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Cortei a Savona. Istituti tecnici in sciopero: “Fermiamo la riforma Valditara, ci consegna mani e piedi alle imprese”


Inizialmente sembravano solo due sperimentazioni tra le tante, attuate più o meno controvoglia da alcuni istituti scolastici, ma ora le riforme del ministro Valditara stanno per diventare realtà.

Dopo il progetto di quadriennalizzare i licei e la proposta di legge delega del governo che prevede la riduzione della durata dei corsi di studio per tutti gli indirizzi dell’istruzione secondaria di secondo grado, con il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 arriva ora la riforma degli istituti tecnici che, oltre alla già citata riduzione di un anno del percorso formativo, prevede l’introduzione del periodo di “formazione e lavoro”, ossia della vecchia alternanza scuola-lavoro (studenti, per intenderci, a servizio delle imprese come addestramento al lavoro), già a partire dal secondo anno.
Le novità del progetto (attualmente all’esame del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, che nella seduta del 10 aprile ha sollevato una serie di criticità) sono molte: innanzitutto, la riduzione di un anno diverrebbe ordinamentale (ossia, imposta a tutte le scuole) e non più solo sperimentale (e, quindi, adottata dagli istituti solo se deliberata dal collegio docenti); l’esame di maturità verrebbe anticipato e a rimetterci sarebbe soprattutto l’insegnamento dell’italiano, che perderebbe 66 ore d’insegnamento (un’ora alla settimana, per intenderci) e proprio nell’anno finale del corso. Sparirebbe inoltre il primo biennio comune a tutti gli indirizzi, mentre secondo i sindacati la scuola si consegnerebbe mani e piedi alle imprese, visto che – come abbiamo già accennato – è prevista – già a partire dal secondo anno una “quota di flessibilità” ossia un numero di ore che la scuola potrà utilizzare “per aderire alle esigenze formative delle imprese”.
Per il ministro Valditara nel complesso “è un passo importante di innovazione collegare la scuola con l’impresa”, quindi non bisogna “avere vergogna di dire che scuola e impresa debbano essere strettamente collegati e che la formazione si fa anche nell’impresa”. Secondo la Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, cui hanno aderito FLC-CGIL, CB SUR e SGB – la riforma in realtà vuole trasformare l’istruzione in un addestramento a breve termine e renderla sempre più funzionale alle logiche del mercato, con un corposo taglio delle materie di base,
il dimezzamento delle materie d’indirizzo, l’accorpamento delle discipline scientifiche in un unico calderone (biologia, chimica, fisica e scienze sarebbero fuse insieme, con la perdita di molte ore d’insegnamento complessive) oltre alla già ricordata sparizione del biennio comune e l’introduzione già a quindici anni di un’alternanza scuola-lavoro non qualificante e non retribuita.

La perdita di posti di lavoro, in particolare per il personale ATA, sarebbe rilevante ma, secondo i sindacati citati, a rimetterci sarebbe soprattutto la qualità dell’istruzione, la formazione di una “cittadinanza consapevole” e la conquista di una scuola al servizio del cittadino.
Per questi motivi la Rete ha proclamato uno sciopero nazionale per l’intera giornata di oggi, rivolta a tutto il personale docente, dirigente e ATA in servizio nell’istruzione tecnica. A Savona, come a Genova sono previsti cortei e manifestazioni, di cui daremo conto nelle prossime edizioni.


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