Da Ursula von der Leyen a Michele Serra, anche gli animalisti quando sono toccati nei loro interessi riescono a capire che certe lamentele di allevatori e cacciatori forse del tutto infondate non sono.
di Franco Zunino

Alla von der Leyen i lupi uccisero il suo caro Pony, e la cosa forse l’ha smosse a far abbassare il livello di protezione del lupo. Ora Michele Serra ha dovuto vedere il suo caro cane “Osso” sbranato dai lupi, e allora ecco che su La Repubblica, dove scrive, è apparso un suo articolo di protesta (contro chi?).
Articoli mai scritti sulle centinaia o migliaia di casi similari che hanno coinvolto allevatori e cacciatori. Ovvio, degli sconosciuti non fanno notizia, ed anzi fa notizia il fatto che per difendere i loro interessi vogliono ridurre il numero dei lupi. E infatti si sono sprecati, la Repubblica in primis, a sostenere i diritti del lupo e dei lupofili. La protesta di Michele Serra è giusta, ma è l’obiettivo a cui ha mirato che è sbagliato. Serra deve prendersela con chi da anni, con proteste supportate dalla maggior parte dei media filo-animalisti (anche quando esserlo non si difende la Natura – anzi gli si fa del male! – ma solo certi animali totem), impedisce che l’Europa e il governo italiano prendano quei provvedimenti che gli allevatori hanno tante volte richiesto, anche con pubbliche proteste.

Ma il bello è che Serra se la prende con il governo, che non farebbe nulla per risolvere il problema, anziché prendersela con chi, in nome dei discutibili diritti del lupo, impedisce al governo di agire. Ma non solo, pur riconoscendo che i lupi sono effettivamente un problema (e già questa è una notizia!), nel parlare del problema, sia lui che le testate che lo hanno ripreso e commentato, non hanno mai il coraggio di usare le parole giuste – usate in altri paesi dove i lupi sanno gestirli! – nel dire come risolverlo: uccidere, abbattere.
Mentre vengono usate quelle ambigue, ipocrita e incoerenti, del dico non dico: “contenimento”, “quanti esemplari il territorio può reggere”, “lo devono stabilire le autorità responsabili”. OK, ma come? Questo ovviamente non lo si dice, e usare le suddette parole meno che mai: un tabù!
Non si capisce allora come il governo, dovrebbe intervenire: forse catturandoli e portandoli altrove? E dove sarebbe questo ”altrove”? “Il dolore di chi perde un compagno di vita a quattro zampe è inestimabile” hanno scritto i media che hanno riportato il lamento di Serra. Vero, verissimo. Ma non dovrebbe valere anche per gli allevatori che perdono vitelli, capre e pecore, e a cui sono altrettanto affezionati (o si vuole credere che gli allevatori siano privi di sentimenti positivi?); e che per loro sono anche fonte di reddito come lo è il contributo che a Serra passano i media dove scrive? E non dovrebbe anche valere per i cacciatori (il cane di Serra era un cane da caccia) quando perdono i loro amati – e spesso costosissimi! – cani sbranati dai lui? O in questo nostro strano paese esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B? Democrazia… in salsa italiana.
Franco Zunino
(segretario generale AIW)
