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Riflessioni: le grandi opere nel Savonese
Piattaforma Maersk e tunnel di Capo Noli

Il Commissario dellAutorità anticorruzione Michele Corradino, ha espresso alcune considerazioni in relazione agli avvenimenti relativi alla Consip, una S.p.a del Ministero Economia e Finanze che si occupa anche di appalti e del fenomeno lobbistico, nelle relazioni con la Pubblica Amministrazione.

In particolare ritiene che “questo meccanismo genera anche appetiti criminali, vincono sempre gli stessi e i piccoli imprenditori risultano strozzati”. Si riferisce alle “centrali uniche di acquisto che sono 32 mila, di cui quelle giganti possono nascondere insidie“. “Gli appalti troppo grandi non tengono conto del contesto economico e sociale, delle esigenze dei territori e delle differenze dei servizi. E tagliano fuori in radice le piccole e medie imprese, al contrario di ciò che prescrive l’Unione Europea“.

“L’inchiesta sulla Consip ha dimostrato che bisogna regolamentare il fenomeno lobbistico. Non possiamo pensare a una pubblica amministrazione asettica, isolata dal mondo. Ma servono due condizioni: tracciabilità dei rapporti lobbistici e par condicio. I grandi gruppi entrano ovunque senza bussare i piccoli restano fuori”.

La proposta è “di ripensare questo gigantismo delle gare, che genera appetiti anche criminali e costringe i perdenti ad armare ogni ricorso giurisdizionale immaginabile, infatti si finisce sistematicamente al Tar”.

Colpisce quanto l’intervista rilasciata a La Stampa dal Commissario Corradino, induca alle possibili similitudini sui casi della piattaforma Maersk e al tunnel di Capo Noli. Alcuni iportanti aspetti corrispondono: infatti troviamo le solite grandi imprese, i ricorsi al Tar del Comune di Noli e Associazioni sul territorio, a Vado.

Inoltre però si rilevano anche altri aspetti fondamentali negativi: la loro inutilità e la progettazione inadeguata alla risoluzione delle criticità contingenti.

-La piattaforma nel porto di Vado, valutata negativamente dalla Corte dei Conti Europea, è stata modificata in modo peggiorativo rispetto all’impatto ambientale ( terrapieno al posto delle palafitte ) con una forzatura normativa ( non vi è stata la valutazione della modifica progettuale).

Inoltre, mentre è ancora sottoposta al giudizio della magistratura rispetto alla legittimità delle imprese operanti, viene costruita senza il collegamento ferroviario, elemento indispensabile per garantire la sua competitività operativa rispetto ai costi del trasporto merci con i container, praticati dagli scali concorrenti.

Il tunnel proposto per Capo Noli invece, non risolve il problema della sicurezza del traffico per cui è stato progettato, poiché sbocca in piena zona pericolosa, dove i massi continueranno a cadere su chiunque lo utilizzerà.

Invece il problema potrà essere risolto con un semplice e molto più economico progetto di monitoraggio sistematico e di manutenzione geologica, insieme alla costruzione di sistemi di protezione poco impattanti nei pochi punti critici ben precisi del Capo. Ma questa alternativa ecologica ed economica se praticata, esclude di per sé anche la necessità stessa di costruzione di questo tunnel da 50 milioni, divenuto inutile, il quale inoltre se sarà realizzato, colpirà mortalmente il turismo e l’economia di Noli, a causa del pesantissimo impatto dovuto ai suoi cantieri. Ovviamente nei due cantieri, per qualche anno opereranno solo grandi imprese senza alcun posto di lavoro per le piccole imprese locali, secondo una prassi ormai scontata.

Due casi che suggeriscono il dubbio circa l’opportunità di realizzare le grandi opere comunque, anche quando le necessità effettive non sono riconosciute tali, bensì ritenute contrarie alla volontà e all’interesse dei cittadini.

Giovanni Maina

 


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