Trucioli

Liguria e Basso Piemonte

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Savona emblema di “pervasività” del declino: Monte dei Pegni (o di Pietà). E cosa accadeva 10 anni fa

I giornali locali titolano “Code al Monte dei Pegni, lite tra i clienti, picchiata un’anziana”. (Vedi anche trucioli.it del 30 dicembre 2021….)

di Franco Astengo

Un articolo di archivio quando c’era la cassa di Risparmio di Savona

I giornali locali titolano “Code al Monte dei Pegni, lite tra i clienti, picchiata un’anziana”.

Succede a Savona piccola e tranquilla città di provincia post – operaia, in declino economico e di identità: età superiore alla media (la provincia è la più longeva d’Italia), immigrazione minima, lunghe file di negozi chiusi in particolare nelle vie che collegano il centro alla periferia.

Il Monte dei Pegni corrisponde all’antico Monte di Pietà dove i poveri “impegnavano” i pochi beni in cambio di denaro utile per le spese quotidiane; beni che poi si cercava di riscattare mesi dopo con grande fatica e, qualche volta, con il risultato di vederseli battuti all’asta.

Si impegnava di tutto: in particolare, nella forma classica, la biancheria o le posate e le stoviglie magari ricevute come dono di nozze.

Allora “Il Monte” si trovava in pieno centro storico, in un palazzo avito che oggi ospita un importante museo: anche in quel tempo si vedevano le code per depositare e riscattare, parte di un indimenticabile panorama umano.

Adesso ci troviamo oltre allo stadio dei “Compro oro“: siamo al segno di una povertà diffusa, magari vissuta dignitosamente da anziani rimasti soli, una “povertà da giacche rivoltate” come accadeva un tempo di cui sembrava persa la memoria. Roba da anni’50, da quel neorealismo di cui Andreotti, grande interpreta della censura di un’Italia dalla facciata perbenista, diceva “i panni sporchi vanno lavati in casa”.

Tutto questo accade nel Nord del Paese, alla vigilia del luccichio natalizio, con attorno la vacuità di un presunto turismo marino, anche in questo caso molto di facciata nell’affannarsi della reciproca voracità dello spendere e dell’accumulare da parte delle categorie espressioni della modernità di un corporativismo ben espresso dal recente voto politico.

Una città, Savona, dalla borghesia ricca che ha storicamente riempito le banche senza investire con gli imprenditori venuti dall’estero per lanciare l’industria alla fine dell’800.

Una città, Savona, che ha vissuto davvero la lotta di classe condotta da quella che si definiva “classe operaia forte, stabile, concentrata” poco incline anche verso il consumismo degli anni’60.

Una città nella quale le disuguaglianze continuano sottilmente a crescere avendo come risultato larghi vuoti soprattutto nel “lineare” centro ottocentesco, modellato sulla Torino anni’30-’40 del XIX secolo e di conseguenza sulla Parigi di allora: appartamenti sfitti e in decadenza, facciate antiche ormai consunte in un panorama dove spuntano ancora gioielli liberty accanto all’invasione del cemento risalente alla frenesia degli anni del grande scambio deindustrializzazione/speculazione edilizia, la cui espressione più evidente rimane la noia dell’essere punto di passaggio della crocieristica fiera delle vanità.

La lite davanti al Monte dei Pegni sembra l’emblema di una “pervasività” del declino.

Amministratori di buona volontà stanno cercando di fronteggiare questo stato di cose soprattutto recuperando alcuni importanti contenitori storici e da lì tentare il modellarsi di una nuova identità.

Un tentativo da incoraggiare con fiducia: rimane però la sensazione dell’antico che afferra il nuovo e cerca di trascinarlo nel ritorno alla triste povertà di un tempo lontano mentre rimane il ricordo delle ciminiere da cui usciva il fumo degli altiforni: laddove stava la Savona del lavoro.

Franco Astengo

DAL SECOLO XIX -SAVONA DEL 30 NOVEMBRE 2012

di Alberto Parodi

Savona – Sono sempre di più coloro che vanno ad impegnarsi in banca, al Monte di Pietà della Carisa, gli ori e i ricordi di famiglia. Gioielli, collanine, catenine, anelli e orologi. Per avere immediatamente a disposizione del denaro liquido e far fronte così a spese e scadenze. Soprattutto bollette domestiche e tasse universitarie dei figli. In questo modo si possono incassare subito sino ad un massimo di 5 mila.

È aumentata del 5/10%, rispetto all’anno scorso, la percentuale di chi si rivolge agli sportelli Carisa dell’agenzia Duomo in via Aonzo, nel centro storico. E sono soprattutto gli appartenenti al ceto medio e i nuovi cassintegrati coloro che si stanno sempre di più impegnando gli ori di casa. Un fenomeno in crescita costante che riguarda soprattutto nuovi settori della popolazione.

È il dato “sociologico” che emerge dopo l’analisi fatta dagli addetti Carisa dopo le due recenti aste effettuate lo scorso 12 e 13 novembre. Aste con i beni che i proprietari non sono riusciti a riprendersi. Dopo un certo lasso di tempo, da 6 a 36 mesi, dovevano riscattare, restituendo il prestito con gli interessi, l’orologio o la catenina d’oro. Aumenta sempre di più, secondo il termometro di chi in Carisa organizza le aste, il numero di chi non riesce a fare fronte e rinuncia al riscatto del proprio bene.

«Un segno della crisi, i mancati riscatti a Savona sono infatti aumentati di circa il 10%» spiegano dall’ufficio relazioni esterne della Carige dove sono arrivate le relazioni sull’andamento delle aste effettuate alla Cassa di Risparmio savonese.

Al “Monte dei Pegni” della banca Carisa non arrivano solo oro, gioielli, preziosi, anelli e orologi di chi è in difficoltà. Ma anche capi di abbigliamento, e in particolare pellicce e biancheria, oltre ai vari tappeti come risultava dagli elenchi messi su internet degli oggetti finiti all’asta. Il Monte dei Pegni tiene botta alla concorrenza dei compro oro nonostante le tariffe basse.

Dalla sede centrale di Genova della Carige, che gestisce le aste di Savona, viene spiegata così la tendenza “sociale” a rivolgersi alla banca (il vecchio “Monte dei Pegni” in Carisa) piuttosto che ai numerosissimi “Compro oro” sparsi per la città.

«C’è sempre la speranza- spiegano gli addetti a contatto con il pubblico- di farcela a riprendersi il bene impegnato. Per questo motivo nonostante la quotazione dell’oro offerta dall’istituto di credito sia nettamente più bassa rispetto al dettagliante privato del compro oro-tra i 9 e 10 euro è quanto offerto dalla banca per un grammo d’oro, a fronte di 25/30 euro del privato- sono sempre in tanti a rivolgersi ai nostri sportelli».

Alberto Parodi

 

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F.Astengo

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