarason a 130m. di profondità senza riferimenti temporali con l’esterno per circa un mese (dal 16 luglio al 22 agosto), al fine di testare le reazioni psico-fisiche del corpo umano e l’eventuale modifica del ritmo circadiano in condizioni di totale isolamento.

La piramide dove si trova il ghiacciaio

…più che ghiacciaio, granita… Pascal (Club Martel, Francia) ci invia le foto di quello che solo 20 anni fa era un enorme ghiacciaio sotterraneo (Conca delle Carsene, CN).

Il ghiaccio oggi

Continua la collaborazione in ambito AGSP e gruppi di varie regioni per l’esplorazione e il riordino di quanto conosciamo del complesso carsico della CONCA DELLE CARSENE-Pian Ambrogi-PIS DEL PESIO,
InConca20.17: l’entusiasmo e la determinazione di chi vuol scoprire di più sul PESIO sotterraneo ha portato finora a buoni risultati: nuovi rami e rilievi; revisione dei posizionamenti e battute mirate. Avanti così!
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Il ghiacciao come era

Non manca l’attività in altre zone carsiche, fra tutte la zona di contatto fra PIAGGIA BELLA e LABASSA: il Piano della Chiusetta ha visto impegnato il GSP e altri gruppi nel tentativo di congiungere le due parti (>40 km e >20 km) del complesso: sogno che attende da decenni di esser realizzato!

La conca delle Carsene nelle Alpi Cuneesi

LE ALPI DEL MEDITERRANEO

di Giorgio Bernardi, giornalista, dipendente dell’Ente parco Alpi Marittime

Questo è uno dei luoghi più belli che ho visitato, un perfetto connubio tra ambiente e sviluppo, e ha tutte le carte in regola per vincere” ha detto il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, intervenuto a Cuneo, venerdì 23 febbraio, per illustrare la candidatura delle Alpi del Mediterraneo a Patrimonio dell’Umanità. È stato il Ministro stesso a depositare, lo scorso 31 gennaio, presso la sede centrale dell’Unesco a Parigi, il dossier di candidatura: un volume di 310 pagine e allegati con cartografia, fotografie, progetto di gestione del bene, analisi comparativa del Valore Universale del Bene (VUE). La documentazione scientifica è stata redatta da un comitato internazionale di altissimo livello con la collaborazione di decine di esperti.

“La candidatura s’inserisce nel percorso della politica dei parchi intrapresa dalla Regione – ha detto l’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia. Le aree protette piemontesi sono nate come interventi puntuali di salvaguardia, la stagione che abbiamo davanti ci pone dei nuovi obiettivi che sono quelli di collegarle e di legarle con l’esterno attraverso corridoi ecologici e facendole acquistare maggiore valore ambientale. La candidatura Unesco supera la storica collaborazione tra Marittime e Mercantour e s’inserisce in una scala più ampia in cui vogliamo connettere gli abissi marini con i Giardini Hanbury con le cime delle nostre montagne. In questo progetto c’è una logica coerenza con quanto la Regione ha avviato anche in altre zone del Piemonte. Per questo sosteniamo con forza la candidatura che è centrata anche su una riflessione culturale sul futuro dei parchi naturali”.

“Riassumo la candidatura delle Alpi del Mediterraneo con tre sole parole: – ha detto il presidente della Provincia di Cuneo Federico Borgnaambiente come risorsa fondamentale per passare da interventi culturali ad interventi di sistema; Europa come coinvolgimento di tanti partner che, dando un profilo europeo alla candidatura, rappresentano un importante valore aggiunto; promessa, perché quella di oggi è una tappa importante di un percorso iniziato tempo fa da tanti soggetti che hanno preso degli impegni e li hanno mantenuti”.

Alpi del Mediterraneo: un concentrato della storia dell’evoluzione della Terra

La candidatura per entrare a far parte della lista dei siti naturali (l’Unesco prevede tre categorie di beni: naturali, culturali e misti), coordinata dal GECT (Gruppo Europeo Cooperazione Transfrontaliera) “Parco europeo Alpi Marittime Mercantour“, è stata inoltrata dall’Italia anche per conto della Francia e del Principato di Monaco.

La presentazione presuppone che venga soddisfatto almeno uno dei quattro criteri previsti per i beni naturali (nel caso dei beni culturali i criteri sono invece sei). “Per le Alpi del Mediterraneo è stato scelto l’VIII, in base al quale il bene deve costituire una testimonianza straordinaria dei principali periodi dell’evoluzione della Terra, comprese testimonianze di vita o processi geologici in atto. Il sito deve possedere un Valore Universale Eccezionale, e cioè essere contraddistinto da elementi di unicità a livello mondiale” ha spiegato Paolo Salsotto, presidente delle Aree Protette Alpi Marittime.

Nel caso delle Alpi del Mediterraneo, si legge nel dossier che esse rappresentano “l’unico sito conosciuto dove le testimonianze di tre cicli geodinamici successivi, lungo un periodo di 400 milioni di anni, sono visibili e straordinariamente accessibili in superficie. Affioramenti eccezionali facilitano l’osservazione diretta e in plein air di rocce e strutture che caratterizzano l’evoluzione globale dei continenti e la formazione dei settori profondi delle catene di montagne recenti”. Inoltre le Alpi del Mediterraneo sono un esempio unico e straordinario di catena non ancora erosa (le Alpi), tuttora attiva, tagliata trasversalmente dall’apertura di un nuovo bacino oceanico (il Mediterraneo Occidentale). In definitiva i fenomeni evolutivi di questo angolo del pianeta permettono di completare in modo significativo le nostre conoscenze sulla storia Terra.

Un sito tra terra e mare

Il sito Alpi del Mediterraneo, con una superficie totale di 268.500 ettari tra terra (60%) e mare (40%), comprende porzioni significative delle alte valli cuneesi tra Stura e Tanaro, dell’entroterra del Ponente Ligure, del Mercantour e della Costa Azzurra, oltre al vasto tratto di mare tra Nizza e Ventimiglia. Tutto il territorio interessato è posto all’interno di parchi (Marittime, Marguareis, Alpi Liguri, Mercantour) o di Siti di Importanza Comunitaria. Ben settantanove i Comuni coinvolti, ventotto dei quali in territorio italiano.

Un bene seriale

Le Alpi del Mediterraneo si presentano come bene seriale (come quello delle Dolomiti Unesco) – ha spiegato il presidente Salsotto in quanto si configurano non come un unico spazio geografico omogeneo e continuo, ma piuttosto come un insieme di aree relativamente distanti l’una dall’altra. Nella fattispecie, all’interno dell’ampia porzione di territorio che va dalla sezione più meridionale dell’arco alpino alla costa sono state individuate otto “isole” che per caratteristiche geologiche, integrità ambientale e grado di protezione rappresentano al meglio l’intero sito oggetto della candidatura. Le otto zone sono: il massiccio Argentera-Mercantour; la riserva geologica di Daluis; il settore Marguareis-Toraggio; Peira Cava; Ours-Grammondo; Cap Ferrat-Canyon della Roya; La Grande Corniche; Peille.

Le fasi finali del processo di candidatura

Dopo la consegna all’Unesco, l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), organismo tecnico incaricato dal Comitato del Patrimonio Mondiale di valutare le candidature dei siti naturali, ha avviato il processo di verifica del dossier. Per l’autunno 2018 è prevista la visita da parte di un verificatore. Ad agosto del 2019 vi sarà la comunicazione dell’esito. Tre i possibili scenari: il sito può essere promosso, bocciato, o come è avvenuto per molte altre candidature – è il caso ad esempio delle Langhe –, rinviato a successiva valutazione con richiesta di integrazioni o variazioni rispetto alla proposta originale.

I vantaggi della candidatura

Un bene Unesco viene posto sotto la tutela dell’intera umanità. È regola imprescindibile che il territorio si doti di un piano di gestione, garanzia di una trasmissione alle generazioni future del bene stesso nella sua integrità.

“Va sottolineato il fatto che, per quanto riguarda le Alpi del Mediterraneo, tutti gli spazi individuati fanno già parte di aree sottoposte a forme di protezione di vario genere, per cui non sono da prevedere ulteriori vincoli. Per contro, l’inserimento nella lista del Patrimonio Mondiale può assicurare una grande visibilità a livello mondiale, con ricadute positive non solo sul turismo, ma più in generale su tutte le attività economiche sviluppate secondo criteri di valorizzazione delle risorse locali nel rispetto della natura e della storia di un territorio” ha chiarito il presidente Salsotto.

Giorgio Bernardi, giornalista, è dipendente dell’Ente parco Alpi Marittime

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