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Teodora: Il tempo misura dell’anima e bene prezioso


Alla fine dell’undicesimo libro de Le confessioni Agostino riflette sulla misura del tempo: passo passo, come un maestro appassionato, che un po’ fa tenerezza (di frase in frase mi dico: adesso perde il filo e lo perdo anch’io…), in un dettagliatissimo e lungo esempio ci guida a sperimentare la difficoltà del misurare la lunghezza di una voce.

di Teodora

Giunge, così, alla conclusione che «non misuriamo né il futuro, né il passato, né il presente, né il tempo che passa, eppure misuriamo il tempo!»; allora ci invita a pronunciare le sillabe alternativamente lunghe e brevi del primo verso di un inno liturgico di S. Ambrogio (Deus, creator omnium) e, anche qui, scopriamo che non misuriamo proprio niente, se non «la [loro] traccia rimasta impressa nella memoria»: così, finalmente (e tiriamo un sospiro di sollievo noi lettori) conclude:

In te, animus meus, tempora metior.

In te, animo mio, misuro il tempo.

(Agostino, Le confessioni, 11, 27)

Il che mi riporta alla mente il detto di un Anonimo:

Ti sembra di rincorrere il tempo, ma il tempo sei tu.

Il tempo come misura dell’anima ma anche come bene più prezioso di tutti: eppure, se lo si riceve in dono, non ci si sente in debito e nessuno per ricco che sia, lo può restituire (che bello sarebbe se certi importuni ci restituissero il tempo che ci hanno fatto perdere! E quanto utile sarebbe una banca del tempo con credito illimitato… o forse no, ne sprecheremmo ancora di più).

Nemo se iudicet quicquam debere, qui tempus accepit cum interim hoc unum est quod ne gratus quidem potest reddere.

Nessuno che abbia ricevuto in dono il tempo si sente in debito, mentre è quel valore che neppure la persona più riconoscente può restituire.

(Seneca, Lettere a Lucilio, 1, 1, 3)

… e come sempre chiosa a ragione il buon Dante:

perder tempo a chi più sa più spiace.

(Purg., III, 78)

Ora Teodora vi saluta riascoltando, e invitandovi a riascoltare, C’è tempo di I. Fossati (da Lampo viaggiatore, 2003):

«Dicono che c’è un tempo per seminare
E uno che hai voglia ad aspettare
Un tempo sognato che viene di notte
E un altro di giorno teso
Come un lino a sventolare

C’è un tempo negato e uno segreto
Un tempo distante che è roba degli altri
Un momento che era meglio partire
E quella volta che noi due era meglio parlarci

C’è un tempo perfetto per fare silenzio
Guardare il passaggio del sole d’estate
E saper raccontare ai nostri bambini quando
È l’ora muta delle fate

C’è un giorno che ci siamo perduti
Come smarrire un anello in un prato
E c’era tutto un programma futuro
Che non abbiamo avverato

È tempo che sfugge, niente paura
Che prima o poi ci riprende
Perché c’è tempo, c’è tempo c’è tempo, c’è tempo
Per questo mare infinito di gente

Dio, è proprio tanto che piove
E da un anno non torno
Da mezz’ora sono qui arruffato
Dentro una sala d’aspetto
Di un tram che non viene
Non essere gelosa di me
Della mia vita
Non essere gelosa di me
Non essere mai gelosa di me

C’è un tempo d’aspetto come dicevo
Qualcosa di buono che verrà
Un attimo fotografato, dipinto, segnato
E quello dopo perduto via
Senza nemmeno voler sapere come sarebbe stata
La sua fotografia

C’è un tempo bellissimo, tutto sudato
Una stagione ribelle
L’istante in cui scocca l’unica freccia
Che arriva alla volta celeste

E trafigge le stelle
È un giorno che tutta la gente
Si tende la mano

È il medesimo istante per tutti
Che sarà benedetto, io credo
Da molto lontano
È il tempo che è finalmente
O quando ci si capisce

Un tempo in cui mi vedrai
Accanto a te nuovamente
Mano alla mano
Che buffi saremo
Se non ci avranno nemmeno
Avvisato

Dicono che c’è un tempo per seminare
E uno più lungo per aspettare
Io dico che c’era un tempo sognato
Che bisognava sognare».

Teodora


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