Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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L’architetto / Energia nucleare di fusione


A quattro anni dal disastro di Fukushima la situazione induce preoccupazioni crescenti derivanti da alcuni dadi rilevati. La fusione del nocciolo radioattivo in barre di uranio, è fuori controllo e durerà ancora per anni, mentre sono già milioni i m cubici di materiale radioattivo da trattare, con un costo stimato in 600 miliardi di dollari. L’acqua contaminata di raffreddamento viene riversata in mare al ritmo di 300 tonnellate al giorno.

E 120.000 persone non potranno rientrare nelle loro abitazioni per molti anni ancora.

L’incidente è classificato al livello massimo 7, più grave di quello di Cernobil, che ha causato l’abbandono di un vasto territorio contaminato da quasi trent’anni.

Tutte le centrali giapponesi sono ferme da quasi due anni, ed è probabile che finalmente venga attuato un piano mondiale di abbandono graduale dell’energia nucleare di fissione, come ha prontamente annunciato la Germania.

Questo stop mondiale imposto dalla certezza degli enormi rischi e dagli insostenibili costi, produrrà verosimilmente una decisa svolta verso la produzione di energia elettrica con centrali nucleari di fusione.

Un sistema energetico risolutivo del problema del dissesto idrogeologico da riscaldamento climatico, con un tasso di inquinamento radioattivo moderato e controllabile, ma che si trova ancora ,al livello della sperimentazione iniziale.

Si tratta di riprodurre la stessa reazione termica del sole in modo controllato, con piccole quantità di combustibile derivato dall’idrogeno.

I l plasma, è una miscela gassosa formata da deuterio e da trizio, con un potenziale energetico enorme: 1 cm cubo equivale a 20 tonnellate di carbone.

Il deuterio è l’idrogeno pesante (quello con due elettroni), mentre il trizio si ottiene combinando il deuterio con il litio (quello delle batterie efficienti).

Il sistema non consente impieghi militari, non induce guerre, non produce incidenti tipo Fukushima e i reattori sono a bassa radioattività, con dimezzamento in 10-20 anni e infine, non si producono scorie pericolose da trattare. Infatti dalla reazione di fusione dei neutroni di idrogeno, si ottiene il gas elio e molta energia termica che spinge il vapore d’acqua in pressione, nel gruppo turbina-alernatore che produrre l’elettricità.

Molto costosi sono gli impianti per produrre il deuterio e il trizio. Inoltre è aperto il problema della ricerca dei materiali ottimali per i reattori, che devono sopportare sollecitazioni centuplicate.

La Francia del sud avrà la prima centrale elettrica a fusione nucleare nel sito di Cadarache, sperimentale e al costo di 15 – 25 mld, iniziata nel 2010 e funzionante nel 2025 .

In Italia è in corso il progetto IGNITOR, il sistema ENEA di confinamento elettromagnetico del plasma con un fascio avvolgente, in grado di proteggere il reattore dalla elevatissima temperatura di fusione dei neutroni, .

Nella centrale provenzale, dentro un edificio cubico di circa 30 m di lato, si userà il reattore TOKAMAC, un anello tubolare di 4 metri di diametro, costituito da una serie di strati metallici di berillio, rame e inox, raffreddati ad acqua a 240°, che insieme al fascio magnetico che avvolge il plasma circolante, impediscono la dispersione del calore e le fuoriuscite di neutroni, durante la reazione di fusione.

Intanto, esiste già il reattore sperimentale JET, funzionante e capace di produrre 10 volte l’energia assorbita dalla reazione.

Stante questo stato dell’arte piuttosto ritardato e sebbene per la prima volta le emissioni di gas serra mondiali non siano aumentate, secondo l’Agenzia Mondiale dell’Energia, appare comunque piuttosto problematico raggiungere l’obiettivo di Lima, che ne richiede l’azzeramento entro il 2070.

Resta disponibile mezzo secolo per concludere la fase sperimentale del sistema e per realizzare la rete di centrali produttive di qualche migliaia di unità da 1000 Mw,.

Dunque per raggiungere l’obiettivo di azzerare la quota del 30% di emissioni attuali, causate dalle centrali termoelettriche, occorre una articolata serie degli interventi, basata sia sulla riduzione del consumo di elettricità, sia sul massimo incremento produttivo da combustibili non fossili, ma principalmente dal sole, dall’ idrogeno e dal nucleare di fusione.

Per concludere con una nota di ottimismo, la Lockheed annuncia la realizzazione di un mini reattore nucleare di fusione da 100 Mw, di dimensioni 2 x 3 m trasportabile, funzionante entro 10 anni.

 

Giovanni Maina


 

 

 



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G.Maina

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