Riceviamo- Da tanti anni Ilan Pappé storico ebreo israeliano ritiene che, dopo la colonizzazione della Cisgiordania, non sia più possibile uno Stato palestinese e che invece sia possibile una convivenza tra arabi palestinesi ed ebrei israeliani in uno Stato comune con uguali diritti per tutti i suoi abitanti.2/Il genocidio sul corpo delle donne.

Il genocidio palestinese in corso conferma il carattere razzista del Sionismo e l’impossibilità ormai di un vero Stato palestinese, e rende evidente che l’opzione dei due Stati, sostenuta da tanti politici é solo un inganno per permettere agli Ebrei israeliani di prendersi, pezzo dopo pezzo, tutta la Palestina.
Ilan Pappé spiega, in questa intervista, che la via per la pace non sta nel perseguimento dei due Stati ma nell’accettazione da parte degli Ebrei israeliani che i Palestinesi sono un popolo, un popolo indigeno della Palestina con il quale si deve convivere in un territorio comune in cui siano rispettati il diritto internazionale ed i diritti umani. L’opzione dei due Stati non esiste più.
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2/In queste ultime settimane stampa, Tv, social, radio hanno raccontato le testimonianze di violenze sessuali subite da donne e uomini che sono stati ‘rapiti’ mentre con la FREEDOM FLOTILLA si trovavano in acque internazionali. Per la cronaca e la storia si tratta di una missione internazionale (40 paesi), pacifica e umanitaria, che vuole rivendicare i diritti dei Palestinesi e non già dei terroristi di Hamas. La flotta era diretta a Gaza per rompere il blocco navale imposto da Israele, che da 18 anni limita drasticamente l’accesso della popolazione palestinese a beni essenziali, e nega diritti fondamentali, tra cui la libertà di movimento, l’assistenza sanitaria e l’istruzione.
Dall’ottobre 2023 (dopo la barbara irruzione di militanti di Hamas) la situazione nella Striscia di Gaza è ulteriormente peggiorata, con una campagna militare che ha assunto proporzioni spaventose. Fonti ufficiali indicano 75 mila morti e l’80 per cento dell’edilizia residenziale distrutta.
La Coalizione Freedom Flotilla, attiva dal 2008, denuncia l’illegalità dell’assedio e l’impunità costante dei crimini perpetrati dell’esercito israeliano. Sostiene i diritti umani e politici del popolo palestinese, incluso il Diritto al Ritorno, e richiama alla responsabilità anche quei governi e imprese che contribuiscono a mantenere lo status quo di occupazione e apartheid.
Chi ha interesse a impedire che una nave disarmata, carica di aiuti e con a bordo degli operatori umanitari, raggiunga la costa di Gaza? Perché una nave civile, disarmata, in acque internazionali, è stata attaccata in contrasto a ogni norma di diritto? Perchè non viene aperta un’indagine indipendente internazionale? In linea con le recenti ordinanze della Corte Internazionale di Giustizia, gli Stati devono facilitare – e non ostacolare – la fornitura di aiuti alla popolazione civile di Gaza.
Smantellare i diritti significare compromettere la memoria ed il futuro di un popolo. Per questo Israele fa sistematicamente ricorso alla violenza di genere, si legge nei resoconti dell’informazione mondiale progressista (purtroppo silenzio o travisamento dei fatti dai media schierati a destra) sessuale e riproduttiva. “E altre forme di violenza di genere, sempre documentate e accertata da organismi indipendenti, dai medici di altri Paesi che operano negli ospedali della Striscia. Nella Striscia di Gaza erano presenti 36 ospedali principali prima del conflitto. Attualmente, le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riportano che sono rimasti operativi solo 16-18 ospedali, tutti funzionanti solo parzialmente a causa dei danni subiti, della carenza di forniture e dei continui attacchi.”
E ancora: “I servizi della salute e riproduttiva continuano ad essere gravemente compromessi a causa delle infrastrutture danneggiate, dalla estrema carenza di farmaci e forniture essenziali. La grave carenza di posti letto fa si che le donne sottoposte a interventi chirurgici importanti compresi i parti, vengono spesso dimesse entro poche ore e tornino in campi profughi sovraffollati con il rischio di complicazioni e infezioni. La maggior parte delle donne arriva in ospedale in condizioni di stress, trauma e incertezza, dopo aver subito molteplici sfollamenti, perso i propri cari e non essere in grado di procurarsi cibo nutriente di cui hanno bisogno”.

Le terribili condizione di vita inflitte da Israele continuano infatti ad avere un impatto sproporzionato sulle donne e sulle ragazze palestinesi. Alle donne incinte, alle donne che partoriscono, senza strumenti adeguati, alle neo madri, bisogna aggiungere le condizioni delle donne che hanno perso i figli. Bisogna aggiungere, le donne, più di 16 mila che hanno perso i mariti e sulle quali grava il peso di mantenere le famiglie. Inoltre circa 318 mila ragazze in età scolare che non frequentano la scuola da due anni consecutivi, aumentando il rischio di matrimoni precoci, danni psicosociali a lungo termine. Nella Cisgiordania occupata dai militari vi è un fenomeno in costante aumento: le aggressioni e le molestie sessuali vengono utilizzate per costringere i palestinesi ad abbandonare le proprie case. Per favorire la pulizia etnica, Israele, utilizza il corpo delle donne.
I ricercatori di West Bank Protection Consortium (organizzazione umanitaria internazionale, guidata dal Consiglio Norvegese per i Rifugiati, che supporta le comunità palestinesi in Cisgiordania attraverso assistenza materiale e legale) hanno pubblicato uno studio intitolato ” Violenza sessuale e trasferimenti forzati in Cisgiordania che descrive in dettaglio – nome, giorno, ora- le crescenti aggressioni a sfondo sessuale e le umiliazioni subite dalle comunità palestinesi, persino nelle loro case. Violenze sessuali a donne di fronte ai mariti, ai figli. Perquisizioni corporali invasive e dolorose, anche a ragazze minori.
Leggiamo: “La violenza sessuale viene utilizzata per fare pressione sulle comunità. Altre forme di violenza, testimoniano le immgini, includono l’urinare addosso ai palestinesi, scattare e diffondere fotografie umilianti di persone legate e spogliate. Non esistono conseguenze penali per i coloni estremisti e soladati che utilizzano violenze sessuali nemmeno per i casi più gravi e documentati, denunciati, come quello dello stupro di gruppo avvenuto nella prigione di Sde Teiman. La recente decisione di ignorare le accuse contro i soldati responsabili ha prodotto un messaggio inequivocabile: sul corpo delle donne e degli uomini palestinesi tutto è permesso.
C’è il diario di un medico di Gaza, Ezzideen Shehab: “Le abusi orribili sulle donne israeliani il 7 ottobre 2023 ora accadono ogni giorno alle donne palestinesi”. C’è una lunga inchiesta del News York Times (il più diffuso dei quotidiani statunitensi, di impostazione moderatamente progressista e più volte nel mirino di Trump) sugli stupri dei militari israeliani ai danni di palestinesi definito “una procedura operativa standard da un rapporto delle Nazioni Unite. Emergono violenze sessuali da parte di israeliani ai danni di uomini, donne e perfino bambini, a commetterli sono sempre soldati, coloni ed agenti dello Shin Bet (servizio segreto interno dello Stato di Israele) incaricati di interrogatori e, più mdi tutti, guardie carcerarie. “Nella mia carriera di giornalista- scrive Nicola Kristof accusato dal premier israeliano di aver diffuso una «calunnia sanguinaria» sulle violenze sessuali contro detenuti palestinesi. – mi sono occupato di guerre, genocidi ed altre atrocità, compresi gli stupri di massa, a volte in posti in cui la quantità di violenze sessuali è molto più grande di quanto abbiano fatto Hamas o Israele, qualche anno fa in Etiopia, nella guerra del Tigray, sono state violentate centomila donne, e sturpri di massa accadono ora in Sudan. Ma il sistema di sicurezza israeliano è sostenuto dai dollari che noi americani paghiamo di tasse, quindi in questo caso si tratta di violnza sessuale di cui gli Stati Uniti sono complici”.
Anche se non ci sono prove che le violenze sessuali e stupri che siano ordinate dal governo di destra e estrema destra, è evidentemente a conoscenza delle autorità che non fanno nulla per fermarli, che significa impunità per i responsabili.
In Cisgiordania umiliazioni, molestie, violenze sessuali, vengono utilizzate per costringere le comunità ad abbandonare le proprie case e favorire la pulizia etnica.
Una domanda non proprio banale si impone. Come hanno reagito, sino ad oggi, le maggiori associazioni elitarie femminili. Parliamo delle province liguri e del Basso Piemonte, aree interessate in modo particolare dalle cronache di Trucioli.it
Forse ci sbagliamo ma tra serate al lume di candela, eventi, incontri conviviali, conferenze, comunicati stampa, ci saranno sfuggite prese di posizione. L’augurio che sia proprio così per allontanare l’ipotesi dell’indifferenza o peggio del silenzio che pesa come un macigno sulle coscienze di chi ha tra le sue finalità la ‘difesa della donna’.
