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Liguria e Basso Piemonte

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Savona 2021: Unione Industriali a Genova? Banalità provinciali e transizione. Assessorati, programmi, trasversalità

La pesante proposta che arriva dalla Confindustria genovese di inglobamento della “storica” Unione Industriali savonese è indice della situazione concreta nella quale si trovano la nostra Città e la sua provincia .

di Franco Astengo

Città , circondario e l’intera provincia di Savona si trovano alle prese di una difficile fase di transizione, la cui realtà non sembra compiutamente colta dai settori politici, economici, dei corpi intermedi che si stanno proponendo come classe dirigente.

A questo complicato stato di cose (che prosegue nel tempo) non sono possibili risposte di tipo campanilistico da banale “periferia” e neppure di rifugio nel “populismo gentile” (come è stato felicemente definito) che emerge – ad esempio – nelle ancor vaghe intenzioni programmatiche di qualche candidato sindaco, dal centro – destra al M5S tanto per fare degli esempi.

In piena crisi di identità Savona si appresta al turno elettorale del prossimo autunno, nel quale si rinnoveranno il Sindaco e il Consiglio Comunale.

In discussione però non ci sarà, semplicemente, l’operato dell’amministrazione di centro destra ma l’intero processo di transizione che a Savona ha accompagnato la fase di de-industrializzazione, di mutamento d’indirizzo del Porto Antico con l’avvento delle crociere, di superamento di quelli che erano stati i capisaldi dell’amministrazione di sinistra che aveva traghettato la Città nella ricostruzione del dopoguerra, dalla difesa della struttura produttiva, all’estensione dei servizi socio – sanitari fino alla valorizzazione delle periferie.

In questi ultimi venticinque anni Savona ha perduto il suo ruolo di capoluogo, la capacità di guida del comprensorio che aveva avuto all’epoca della felice intuizione del PRIS: si è verificato un frazionamento territoriale così che la piattaforma Maersk a Vado è sorta priva del necessario retroterra infrastrutturale e la conformazione dell’ “area industriale di crisi complessa” (gestita da Invitalia e che dal 2016 non ha fornito alcun risultato tangibile) ha compreso il vadese e la Valbormida escludendo clamorosamente la Città.

Non a caso questa “seconda fase” è stata caratterizzata dall’elezione diretta del Sindaco e dall’elezione diretta del Presidente della Regione (stupidamente denominato Governatore): una simbiosi istituzionale assolutamente negativa che ha trasformato l’amministrazione pubblica in una struttura piegata verso interessi corporativi e personalistici.

Nel frattempo Savona ha perso la banca (ingoiata nel mare magnum della CARIGE), la titolarità della Camera di Commercio (finita nell’assurda Camera di Commercio delle Riviere), la presenza dell’Autorità Portuale (inglobata da Genova: con la presenza savonese mantenuta attraverso una non sorprendente continuità con il passato).

E’ difficile allora, in vista delle elezioni del prossimo autunno, individuare il sistema di potere verso il quale rivolgersi presentando una proposta alternativa.

Permangono vecchie incrostazioni dalle quali però non pare possano sorgere livelli di riferimento in grado di sviluppare una nuova dimensione di identità; l’amministrazione di centro destra uscente si presenta, paradossalmente ma non troppo , priva di un bilancio da sottoporre al giudizio delle elettrici e degli elettori: una situazione emblematizzata dalla mancata ricandidatura del Sindaco uscente.

Una città senza identità è una città priva di poteri costituiti. In gioco ad ottobre l’avvio verso una fase decisamente diversa o il suo proseguimento all’infinito all’interno del tunnel del declino.

Un declino che potrà essere affrontato soltanto pensando alla “Savona fuori di Savona” attraversando l’affermazione di una piena funzione di Città capace di essere punto di offerta di evoluzione nella relazione tra ambiente e rapporti sociali, di fruizione degli strumenti di conoscenza, di avanzamento tecnico e scientifico in modo da affrontare, in una dimensione non limitata alla cerchia urbana, il sovrastante problema del calo demografico.

Sarà una questione di progettualità e di visione: le savonesi e i savonesi dovranno essere posti in condizione di saper scegliere a questo livello e non semplicemente nella dimensione di un minimalismo amministrativo che la Città non può più assolutamente permettersi.

SAVONA 2021: ASSESSORATI, TRASVERSALITÀ’, PROGRAMMI

di Franco Astengo

E’ già entrata nella fase “calda” la marcia di avvicinamento alla scadenza elettorale savonese che dovrebbe portare, pare l’11 ottobre, al rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale.

In questo ambito il Centro Destra si sta muovendo con gli stivali delle 7 leghe: già pronta la nuova giunta con un incarico di grande peso, alla portualità, affidato all’attuale Sindaco di Vado Monica Giuliano, eletta a suo tempo con il PD ed esempio di quella “trasversalità” che ci permettiamo di accostare al “trasformismo”.

Risaltano, in questo contesto, alcune questioni che debbono essere sottoposte all’attenzione dell’opinione pubblica:

1) L’insieme di questa manovra avviene senza la conoscenza di un minimo di elaborazione programmatica che giustifichi una visione del futuro e l’ attribuzione di incarichi. Il tutto sembra avvenire al motto del “una croce di cavaliere non si nega a nessuno”;

2) l’assegnazione specifica di un incarico alla “portualità” nelle more del contingente e nella scelta della personalità che dovrà ricoprire l’incarico è indice di una ricerca di continuità in una gestione dell’asse portuale Savona – Vado. Una gestione portata avanti in completa subalternità al quadro complessivo dettato da una divisione di traffici e di compiti tra i due scali penalizzante sicuramente Savona che ha anche perso la sede dell’Autorità nell’ambito delle furia iconoclasta dettata dalla “riforma Del Rio” (governo Renzi);

3) Si tratta di una scelta che conferma ancora una volta l’assenza, da parte del centro destra, di una visione di Savona Capoluogo e di una dimensione comprensoriale. La dimensione comprensoriale dovrebbe costituire il punto decisivo di una espressione di progettualità che principi proprio dall’affermazione del ruolo di Savona come punto di riferimento in dialogo con i Comuni della Costa e dell’Entroterra : un dialogo e un confronto attraverso il quale arrivare a stipulare una vera e propria Alleanza Territoriale . Una Alleanza Territoriale da rendere efficace come istituzione e da intendersi come costruzione di una”massa critica” nei rapporti con esterni in particolare con la Regione e come strumento di elaborazione permanente per affrontare temi delicati come quelli delle infrastrutture (fondamentale proprio ai fini dello sviluppo portuale), del piano regolatore delle connessioni, della sanità intesa come bene pubblico e come presenza territoriale intrecciata ad un rinnovato welfare locale;

4) La suddivisione delle assegnazioni di deleghe e progetti all’interno di una giunta che abbia l’ambizione di lavorare su prospettive molto ampie di sviluppo e di crescita come quelle dell’Alleanza Territoriale e del Federalismo Municipale (con il recupero del ruolo dei Quartieri) è tema troppo delicato per essere ridotto a puro atto di propaganda alla vigilia di una campagna elettorale dalla quale dovrebbero sortire invece idee e classe dirigente utili e adatte ad affrontare le difficili sfide future che attendono Savona e il suo territorio per uscire dal declino.

Franco Astengo

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