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Albenga “disgrazia” dell’immobilismo. Viaggio di “Pontelungo Viva”. Palazzi confiscati in centro città. Una matassa giuridica senza precedenti. Degrado, disagi, impotenza. La comunità subisce


Eraldo Ciangherotti ha rubato il mestiere al giornalismo di inchiesta e approfondimento? Le sue doti giornalistiche, pur se frenate, le aveva già messe alla prova quando curava la pagina diocesana dell’Avvenire. Oggi nessuna polemica in politichese. Ma fatti e misfatti. Riceviamo -Via Carloforte, viaggio nel degrado dei palazzi ex Giallombardo: «Comune, Prefetto e Questura intervengano subito».

Albenga. I palazzi confiscati di via Carloforte ora di proprietà comunale. Cristina Porro e Eraldo Ciangherotti: «Abbiamo fondato ‘Pontelungo Viva’ per difendere la vivibilità del nostro quartiere e di tutta Albenga. Via Carloforte è il simbolo di quello che non vogliamo più vedere: anni di abbandono, residenti lasciati soli, un bene che appartiene a tutti ridotto così. Chiediamo risposte concrete e tempi certi, non altre promesse.»

Il comitato Pontelungo Viva, al suo primo atto pubblico, documenta con le immagini lo stato delle palazzine incompiute: cantiere abbandonato, giacigli di fortuna, rifiuti, recinzioni divelte. E raccoglie la voce dei residenti, che denunciano spaccio, risse e ubriachezza molesta.

Chi percorre via Carloforte, la strada del mercato settimanale, a due passi da viale Pontelungo, lo vede ogni giorno. Dietro le recinzioni da cantiere ormai piegate e sventrate si alzano i palazzi ex Giallombardo: sei piani di balconi in ferro battuto e finestre senza infissi, una facciata rosa che da lontano sembra quasi finita e che da vicino racconta anni di abbandono. Il sopralluogo per questo reportage è stato effettuato da Cristina Porro ed Eraldo Ciangherotti, presidente del comitato. Pontelungo Viva ha scelto di partire da qui, con il suo primo comunicato: perché questa è la ferita più evidente del quartiere e perché chi ci abita accanto non può più aspettare.

Cosa si vede passando- Le transenne della Polizia Locale, appoggiate alle reti di cantiere, sono diventate parte del paesaggio. Le reti sono piegate, staccate dai basamenti, in certi punti aperte: entrare è facile per chiunque. Dentro, sul piazzale che copre i piani interrati, crescono muschio ed erbacce tra mattoni forati, tubi corrugati, bidoni e materiale edile lasciato a marcire. Ma il peggio non si vede: sta sotto i piedi. L’intero piano interrato dei garage, che corre sotto tutti e tre i palazzi incompiuti, è diventato un’unica enorme vasca di acqua putrida e maleodorante. Le grate di aerazione che si aprono lungo il piazzale lasciano salire l’odore fino alla strada e alle case vicine. Un ristagno così esteso, abbandonato da anni, è il luogo ideale per la proliferazione di topi e zanzare, a pochi metri dalle finestre dei residenti.

Dietro questi giacigli ci sono anche persone in grave difficoltà, che dormono all’aperto in un edificio non sicuro. Anche per loro questa situazione non può continuare.

Cosa vivono i residenti- Per chi abita in via Carloforte e nelle vie vicine il problema non è solo il colpo d’occhio. I residenti raccontano di serate segnate da spaccio, risse e persone in stato di ubriachezza, di paura a rientrare a casa dopo il tramonto, di finestre chiuse per non sentire urla e liti. Già nell’estate 2025 i condomini di via Carloforte avevano segnalato pubblicamente oltre un metro di acqua stagnante nei garage interrati, con topi e zanzare, e i disturbi serali di persone ubriache o sotto effetto di stupefacenti. Da allora nulla è cambiato.

Di chi sono i palazzi: facciamo chiarezza- Su quest’area circolano da anni voci e mezze verità. Il comitato ha ricostruito la vicenda, perché ogni cittadino sappia come stanno davvero le cose.

  1. Una lottizzazione abusiva, confiscata a favore del Comune. Le palazzine sono nate da una lottizzazione abusiva. Il procedimento penale a carico dell’impresa Giallombardo si è chiuso in Cassazione con la confisca dei beni a favore del Comune di Albenga. La confisca vale come acquisto “a titolo originario“: il Comune è proprietario pieno, non subentra nei vecchi titoli.
  2. Il ricorso a Strasburgo. Contro la condanna è stato presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il fallimento della società lo ha ritirato; resta in piedi soltanto quello di uno dei figli. Sono passati quasi dieci anni e, per quanto ci risulta, difficilmente porterà a qualcosa.
  3. L’ipoteca “comprata ai saldi”. Per ottenere i mutui con cui costruire, l’impresa aveva acceso un’ipoteca sui terreni. Un gruppo finanziario milanese ha poi rilevato quel credito dalle banche, a quanto si sa per pochi soldi, a fronte di un valore che potrebbe arrivare a qualche milione di euro.
  4. L’ordinanza che cambia tutto. Il nuovo creditore si è rivolto al giudice dell’esecuzione, lo stesso che aveva disposto la confisca, con un’opposizione in cui il Comune non era nemmeno parte. Ha ottenuto un’ordinanza che dichiara l’ipoteca opponibile alla confisca: un caso senza precedenti per un bene acquisito a titolo originario. Quanto valga oggi l’ipoteca, l’ordinanza non lo dice.
  5. Cosa significa per i cittadini. L’ipoteca grava solo su questi immobili: il creditore non può rivalersi su altri beni o sulle casse del Comune. Ma il Comune, da proprietario esclusivo, si ritrova con un bene gravato da un debito.
  6. Anni di immobilismo. Da quando l’ipoteca è stata riconosciuta, ormai cinque o sei anni fa, il creditore, oggi tramite una società controllata, ha chiesto più volte incontri al Comune “per trovare soluzioni”, salvo poi sparire per mesi. L’ultimo contatto risale a marzo 2025. Potrebbe pignorare i palazzi e metterli all’asta, ma non lo fa: quegli immobili sono un peso anche per lui.
  7. Cosa si può fare dei palazzi. Gli edifici non sono sanati né sanabili. Il provvedimento di confisca li destina alla demolizione oppure a un utilizzo pubblico e sociale. Il Comune non può venderli, perché la finalità sociale va mantenuta. Recuperarli richiederebbe molti milioni di euro, e anche abbatterli avrebbe costi altissimi.

Il risultato è uno stallo che dura da anni, e a pagarlo sono i residenti. La complessità giuridica non può diventare un alibi: il proprietario è il Comune, e a lui spetta intanto mettere in sicurezza l’area, chiudere gli accessi e ripulirla. Un pezzo di quartiere abitato non può restare in queste condizioni in attesa che si sciolga un nodo legale.

Le nostre richieste

Il comitato Pontelungo Viva chiede:

  • All’Amministrazione comunale di Albenga: mettere subito in sicurezza l’area, ripristinare e rinforzare le recinzioni, murare gli accessi, rimuovere rifiuti e materiali, svuotare e bonificare l’intero piano interrato dei garage allagato. E spiegare pubblicamente come intende uscire dallo stallo con il creditore ipotecario, fermo da marzo 2025, e quale destinazione sociale vuole dare all’area.
  • Al Prefetto di Savona: portare la situazione di via Carloforte al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
  • Al Questore di Savona: rafforzare i controlli, soprattutto nelle ore serali e notturne, per contrastare spaccio, risse e ubriachezza molesta.
  • Ai servizi sociali: offrire assistenza e un’alternativa dignitosa alle persone che oggi dormono tra quei pilastri.

Il comitato è a disposizione delle istituzioni per un sopralluogo congiunto e invita i residenti a segnalare situazioni e disagi scrivendo a pontelungoviva@gmail.com.

«Abbiamo fondato Pontelungo Viva per difendere la vivibilità del nostro quartiere e di tutta Albenga», dichiara il presidente Eraldo Ciangherotti. «Via Carloforte è il simbolo di quello che non vogliamo più vedere: anni di abbandono, residenti lasciati soli, un bene che appartiene a tutti ridotto così. Chiediamo risposte concrete e tempi certi, non altre promesse.»

È stato costituito ieri, venerdì 30 ottobre, alle ore 17 in viale Pontelungo ad Albenga, il comitato “Pontelungo Viva”, associazione apartitica e senza scopo di lucro con sede in viale Pontelungo 48.

Il primo Consiglio Direttivo è così composto: Presidente: Eraldo Ciangherotti. Vicepresidente: Maria Teresa Manfredi. Tesoriere: Maura Innocenti Bogiano. Il comitato nasce per dare voce ai cittadini sui temi dell’ordine pubblico, della sicurezza e del degrado, e per contribuire, con spirito costruttivo, alla vita della comunità. Chi desidera aderire può presentare richiesta scritta al comitato, che la valuterà.

Contatti: pontelungoviva@gmail.com

Albenga via Carloforte. La scelta del nome in un, diciamo nuovo, quartiere residenziale si inserisce nella tradizione toponomastica del paese: Carloforte è stata fondata nel 1738 da una comunità di pescatori e corallari di origine ligure (provenienti da Pegli e dall’isola tunisina di Tabarka), e molte vie del centro abitato e dell’isola richiamano legami storici, geografici o culturali con la Liguria e con le sue località costiere. Il nome nasce anche dal fatto che nell’isola sarda di San Pietro ci sono due comuni (Carloforte e Calasetta) di origine genovese dove ancor oggi si parla il dialetto ‘zeneze’ (meglio che a Genova). La Croce Bianca di Albenga ha fatto negli scorsi anni un gemellaggio con loro e poi, di conseguenza, anche i due Comuni.(foto Silvio Fasano)

2/Albenga, controlli della Polizia Locale sui monopattini: elevate 30 sanzioni. A quando la deterrenza contro chi usa la bicicletta nel centro storico, lungo i marciapiedi soprattotto in via Martiri e Viale Italia. Non sono casi isolati. Siamo stati testimoni di ciclisti che non temono neppure la presenza della Polizia locale. Altro che prevenzione!

COMUNICATO STAMPA – Nell’ambito dei controlli sul rispetto del Codice della Strada, la Polizia Locale di Albenga ha messo in campo un servizio di verifica della circolazione dei monopattini elettrici, con pattuglie dedicate al controllo del rispetto delle disposizioni previste dalla normativa vigente.Nel corso dell’attività sono state elevate complessivamente 30 sanzioni per diverse violazioni riscontrate dagli agenti, tra cui la mancata utilizzazione del casco protettivo, l’assenza del contrassegno identificativo del monopattino e la mancanza della copertura assicurativa. L’iniziativa rientra nell’attività di prevenzione e vigilanza svolta dalla Polizia Locale, con l’obiettivo di garantire una maggiore sicurezza sulle strade e promuovere un utilizzo corretto e responsabile dei monopattini elettrici, nel rispetto delle regole e degli altri utenti della strada.

L’assessore alla Polizia Locale Mauro Vannucci: “Questi controlli rientrano nell’attività di vigilanza che la Polizia Locale svolge quotidianamente per garantire il rispetto delle regole e una maggiore sicurezza sulle nostre strade. L’utilizzo dei monopattini elettrici è ormai molto diffuso ed è importante che chi li utilizza sia consapevole delle responsabilità e degli obblighi previsti dal Codice della Strada. Non si tratta soltanto di contrastare le irregolarità, ma soprattutto di prevenire situazioni di pericolo e promuovere comportamenti corretti e responsabili, a tutela di tutti gli utenti della strada. L’attività di controllo proseguirà anche nei prossimi giorni”.

I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni, con ulteriori pattugliamenti mirati a verificare il rispetto delle disposizioni e a contrastare comportamenti irregolari. L’Amministrazione comunale conferma così la propria attenzione al tema della sicurezza stradale, attraverso un’attività costante di vigilanza e prevenzione a tutela dei pedoni, degli automobilisti e di tutti coloro che utilizzano la strada.

 


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