Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Peagna al funerale di Nico, uomo semplice e buono, 500 amici e strazio di mamma Delina

Il grande cuore di Nico Merlino, 63 anni, vita da agricoltore per passione, uomo semplice e buono, un po’ all’antica avrebbero detto i ‘nostri vecchi’, si è ‘spento” una mattina di settembre. Nico si trovava a Ceriale, davanti alla banca, dove era arrivato con la sua Ape. Medico del ‘118’, militi della Croce  Rossa, subito accorsi, hanno lottato un’ora a rianimarlo mentre si accalcava la folla di curiosi. Pare abbia aperto ancora una volta i suoi occhioni dolci e sbigottiti, ma ormai anche i danni cerebrali  erano irreparabili, i battiti si facevano sempre più flebili, fino ad arrestarsi. Al Santa Corona non si è potuto far altro che constatare il decesso. Al funerale almeno 500 persone, sul feretro il cappello di alpino, accanto il gagliardetto ed alcuni ‘bocia’ della sezione di Ceriale, il loro commosso saluto,  la preghiera dell’Alpino, gli onori ad alta voce:”Alpini attenti !’ Che ha sostituito gli squilli di tromba.

Lo strazio di mamma Delina che abbraccia il feretro dove riposa nel sonno eterno il suo amatissimo Nico che continuerà a vivere nel suo e nel nostro cuore
Nico Merlino, felice, alla ‘sagra’ di Peagna con don Gerini (foto Vincenzo Menini)

Per Nico un destino inatteso e ingrato. Fino a pochi minuti prima si era fermato a conversare allegramente, dice un conoscente. Non diciamo sorte crudele visto che se ne è andato senza soffrire le pene dell’inferno, senza un giorno di malattia, di ricovero ospedaliero. Una dolce morte che ci ha regalato, fatto conoscere e scoprire, una grande lezione esistenziale. Nicola (Nico) Merlino non era un personaggio pubblico, un cittadino qualunque, la sua vita fin da giovane è trascorsa tra la coltivazione di quella terra, quei piccoli appezzamenti di terreno che caratterizzano la nostra Liguria, schiacciata tra il mare e la montagna; qualche periodo nei primi anni di gioventù in un’area di servizio di Ceriale sull’Autostrada, la patente e la guida saltuaria di camion a rimorchio presso un’attività famigliare delle Muragne.

Nico non ha avuto il tempo di salutare l’amata moglie Stella, l’adorato figlio Andrea e soprattutto i suoi  veterani ‘pulcini’ più cari: mamma Delina  93 anni compiuti e papà Mauro, 93 enni a novembre, lucidi e con gli inevitabili acciacchi della longevità. E’ stata straziante la presenza della mamma al camposanto, nei momenti dell’ultima benedizione e che precedono la tumulazione nella tomba di famiglia. Lo strazio tra lacrime, un abbraccio senza fine al feretro, al suo Nico che non poteva più risponderle. Un addio, a ci rivedremo presto. E’ una prova durissima perdere un figlio,  a sua volta marito e padre, quando si raggiunge la veneranda età e il loro unico, vero ‘tesoro’ partito per sempre. E’ straziante dover accompagnare un figlio nella dimora eterna dopo aver trascorso insieme ed uniti il tempo che va dall’infanzia fino a quel drammatico e terribile giovedì mattina. Delina incoraggiata a resistere dalle grande manifestazione di affetto e solidarietà, al suo fianco nelle ore drammatiche la compaesana Marilena Costa di cui molti ricordano il diligente mandato da consigliere comunale.

Nico è stato figlio, padre, marito, persona irreprensibile e contrariamente alle mode, o meglio a quella che possiamo definire involuzione sociale, umana e famigliare, non ha mai abbandonato la casa dei genitori. Come si usava un tempo. Era la vecchia dimora del parroco. L’ultimo ad abitarla stabilmente fu don Pietro Menini, prevosto nativo di Peagna (classe 1904), successivamente a Bastia d’Albenga, e che ha servito fedelmente il suo paese, la Curia Vescovile, canonico della cattedrale San Michele, morto nel luglio 1978.  Poi acquistata dai coniugi Merlino. E’ in questa dimora, nel vecchio borgo, che Nico aveva vissuto in perfetta simbiosi con i suoi amatissimi genitori, la moglie, il figlio.  E’ qui che seguiva, con scrupolo, il loro ultimo cammino, felice quando l’amico Luciano gli portava il pane casereccio: ‘Mia mamma è contenta come una regina e ti abbraccia’. Papa Mauro, origini garessine, ha lavorato la terra ai tempi della zappa, una forza da guinness, tanta fatica e sudore della fronte, mani incallite, grande bontà d’animo, mai una parola di troppo. Tante rinunce, tanti sacrifici per il suo Nico, il suo futuro. Mirabile esempio di vita.

Mamma Delina appartiene al numeroso ‘casato’ di Peagna che porta il cognome Costa. Con i genitori, Ernesta e  Nicola (Culin), abitava appena fuori paese, in un edificio di campagna che si affaccia sulla pianura, non lontano dal camposanto, anzi dai due camposanti, quello molto antico e il secondo sorto dopo la grande Guerra. Costa è stata la prima famiglia di Peagna a vantare un figlio (fratello di Delina e primogenito) comandante dei vigili urbani di Borghetto S. Spirito, negli anni in cui iniziava l’esplosione edilizia. Prima unica guardia in divisa, quindi il comando con più uomini. Ernesta, Culin, Delina, orgogliosi di Modesto (Mudestin) con i galloni.

Papa Mauro Merlino dal terrazzo di casa, assistito da Franco Costa, ha visto per l’ultima volta il feretro del suo Nico

Con Nico se ne va un altro pezzo di Peagna e dei suoi abitanti ‘veraci’: i peagnoli. Il paese che nel primo Dopoguerra era diventato meta di alcune famiglie pastori, dediti alla transumanza, da Mendatica, Viozene, Upega, Carnino. Il borgo che ha conservato in buona parte le sue caratteristiche, con una oculata disciplina urbanistica, almeno in questo Ceriale può andare fiera, anche se con gli anni il paese ha conosciuto l’emigrazione delle giovani leve. Verso le Muragne, lungo la statale Aurelia a Ceriale, verso Campochiesa e San Giorgio. E altrove.  Si contano sulle dita delle mani gli abitanti dell’ultima generazione. Restano le testimonianze, spesso le immagini, degli avi nel camposanto a ricordarci com’era Peagna e chi erano nel secolo scorso. Una frazione di gente perbene, lavoratori e dove non sono mancati i personaggi da caricatura: U Carachettu, U Lenciu, U Romulu. Scherzi e risate a non finire e Mudestin Costa era campione.

Ad accompagnare Nico verso l’eterno riposo, ad essere vicino a mamma Delina (Mauro è rimasto in casa per difficoltà di deambulazione, a fargli compagnia in ora difficili da raccontare, da superare, il compaesano ed ammirevole Franco Costa, tra i parenti) non ha voluto mancare la gloriosa ‘bandiera’ del paese, quel don (monsignor) Fiorenzo Gerini che ha festeggiato, nella sua parrocchia, i 60 anni di sacerdozio. Qui è stato ‘amministratore di anime’ e ‘pastore’ di concretezza e del fare, consigliando se il caso le sue ‘pecorelle’. E’ grazie a lui che Peagna può esibire una chiesa gioiello, tenuta con cura, resa più ‘sacra’ da scrupolosi interventi di riqualificazione e conservazione. Don Gerini che nonostante le 80 primavere inoltrate ha voluto essere presente alla recita del Rosario e alla concelebrazione della messa funebre, accompagnato dal coro parrocchiale e dalla Confraternita di San Giovanni. Il peso degli anni ha sconsigliato emozioni e che fosse il parroco attuale a ricordare la figura di Nico. Don Gerini che l’ha visto crescere, l’ha avuto chierichetto, parrocchiano praticante.

Ha celebrato la Messa don Gianluigi che ha voluto per Nico accendere il ‘cero pasquale’

E’ toccato al giovane don Gianluigi Monti, origini a Cantù, ordinato sacerdote nel novembre 2014, parlare a cuore aperto del “parrocchiano che pensava, ragionava con la sua testa”. “Mi ha sempre colpito – ha aggiunto – rendermi conto che Nico voleva sempre una risposta alle cose che non capiva, a ciò che doveva affrontare. Abbiamo voluto che in queste ore restasse acceso davanti al feretro  un cero pasquale che di sera illuminava appena la chiesa e che è il segno della resurrezione di Cristo”.

Non c’era posto per tutti nella chiesa del Sant0 Patrono, San Giovanni Battista, sedie e fedeli sulla piazza. Senza neppure il solito brusio che accompagna questi eventi. Un funerale mesto e partecipato come Peagna non ricorda se non alla morte di Carlo ( Carlin ) Vacca, sindaco di Ceriale e cittadino peagnolo. Nico non ci sarà più a prodigarsi nelle sagre, nelle feste del paese, nelle processioni, in chiesa, l’ultima volta ci aveva tenuto compagnia alla Madonna di Capriolo, alla cena popolare nella vicina struttura delle opere parrocchiali. In quella circostanza, come spesso accade quando ci si rivede dopo anni, il pensiero ai più giovani non più tra noi. Primo tra tutti Severino Pizzo, tredicenne, stroncato dopo atroci sofferenze, poi il fratello Ivano, cinquantenne. Quindi chi da piccolo aveva lasciato il paese con la mamma, Piero Scardicchio. Gli ultimi due ‘giovani’ peagnini furono Carlo Enrico agricoltore e Giampiero Rosso che aveva appena raggiunto l’agogna pensione di funzionario di banca.

In una società dove non è difficile vivere in palazzi in cui non ci si conosce gli uni con gli altri, la cultura verso gli anziani è quella di essere rilegati alla solitudine o in un ospizio; l’esempio di Nico, il funerale di Peagna, centinaia di persone semplici (e del sindaco Ennio Fazio), di chi ha voluto essere presente a testimoniare, è la riprova di quanto conti nell’esistenza terrena il rapporto umano, rispetto, sensibilità, gratitudine. Grazie Nico per il tuo ‘testamento’ di vita. Non dimentichiamolo troppo in fretta. Non lo merita. (L. Cor.)

L’anziano ex parroco, monsignor Fiorenzo Gerini, nonostante le precarie condizioni di salute, non ha voluto mancare alle esequie funebri ed ha benedetto il feretro con il De Profundis
La folla commossa assiepata sulla Piazza della chiesa di Peagna

Tra i presenti Ivo Valgirando che è stato presidente Coldiretti di Ceriale ed ex consigliere comunale
Il dolore di Sergio Natero ex vigile urbano a Loano, origini a Peagna
La recita della Preghiera dell’Alpino
Ma mesta e partecipata processione funebre verso il camposanto con il secolare campanile che ha resistito al terremoto e a due guerra mondiali
Famigliari e parenti al camposanto durante la benedizione del feretro

 

L.Corrado

L.Corrado

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