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Il dirigente / Valutazione del rischio da calore negli ambienti scolastici


La tutela della salute dei lavoratori rispetto al rischio derivante dall’esposizione ad elevate temperature costituisce oggi uno degli aspetti più rilevanti della prevenzione nei luoghi di lavoro.

di Franco Calcagno

L’aumento della frequenza delle ondate di calore e dei fenomeni climatici estremi rende infatti necessario considerare il microclima come un fattore di rischio da valutare con particolare attenzione, anche negli ambienti scolastici, dove operano quotidianamente dirigenti, docenti, personale amministrativo, tecnico e ausiliario, oltre agli studenti.

Il microclima rappresenta l’insieme delle condizioni ambientali che influenzano gli scambi termici tra il corpo umano e l’ambiente circostante. L’organismo umano mantiene normalmente una temperatura corporea pressoché costante, pari a circa 37 °C, grazie a un delicato equilibrio tra il calore prodotto dal metabolismo e quello disperso attraverso i processi di conduzione, convezione, irraggiamento ed evaporazione del sudore. Quando le condizioni ambientali rendono difficoltosa la dispersione del calore, il sistema di termoregolazione è sottoposto ad uno sforzo crescente che può determinare situazioni di stress termico. In presenza di temperature elevate il corpo reagisce aumentando la vasodilatazione periferica e la sudorazione; tuttavia, qualora l’umidità dell’aria sia elevata o la ventilazione insufficiente, l’evaporazione del sudore diventa meno efficace e aumenta il rischio di ipertermia, disidratazione, affaticamento e colpo di calore.

Nel contesto scolastico tale rischio interessa in modo particolare il personale impegnato in attività svolte all’esterno degli edifici, come gli addetti alla manutenzione delle aree verdi, i collaboratori scolastici incaricati di lavori nei cortili o nei parcheggi, il personale tecnico operante nelle aziende agrarie degli istituti agrari, gli operatori impegnati nelle serre, nei laboratori tecnologici o nelle officine, nonché i docenti che svolgono attività didattiche all’aperto, visite di istruzione o esercitazioni pratiche durante i mesi estivi. Anche gli ambienti interni possono presentare condizioni microclimatiche critiche quando risultano privi di adeguata ventilazione o climatizzazione, quando sono caratterizzati da un elevato affollamento o quando l’irraggiamento solare attraverso le superfici vetrate determina un significativo incremento della temperatura interna.

La valutazione del rischio da calore non può essere limitata alla sola misurazione della temperatura dell’aria. Una corretta analisi deve considerare simultaneamente numerosi fattori che concorrono a determinare il reale livello di esposizione. Oltre alla temperatura ambientale assumono particolare rilievo l’umidità relativa, la velocità dell’aria, la temperatura media radiante prodotta dall’irraggiamento solare o da superfici riscaldate, l’intensità dello sforzo fisico richiesto dall’attività lavorativa, la durata dell’esposizione, il tipo di abbigliamento indossato e l’eventuale utilizzo di dispositivi di protezione individuale che possono ostacolare la dispersione del calore corporeo. Devono inoltre essere considerate le caratteristiche individuali dei lavoratori, quali l’età, l’acclimatazione alle elevate temperature, eventuali patologie croniche, l’assunzione di farmaci e ogni altra condizione che possa ridurre la capacità di adattamento dell’organismo allo stress termico.

Per valutare in modo oggettivo il rischio sono disponibili metodi scientificamente validati e riconosciuti a livello internazionale. Il più diffuso è rappresentato dall’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), che costituisce il principale riferimento per la valutazione dello stress da caldo nei luoghi di lavoro. Tale indice integra gli effetti della temperatura dell’aria, dell’umidità, della ventilazione e dell’irraggiamento termico, consentendo di stimare il livello di esposizione del lavoratore in funzione anche dell’intensità dello sforzo fisico e del grado di acclimatazione. Il confronto tra il valore misurato e i limiti indicati dalle norme tecniche permette di individuare le condizioni nelle quali risulta necessario ridurre i tempi di esposizione, aumentare le pause di recupero o adottare specifiche misure organizzative.

Per attività particolarmente gravose o caratterizzate da condizioni microclimatiche severe può essere impiegato il metodo PHS (Predicted Heat Strain), che consente di prevedere l’aumento della temperatura corporea, la quantità di sudore prodotta, la perdita di liquidi e il tempo massimo di permanenza in sicurezza nell’ambiente di lavoro. Tale metodo risulta particolarmente utile per valutare lavorazioni svolte in serre, aziende agrarie, laboratori con sorgenti di calore o altre attività pratiche presenti in alcuni istituti scolastici.

Negli ambienti scolastici ordinari, quali aule, uffici amministrativi, biblioteche, sale riunioni e laboratori climatizzati, assume invece particolare importanza la valutazione del benessere termico attraverso gli indici PMV (Predicted Mean Vote) e PPD (Predicted Percentage of Dissatisfied), previsti dalla norma UNI EN ISO 7730. Tali indicatori consentono di stimare il livello di comfort percepito dagli occupanti e la percentuale di persone che potrebbero manifestare disagio termico, offrendo un utile supporto nella progettazione e nella gestione degli impianti di climatizzazione e ventilazione.

Negli ultimi anni la gestione del rischio da calore si è evoluta introducendo anche l’utilizzo delle previsioni meteorologiche e degli indici bioclimatici elaborati dai servizi meteorologici e sanitari. Durante i periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate è opportuno monitorare quotidianamente le condizioni ambientali, valutando non solo la temperatura massima prevista ma anche l’umidità relativa, l’intensità della radiazione solare, la durata dell’ondata di calore e gli indici di stress termico disponibili. Queste informazioni consentono al dirigente scolastico e al datore di lavoro di programmare tempestivamente adeguate misure preventive.

Nel contesto delle istituzioni scolastiche tali misure possono consistere nella rimodulazione degli orari delle attività svolte all’aperto, privilegiando le prime ore del mattino, nella sospensione temporanea delle lavorazioni più gravose durante le ore centrali della giornata, nell’organizzazione di pause frequenti in locali climatizzati o ombreggiati, nella costante disponibilità di acqua potabile fresca, nell’informazione dei lavoratori circa i sintomi dello stress da calore e nelle procedure da adottare in caso di emergenza. Particolare attenzione deve essere riservata ai lavoratori maggiormente suscettibili, come quelli affetti da patologie croniche o non ancora acclimatati alle elevate temperature.

La valutazione del rischio da calore deve pertanto essere considerata parte integrante del Documento di Valutazione dei Rischi dell’istituzione scolastica e deve essere aggiornata ogniqualvolta intervengano modifiche delle condizioni climatiche, delle attività lavorative o dell’organizzazione del lavoro. Un approccio basato sulla valutazione oggettiva dei parametri microclimatici, sull’impiego dei metodi di analisi riconosciuti dalle norme tecniche e sulla pianificazione di adeguate misure organizzative consente di prevenire efficacemente gli effetti dello stress termico, garantendo condizioni di lavoro sicure per tutto il personale scolastico e contribuendo, al tempo stesso, alla tutela della salute degli studenti presenti negli ambienti educativi.

Franco Calcagno


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