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Liguria e Basso Piemonte

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L’entroterra ligure ponentino: come valorizzare il patrimonio artistico e la cultura popolare. La Regione nicchia

Vi sono molti aspetti importanti da comprendere nell’entroterra in particolare,  come ha giustamente scritto Giovanni Boine in un testo sulla “crisi degli ulivi” del 1911 , che ho richiamato in un mio intervento precedente sulla valle Pennavaire. Se però proviamo a ripercorrere tutte le valli liguri e della limitrofa Provenza ci si accorgerebbe cosa significa la produzione artistica locale o soprattutto il prodotto della cultura popolare.

di Danilo Bruno

Mi riferisco in particolare ad autentici capolavori affrescati, che sono stati studiati da specialisti di grande importanza ma che anche vengono richiamati da storici ed archeologi di chiara fama come Edward e Margaret Berry (Alla porta occidentale d’Italia), Nino Lamboglia ( Albenga Romana e Medievale e i Monumenti delle Valli di Imperia), Teofilo Ossian Denegri (Ponente Ligustico: incrocio di civiltà).
Si tratta infatti di partire in un rapido giro a “volo di uccello“, che sicuramente trascurerà molte opere d’arte per rammentare la chiesa di Notre Dame des Fontaines con gli affreschi del Canavesio, datati al 1492 .
Si può poi passare alla chiesa di S.Giorgio di Montalto Ligure con affreschi datati alla metà del secolo XV e altri del sec. XIII ma il giro potrebbe poi portarci a San Lorenzo di Murialdo (sec .XV), a San Nicolò di Bardineto (attribuiti al secolo XV), a San Paragorio di Noli (sec. XIII in tracce sia all’esterno probabile opera del Maestro di Bastia di Albenga e il San Pietro nella cripta, che a dati storico- artistici parrebbe il primo affresco ligure del secolo XIII).
Il viaggio potrebbe poi proseguire a Zuccarello ( Cappella di S.Antonio Abate) e a Pieve di Teco (affreschi della Madonna della Ripa) per arrivare a due autentici capolavori come il Santuario di Montegrazie nell’entroterra di Porto Maurizio e la chiesa di San Giorgio di Campochiesa oltre agli affreschi della chiesa dell’Assunta di Piani di Imperia attribuiti a “Tomaso Biazaci “e datati 1488.
Il primo conserva affreschi di Guido da Ranzo ( 1499-1542) e di Matteo e Tommaso Biazaci da Busca e datati al 1483 mentre a San Giorgio di Campochiesa si trovano gli affreschi (datati fra il XIV e XV secolo) riguardanti il Giudizio Universale con Dante,Virgilio e Ugolino della Gherardesca.
Evidentemente si tratta di tracce importanti sulla formazione della mentalità medievale e sugli influssi culturali di un mondo (quello del ponente ligure), che in qual modo anche attraverso le esperienze di artisti provenienti da altre zone riuscì a disegnare il proprio presente e il livello della credenza popolare oltre al ruolo e alla funzione delle singole chiese e santuari, spesso legati come quello di Montegrazie a fatti miracolosi come il classico della Madonna che appare ad una bimba sordomuta di Moltedo e le chiede l’erezione del Santuario.
La popolazione locale dinanzi ad un fatto evidente non poté che aderire alla richiesta anche in una logica, che potrebbe anche significare la definizione di un rito di passaggio (Van Gennep) da una comunità in balia degli eventi ad una tutelata dalla Madonna, che assume su di sè le tragedie del mondo per liberare la collettività dai rischi della vita e concedere o far intuire una prospettiva di cambiamento e possibile liberazione.
Ciò che però stupisce di tale ricchezza è da un lato la dispersione nel territorio e dall’altra come fare a visitarla in particolare se ci si trova in chiese e santuari, che vengono aperti saltuariamente e solo per le messe magari solo domenicali?
Io credo che in primo luogo la richiesta di apertura debba partire dalle comunità locali poiché spesso esse si organizzano in associazioni di volontariato per garantire nei limiti del possibile le visite.
Credo però che la ripresa dopo la pandemia dovrebbe dare un motivo di soddisfazione alla popolazione locale mettendo tutti gli affreschi, ad esempio, in un portale, che consenta visite virtuali ma che contemporaneamente possa fornire un numero unico in modo da poter garantire visite anche fuori degli orari consentiti dal volontariato e da eventuali celebrazioni religiose, in cui ovviamente le opere per rispetto del luogo e delle persone credenti non dovrebbero essere visitabili.
Un intervento di questo tipo potrebbe permettere da un lato di valorizzare l’iniziativa locale ma anche di concedere possibilità di lavoro a chi come guide, accompagnatori,…ha pesantemente subito il lockdown e i blocchi imposti dalla pandemia.
Bisogna però che un Ente Locale (es. la Regione )  assuma l’iniziativa e si ponga in modo diverso rispetto alla cultura, spesso considerata come un peso e /o un fardello inutile e non lo strumento per la costruzione della coscienza civile del nostro paese.
Si potrebbe cominciare rapidamente se solo si volesse perché l’entroterra ha bisogno anche della valorizzazione della propria realtà prima di rischiare di divenire un luogo dove risuoneranno solo le “campane a morto”, e nulla più.
Danilo Bruno
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