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Ultima ora/ Savona sotterranea e le bombe: un foglio misterioso rivela. Mitomania ?

Dalle nebbie del passato emerge un altro scritto che parla di bombe nella città di Savona. La notizia è comparsa il 30 dicembre in un post di “Savona sotterranea”, il gruppo di Facebook capitanato da Claudio Arena che già in passato si è distinto per aver svelato l’esistenza dei cunicoli sotterranei segreti sotto la base aerea di monte Settepani. La fonte è affidabile, il racconto è curioso: una penna trovata nel 1981 da uno studente su un autobus cittadino conteneva al posto della molla il biglietto in questione.

L’autore del foglio dice di chiamarsi Carlo Tambuscio e nello scritto parla di una misteriosissima “capita Capalla” (pare di capire): una struttura “di genere losco e spietato” sventata dall’autore e messa in opera dai “massoni del PSI” con la connivenza della DC e con la supina accettazione della sinistra “essendo totalmente inetta da non capire cosa si trattava”. E ancora: si racconta di un piano ideato dalla “polizia politica del gruppo PSI” che si sarebbe dovuto concretare nel far esplodere sei bombe, di cui quattro a Savona e che sarebbe stato sventato “attraverso sopralluoghi” da Tambuscio. Si accenna a teleradio Montecarlo, a radio Tirana, ad un postribolo di Pietra Ligure e, infine, ad un paio di sigle, misteriose ai più ma forse non a tutti.

La prima impressione che si ricava dalla lettura del biglietto – che non fa alcun riferimento diretto alle bombe di Savona del periodo ’74-’75 – è che si tratti di un caso di mitomania. Ma il mitomane in questione è ordinato, sembra piuttosto istruito e alcune delle cose che dice parrebbero non del tutto campate in aria. Potrebbe essere stato una sorta di promemoria od un messaggio in codice perso o, forse, abbandonato volutamente dall’autore. In rete cominciano a girare i soliti nomi, già tirati in ballo per le bombe di Savona: se qualcuno fosse in grado di fornire qualsiasi informazione a riguardo, contribuerebbe a risolvere un giallo sicuramente curioso e, forse, importante.

 P.S. A proposito del Gelli “savonese” e delle bombe di Savona, vale la pena di rileggere un passo degli atti della Commissione Stragi, e a suo tempo ripreso da un blog specializzato: “Il colonnello Bozzo, braccio destro del generale Dalla Chiesa nella lotta al terrorismo delle BR a più riprese, ha lasciato intendere che non solo il generale conosceva la Gladio, il che non è una sorpresa se si pensa che era un alto ufficiale dei carabinieri, ma anche che la struttura era coinvolta nella “strategia della tensione”. La questione era emersa in due riprese : la prima, nel corso delle indagini sulle bombe a Savona del biennio 1974 – 1975, attentati attribuibili alla destra neofascista. Secondo il generale si poteva ravvisare un legame operativo fra servizi segreti deviati, massoneria, la destra neofascista e la criminalità comune organizzata. Probabilmente con il termine “massoneria” il generale alludeva proprio alla P2 o “raggruppamento Gelli” e per “criminalità comune organizzata” intendeva a quella “anonima sequestri” che, ai tempi, era composta da elementi della futura banda della Magliana, dai marsigliesi e dal clan del gangster milanese Turatello. Su tale intreccio aveva indagato il giudice Occorsio poi assassinato dai neofascisti di Ordine Nero. Secondo il generale Dalla Chiesa in questa rete vi si poteva scorgere l’attività di una struttura paramilitare antinvasione poi debordata in azioni illegali. Si tratta di un chiaro riferimento alla Gladio“.

(“Tracce ed indizi per l’ipotesi della pista americana nel caso Moro”). Il legame tra gli ambienti massonici vicini a Gelli, la destra neofascista ed i servizi segreti deviati erano stati ipotizzati da Dalla Chiesa in tempi non sospetti e proprio partendo dalle indagini sulle bombe di Savona: alla luce di quanto uscito su queste pagine (vedi Trucioli n.60) le impressioni del generale potrebbero acquisire nuovo vigore.

Massimo Macciò

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