Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Io turista e scrittore. Quando Varazze contava 12 “edifizi da olio d’olivo” e 19 “mulini a farina”. Si fabbricavano 40-50 bastimenti mercantili all’anno: 600 occupati. 14 capi costruttori


Mancavo da molti anni, dal tempo della mia prima ricerca su Jacopo da Varagine e i monaci medioevali; stavo scrivendo Il libro e l’affresco di Elva, mi sembra sia passata una vita (1)…

di Ezio Marinoni

Nello scorso mese di giugno, eccomi di nuovo a Varazze, dove trascorro due giorni di vacanza, giusto il tempo di sfiorare la realtà di un paese che ha avuto un grande passato e oggi è un importante centro turistico costiero, al confine tra la provincia di Savona e quella di Genova.

Ai tempi del Casalis, Varazze (Varagia) è capoluogo di mandamento nella provincia e Diocesi di Savona. Situato presso la foce del Teiro, ha due sobborghi: a ponente San Nazaro dal titolare della parrocchia; a levante il Solaro; inoltre, vi sono le frazioni di Invrea, Cantalupo, Castagnabuona maestrale sono tre ville più o meno staccate dal centro, e fanno parte delle due parrocchie del borgo; Alpicella e Casanova.

«Questo luogo di antichissima fondazione è detto Vicus Virginis negli itinerarii romani, e Strada della Vergine chiamavasi un tronco di via che dalla capitale metteva a Varazze. Il primitivo suo nome fu poi alterato in più guise. In una carta del 1151 è detto Varaja: alcuni lo chiamarono Castello della Vergine, altri Virago, Voragine e Varane, come diffusamente lo dimostra il P. Anfossi dell’ordine de’ predicatori nelle Memorie istoriche appartenenti alla vita del B. Giacomo da Varazze, pubblicate in Genova nel 1816. Già da più di tre secoli Antonio Doria nel suo Compendio istorico più volte ricorda questo borgo, chiamandolo Varazze: fu detto poi anche Voragine, come ne accerta il dotto Spotorno nelle sue Notizie storico-critiche del B. Giacomo da Varazze stampate in Savona nel 1823

Le rocce del territorio e al confine con Cogoleto alimentavano sette fornaci da calce e i torrenti Lerone, Teiro, Laestra e Ghiare davano acqua a opifici sorti sulle loro sponde.

Nell’Ottocento il paese è in prevalenza agricolo: «L’olio è il maggiore prodotto di questo comune: le altre produzioni sono i cereali, le uve, altre frutta, la foglia dei gelsi, gli agrumi, i cavoli fiori, ed i carciofi: esse tutte vi fanno buona prova nella parte meridionale: nella settentrionale si raccolgono anche uve, con cui si fa vino leggiero, ma salubre, frumento, gran turco, legumi, patate, castagne e fieno, con cui si mantiene numeroso bestiame; cioè 813 capi bovini, 77 di specie cavallina, 1359 pecore, 269 capre e 304 majali

Inoltre, «dodici sono gli edifizii da olio d’olivo: diciannove sono i molini a farina

Varazze è «riputato come uno dei paesi di mite temperatura più che gli altri della riviera d’occidente”.

Durante l’ultima guerra contro la Francia accaddero in queste alture vari fatti d’armi tra gli austriaci ed i francesi, accuratamente riferiti dal celebre Botta nella sua Storia d’Italia».

Il borgo è rinomato per la costruzione dei bastimenti di ogni portata. «In numero di quattordici se ne contano i capi costruttori. Seicento e più lavoratori sogliono essere occupati in questo genere di costruzione. Si fabbricano ogni anno da 40 a 50 bastimenti mercantili.

Vi esistono inoltre due fabbriche d’àncore e due da chiodi,  le quali occupano circa 30 operai: due pure sono le fabbriche di grossi cordami, e quattro di funi più piccole, le quali somministrano lavoro a circa 80 persone.»

Mette un po’ di tristezza vedere il lento abbattimento degli ex Cantieri Baglietto, una gloria per Varazze, che ammainato la bandiera sui loro pennoni fra il 1982 e il 1983. In una mescolanza di abbandono, ruspe e detriti, si respira ancora l’aria e l’odore del lavoro e della fatica, tanti lavoranti a costruire imbarcazioni che hanno solcato tutti i mari. Storie industriali finite male, cui sono seguiti decenni di incuria (come non pensare agli impianti della Piaggio a Finale Ligure? O all’ex Oleificio Roveraro di Borghetto Santo Spirito?).

Nel Palazzo del Comune vi era un piccolo teatro, «che serve ai  dilettanti del luogo , che di tempo in tempo rappresentano azioni drammatiche, e serve altresì per qualunque spettacolo che all’uopo si desse da persone dell’arte.»

Sempre ai tempi del Casalis, a Varazze si celebravano tre feste: S. Caterina da Siena, il Beato Jacopo e San Rocco. La seconda era la più sentita: «da tempo immemorabile solennizzata nella prima domenica di luglio, precedente un triduo nella chiesa dei domenicani: dacché il papa Pio VII dichiarò legittimo il culto di questo beato, la sua patria celebrò il fausto avvenimento con istraordinaria pompa religiosa per tre giorni nel maggior tempio di s. Ambrogio, ove si eresse quel maestoso altare, e quel quadro, di cui parlammo precedentemente. Nella sacrestia di detta chiesa conservasi una lunga iscrizione, la quale in compendio ricorda le gesta del B. Giacomo. Per pubblica deliberazione fu stabilito doversene celebrare in ogni anno la festa nella prima domenica di luglio; e si ottenne a tal fine dalla Santa Sede che vi si dica l’ufficio e la messa propria del beato , invece di quello che viene indicato dal calendario della diocesi.»

Due curiosità storiche. «Nel villaggio d’Invrea vedesi una chiesa di antichissima costruzione nel recinto di vetuste muraglie: da vecchie scritture si riconosce che già ivi era un monastero di monache dette di s. Maria de Latronerio. Si venera in questa chiesa un’antica immagine del Crocefisso. Questo sacro luogo unitamente ad un vasto terreno coltivato, e con estese piantagioni di pini selvatici, appartiene al marchese Lorenzo Centurione di Genova; ed in faccia al mare, al dissopra della strada provinciale, s’innalza il di lui palazzo, con allato deliziosi giardini e varii serbatoi d’acqua che comunicano fra loro.» Pochi oggi si fermano in questa località, più noto per l’area di servizio sulla autostrada che unisce Genova a Savona, spesso nominato a causa di code e incidenti che vi si verificano.

All’estremità orientale di Varazze sorge «la chiesetta di s. Catterina da Siena, eretta a spese dei comune: essa contiene un quadro, in cui è rappresentata la SS. Triade con un angelo in atto di fulminare a lato , e la SS. Vergine dall’altro , che addita s. Catterina ed il B. Giacomo intercessori, e nella parte inferiore vedesi il paese di Varazze.»

Scrive ancora il Casalis che, nel 1573, «s. Catterina da Siena, recandosi in Avignone per conciliare gravi affari della chiesa col papa Gregorio XI colà rifugiato, passò per Varazze, ove venne ospitata da una pia donna, la quale senza indugi la pregò che ben volesse supplicare l’onnipossente Iddio, affnchè cessasse l’orribile pestilenza che allora infieriva in questo paese: fatto è che per l’intercessione di quella santa il flagello cessò, ed in ringraziamento a Dio fu eretta una cappella in onore della SS. Trinità: di questo avvenimento si è lasciata memoria in una lapide, su cui si legge una prolissa iscrizione.»

Cammino per Varazze, mi lascio guidare dai ricordi, dalle immagini visive che mi colpiscono e dalla guida turistica del Touring Club Italiano che tengo in una mano.

Il palazzo del Beato Jacopo

In una piccola piazzetta, troneggia un palazzo policromo di tre piani, bicolore, che è stato sede del Comune: dall’alto, la statua di Jacopo da Varagine mi guarda, al di sopra dei locali dell’Ufficio del Turismo. Qui era il teatro che descrive in accenno il Casalis, prima dello spostamento della sede comunale.

In via Sant’Ambrogio 39, rivedo la Libreria Tra Le Righe, che ricordavo sul lungomare. Entro, il viso al banco mi ricorda qualcosa, è una delle due libraie, e ci riconosciamo subito. L’emozione di un ritorno al passato fra i libri, in un antico locale con il soffitto tipico a volte, è qualcosa di indescrivibile. Un articolo di Robinson, periodico letterario di Repubblica, è affisso alla parete d’ingresso e racconta questo luogo e il suo gruppo di lettura, l’amore contagioso delle libraie, Marina e Barbara, per la cultura e la lettura.

La chiesa di Sant’Ambrogio

Su una raccolta piazza lastricata sorge la chiesa di Sant’Ambrogio. Non si conosce l’epoca della sua fondazione, esisteva già nel 1159 una chiesa con questo nome. Nel 1535 viene ristrutturata, come risulta da una lapide posta sopra la porta principale. La facciata è del 1666. L’interno è maestoso, a tre navate con cupola. Una cappella dedicata a N. S. del Carmine è ornata di marmi; si distingue per la sua ancona rappresentante la Vergine con due santi, opera di Luca Cambiaso.

Una tela raffigura il beato Giacomo in atto di pacificare le due fazioni di guelfi e ghibellini, del pittore genovese Tagliafico.

Il Casalis ci fa entrare in confidenza con la figura del Beato Jacopo.

«Vera gloria di Varazze è il beato Giacomo prelato non meno tonto che dotto. Del suo splendido pontificato in Genova crediamo di aver sufficientemente parlato nelle storie della capitale della Liguria: qui solo rammenteremo quanto egli vi fece nell’anno 1296. Gravi tumulti vi si erano eccitati, i quali avrebbero avuto le più funeste conseguenze se Jacopo da Varagine non avesse adoperato per sedarle il ministero della religione: egli con ogni zelo si comportò in quella trista occasione; superò molte difficoltà con eroica perseveranza; ottenne infine il suo nobilissimo intento, e descrisse poi nel fine della sua riputata cronaca le feste che allora si fecero per la riconciliazione tra i Mascarati ed i Rampini.»

Dove è sepolto il Beato Jacopo da Varagine? Ai tempi del Casalis il suo sepolcro era ancora a Genova (la sua sede vescovile); scopro la sua nuova collocazione, entrando nella chiesa dei Domenicani.

«All’estremità del sobborgo Solaro havvi la chiesa coll’annesso convento dei PP. dell’ordine de’ predicatori, volgarmente chiamato di s. Maria dell’Eremita da un antico oratorio ivi esistente sin dal 1189, dedicato a Maria Vergine delle Grazie, ove soggiornava un romito. I PP. domenicani lo ottennero coi siti adiacenti per fondarvi un loro convento, eretto nel 1419. Il Papa Martino V con bolla data in Firenze addì 4 di luglio di quell’anno, e il vescovo di Savona con atti del di 26 dello stesso mese, rogati dal notajo Francesco Viani, acconsentirono che quei religiosi ne ampliassero la chiesa e il convento, ed in essa, cioè in una cappella di patronato della  comunità, conservasi una tavola rappresentante il beato Giacomo, s. Catterina e s. Gio. Battista.»

La chiesa, con l’attiguo complesso monastico, è un tipico edificio romanico duecentesco.

Nella Cappella di San Giacinto una tela settecentesca raffigura il Santo che tiene nella mano sinistra una statua della Madonna e nella destra un ostensorio, circondato da Papa San Pio V, Santa Rosa da Lima e altri santi domenicani.

Nella Cappella di San Vincenzo Ferreri mi attende un piccolo mistero: la tela che effigia il Padre Eterno, fra le nubi, e Gesù appoggiato al globo terrestre e circondato da angeli, è di autore ignoto del XVII secolo.

La chiesa di San Domenico

La Cappella di San Domenico è dedicata al Fondatore ed è una celebrazione dell’Ordine, con il miracolo di Soriano del 1530: la Madonna, Santa Ctaerina d’Alessandria e la Maddalena appaiono a un domenicano e lo invitano a costruire una chiesa in quella località.

Urna del Beato Jacopo

Finalmente, la Cappella del Beato Jacopo contiene l’urna con le sue ceneri, qui trasportata nel 1974 dalla chiesa di Santa Maria di castello in Genova per volontà del Cardinale Arcivescovo Giuseppe Siri. All’altare ammiro un polittico formato da sei tavole, attribuito a Simone Pavese. Al centro, il Beato Jacopo tiene in mano la sua Legenda Aurea. L’urna è dentro una teca, sul frontale della cassa è scritto:

Ossa et cineres

Beati Jacobi a varagine

olim

archiepiscopi genuensis.

Qui il mio viaggio a Varazze può finire, come in un ritorno alle origini della mia scrittura.

Foto di Ezio Marinoni.

Ezio Marinoni

 

Note

(1) Cfr. recensione su Trucioli del 1 dicembre 2022 (Anno XI Numero 16): https://trucioli.it/2022/12/01/libro-laffresco-di-elva-e-la-valle-maira/


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Ezio Marinoni

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