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Noli e la “roulette russa”
Quei bikers molto maleducati

Riprendiamo un articolo comparso tempo fa su “Trucioli” dal titolo “Ciclista sei ospite, non padrone”, dove si stigmatizzavano i comportamenti dei ciclisti nostrani nei confronti delle norme di comportamento del codice della strada: “Questi citati sono i punti più disattesi che si incontrano per chi va in bicicletta; sono norme che non vengono applicate dai ciclisti ma anche da parte delle forze dell’ordine che sovente chiudono un occhio se non addirittura tutti due“. In tale articolo si stigmatizzava anche il comportamento tenuto dagli stranieri: “I più disciplinati sono i biker stranieri“.

Mi rimangio l’ultima frase. A Finale Ligure, capitale della Mountain Bike, ed anche a Noli, Spotorno, è più facile osservare la maleducazione ciclistica, ovvero oggi giorno non ci sono biker più educati e biker maleducati, tra italiani e stranieri ci sono troppi.

I ciclisti indisciplinati non sono ben visti, soprattutto da chi pretende da loro più rispetto delle regole. Ma sono loro il vero problema delle strade? “Circolazione su marciapiede: 41 euro. Circolazione sulle strisce pedonali: 41 euro. Transito su strada dove c’è la pista ciclabile: 25 euro”. Sono alcune delle sanzioni che ha ricordato una pagina Facebook non ufficiale dedicata all’Arma dei Carabinieri con un’immagine. Persino un parlamentare è stato multato dalla Polizia locale per aver pedalato sul marciapiede con figlioletta sul seggiolino e figlio in mountain bike: è il senatore Stefano Esposito, ex assessore alla Mobilità di Roma molto contestato dai ciclisti.

I tutori dell’ordine, ovvero il corpo dei vigili urbani, invece di soffermarsi solo presso quelle autovetture che, anche se non sono un pericolo per la circolazione, si trovino parcheggiate in punti non consoni, dovrebbero vigilare anche sul comportamento dei possessori delle “due ruote”. Sanzionare, secondo il codice della strada, un comportamento scorretto, porterebbe “soldi” nelle casse dei comuni.

Analizziamo ed indichiamo dove avviene il comportamento scorretto in opposizione a quello che dice il Codice della Strada Decreto Legislativo N. 285 del 30/04/1992 e s.m.i., alla voce velocipedi.

E si velocipide perché anche se siamo terzo millennio, in Italia, per dire bicicletta si usa ancora un vocabolo dell’ottocento. Forse perché il termine bicicletta non è stato ancora preso in considerazione dalla Accademia della Crusca (o sempl.la Crusca ). Accademia fondata in Firenze nel 1583 da un gruppo di studiosi, con lo scopo di regolare la lingua italiana con intendimenti puristi, e da essi così chiamata “per l’abburattar ch’ella fa, e cernere da essa crusca, la farina” (Bastiano de’ Rossi, detto l’Inferigno); si assunse il compito di fissare il vocabolario della lingua italiana.

Non c’è feeling. Automobilisti e ciclisti non si filano. La causa di molti incidenti trae origine da una «reciproca insofferenza» che si manifesta a seconda dell’abito che si indossa: la stessa persona quando è al volante attiva un comportamento diverso da quello che interpreta quando è in sella a una bicicletta. Atteggiamenti che maturano e scattano nell’inconscio sfogando talora un’intolleranza che incrementa in modo esponenziale il rischio di incidenti.

Tra le regole che andrebbero seguite ci sono il divieto di pedalare affiancati, l’obbligo di usare le piste ciclabili laddove presenti e il divieto di circolazione contraria al senso di marcia. Eppure queste indicazioni sono molto discusse e in parte contestate dai ciclisti, in quanto l’eliminazione del divieto di pedalare “contromano” ad esempio renderebbe più facile spostarsi in bici. Mentre per le piste ciclabili l’obbligo non è più valido se si tratta di piste ciclopedonali, cioè dove è previsto il transito anche a piedi.

E molti ciclisti vanno in contromano per accorciare i tragitti;«Vietatissimo» dice l’ispettore Colussi. Della Polizia urbana di Alessandria. C’è allo studio un disegno di legge che ne prevede alcune deroghe in determinate condizioni, ma per ora no. È proibito. Così come è vietato, senza deroghe, neppure in previsione, percorrere l’autostrada o le strade «principali extraurbane» in bicicletta (qui, ad esempio, la tangenziale dal «Platano» al casello di San Michele). Una turista francese di recente l’ha fatto sull’A26: fermata, multata e accompagnata fuori.”

La Corte di Cassazione ha stabilito con una sentenza la condanna di un automobilista per omicidio colposo per aver aperto la portiera del veicolo improvvisamente, colpendo una signora che è caduta in bicicletta e che successivamente è deceduta. Gli incidenti che colpiscono i ciclisti non sono pochi e con l’aumento dell’utilizzo delle due ruote come vero e proprio mezzo di trasporto purtroppo non potranno che aumentare.

Quando la colpa è dell’altro mezzo di trasporto (di solito auto) spetterebbe al ciclista colpito o investito un risarcimento. Che potrebbe però saltare qualora il ciclista stesso abbia infranto qualche regola del Codice della strada, annullando il risarcimento o rendendosi protagonista del “concorso di colpa”, come ha stabilito il Tribunale di Lucca nel 2016, che rende responsabili dell’incidente al 50 per cento dimezzando il possibile risarcimento.

Con il Codice della strada alla mano, esaminiamo alcuni comportamenti scorretti da parte dei ciclisti:  Articolo 68 – Caratteristiche costruttive e funzionali e dispositivi di equipaggiamento dei velocipedi

1. I velocipedi devono essere muniti di pneumatici, nonché: a) per la frenatura: di un dispositivo indipendente per ciascun asse che agisca in maniera pronta ed efficace sulle rispettive ruote; b) per le segnalazioni acustiche: di un campanello; c) per le segnalazioni visive: anteriormente di luci bianche o gialle, posteriormente di luci rosse e di catadiottri rossi; inoltre, sui pedali devono essere applicati catadiottri gialli ed analoghi dispositivi devono essere applicati sui lati. Chiunque circola con un velocipede senza pneumatici o nel quale alcuno dei dispositivi di frenatura o di segnalazione acustica o visiva manchi o non sia conforme alle disposizioni stabilite nel presente articolo e nell’articolo 69, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 23 a euro 92.

Nel buio della notte, dove l’illuminazione è carente o le strade sono quelle della periferia di un centro abitato, sovente sbuca un ciclista “nostrano è di rigore”, il quale, dopo aver passato la serata, da solo o con gli amici in un bar o ritrovo notturno, un po’ alticcio, torna a casa. Invisibile sia lui che la bici, eppure l’art 9 bis, pala chiaro: “Il conducente di velocipede che circola fuori dai centri abitati da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere e il conducente di velocipede che circola nelle gallerie hanno l’obbligo di indossare il giubbotto o le bretelle retroriflettenti ad alta visibilità, di cui al comma 4-ter dell’articolo 162.

Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 23 a euro 92. La sanzione è da euro 38 a euro 155 quando si tratta di velocipedi di cui al comma 6; ma chi vuoi che a quell’ora controlli ? I vigili sono presenti solo in concomitanza con qualche “mercatino dell’antiquariato” oppure per qualche manifestazione promossa dal Comune [vedi Finalpia], ma solo in funzione del traffico veicolare. Provate a percorrere, con la vostra auto, la galleria della Caprazoppa, strada in curva, poco illuminata di giorno e vi accorgerete della realtà.

C’è anche chi s’infila sulla via principale da piccoli carruggi, pensando che, venendo da destra, si ha sempre il diritto di precedenza.
Articolo 143 – Posizione dei veicoli sulla carreggiata.

1. I veicoli devono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera.

Articolo 182 – Circolazione dei velocipedi
1. I ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell’altro.

2. I ciclisti devono avere libero l’uso delle braccia e delle mani e reggere il manubrio almeno con una mano; essi devono essere in grado in ogni momento di vedere liberamente davanti a sé, ai due lati e compiere con la massima libertà, prontezza e facilità le manovre necessarie.

Sovente viaggiano al centro della corsia di marcia se sono soli; affiancati trasversalmente se in gruppo, e se qualche automobilista utilizza un dispositivo sonoro per superarli, si scostano di quel tanto perché venga effettuato il sorpasso, per poi riprendere la medesima posizione di marcia accompagnando il tutto con un braccio alzato alla cui sommità spicca il dito medio della mano.

3. Ai ciclisti è vietato trainare veicoli, salvo nei casi consentiti dalle presenti norme, condurre animali e farsi trainare da altro veicolo.

Credevo che le corse “dietro motori” fossero una prerogativa dei mondiali di ciclismo su pista, ma un giorno ho dovuto ricredermi: sulla strada che da Spotorno porta al casello autostradale saliva una grossa ape con agganciato al cassone una fune, meglio cinghia di tapparella, che trainava un anziano ciclista, su una “graziella” Meno male che era un giorno di sole e che la visibilità era ottima.

I ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni. In tal caso sono assimilati ai pedoni e devono usare la comune diligenza e la comune prudenza. Nel caso di attraversamento di carreggiate a traffico particolarmente intenso e, in generale, dove le circostanze lo richiedano, i ciclisti sono tenuti ad attraversare tenendo il veicolo a mano.

Non è raro, sull’attraversamento pedonale di Noli, quello centrale, nei pressi del banco dei pesci, vedere molti ciclisti nostrani attraversare in sella al proprio velocipide. Normalmente aspettano che l’automobilista giunga nei pressi del passaggio, poi si lanciano, quasi a voler giocare ad una sorta di “roulette russa” e si compiacciono, poi, dopo l’attraversamento.

A Pietra Ligure, nei pressi del passaggio a livello, quello ad est, sull’Aurelia, due persone casualmente s’incontrano nell’attraversare. Dopo un rapido scambio di complimenti, incominciano a “cianciare” del più e del meno tra loro, peccato che il tutto avvenga al centro della carreggiata, sulle strisce, e poco distante c’è un vigile che fa finta di niente.
1. I ciclisti nella marcia ordinaria in sede promiscua ((devono))sempre evitare improvvisi scarti, ovvero movimenti a zig-zag, che possono essere di intralcio o pericolo per i veicoli che seguono.

3. In ogni caso, i ciclisti devono segnalare tempestivamente, con il braccio, la manovra di svolta a sinistra, di svolta a destra e di fermata che intendono effettuare.

4. Da mezz’ora dopo il tramonto, durante tutto il periodo dell’oscurità e di giorno, qualora le condizioni atmosferiche richiedano l’illuminazione, i velocipedi sprovvisti o mancanti degli appositi dispositivi di segnalazione visiva, non possono essere utilizzati, ma solamente condotti a mano. E qui, rientrano tutti, dai nostrani agli stranieri, sia con velocipedi da strada che mountain bike, sia con bici attrezzate per cambio di velocità che con bici semplici, sia con bici normali sia con bici da rottamare.

La svolta a sinistra, la svolta a destra e la fermata che intendono effettuare, è un enigma che spetta all’automobilista; se va bene quest’ultimo “inchioda”, se va male, ecco che in soccorso del ciclista, non arriva solo il 118, ma anche la polizia urbana, con due o tre auto, pronta ad accusare il malcapitato autista di omicidio stradale, di decurtazione di punti dalla patente, di ritiro della stessa, di multa “faraonica”, a seconda della gravità dell’infrazione.

Ma chi dei due ha più ragione o più torto? Un po’ l’uno, un po’ l’altro. Basterebbe rispettarsi, anzi, rispettare le norme. E’ tutto scritto: nel Codice della Strada, la «bibbia» non soltanto per l’automobilista, ma anche per il ciclista che «è sì considerato, come il pedone, “utente debole”, ma questo non significa “faccio quello che voglio”, è pur sempre utente e, quindi, tenuto a rispettare le regole» dice con chiarezza la comandante provinciale della Polstrada, Marina Di Donato. «La bicicletta è il primo contatto con il Codice della Strada – aggiunge -; bisogna conoscerlo». E, per questo, la polstrada si rende disponibile a entrare nelle classi.

Il giornale Los Angeles Times ha rilanciato il dibattito sulla rigidità delle regole verso chi va in bici – a San Francisco dimostrarono che diventerebbe un problema per il traffico – facendo riferimento al cosiddetto “Idaho stop” e altre pratiche che sono venute incontro alle esigenze di chi si muove in bicicletta. Idaho stop è il sistema che trasforma per le biciclette lo stop in un dare la precedenza e la precedenza in un diritto a passare. Questo è un tipico caso in cui le leggi si sono adattate ai comportamenti degli utenti, ritenendo più intelligente adeguare l’azione alle norme vigenti.

Alesben B.

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