Acqua potabile ed area del cantiere: sono due temi importanti da affrontare. Ma quello che urge ed è da risolvere al più presto è quello dell’acqua. Riguarda TUTTI!
di Mario Carrara
Abbiamo aspettato fino all’ultimo le risultanze delle nuove analisi delle acque di Pietra Ligure, preannunciate per il 27 Ottobre, ma, finora, 29 Ottobre, ancora “non pervenute“!
Anche perché era, è “in ballo“ la questione, da noi sollevata, circa la potabilità dell’acqua della sorgente dell’Isorella, che, non provenendo dai pozzi artesiani della pianura, ma da una sorgente risorgiva, potrebbe rappresentare la fine dell’emergenza per quelle zone di Pietra Ligure che già se ne rifornivano prima che scattasse l’ordinanza del Sindaco De Vincenzi di vietare l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto a fini alimentari.
Bene! Se i cittadini di Pietra Ligure hanno buoni motivi per essere almeno “sconcertati” per quello che stanno subendo con tutti i disagi che devono patire, quelli di Ranzi, come pure di altri quartieri pietresi come il monte Grosso “alto”, potrebbero averne anche molti di più per essere, pure, “arrabbiati“! Perché? Perché probabilmente sono stati ricompresi nell’ordinanza di divieto quando, invece, non avrebbero dovuto esserlo perché l’acqua sgorgante dai loro rubinetti pare non fosse inquinata dai PFAS, ma fosse, invece, potabile. E, infatti, lo era quella della fontanella di Ranzi che dava risultati conformi alla potabilità dell’acqua, come si legge chiaramente dal documento dell’analisi fatta. Ma poi, comunque, l’ordinanza è stata fatta per tutti.


E, mentre essi, come tutti gli altri cittadini di Pietra Ligure sono sottoposti allo stress di andare a rifornirsi di acqua dalle autobotti sulle strade e dalle cisterne, lascia perplessi lo strato biancastro di alcuni millimetri, residuato sul fondo dei contenitori di quella stessa acqua dopo la sua bollitura. Ci hanno inviato un video molto eloquente in tal senso, del quale pubblichiamo una foto screenshot.

Ma che cos’è questo “residuo” biancastro? Cos’è questa patina nella quale, tracciata con un dito, resta il segno? Ce lo chiediamo con preoccupazione; come se lo chiede colei che ha fatto il video, perché ciò non incoraggia certo ad usare quell’acqua, che dovrebbe essere “sicura“.
L’Isorella potrebbe rappresentare un’alternativa valida all’acqua dei pozzi artesiani per la città di Pietra Ligure: non per tutta la città, ma per parte della stessa senz’altro sì. Ciò, considerando che, attualmente, la sorgente dell’Isorella “sfruttata” ai fini idrici è solo pari al 40/50% delle sue potenzialità. Tuttavia, se occorresse (come sembra proprio che ora “occorra“…), questa percentuale potrebbe benissimo essere aumentata in modo considerevole per placare la sete e le esigenze idriche umane.
Ma queste sono decisioni che devono essere prese da chi di competenza, in tempi brevissimi e ravvicinati, per offrire una prospettiva seria e concreta alla popolazione.
Purtroppo, da un momento all’altro (12/13 Ottobre scorsi), la situazione della potabilità dell’acqua di Pietra Ligure è precipitata in un abisso dal quale è, realisticamente, molto difficile vedere una rapida via d’uscita. Chi fa le cose semplici e rassicuranti cavandosela con un “metteremo subito i filtri e risolviamo tutto“, lo fa al solo scopo di prendere tempo per prevenire e placare le giuste ire della gente, che, per ora, è stata lì, attonita, ad attendere la sviluppo degli eventi senza sostanzialmente reagire. Perché la parola “subito” va assoggettata ad “interpretazione“. Essa non significa certo: “nei prossimi giorni“. La riprova? Se, in un primo tempo, per l’installazione dei filtri qualcuno aveva dato l’indicazione cronologica di “prima delle prossime festività“, poi, quel termine è stato “spostato” alla fine di Gennaio. Ora, invece, si sente dire che è più realistico aspettare la Primavera. Praticamente i filtri sono stati “rimandati” da Natale a Pasqua! Per ora. Ma, a sensazione, pensiamo che non sia ancora finita lì.
E poi: alcune “cosucce” di non poco conto: costi e numero dei filtri.
Il costo per ciascuno è intorno ai tre/quattrocentomila euro. Tuttavia, c’è chi si spinge ad ipotizzare anche sui 500.000 euro! Questi filtri, come abbiamo già scritto e ripetiamo, NON hanno il potere di distruggere, eliminare i PFAS dall’acqua, ma solo di imbrigliarli, catturarli nel reticolato delle fibre di cui sono costituiti i filtri stessi fino alla loro saturazione. Poi, i filtri devono essere rimossi e portati in smaltimento. Ciò comporterà un impegno finanziario notevole, pur non conoscendosi con certezza alcuni elementi; ad esempio, quanti filtri dovranno essere collocati: se uno per ciascuno dei pozzi da cui si emunge l’acqua o uno “grande” presso la stazione di pompaggio, prima dell’immissione dell’acqua nella rete dei tubi di distribuzione. E non si ha un’idea precisa della durata di ciascuno dei filtri stessi, specie in località turistiche come le nostre in cui lo “stress di usura” cui saranno sottoposti varia dai circa 8000 abitanti d’Inverno ai circa 60.000 d’Estate; quindi, ogni “quanto tempo” dovranno essere cambiati. I costi di una tale manutenzione siffatta, inevitabilmente faranno aumentare il costo della gestione complessiva degli impianti.
Tuttavia, la cosa incredibile e, di più, inaccettabile, sarebbe il fatto che questi maggiori oneri finanziari per poter avere l’acqua potabile nelle case venissero, alla fine, scaricati sulle bollette dei cittadini utenti. Cittadini che ora pagano tariffe che nel 2021 furono già aumentate di ben il 53% per fare il collettamento tra la Val Maremola ed il depuratore di Borghetto che, invece, non venne fatto e gli utili conseguiti da quel poderoso aumento tariffario furono, invece, utilizzati per attività gestionali amministrative interne della Servizi Ambientali.
Abbiamo letto che il confinante Comune di Borgio Verezzi si sta già muovendo per la realizzazione di una sua stazione di “filtraggio“. Ma Borgio Verezzi ha “solo” 2081 abitanti, mentre Pietra Ligure ne ha oltre 8200, più circa 7/8mila seconde case. Quante stazioni di “filtraggio” dovrebbero esser fatte nei pozzi di Pietra per poter assicurare l’acqua potabile a tutti?
Dei pozzi pietresi alcuni, sui quali sono stati fatti direttamente i prelievi, sono stati trovati sicuramente contaminati.
Ma non su tutti erano state fatte direttamente le analisi, bensì, in gran parte, esse sono state fatte sulle fontanelle pubbliche, dalle quali, poi, si risaliva per arrivare al pozzo che le riforniva, dichiarando così la conformità o meno dell’acqua ai nuovi parametri imposti dalla normativa. Tuttavia, noi sosteniamo che prima di arrivare all’adozione di provvedimenti così drastici e drammatici come la dichiarazione di “non potabilità” dell’acqua per tutto il territorio comunale, che hanno portato ad una situazione come se fossimo in tempo di guerra, le analisi avrebbero dovuto esser approfondite e “mirate“, direttamente pozzo per pozzo, per poter prendere provvedimenti appropriati circa le zone della città per le quali interdire, vietare l’uso dell’acqua potabile e quelle per le quali, invece, continuare a consentirlo, senza fare di “ogni erba un fascio“; come la situazione della frazione di Ranzi, probabilmente, dimostrerà. Inoltre, per sapere successivamente su “quali” pozzi “incontaminati“
contare ancora per creare una rete di acqua potabile che, sommata a fonti nuove ed alternative, come potrebbe essere appunto la sorgente “Isorella” anche aumentandone la sua portata, potrebbe alimentare l’intera rete di distribuzione dell’acqua potabile di Pietra Ligure.
Ma finora, sembra che si stia “brancolando nel buio“, in attesa degli eventi. Per questa situazione si deve trovare una via d’uscita.
S’intende: la via d’uscita che si deve ricercare è rappresentata da due esigenze primarie ed imprescindibili.
La prima: quella di rendere di nuovo “bevibile” ed adatta all’uso alimentare l’acqua che esce dai rubinetti delle abitazioni. La seconda: quella di ricercare l’origine delle cause che hanno reso l’acqua stessa “non potabile“, per la sua contaminazione dalle particelle chimico-plastiche PFAS.
Se si vuole risolvere il problema che abbiamo di fronte, ognuna delle due esigenze sovrascritte è interdipendente dall’altra, sennò il problema rimarrà insoluto e ci troveremo, noi e le generazioni successive a dovervi far fronte ininterrottamente nel tempo. Perché, se non se ne trova l’origine, la contaminazione andrà avanti in eterno. Con la conseguenza che Pietra Ligure, per poter utilizzare la sua acqua a fini alimentari, rimarrà vincolata e dipendente dai filtri: per sempre.
Fa specie che su una questione come questa, che coinvolge e riguarda tutta quanta la popolazione e che potrebbe avere conseguenze probabili sul “buon nome” della città, rischiando essa di assumere la fama di città con “l’acqua avvelenata” (con tutte le ovvie ricadute che ne conseguirebbero e non solo quelle “d’immagine“), nessuna delle Istituzioni comunali coinvolte abbia sentito la necessità di presentare un esposto alla Procura della Repubblica, affinché vengano aperte delle indagini sul caso, per trovare le cause della contaminazione e stabilire le responsabilità. Finora, sembra che un cittadino, di sua iniziativa personale, l’abbia fatto. Ma la questione non riguarda tanto i soli singoli, pur lodevoli individui, quanto le collettività intere: sono soprattutto queste ad essere colpite! E subirne tutte le conseguenze. E le comunità da chi devono essere tutelate? Da chi le rappresenta! Non basta prendere drastici provvedimenti inibitori o di divieto, o palesare tutta la buona volontà o limitarsi a dare delle informazioni sull’evolversi della vicenda. Bisogna agire, muoversi attivamente perché questa storia non si risolverà certo presto. Se mai, in qualche modo, si potrà risolvere.
Oggi, sugli organi d’informazione, leggiamo della promozione di screening sulla salute delle persone. Screening che, però, non riguardano Pietra Ligure, ma solo il paese vicino. E Pietra Ligure? A noi non importa sapere se l’acqua che ci hanno dato da bere in tutti questi anni, a noi inconsapevoli, ci ha riempito il nostro corpo di PFAS? PFAS che stanno lì, giacenti, dentro di noi, in attesa di presentarci il conto? E perché, a scopo prudenziale, NON sono state fatte le analisi SUBITO dopo che le nuove norme sui limiti dei PFAS sono entrate in vigore? Cioè il 1⁰ Gennaio 2026? Perché “l’entrata in vigore” dei nuovi limiti e, quindi, l’effettuazione delle stesse analisi, è stata prorogata al 13 Luglio senza far nulla, come se i nuovi limiti ai PFAS non esistessero ? Qui non si trattava di una proroga, ad esempio, per un adempimento fiscale o per rispettare un obbligo oneroso od impegnativo! Qui si trattava soltanto di far fare delle analisi sull’acqua da parte di qualsiasi laboratorio che fosse stato in grado di farle! (Sai che roba impegnativa…!). Eppure, non facendole, sono passati altri sei mesi nei quali abbiamo continuato a bere, sereni, l’acqua del rubinetto! Ma ne avremmo fatto anche a meno, se fossimo stati avvisati! No, non lo siamo stati! E abbiamo continuato a bere l’acqua, a usarla per far da mangiare, per cuocere la pasta, per impastare il pane, la focaccia, per fare il caffè, per lavare la verdura, per metterla nella ciotola del nostro cane o del gatto o del canarino; poveretti: anche loro inconsapevoli assuntori di PFAS. Non solo. Ma le analisi non sono state fatte anche ignorando la proroga del 13 Luglio e per tutto il corso dell’Estate seguente. Quindi, solo alla fine di Settembre, abbiamo saputo che quell’acqua lì, considerata, fino a quel momento, potabile e ottima da bere, invece non lo era! Ma era contaminata da sostanze potenzialmente tossiche. Chi ha la responsabilità di averci fatto bere per tutti questi mesi, e senz’altro da quando i nuovi limiti di legge sono entrati pienamente in vigore, un’acqua che non si doveva più usare per fini alimentari?
Chi ha la più grave responsabilità di avercela fatta bere fino ai nostri giorni? Chi non ha fatto il proprio dovere per tutelare il bene più prezioso, rappresentato dalla salute umana di intere comunità di cittadini?
Qui, come si vede, la vicenda assume dimensioni enormi.
Che, invece, si ha come l’impressione che la vicenda sia trattata con fastidio o che la si voglia sminuire o della quale si voglia ridurre la portata o l’impatto. Meglio sarebbe, forse, che se ne parlasse il meno possibile… Ci è stato fatto notare che certi siti e profili social e, in particolare, di Facebook, solitamente prodighi e fitti di notizie auto encomiastiche e propagandistiche, anche per cose insulse o insignificanti, invece, della questione dell’acqua potabile quasi non ne parlino o, se ne accennano, lo fanno solo per dare rassicuranti, essenziali comunicati, ma proprio perché non se ne può fare a meno…
Allora, l’unica cosa da fare è parlarne nella sede istituzionale del Consiglio comunale, davanti a tutta la comunità, dove i rappresentanti dei cittadini si assumano le responsabilità che i cittadini stessi hanno loro attribuito eleggendoli. Lì bisognerà mettere le carte sul tavolo.
Noi ora chiederemo la convocazione del Consiglio comunale che, con le nostre firme di ⅕ dei consiglieri di opposizione, dovrà essere convocato per legge entro 20 giorno dal protocollo dell’istanza.
Tra gli impegni che, tra gli altri, chiederemo siano posti in votazione porremo: 1) L’impegno che i maggiori costi da affrontare per la depurazione dell’acqua con i filtri non siano scaricati sui cittadini con l’aumento delle bollette: “Abbiamo già dato!”
Inoltre, 2) Che per tutto il tempo in cui i cittadini non avranno avuto l’acqua potabile disponibile nelle loro abitazioni, le relative bollette vengano annullate o drasticamente ridotte; ciò anche per compensare i disagi, i danni economici, lo stress cui sono sottoposti mancando improvvisamente la disponibilità dell’acqua, che è un bene primario per la vita umana.
Ancora chiederemo: 3) Che il Comune si impegni a farsi parte diligente per l’effettuazione di uno screening di massa sulla salute dei cittadini che, per anni, sono stati esposti inconsapevolmente all’assorbimento ed all’accumulo di PFAS nel corpo umano.
Ciò, impregiudicati i danni che essi potranno chiedere successivamente a chi ne avesse responsabilità, se tutte le ipotesi paventate si rivelassero, purtroppo, reali e concrete.
Infine: 4) Che il Comune di Pietra Ligure presenti un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica, con il quale si richieda la ricerca delle cause che hanno provocato l’inquinamento da PFAS alle falde acquifere, danneggiando l’intera comunità e privandola provvisoriamente di un bene essenziale per la vita umana come l’acqua potabile; nonché l’accertamento sull’esistenza di eventuali responsabilità in proposito.
Mario Carrara, capogruppo consiliare della Lista Indipendente per Pietra.
29/10/2026

L’ubicazione dei pozzi artesiani di Pietra Ligure
