Mi chiama un amico, ormai in pensione, per comunicarmi di aver sperimentato purtroppo, a sue spes, che il Pronto Soccorso è diventato ormai un ossimoro.
di Gianfranco Barcella
E’ una contraddizione in termini come il <ghiaccio bollente> del compianto Tony Dallara... “Se dovesse ripetersi l’episodio di tachicardia parossistica che mi è capitato forse anche complice il caldo asfissiante di questa estate, appena trascorsa– mi confida con una voce affannosa- resterei a casa piuttosto che aspettare al Pronto Soccorso di Santa Corona senza che nessuno mi degnasse di uno sguardo dopo sei ore di trepida attesa per sapere se fossi vivo o morto. Dopo l’accettazione, quando finalmente qualcuno di passaggio si è accorto che anch’io affollavo l’astanteria e che avevo la pressione cardiaca a livelli preoccupanti mi ha dato una pastiglia da mettere sorro la lingua e il ritmo cardiaco ha rallentato. Ma ho dovuto faticare perché a molti altri sanitari, in precedenza, ho provato a dire che avevo la pressione fuori controllo… Io spero per te che nella tua vita abbia frequentato il meno possibile quel luogo di pena chiamato <Pronto Soccorso>”.
“Io avevo già avuto qualche esperienza in merito anche come accompagnatore, ma questa volta ho battutto il mio record personale. Sapevo già che cosa avrei dovuto aspettarmi perché avevo già varcato la soglia della struttura ospedaliera di primo soccorso per prestare aiuto a mio fratello, ma sedici ore complessive <di sosta forzata> mi hanno fatto battere ogni primato”.
“Ho anche invocato la protezione della Madonna di Lourdes perché tutti mi passavano accanto ma non mi vedevano perché dovevano accogliere le continue urgenze che arrivano anche dal cielo con gli elecotteri. Forse Lourdes era già lì tra le mura del nosocomio. Ti voglio risparmiare tutto il resto. Comunque ora sono a casa e sono vivo e vegeto dopo che in buona sostanza non mi han fatto nulla. Vivo e vegeto è un eufemismo! Ancora sopravvivo e devo fare molti controlli ma questo lo sapevo già da prima che il mio medico mi spedisse a Pietra Ligure perché “lì sono molto attrezzati e ti fanno tutto subito!”.
Così mi ha detto, testuali parole! O non c’è mai stato o non sa cosa dice quell’uomo. Adesso mi sto curando da casa per abbassare la pressione ma siccome ho commesso la colpa di svolgere la professione di insegnante e non posseggo una pensione cospicua non posso riposarmi. Al mattino devo distribuire medicine a mia madre con l’Alzheimer di 96 anni ed a mio fratello che è a letto con forti crisi epilettiche. Ah, devo anche sturare cateteri intasati e non sempre riesco a farmi aiutare da infermieri professionali perché giustamente vogliono essere pagati. Intanto non ho molto tempo per pensare: devo dar da bere e da mangiare ai miei familiari e chiudo così il ciclo del giorno che riprenderà puntuale l’indomani.
Non so se tutto questo abbia un senso ma so che lo devo fare perché le strutture pubbliche non mi sono molto di aiuto. A volte sarei tentato di fuggire ma poi i pensieri assurdi passano in fretta… Il problema è che ho avuto dei picchi altissimi di pressione che mi hanno procurato una perdita transitoria della memoria. Mi sono rimasti dei vuoti sugli ultimi accadimenti ma le formule della Matematica me le ricordo ancora.
Mi hanno detto che il fenomeno si può definire <amnesia totale transitoria> secondo la scienza medica. Va bene, ti lascio e ricordati di me qualsiasi cosa accada…” Decido di andarlo a trovare per prestargli un aiuto. Scelgo il treno perché le strade intasate sotto il sole cocente mi intimoriscono. Arrivo alla stazione di Savona e mentre oblitero il biglietto mi raggiunge alle spalle un ragazzo di colore che mi chiede dei soldi. Gli rispondo con gentilezza che devo correre al binario perché il treno è in partenza. Il giovane palesemente in stato di alterazione comincia ad inveire, lanciandomi addosso ogni sorta di improperi. Confesso che ho avuto paura anche perché qualche tempo addietro nel parcheggio accanto al palazzo di Giustizia Savonese sono stato avvicinato da un extracomunitario che mi chiedeva un aiuto economico e appena ho estratto il portafoglio me l’ha strappato dalle mani ed è scappato a gambe levate. Per fortuna ha sottratto i soldi e mi ha fatto dono dei documenti e delle carte di credito, abbandonati a terra.
Intanto raggiungo il treno, mi siedo cercando di chetare l’affanno e mi ritrovo il mio interlocutore sotto il finestrino che mi apostrafa così: “Che cazzo mi guardi, brutto stronzo?” Ho temuto che salisse nel vagone con un coltello in mano, e mi punisse senza pietà. Per fortuna le porte si sono chiuse ed il treno è partito.
Altri pensieri pian piano prendono il sopravvento nella mia mente. Forse dovremmo rivedere qualcosa nel modo di accogliere gli extra-comunitari e sui tagli nella Sanita Pubblica quando si impiegano miliardi di euro in armi… I nostri amministratori non sono consapevoli che ci sono persone che soffrono e vengono ignorate... Regna un cinismo disumano!
A Savona scopro, per tutta risposta, che si pensa di accorpare i reparti ospedalieri. Questa operazione è definita come una riorganizzazione della Sanità Ligure, varata dalla Regione. I medici ed ex – primari ospedalieri di recente hanno lanciato un grido di allarme preoccupate in un’assemblea pubblica:”Non si pensa ai pazienti e si allontanano i giovani”.
Ma cosa c’è da stupirsi: noi parliamo di aziende sanitarie locali. L’art.2555 de Codice Civile recita così: “L’azienda è il complesso dei beni organizzari dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa..> La finalità è fare utili… Ma non a discapito delle persone malate e sofferenti! Il piano più contestato riguarda il San Paolo di Savona: tre primarati presenti all’ombra della Torretta, precisamente quelli di Malattie Infettive, Anatomia Patologica e Radioterapia dovrebbero essere accorpati alle corrispondenti strutture dell’imperiese. I reparti resterebbero a Savona, ma la guida sarebbe affidata ad una struttura con sede a circa cento chilometri di distanza.
E qui si concentra una delle principali obiezioni.”Il reparto rimane ma il suo vertice si allontana e così si costringono i primari a fare 127 km al giorno e passare le loro giornate in autostrada invece che nei reparti”. Questa sottolineatura è stata fatta dal presedente dell’Ordine dei Medi, Luca Corti . E’ un’ipotesi di riforma veramente assurda a meno che non venga ispirata da una logica strettamente politica: quella di boicottare i feudi degli oppositori.
Ancora più chiaro è stato Giampiero Storti che con il Comitato Amici del San Paolo (ora sciolto); per anni si è battutto per la tutela dell’Ospedale San Paolo.”Non esiste un esercito senza un capo! Ovunque ci sia una struttura di rilievo, ci vuole un generale; non si può mettere un maresciallo!”.
Se ex-primari del prestigio e dell’esperienza di Angelo Schirru, Caterina Siccardi, Giorgio Menardo e molti altri ancora sono intervenuti al capezzale della sanità ligure vuol dire che la condizione del paziente è veramente preoccupante! Per loro la pesenza di un responsabile in reparto non è solo una questione formale: significa coordinamento del personale, organizzazione delle attività, confronto con gli altri reparti.
E c’è di più: il primario organizza, ma ha voce in capitolo sulla clinica, pensa al paziente in primis. Non vogliamo essere traformati ulteriormente in burocrati. Inoltre dove manca un primario non arrivano i giovani. Il San Paolo è a rischio nei suoi gangli vitali: “Anatomia Patologica è centro regionale per lo screening del tumore all’utero, la Chirurgia Oncologica opera pazienti di tutta la Liguria e non può stare senza Anatomia Patologica, la Radioterapia più volte ha supportato il San Martino con pazienti ce arrivano a Savona con un pulmino. Malattie Infettive è determinante.
“Non c’è invece l’unico accrorpamento che era sensato- ha sostenuto il prof.Menardo- Quello di Gastroenterologia di Savona unito a Pietra Ligure. Abbiamo due macchhinari, ma uno chiude alle 14 perché manca il personale.”. “Eppure c’è la coda dei pazienti- ha denunciato l’ex direttrice Siccardi”.
L’Ordine dei Medici di Savona incontrerà l’Assessore Regionale Nicolò con le altre Federazioni. Il 5 Ottobre p.v. Speriamo bene… Il presidente Marco Bucci parla di :”Scelta di responsabilità per i Liguri”. Sindacati ed opposione hanno censurato così l’operato della maggioranza: “ Decisione sbagliata ed unilaterale! Una porcheria!” Per fortuna che all’interno della maggioranza di Centro Destra in Regione Liguria c’è qualcuno che mette al primo posto il bene comune. Ultimamente Alessandro Bozzano di Noi Moderati ha sostenuto la necessità di avere una struttura sanitaria di supporto per il Comprensorio del Levante Savonese da realizzare a Varazze sfruttando la disponibilità di locali messi a disposizione dell’amministrazione comunale anche alla luce della progressiva riduzione dei servizi sanitari avvenuta nel territorio dopo la chiusura dell’ospedale varazzino Santa Maria in Bethlem

Marco Russo sindaco di Savona è intervenuto a chiare lettere sul travaglio che sta correndo l’ospedale di Savona. Ha affermato tra l’altro: “L’ospedale San Paolo è ancora una volta in pericolo. Nel nuovo piano aziendale si parla di sopprimere tre primariati Malattie Infettive, Anatomia Patologica e Radioterapia. Il tutto a favore delle Asl di Imperia e San Remo. Ma i numeri parlano chiaro: il San Paolo è l’ospedale di riferimento per un bacino di utenza di 160 mila cittadini. Il Comune Capoluogo e tutta la provincia non intendono accettare questo tipo di attacco”.
E ancora: “Le minacce al San Paolo non si limitano ai tre primariati, a rischio accorpamento.. Nel piano si prevede anche l’accorpamento della Medicina Interna che da due, verrà ridotta ad una sola, con un reparto di <osservazione breve>, peccato che non si capisca il significato essendo, quella della osservazione breve, una struttura prevista oer il Pronto Soccorso dove effettivamente è già presente”. “Senza contare– prosegue Russo– . Si è superata poi l’umana decenza con l’unificazione del 118l’ultimo caso dell’estate: la riduzione di 20 letti in Chirurgia della Mano, una delle eccellenze storiche del San Paolo (Il prof. Renzo Mantero si sta rivoltando nella tomba) .L’ASL ha assicurato che si tratti di un taglio transitorio. I dubbi però restano anche perché in passato le delusioni non sono mancate. Pensiamo a cosa è accaduto negli Anni del Covid. Era stata stabilita la rifuzione temporanea di ben 30 letti del Day Surgery che non sono stati recuperati. Pertanto i posti letto soppressi arrivano ad un totale di 50 negli ultimi anni. Una serie di tagli e dimensionamenti che il territorio savonese sta pagando da troppo tempo” a Genova.
I mezzi di soccorso, secondo gli esperti medici del territorio, non sono totalmente geolocalizzati e i ponto radio non funzionano a sufficienza. Nelle situazioni di emergenza-urgenza, in cui a contare non sono i minuti ma i secondi, questa scelta è troppo pericolosa. La raccolta firme, che ha superato quota 10.500, è rimasta inascoltata. A tal proposito il Consiglio Comunale di Palazzo Sisto ha approvato all’unanimità un orfine del giorno in cui si chiede alla Regione di non procedere con l’unificazione e la creazione della centrale unica. A livello di ATS Liguria si assicura che non verrà ridotta l’offerta assistenziale-

Le toppe però sono peggiori del buco ma il vestito si sta sbrecciando da tutte le parti. Ferruccio Sansa è stato lapidario in proposito, con un comunicato sui social: “La Liguria e la Regione Italiana dove ci sono stati i maggiori tagli di personale sanitario pubblico. Nel 2010 avevamo 21469 dipendenti del Sistema Sabitario Nazionale. Oggi sono 15.048. Significa una riduzione del 29,91 per cento (dati Altraeconomia). In Lombardia i tagli sono stati del 2,58 per cento, circa un quindicesimo della Liguria, Altrove, addirittura il personale è aumentato:+6,93 in Valle d’Aosta, ed i ponto radio non funzionano a sufficienza+11,24 a Trento, +0.68 in Emilia Romagna e +0,52 in Umbria. I risultati di questa smobilitazione della sanità pubblica sono davanti ai nostri occhi: oggi i giornali danno notizia che la Regione Liguria per ridurre le intollerabili liste di attesa ha comprato seimila esami e visite presso strutture private. Più chiaro di così: si smobilita la sanità pubblica e poi si è costretti a spendere milioni di euro per ricorrere a quella privata(magari proprio quei gruppi che hanno finanziato la campagna elettorale del Centrodestra di Toti). Ci stanno distruggendo quel sistema sanitario che vent’anni fa, nelle graduatorie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, era al secondo posto al mondo. Quella sanità che offriva a tutti, poveri e ricchi, un’assistenza uguale e di prim’ ordine. Il sistema sanitario pubblico che è stata forse la realizzazione più alta della storia del nostro Paese, oggi lo fanno a pezzi nel silenzio generale”.
Ed i bilanci delle Asl continuano a piangere. Per esempio ha sofferto anche nel 2025 il bilancio dell’Asl1 Imperiese, certificando una crisi della Sanità Pubblica che sembra ormai da diversi anni irreversibile. Il rendiconto consuntivo, validato nella primavera scorsa dall’azienda ha chiuso con un passivo superiore ai 18 milioni e mezzo di euro, otto in più rispetto al 2024.
Da tempo sostengo che la delega per la gestione della Sanità Pubblica debba essere tolta alle Regioni perché offrono servizi diseguali a cittadini con eguali diritti e non sempre si dimostrano all’altezza della situazione. E poi i livelli minimi di assistenza per tutti gli Italiani non vengono rispettati. Il diritto alla salute<soprattutto per i meno abbienti> è diventato oggi subordinato al censo. Oltre 4,5 milioni di Italiani (circa il 7,6 % della popolazione) hanno rinunciato a visite mediche e accertamenti nel corso di un anno perché non potevano permettersi i costi della Sanità Privata o i tempi troppo lunghi del pubblico. I ritardi cronici del Servizio Sanitario Nazionale spingono chi ha disponibilità economiche a rivolgersi altrove, precisamente al mercato privato, creando una spaccatura tra chi può pagare e chi resta indietro. L’art.32 della Costituzione tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti, ma la carenza di risorse e la mala gestio di quelle esistenti mette a dura prova l’universalità del sistema. Alcuni politici questo lo sanno benissimo e fanno già uso in larga scala del servizio sanitario privato per adeguarsi ai tempi.
“E poi mi chiedono perché sono asociale. Ma l’avete vista bene la gente che c’è in giro? “(Anthony Hopkins)
Gianfranco Barcella
