
Nel ’48 era già chiaro che “senza una Costituzione che tutelasse i diritti di tutti, il sionismo, una volta diventato l’ideologia di uno Stato, avrebbe rinunciato all’opzione di diventare uno Stato normale per i suoi cittadini […].
Il sionismo è “diventato l’ideologia dello Stato. E non è diventato solo militarista ed espansionista, ma anche razzista, estremamente violento, in definitiva un’ideologia che danneggia profondamente l’individuo e la collettività. Un’ideologia del genere non ha posto. È ironico e tragico che un movimento nato come tentativo di salvare gli ebrei dalla persecuzione, di dare loro un luogo sicuro – un processo di emancipazione, liberazione, un’aspirazione umanitaria – termini il suo cammino in modo razzista e violento”. Così Omer Bartov, professore ordinario di Studi sull’Olocausto e del Genocidio presso la Brown University di Providence, in un’intervista ad Haaretz. Ne riportiamo stralci.
Nel ’48 era già chiaro che “senza una Costituzione che tutelasse i diritti di tutti, il sionismo, una volta diventato l’ideologia di uno Stato, avrebbe rinunciato all’opzione di diventare uno Stato normale per i suoi cittadini […]. Ci furono tentativi di reindirizzare il processo. Il più importante avvenne all’inizio degli anni ’90 con Oslo“.
“Quel tentativo fu bloccato, in modo molto aggressivo, con l’incoraggiamento di Netanyahu, attraverso l’assassinio di Rabin. Non si parla abbastanza del fatto che il sangue di Rabin è sulle mani di Netanyahu. Netanyahu fu il principale beneficiario di uno degli omicidi politici di maggior successo del XX° secolo”.
“Israele non può esistere come Stato normale sotto l’ideologia del sionismo. Il sionismo deve scomparire. Lo Stato resterà […] La questione è che tipo di Stato sarà. Deve cambiare radicalmente. Sotto l’ideologia sionista, non può”.
“[…] Il sionismo è nato molto prima dell’Olocausto. Ma l’Olocausto è stato retrospettivamente considerato come la più forte giustificazione per il sionismo e per la creazione dello Stato di Israele. L’argomentazione era: se ci fosse stato uno Stato, si sarebbero salvati un maggior numero di ebrei”.
“[…] L’Olocausto, gradualmente, a partire dal processo Eichmann e soprattutto dalla fine degli anni ’70 agli anni ’80, è diventato il collante che tiene unita la società israeliana. Un evento storico trasformato in una minaccia imminente: non qualcosa accaduto in passato, ma che incombe sempre. Ci sarà un altro Olocausto se non affronteremo ogni minaccia con tutte le nostre forze e non la distruggeremo alla radice”.
“Dopo il 7 ottobre, queste due cose si sono fuse. L’attacco di Hamas è stato inquadrato come qualcosa di simile all’Olocausto: Hamas sono nazisti. Criticare le azioni di Israele è antisemita”.
“Guardiamo la questione da un’altra prospettiva: se il sionismo ha potuto portare al genocidio a Gaza, non può più essere considerato un’ideologia valida. Altre ideologie nella storia che hanno giustificato il genocidio non hanno più ragione di esistere. Inoltre, se Israele si è sempre definito la risposta all’Olocausto e ha usato l’Olocausto per giustificare ogni cosa, non è possibile che la risposta all’Olocausto sia un altro genocidio”.
E se Israele “sta diventando uno stato paria, non è il risultato dell’antisemitismo. È il risultato delle azioni di Israele. Queste azioni hanno fatto crollare le argomentazioni esistenziali su cui si fondava”.
Su Hamas: “Va considerato il contesto. La resistenza all’occupazione, all’assedio, al tentativo di controllare un popolo che cerca di esprimere l’autodeterminazione nazionale è legittima. Lo fecero le milizie sioniste pre-statali Haganah, Etzel e Lehi. La Resistenza francese. La resistenza in Germania. I partigiani. La rivolta del ghetto di Varsavia. La resistenza armata è assolutamente legittima, anche secondo il diritto internazionale”.
Resta che “il diritto di resistere a un’occupazione non dà diritto a commettere massacri. Così come il diritto all’autodifesa, che Israele rivendica da sempre, non dà diritto a commettere massacri […]. Il genocidio non ha giustificazioni. Non si può dire: ‘Sì, ho commesso un genocidio, ma non avevo scelta perché si nascondevano’. Non è un argomento legale, né morale, né politico. Anche se ci fossero dieci volte più combattenti di Hamas nascosti sotto ogni ospedale, ciò non giustificherebbe un genocidio”.
All’inizio della guerra Israele dichiarava di voler “distruggere Hamas e liberare gli ostaggi”, ma c’era anche la pulsione “genocida: niente acqua, niente cibo, niente elettricità, sono animali umani, Amalek”. A maggio del 2024 è stato “chiaro che l’obiettivo non era distruggere Hamas e liberare gli ostaggi”, ma “rendere Gaza invivibile. La distruzione di ospedali, scuole, università, impianti di desalinizzazione dell’acqua, infrastrutture energetiche, interi quartieri residenziali: era un tentativo di assicurarsi che i palestinesi di Gaza non potessero più esistere”.
” […] Nazismo e fascismo ebbero un rapporto complesso con la religione istituzionale” e, gradualmente, “divennero essi stessi religioni politiche, con un Duce o un Führer al vertice, inviato dalla provvidenza […]. In Israele è accaduto qualcosa di parallelo: una trasformazione radicale dell’ebraismo in una religione politica, intrecciata con una certa interpretazione del sionismo. Non la versione di Ben-Gurion, ma un’ideologia messianica ebraica” che “ha offerto una legittimazione divina o rabbinica al genocidio”.
“Ciò sta creando una profonda e crescente spaccatura con l’ebraismo mondiale, soprattutto con quello americano, che non può accettarlo. Riguardo l’antisemitismo: “Ci sono due processi che procedono in direzioni diverse. Il primo è iniziato ben prima del 7 ottobre, ma poi ha subito un’accelerazione: il tentativo da parte di Israele e dei suoi sostenitori nel mondo di identificare qualsiasi critica a Israele con l’antisemitismo. Questo è ciò che fa la definizione dell’IHRA“.
“Più che una definizione, si tratta di un elenco di esempi che serve agli interessi della destra israeliana. Dopo il 7 ottobre è stato ampiamente utilizzato anche per etichettare le proteste contro la guerra come antisemite. Certo, alcune espressioni antisemite sono comparse durante le proteste, ma non era la motivazione della maggior parte dei partecipanti. E parte dell’interpretazione era pura assurdità, come ad esempio l’idea che ‘dal fiume al mare’ sia un appello palestinese a distruggere gli ebrei. ‘Dal fiume al mare’ è in realtà uno slogan di origine ebraica. I revisionisti cantavano: ‘La Giordania ha due rive, questa è nostra, anche l’altra”.
