Riceviamo – Brevemente! Gino Marzola eccessivamente onesto con chi se lo meritava!
E violento con i cattivi ladri disonesti come alcuni dei suoi compagni autori di cose orribili e che sono stati ammoniti da Gino di un “processo” a fine guerra! Costoro hanno fatto fare dai fratelli …….di Calizzano la Sua fine! Colpito alla schiena dai traditori! (Carlo G.).
RISPONDE L’AUTORE DELL’ARTICOLO EZIO MARINONI GIORNALISTA-
A distanza di ottantun anni dalla fine dell’ultima guerra mondiale, in Italia riusciamo ancora a dividerci sulla memoria storica. Al di là delle opinioni e di eventuali faziosità di parte, in questo Paese nemmeno la memoria riesce a essere un valore condiviso.
Gino Marzola fa parte dei tanti fatti e storie che non riusciamo a condividere. Eppure sarebbe facile, qual è il problema?
Marzola, giovanissimo, ha combattuto per la libertà, con una decisa scelta di campo, contro l’oppressione imposta dal giogo nazista e fascista, e già questo basterebbe. Il Comune di Finale Ligure lo ricorda nel modo migliore, con una lapide che lo consegna alla storia e alla memoria dei posteri, ma anche questo ad alcuni non basta.
Dovremmo, allora, tornare a quel magistrale saggio storico di Claudio Pavone che, con profonda lucidità analitica, ha definito il periodo 1943 – 1945 “una guerra civile”, perché è successo anche questo, in Italia.
E in Liguria, oltre alle soverchianti forze nazifasciste, ha agito la “Controbanda di Calice”, un manipolo di repubblichini della San Marco che hanno sparso sangue innocente ovunque, per soffocare gli aneliti emergenti di libertà. Ho scritto di una delle loro tante tragiche azioni criminali, di recente, in merito alla strage di Frasce (Trucioli, 13 novembre 2025):
I combattenti sul fronte della Resistenza, che si sono schierati con coraggio, possono aver commesso errori, come tutti gli esseri umani, ma non dobbiamo dimenticare il fine delle loro azioni: combattere per una libertà che ci ha riconsegnato la democrazia di cui beneficiamo ancora oggi.
I miei nonni, sotto il fascismo, non potevano andare a votare e scegliere i parlamentari o il governo.
La differenza, basilare e imprescindibile, è che noi oggi votiamo, e possono votare anche i neofascisti, i neonazisti, i propugnatori di forze nuove o albe dorate, e tutti coloro che non hanno capito il valore della storia e della libertà.
“Libertà va cercando ch’è sì cara…”, scriveva il Sommo Poeta esiliato e privato dei diritti.
Torniamo lì. Qualcuno ha combattuto per i diritti di allora, e di sempre. E va ricordato come un eroe, al di là delle contingenti vicende umane. Magari con le parole di Piero Calamadrei: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione”.
Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955.
Ezio Marinoni
