Trucioli

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Ciao Mario, giudice d’assalto. Il suo pensiero mai sepolto di impegno, coraggio, legalità, indipendenza

Mario Almerighi: da giudice d’assalto cura processi che fanno storia, a partire dal cosiddetto scandalo dei petroli del 1974. È membro del Consiglio superiore della Magistratura, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, scrittore… Il suo corpo è sepolto nel 2017, il suo pensiero no. E il mio incontro, per la prima volta, alla Camera dei deputati con Tina Anselmi.

di Michele Del Gaudio

Mario Almerighi, nato a Cagliari nel 1939, entra in magistratura nel 1970. Opera inizialmente in Sardegna, poi a Genova, dove avvia il primo e più grande scandalo della storia repubblicana: la compravendita del parlamento da parte dei petrolieri italiani e delle multinazionali dell’oro nero attraverso il pagamento di tangenti ai partiti di governo. Nel 1976 è eletto al Consiglio superiore della magistratura. Giudice istruttore a Roma, si dedica al settore della criminalità organizzata internazionale. Ha indagato sulla morte di Roberto Calvi ribaltando la prima ipotesi di suicidio. È stato presidente di Sezione del Tribunale penale di Roma e presidente del Tribunale di Civitavecchia. Presidente per quarantott’ore dell’Associazione nazionale magistrati, è attualmente presidente dell’associazione Sandro Pertini Presidente. Oltre a I BANCHIERI DI DIO. IL CASO CALVI (Editori riuniti 2002), ha pubblicato molti saggi tra cui PETROLIO E POLITICA (Editori riuniti 2006 e Castelvecchi 2014), TRE SUICIDI ECCELLENTI. GARDINI, CAGLIARI, CASTELLARI (Editori riuniti 2009 e, con il titolo SUICIDI?, università la sapienza 2011), MISTERO DI STATO. LA STRANA MORTE DELL’ISPETTORE DONATONI (Aliberti 2010), CRIMINALITÀ SENZA CONFINI (Aracne 2013) e LA STORIA SI È FERMATA (Castelvecchi 2014). Ha curato il volume LA POLITICA DELLE MANI PULITE che raccoglie scritti di Sandro Pertini (Chiarelettere 2012).

Ciao Mario, come stai ? Lo so che stamattina sono in ritardo, ma i sogni reclamano più tempo. Osservo una tua foto. Quella con il sorriso colorato di futuro. L’ho messa sulla scrivania. È vero, ti prendi cura di me da quel piovigginoso, ma ansioso di sole, mezzogiorno savonese dell’ ’83.

Fin da allora scorgi la mia schietta inesperienza e la solitudine di una responsabilità troppo grande per me. Mi disegni sul viso la tua utopia: sei convinto che sperare non è solo logico, ma vitale, perché ci obbliga all’impegno, ci rende felici già mentre sviluppiamo l’azione, a prescindere dal conseguimento dell’obiettivo.

Imparo guardandoti vivere, trasformare ogni vittoria in umile tassello, ogni sconfitta in nuova energia: la discreta fatica del pensare, l’intrigante affanno dell’agire!

Quanti ostacoli affronta il tuo percorso di diffusione dei valori costituzionali, dell’indipendenza della magistratura, della cultura della legalità. Cerchi subito l’appoggio di studentesse e studenti, all’inizio di uno sparuto numero di scuole, e, nonostante le barriere che “i senza amore” ti frappongono, gradualmente i fallimenti diventano successi, fino a che tutte le scuole dispongono di docenti referenti e progetti per la legalità. Il bene sa vincere perdendo. Anche se fra vincere e perdere tu preferisci continuare a lottare.

La legalità!? È come una barca su cui attraversare il mare e giungere sull’isola che traspare all’orizzonte, verdeggiante di giustizia.

E l’indipendenza!? “Michi, preferisci un giudice che obbedisca ai potenti o che non guardi in faccia a nessuno? Questa è l’indipendenza!”.

Mi trasmetti il coraggio, non solo quello di agire, ma anche quello inquieto di avere paura: la tua mi fa accettare la mia, senza che mai ci impongano il cammino. Per te il magistrato è innamorato della Costituzione non delle leggi. Gli piace la vita! È felice!

Mario, adesso vado a scrivere una poesia e poi torno a parlare e giocare con te!

Michele Del Gaudio

Il mio incontro alla Camera con Tina Anselmi: ‘So chi sei ! Ti seguo da tempo’

Nasce il 25 marzo 1927. Partigiana, leader politica, sindacalista, deputata, prima donna a diventare ministra, per molti doveva essere la prima donna presidente della Repubblica. È la “madre” della riforma sanitaria del 1978, che si basa su un principio: la salute è un diritto di tutti: non se ne può avere solo quanta se ne può comprare! La legge estende il servizio medico e ospedaliero a tutti, indistintamente e indipendentemente dal reddito.

Nel 1981, per il suo prestigio e la sua indipendenza, viene nominata presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, che si protrae per 4 anni, nonostante i tentativi di insabbiamento. Alla fine sono raccolti 120 volumi, che documentano 147 sedute, 198 testimonianze, per quasi centomila pagine. No, per i miei processi non le ho lette tutte. Ho visto i volumi, ne ho consultati alcuni, ne ho tratto della fotocopie.

Ma la circostanza più emozionante è l’incontro in Transatlantico, alla Camera dei deputati. La vedo seduta su una poltrona e subito chiedo ad un collega che la conosce di presentarmela. Ero talmente in soggezione di fronte ad una figura storica che tremavo tutto. Lei mi strinse la mano e disse: “So chi sei! Ti seguo”. Allora ero membro della Commissione sulle stragi terroristiche. Parlammo un po’, ma la mia goffaggine mi consigliò di non superare i dieci minuti. Siamo rimasti in contatto fino alla sua morte nel 2016.

 

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M. Del Gaudio

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