Natura, cultura, saperi e sapori si sono intrecciati nella performance al mortaio, nel racconto di Pino Petruzzelli e nel violino di Eliano Calamaro.
Ranzo. Un calice di Pigato, un palcoscenico naturale tra i filari, le note di un violino che si sono mescolate al profumo della terra: lo scorso 10 luglio, a Ranzo, Città dell’Olio e Città del Vino, nel cuore della Valle Arroscia, l’enogastronomia si è fatta racconto, in quello che si è rivelato un vero e proprio successo di pubblico e di partecipazione. «Ranzo Is Wine» ha trasformato Borgata Ricci in un teatro a cielo aperto, dove degustazione e narrazione si sono intrecciate in un’unica esperienza, confermando la solidità di un format capace di tenere insieme gusto, cultura e comunità.
Protagonista della serata «Teatro tra i filari di Pigato», con lo spettacolo «Storie di uomini e di vini»: l’attore Pino Petruzzelli, con la sua voce capace di restituire memoria e identità ai luoghi, e il maestro Eliano Calamaro al violino, la cui musica ha accompagnato i momenti di degustazione tra i vini e gli oli del territorio. Un dialogo tra arti diverse, unite dallo stesso obiettivo: far cogliere al visitatore non solo il gusto, ma lo spirito autentico — il genius loci — di un entroterra che ha scelto di raccontarsi senza filtri.
Ad aprire l’esperienza, il format «Mortai in Vigna»: un cooking show cooperativo che ha visto gli ospiti trasformarsi da semplici visitatori in padroni di casa. Sotto la guida dei volontari della Pro Loco di Ranzo, i partecipanti hanno realizzato insieme un aperitivo a base di prodotti tipici del territorio, testimonianza viva della tipicità e dell’eccellenza locale: la Trombetta di Albenga, l’olio DOP Riviera Ligure e le olive taggiasche, aglio di Vessalico, le aromatiche, i pomodori cuore di bue tra le altre eccellenze agroalimentari liguri.
Un momento conviviale che ha reso concreta l’idea di ospitalità diffusa, in cui il visitatore non ha soltanto osservato, ma ha partecipato alla costruzione dell’esperienza.
«Ranzo Is Wine nasce per intercettare un fenomeno in forte crescita» — ha dichiarato il Sindaco Giancarlo Cacciò — «quello di un turismo enogastronomico che cerca sempre meno il prodotto e sempre più la relazione, l’autenticità, il contatto diretto con chi vive e lavora questi luoghi».
«Se questa serata ha funzionato è perché a Ranzo nessuno lavora da solo» — ha aggiunto il Sindaco Cacciò — «la Pro Loco ha messo mani, tempo e dedizione in ogni singolo dettaglio, le cantine hanno collaborato presentando i propri vini e raccontando agli ospiti il lavoro che si nasconde dietro ogni bottiglia, e i nostri concittadini hanno accolto gli ospiti come si accoglie qualcuno in casa propria. Il successo di questa edizione dimostra che la vera forza di un borgo si misura nella capacità della sua gente di rimboccarsi le maniche insieme».
«I dati parlano chiaro» — ha dichiarato il Destination Manager di Ranzo, Franco Laureri — «secondo l’ultimo rapporto Nomisma, il 38% degli italiani ha vissuto almeno una vacanza da enoturista negli ultimi due o tre anni, e il fatturato generato dall’enoturismo per le imprese vinicole italiane è stimato in 3,1 miliardi di euro, con un contributo medio del 21% sul fatturato aziendale. Sono numeri che dimostrano come questo segmento turistico non sia più una nicchia, ma una leva economica reale, capace di generare ricadute concrete anche per le piccole località dell’entroterra come la nostra. Il successo di Ranzo Is Wine conferma che questo modello funziona, trasformando la crescita del settore in valore concreto per il territorio e per chi lo vive ogni giorno».
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Consorzio Olio DOP Riviera Ligure e l’Associazione dei Comuni delle Antiche Vie del Sale, si è inserita in una strategia più ampia di valorizzazione di quello che potremmo definire il «turismo minore» dell’entroterra ligure: piccoli borghi, produzioni familiari, filiere corte, lontani dai grandi flussi ma capaci di offrire ciò che il viaggiatore contemporaneo cerca davvero.
Vivere lentamente un territorio, lasciarsi sorprendere da un calice, da una parola recitata sotto le stelle e da un aperitivo preparato insieme: questa la vera cifra di Ranzo Is Wine — ha rimarcato Vittorio Sarzi, vicesindaco di Ranzo e tesoriere dell’Associazione Ligure Città del Vino.
«Ranzo Is Wine — ha sottolineato Alessandro Piana, assessore regionale all’agricoltura e all’entroterra — è il racconto della Liguria più autentica. Il Pigato di Ranzo è uno dei simboli di questo patrimonio: un vino che nasce da pendii difficili, da muretti a secco, da famiglie che generazione dopo generazione hanno scelto di restare custodendo le proprie radici. L’entroterra non è una periferia della nostra regione, ma il suo cuore più autentico, ed è qui che si costruisce un modello di sviluppo sostenibile che guarda al futuro senza dimenticare da dove viene».
